Ma state ancora a dire male del Festival dell’Inedito? Dai, su, siate originali!

Proprio non vi capisco, fate domande, attendete risposte… ma non si è mai vista una roba del genere!
Meglio è, a mio parere, mostrare le buone intenzioni del Festival dell’Inedito, così poi vi mettete tutti tranquilli e ricominciate a parlare del meteo. Qui piove e lì?

Visto che BookBlister non riceve le risposte che accoratamente chiede da qualche giorno, ho pensato di rendermi utile. Riassumendo, per chi non lo sa – e magari nemmeno lo vuole sapere –, in questo articolo ci si lamenta del fatto che il Festival dell’Inedito sia a pagamento. Sì, ok, ma vuoi mettere il bello di partecipare a qualcosa che sta su molti blog letterari d’Italia? Certo, non se ne dice un gran bene, ma di quei 150 euro di preiscrizione ci si può far rimborsare qualcosina spacciandosi per inviato in zona di guerra. Se tutto si paga, vuoi non trovare qualcuno che ti ingaggia per fare la spia a casa del nemico? Ecco, appunto, non sentite già Il rumore sordo della battaglia?

C’è poi il problema dell’esborso di ulteriori 400 euro per i più meritevoli: questa è l’iscrizione vera e propria, l’altra è per i fan di Pierre de Coubertin.
Beh, per quanto riguarda questo nuovo ravanarsi di tasche, siamo in presenza di Il bambino che sognava la fine del mondo, non lo capite? Non sarà roba da fine del mondo rilanciare e attendere di scoprire che carte ha in mano la giuria? Azzardo, signori miei, azzardo. E per Il sopravvissuto? Per lui forse la pubblicazione, o magari una menzione d’onore, ma che importa? Siamo tra amici e questa è La letteratura dell’inesperienza. Agli esordienti va bene così, in fondo il festival è «una nuova forma di promozione, sì a pagamento, ma dall’alta visibilità, viste tutte le case editrici, media e partner istituzionali coinvolti. Se ci pensiamo bene con 530 euro senza che aggiungiamo iva che quella va allo stato e non al festival, quanto costa ad un artigiano prendere una bancarella in un mercatino nella provincia di Roma??? Molto di più. Se cercate eventi gratis, è semplice: non partecipate. Il resto sono chiacchiere.» Elsa è una che ne sa, in effetti ogni esordiente dovrebbe munirsi di bancarella e partecipare a mercati e mercatini. Lì, vicino all’ortolano e alle cineserie, il libro dell’esordiente fa una degna figura. Lo vogliamo promuovere o no ‘sto benedetto romanzo? Bene, allora investiamoci due soldini, decidiamo però se è meglio il Festival dell’Inedito o la piazzola al mercato, farli entrambi risulterebbe caro.

Ma torniamo a quei curiosoni di BookBlister e alle loro domande campate per aria…

«I finalisti delle varie sezioni dovrebbero essere 20. Ma quanti autori avranno il diritto di passare dalla preiscrizione alla iscrizione vera e propria (e pagare le 400 euro)?»

Beh, se gli organizzatori fossero più chiari, sciuperebbero la sorpresa, mi pare ovvio.

«Cioè, alla fine, quanti saranno gli iscritti accettati? Perché concorrere con mille persone è un conto, diverso è se i contendenti sono 10.»

Dipende da come butta l’economia mondiale, se in giro i porcellini suonano pieni allora salirà il numero dei partecipanti. Ma questi sono dati tecnici da chiedere al ministro dell’economia, mica agli organizzatori del festival!

«Sarebbe interessante saperlo per ciascuna delle sezioni.»

Eh, addirittura!

«Fosse un festival gratuito importerebbe poco ma dovendo sborsare 631,3 euro la domanda non è peregrina.»

Ecco, ci stiamo fossilizzando sulla solita questione, vediamo d’andare oltre. Come stiamo a porcellini?

«Come è possibile che un romanzo, un racconto di 10mila battute, una raccolta di poesie, un format televisivo (bibbia e/o puntata pilota), una fiction (soggetto, trattamento, sceneggiatura o puntata pilota), un soggetto/trattamento/script per il cinema abbiano lo stesso costo di valutazione? »

La risposta è ovvia: per non fare discriminazioni.

«Quindi mi chiedo anche come sia la scheda di valutazione e chi si occuperà di redigerla.»

Immagino sarà una scheda cantata, ché il Festival è altamente innovativo e si prevedono cose mai viste – e sentite – prima. Chi si occuperà di redigerla? Forse il comitato di lettura, poi la giuria prende lo scacciapensieri e il Coro dell’Antoniano fa il resto.

«Le 400 euro danno il diritto a uno spazio espositivo (cioè, di che tipo?), una preview sul sito Excalibooks (sarebbe a dire?), essere pubblicato ed eventualmente venduto da Excalibooks (chi sarà pubblicato, chi venduto?), partecipare a un contest per la menzione d’onore (vale a dire?) o la eventuale pubblicazione (quindi chi verrà pubblicato?).»

Ma curiosi un mucchio, eh? Lo spazio espositivo assomiglia vagamente alla bancarella di cui si diceva, le cassette da frutta bisogna portarle da casa. La preview è quella faccenda che assomiglia al passaparola, ma fatto meglio. Pubblicato ed eventualmente venduto, certo, ché c’è gente che paga la pubblicazione solo per fare contenti genitori e nonni, e di finire in libreria non gliene può fregare di meno. Il resto è da scoprire un poco per volta, se gli organizzatori svelassero subito tutto, poi i blog non avrebbero niente di cui sparlare. È una mossa studiata a tavolino, Una storia romantica  fatta di detto e taciuto, un corteggiamento ad ampio spettro per far innamorare di questo festival sia gli esordienti che gli addetti ai lavori. Non si era capito?

«Che tipo di contratti saranno proposti agli autori meritevoli di pubblicazione?»

Ah, questa poi è bella! Si deve ancora iniziare la festa, manco si sa se arriva roba degna d’essere letta, e già parliamo di contratti. Tzè!

«Leggo che la società Licosa, proprietaria del marchio Excalibooks, offre la pubblicazione di tutti gli inediti per un anno. Tutti gli inediti che cosa significa? Tutti gli iscritti? Tutti i finalisti?»

Ma, così, gli inediti in generale. Poi avranno il tempo di stabilire quali. I poveretti devono ancora sistemare le sedie alla Leopolda e noi stiamo qui a cercare il pelo nell’uovo. Lasciateli lavorare in pace!

«Leggo anche che Licosa, per tutte le opere non vincitrici offre il servizio di stampa a un prezzo speciale, vale a dire?»

Vale a dire che ormai hai pagato, se hai fatto trenta fai anche trentuno: andrai mica a stampare con la concorrenza?

«Per quale motivo è caldeggiata l’iscrizione alla SIAE? Oltre a essere curioso, inquieta un po’ che nel comitato dei garanti compaia il direttore generale della SIAE.»

Siamo in Guerra e quindi è il caso d’armarsi come si deve. Il direttore generale della SIAE è lì per il nostro bene, Antonio Scurati – che presiede il comitato dei lettori – anche. È La stagione dell’amore, amore per gli esordienti e i manoscritti nel cassetto. Non pensiamo sempre al peggio!

Vedi che in giro c’è anche chi la prende in scioltezza? Eccolo qui, lui ne è consapevole.
«Forse un veicolo d’informazione dovrebbe trovare il modo di avere le risposte e non imporre la propria domanda e pretendere la risposta nel modo e nei tempi scelti, altrimenti tutto e cacca!» E se tutto è cacca, farci una parte di merla è un attimo.

In attesa di vedere come finirà, spero d’aver dato un po’ di sollievo agli amici di BookBlister. Il Festival dell’Inedito è una roba mai vista prima e quasi mi spiace non avere un maialino da immolare. È La seconda mezzanotte e metti che stavolta Cenerentola si levi la scarpa e abbia pure una buona mira!

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Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

25 responses to “Ma state ancora a dire male del Festival dell’Inedito? Dai, su, siate originali!”

  1. Chiara Beretta Mazzotta says :

    Grazie per avermi ricordato che, dopotutto, c’è parecchio da ridere. Sempre. (E il montaggio dei titoli? Grande!)

  2. Roberto R. Corsi says :

    se guardi sul sito (che è tornato ieri “pubblico”) dovrebbero essere scesi a 120 preiscrizione 200 iscrizione.

    Ho fiducia che dandoci ancora dentro con le polemiche potremo tra qualche mese arrivare al fatidico: ok, offrimi un panino al lampredotto e ti faccio partecipare.

    • Ad Sidera says :

      Questo mi pare già lodevole, far scendere i prezzi, mai lodevole abbastanza come toglierli…ad ogni modo, mi sono un po’ rotta anch*io di sentir parlare male del Festival dell’Inedito – che è e resterà comunque una porcheria, anche se dovessero abbassare i prezzi o renderlo gratuito. E sai perché? Perché tutta questa storia dell’editoria a pagamento è la conseguenza del cattivo esercizio delle case editrici vere…Non si toglierà mai l’Editoria a Pagamento se prima non si renderà davvero accessibile e meritocratico il mondo editoriale. ESEMPIO: ci lamentiamo dei romanzi brutti pubblicati a pagamanto, ma Einaudi non pubblica la Panarello? E quante porcherie come i romanzi di Volo ha pubblicato Mondadori? Perché le oscenità fantasy santacrociane (non ce l’ho con il fantasy, ce l’ho con chi è una mezza calzetta che si spaccia per genio) pubblicate da Rizzoli, Fazi e Bompiani? Ma andiamo. Se questa è la bella e virtuosa grande editoria e distribuzione, allora accattatevi gli scrittori e gli editori a pagamento! Viva il Festival dell’Inedito!

    • Gaia Conventi says :

      Calano i prezzi, tornano le rondini, è la primavera dell’esordiente!
      Ma che brava ‘sta gente, e tutti a dirne male… razza d’ingrati! :D

    • Gaia Conventi says :

      Dai, dai… se insistiamo convintamente, magari saranno gli organizzatori a pagare gli esordienti.

      No, eh?

  3. Tales Teller says :

    Uè uè …
    Com’è che il Fantasy torna fuori sempre quando si parla di mezze calzette?

    Guardate che se non vi date una regolata vado a piangermela con Fiorello, ed in men che non si dica vi trovate sommerse dall’opinione pubblica negativa, scatenata da: #FreeFantasyForever!

    • Ad Sidera says :

      Le mezze calzette ci sono dappertutto! è solo una questione statistica, per un autore campione del genere, ci saranno centinaia e centinaia di mezze calzette del genere. Se i bravi autori di fantasy pubblicati sono tanti, vorrà anche dire che saranno tante le centinaia e a questo punto le migliaia di mezze calzette del genere. Come vedi, non si tratta di un pregiudizio, ma di una proporzione di buon senso :)

      • Tales Teller says :

        Su questo sono d’accordo, pienamente.
        Il problema è, che se si deve parlare di autori fetecchia, nel 90% dei casi si parla di autori di Fantasy.
        E’ difficile che si parli di un autore che ha scritto una ciofeca storica, un horror mediocre, una commedia da due soldi … se si parla di scarsi, viene quasi sempre fuori il fantasy.
        Ho addirittura letto un decalogo di consigli per aspiranti scrittori, il cui primo punto era: “Non cadere nel solito fantasy”.

        Poi, quando mi si chiede cosa legga o cosa stia scrivendo, mi tocca di fischiettare e rispondere con un ammiccamento misterioso.

    • Gaia Conventi says :

      E visto che fai il fenomeno, con questo commento ti porti a casa il paccozzo commentozzo.
      Così impari! :D

  4. Ad Sidera says :

    NOooooooo per un commento non ho vinto il paccozzo!!! NOooooo mi devo strappare i capelli (chissà che ricrescano più forti dopo le ossigenature)!!!

  5. Gaia Conventi says :

    Eh, figuriamoci, tra mille commenti sarò di nuovo qui a tirarvi dietro i libri orrendi che ho in casa. :)
    Ne ho moltissimi, prima o poi riuscirò ad attaccarveli come la rogna! :D

  6. julka75 says :

    Ma come? Non erano di nuovo on line? Dopo mezzanotte si trasformano come la carrozza di Cenerentola? Mah…

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