Felici sì, ma non sempre…

La lettura ci rende felici? Se lo chiede “Gruppo di lettura”, sito dedicato – ma tu guarda! – al vizio di leggere.

Ci si chiede se anche un libro lacrimevole renda felici, se le disgrazie dei personaggi smuovano la nostra empatia… Insomma: un libro ci fa stare bene anche se parla di gente che sta male?

Alla fine dell’articolo troverete numerosi commenti. A noi sembra troppo facile fare questa domanda in un sito che – lo dice la parola stessa! – tratta proprio di lettura. Se io andassi in un sito dedicato al trekking e chiedessi agli utenti: vi rende felici scarpinare per diversi chilometri, facendo una fatica bestia? Se saltasse fuori qualcuno che mi risponde no, probabilmente penserei che è costretto da qualcuno a quella sofferenza, o che ama farsi del male. Capite cosa intendo? Forse la domanda sulla felicità e la lettura si sarebbe dovuta fare in un sito di idraulica, di giardinaggio… così, tanto per avere una casistica diversificata.

Mi direte che magari la felicità del lettore sta nei libri che legge: Pennac vi fa sorridere? Vi divertite più con lui o con Stephen King? Immagino dipenderà dai gusti. Ma torniamo alla domanda principale: la lettura ci rende felici? La nostra risposta è sì, e non capiamo come un lettore – e un sito che tratta di libri – possa rispondere in maniera diversa.

Vogliamo allora fare un ribaltone, passare alle vie di fatto e chiedervi a bruciapelo se scrivere vi rende felici. Lo so, può sembrare una domanda cretina, eppure in giro trovo commenti del tipo “scrivo perché non posso farne a meno”. Beh, ci sono molte cose da cui davvero non possiamo esimerci: anche dormire. Non possiamo saltare le ore dedicate al sonno, se lo facciamo stiamo malissimo – alla nostra età, poi, un’ora in meno di pennica la scontiamo tutta! – ma siamo davvero certi che dormire ci renda felici? Forse per i pigri la risposta sarebbe sì. Ok, allora scandagliamo l’ennesima nota beccata online: “scrivo perché mi viene naturale”. Ottima risposta, ma anche respirare ci viene naturale. Sarà fonte di gioia? Magari sì, calcolando – e questo è certo – che smettere di respirare porta velocemente ad una condizione di infelicità. C’è qualcosa di più triste di lasciarci le penne?

Allora ce lo facciamo spiegare da uno bravo, sarà lui a dirci perché si scrive. Vi basta Primo Levi?

Ecco, Primo Levi ci propone diverse motivazione che ci portano a voler scrivere. Poi ci chiederemo di nuovo se scrivere ci rende felici…

[…] Perché se ne sente l’impulso o il bisogno. È questa, in prima approssimazione, la motivazione più disinteressata. […] Per divertire o divertirsi. Fortunatamente, le due varianti coincidono quasi sempre: è raro che chi scrive per divertire il suo pubblico non si diverta scrivendo, ed è raro che chi prova piacere nello scrivere non trasmetta al lettore almeno una porzione del suo divertimento. […] Per insegnare qualcosa a qualcuno. […] Per migliorare il mondo. […] Per far conoscere le proprie idee. […] Per liberarsi da un’angoscia. Spesso lo scrivere rappresenta un equivalente della confessione o del divano di Freud. […] Per diventare famosi. […] Per diventare ricchi. […] Per abitudine. Ho lasciato ultima questa motivazione, che è la più triste. […]

Direi che la casistica è piuttosto ampia. Allora, dando per scontato – siamo dei faciloni! – che un lettore si diverta leggendo, siamo certi che un autore si diverta scrivendo? A volte sì, a volte no.

Ora non ci rimane altro da fare che proporre questo articolo in un sito di idraulica e giardinaggio. Tanto, lo sapete bene, in Italia scrivono tutti… vuoi che non becchiamo almeno un paio d’autori pure da quelle parti?

g.

Informazioni su Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: