Il luogocomunismo, ancora lui…

Di luogocomunismo abbiamo già parlato (QUI e QUI), è un argomento affascinante, come raccontare storie del brivido quando va via la luce.
Stavolta il luogocomunismo ce lo snocciola Guido Vitiello e, per non fargli un torto, gli ruberemo solo qualche spunto (andate da lui a leggere il resto, tra vicini di blog funziona così).

Ecco i luoghi comuni che Giorgio Vitiello propone, li avrete di certo già sentiti… sono o non sono luoghi comuni?

Io i libri li finisco per principio, non li lascio mai a metà.
[…] Perché accanirsi a leggere un libro orrendo? Per un malinteso senso d’orgoglio, per spirito di disciplina, per sfida a sé stessi? O – peggio ancora – per il semplice fatto che lo si è comprato? […]

Già, è una cosa che non ho mai capito: perché darsi un libro sugli zebedei quando, fin da pagina dieci, si è certi d’aver fatto un pessimo acquisto? Forse non vogliamo passare per quelli che si arrendono alle prime cento pagine, centoventi, centocinquanta, centottanta… ma quanto accidenti dura ‘sto polpettone?

Da notare, però, che dirlo fa sempre figo. Non importa che sia vero, tanto online troviamo chi quel libro ce lo racconta, riusciremo comunque a fare un figurone nei salotti.

La trama non mi interessa, mi interessa il modo in cui è raccontata.
[…] Generalmente a dirla sono coloro che ostentano disprezzo verso quella che un tempo si chiamava paraletteratura (gialli, thriller & co.). Sono fieri della loro impermeabilità alle rivelazioni sul finale o perfino sul nome dell’assassino, a segno della loro superiore nobiltà di lettori. […]

Certo, certo… non importa quanto fa ridere la barzelletta, basta che ce la raccontino bene.

E’ così che nascono i fenomeni alla Baricco, è così che in Italia sale la percentuale di scribacchini della domenica e calano i lettori dei giorni feriali. Non importa quello che si racconta – perdinci, ci mancherebbe! – ma che venga sciorinato così bene, ma così bene… che Vanna Marchi a confronto è un bluff!

L’amore per i libri e la cultura unisce le persone.
Trattasi di veltronata galattica, anche se è più antica di Walter Veltroni e senz’altro gli sopravviverà. Ottima per trasmissioni radiofoniche o televisive più o meno marchettare sulle novità editoriali, o per sdolcinati elenchi del duo Fazio-Saviano. […]

Ho visto gente scannarsi sui classici e note su facebook inneggiare alla rivolta contro i libri di Moccia! Beh, ecco, magari lì un po’ di ragione c’è…

La cultura unisce le persone quando tutti si adora lo stesso guru, vale anche per la squadra del cuore. Sul termine cultura si dibatte da tempo, perché ognuno tira la coperta corta a coprire i propri piedini. Cultura di massa? Cultura da salotto? Un libro fa sempre cultura? La cultura è di destra o di sinistra? Vuoi più bene alla mamma o al papà? Ecco, domande così, impegnative, roba adatta a riempire la pagina dei quotidiani dedicata – ma tu guarda il caso! – alla cultura.

I soldi spesi per i libri sono sempre soldi ben spesi.
Di questo è perfino superfluo fare l’esegesi e la confutazione: meglio un buon assortimento di salumi e formaggi, un bel corredo di biancheria intima, un aquilone, una manina gratta-schiena dell’opera omnia di …………….. (il lettore riempia lo spazio a suo piacimento).

Bravo Guido, ben detto! Se compri un libro orrendo, i tuoi soldi sono spesi male, non c’è santo che tenga. E non mi si venga a raccontare che in ogni libro c’è almeno qualcosa di buono, se non l’opportunità di riciclarne la carta.

Vi lascio il gusto di leggere per intero l’articolo di Guido Vitiello e passo alla seconda puntata: già, Guido è andato oltre, segno che il luogocomunismo cela in sé qualcosa di diabolico.

I libri sono cibo per la mente
Suona bene, vero? Ma spesso nasconde un indiscriminato invito alla bulimia letteraria.[…]

Non tutti i libri riempiono la pancia – e la testa – alla stessa maniera. Ci sono libri facilmente ingeribili che poi, come l’insalata, dopo mezz’ora sei a pancia vuota, e libri che ti devi conquistare pian piano ma è probabile ti nutriranno a lungo. I libri non sono tutti uguali e nemmeno la fame è sempre la stessa, un Bartezzaghi a merenda è sempre gradito, ma per i classici preferisco essere in ferie.

Non puoi giudicare un libro dalla copertina
[…]
La veste editoriale è una miniera di informazioni, ed è rarissimo che in questo il nostro fiuto ci tradisca. Per parte mia, evito accuratamente, per esempio, i libri di ottocento pagine con il titolo a rilievo in oro e magari la sagoma di un gabbiano stagliata contro un cielo al tramonto; oppure i romanzi che hanno in quarta di copertina la foto di qualche signora americana dentona dai capelli cotonatissimi […]. O i libri freschi di stampa che esibiscono una fascetta dove è scritto, a caratteri cubitali, “nove edizioni in due giorni”, se non addirittura “un grande classico”. Un altro genere di cui diffidare a colpo d’occhio, oggi, è quello dei libri-confessione con donna in chador o bambino-soldato in copertina e titolo in prima persona, del tipo Io, schiava. Ma l’intuito non tradisce mai, o quasi. […]

Anche qui non posso che essere d’accordo, e immagino vi sembrerò prevenuta. Da tempo non credo alle fascette editoriali, non credo nemmeno alle recensioni… soprattutto quando si tratta di un capolavoro, di una rivelazione, del miglior libro del millennio. Ci vuole fegato a sostenere certe stronzate, o ci vuole una gran faccia tosta.

Ho poi un malcelato odio per i mattoni, se le pagine sono ottocento vuol dire che alla prima stesura erano quasi il doppio. Ora, voi imbastireste una conversazione con un tale talmente logorroico da far diventare un aperitivo una spaghettata di mezzanotte? Io no, detesto chi non sa darsi una regolata.

I libri devono essere vissuti
Lo diceva sempre una mia amica che comprava di proposito libri usati e abusati, con dentro segnacci a penna rossa, macchie color castagna di imprecisati beveraggi, conti della spesa sul frontespizio, casette disegnate a pennarello dal bimbo di casa e frasi come “Ha telefonato l’ing. Cominetti Massena, richiamarlo”. […]
Potrei dire infine che i libri devono essere letti, e la vita dev’essere vissuta: a ciascuno il suo. Ma la verità è che non ho una vera confutazione di questo luogo comune: è, semplicemente, il mio pregiudizio contro il loro. Va bene che siamo in un’epoca allegra di liberazione dei costumi, ma su questo porto fieramente i baffi neri e la coppola: i libri li voglio
illibatissimi.

Qui invece ho tutt’altra opinione: i libri vissuti hanno un pregio, quello di comprarli a pochi spiccioli sulle bancarelle. Se siete lettori compulsivi potrete certo capirmi.

Anche attendere che un testo esca in edizione economica mi sembra una buona soluzione: non mi interessa che la copertina sia in cartoncino cedevole e i caratteri piccini picciò. Sono stufa di devolvere la mia futura pensione a tomi illibati nello scaffale “novità”, soprattutto quando, da pagina dieci, mi rendo conto d’essermi lasciata fregare da un pessimo consiglio.

In realtà i consigli degli amici non sono forzature, semplicemente i gusti sono differenti e non conviene farne – e farsene – una colpa. Le bancarelle accettano volentieri il libro usato a chilometri zero: tenetelo presente.

Regala un libro, che va sempre bene
[…] Ora, immaginate che vi regalino Il cuore e la spada di Bruno Vespa, o uno di quei tomi giganteschi che hanno titoli come Ladri! Farabutti! Infamoni! e contengono liste di proscrizione di tutti i cattivi d’Italia, o il romanzo autobiografico di una tredicenne ninfomane scritto in realtà da un editor cinquantenne che ancora non si è ripreso dalla chiusura di Non è la Rai: ebbene, non sarebbero ottime ragioni per rompere un’amicizia?

Ebbene sì, libri e profumi cambiano in base alle pelle. A me, ad esempio, hanno regalato Gomorra che, a mia volta, ho regalato al bookcrossing. Non ho niente contro Gomorra, anzi, l’ho persino mandato in giro per il mondo! E’ che su di me non fa un bell’effetto, proprio come quelle colonie fruttate più adatte alle vecchie zie dalla chioma azzurrata…

I libri non si buttano mai
[…] Tutto si butta: vestiti logori, avanzi di cibi, pile di vecchie riviste, lampadine fulminate, oggetti che ingombrano senza dare nessun beneficio. Ora, in base a quale criterio dovremmo buttare la tarantola vibrante a pile da massaggio che ci hanno venduto al tavolo del ristorante e conservare, invece, uno dei centododici libri di Giampaolo Pansa che hanno la parola “vinti” nel titolo, e che ingombrano molto di più? […]

I libri si buttano quando prendono posto e polvere, polvere che sarebbe meglio destinare a volumi che ci stanno più simpatici. Vanno buttati nella differenziata, ecco tutto.

Più libri, più liberi
Un corno. Fate un’escursione a casa mia, o nella casa di qualunque lettore accanito, per constatarlo di persona. Della nostra libertà, i libri se ne fregano. […] Sono tanti, troppi, premono alle nostre frontiere, si acquattano in tutti gli angoli, torreggiano sul nostro comodino, ci impediscono di camminare senza calpestarli o, peggio, inciamparci. E su noi tutti bibliofili e bibliomani aleggia l’incubo più nero: quello di fare la stessa fine del compositore Charles-Valentin Alkan, che il 30 marzo 1888 fu ritrovato morto nella sua casa, schiacciato dal crollo della sua libreria. Ma anche se non saranno i nostri libri a ucciderci, possiamo star certi che ci sopravviveranno.

Ne sono conscia, i libri hanno invaso il mio salotto, cacciando da diversi scaffali le foto di famiglia, sono finiti sul mio comodino e a breve l’abat-jour si schianterà a terra.

I libri hanno preso il sopravvento, una volta li dividevo per genere, ma ora non sono più in grado di farlo. Non so nemmeno più quali titoli si annidino nella seconda e terza fila: in casa mia i volumi sono parcheggiati alla milanese.

Compro cose che mi dico “rimarranno ai miei nipoti”, pur avendo la certezza che loro li rivenderanno al robivecchi quando il mio cadavere sarà appena tiepido. Faccio acquisti folli in libreria e poi mi dico “eh, no, sabato sera niente ristorante… ho speso troppo”.

Più libri, più liberi? Ma robe da matti!

g.

Informazioni su Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

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  1. Il luogocomunismo, ancora lui… - 28 febbraio 2011
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