Il re è nudo, vestiamolo col luogocomunismo!

(Da La poesia e lo spirito)

Manuale della Cultura Italiana (cose da dire, da fare e da pensare per ben figurare nei salotti letterari)
di Luigi Mascheroni
Excelsior 1881
2010
(Su ibs lo trovate come “Dizionario della cultura italiana”, gli errori di ibs rientrano a pieno titolo nel luogocomunismo)

La copertina è piuttosto seria e quasi spaventa, eppure quel che dovrebbe spaventarci sta all’interno. Aldo Grasso ci avverte che, nell’inerzia della lingua, si nasconde tutta la nostra paura delle cose. Del resto lo si nota, e non ditemi che vi succede solo accendendo la tv! Come dice Grasso, infatti, l’idiozia diventa alfabeto del mondo e la conversazione in pubblico uno sterminato archivio di frasi fatte. A voi non è mai capitato di trovarvi davanti degli Hal 9000? Personaggi che parlano come Wikipedia, che sanno quale posata adoperare ai rinfreschi post presentazioni letterarie, ma magari non hanno la più vaga idea di quale libro li abbia condotti a scroccare lo spritz…

Come sostiene Aldo Grasso, pur condito di citazioni colte, non c’è nulla di più ridicolo della propria presunzione, e chiosa: tanto più, se c’è ben poco da presumere. Già, perché pur di apparire, pur di dire le cose giuste, di sembrare uno scrittore “navigato”, qualcuno riesce a invischiarsi nella banalità più bieca.

Non provocare un cretino a scrivere un capolavoro: potrebbe riuscirci!”, ammoniva Stanislaw Lec, non immaginando che il suo richiamo sarebbe diventato, per esempio, il fondamento stesso dell’estetica televisiva: il luogocomunismo. […] Come sostiene Nicolás Gómez Dávila, “quando un luogo comune ci colpisce crediamo di avere un’idea nostra”. Ecco spiegato il segreto dello strepitoso successo dei luoghi comuni.

Eppure dei luoghi comuni si può ancora ridere, soprattutto – come capita guardando le candid camera – se pensiamo che a noi non possa succedere d’incappare in simili figuracce. Ci sentiamo immuni da tali bestialità, o, almeno, le usiamo con parsimonia: quelle giuste al momento giusto, per sentirci “parte del gruppo”. Mascheroni ci spiega che la cultura è il luogo comune dei luoghi comuni, se la cosa, ovviamente, non suonasse come un luogo comune. Lui la cultura la divide in un mostro a tre teste: la sclerotizzazione della cultura, ad esempio, è l’ingessata cultura ufficiale, quella degli intellettuali e delle Accademie. Vogliamo chiamarla “cricca”? Ok, Mascheroni la chiama così e io non mi sottraggo, del resto devo ancora trovare una sua virgola che mi sia andata di traverso. C’è poi la carnevalizzazione della cultura: i Guru, i Maestri, i Grandi Cerimonieri del Sapere, la cultura di moda. In questa “mostruosità” rientrano le Grandi Mostre, i Grandi Libri, i Grandi Festival, i soffocanti grandi a lettere maiuscole che fagocitano l’attenzione di tutto e tutti. C’è poi, e non è davvero migliore, la discountizzazione della cultura, quella “light”, quella che non si annoia, Moccia e compagnia di bella, per tenervela corta. E’ quella che Mascheroni considera la cultura come intrattenimento e tempo libero.

Infine Mascheroni ci presenta brevemente il suo Manuale, che dice essere un dizionarietto per bluffare con stile parlando di libri&affini in società. Un catalogo di “risposte pronte” – dalla A di “Adelphi” alla Z di “Zivilisation” – per sembrare colti. Un repertorio di consigli utili per apparire snob.

Direi che l’utilità di questo testo è indubbia, potete anche non crederci, ma sfogliandolo ritroverete i tic di molti vostri conoscenti (perché tutti campano di luoghi comuni, presenti esclusi, ovviamente).

Alla voce Adelphi ci imbattiamo in questa definizione: Le copertine sono molto raffinate. Citate, schifati, l’aneddoto del parvenu che compra gli Adelphi al metro per arredare la libreria di casa. Non ditemi che questa non l’avete mai sentita, mai detta, mai origliata nell’ombra! Ebbene sì, sono queste le cose che si devono dire in società, perché fingersi colti è pratico, veloce e indolore. Del resto, come sostiene Mascheroni, le persone si fregiano della qualifica di esperti quando hanno letto due libri sullo stesso argomento.

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