Caccia al guru: Jon Kabat Zinn

E non dite “ma chi cavolo è?”, dai su, che lo conoscete benissimo!

E’ questo qui:

Un mix tra Steve Jobs…

… e Ken, il principe consorte. Hanno persino lo stesso barbiere!

Quindi – tenendo presente che forse è il caso di cambiare pettinatura – il nostro Jon Kabat Zinn può vantare somiglianze niente male, tralasciando il fatto che si è incartapecorito come Robert Redford – di cui non posto alcuna foto perché lo sconquasso della sua faccia mi intristisce sempre.

Tra una cosa e l’altra, ché mica può essere sempre in barberia, il nostro Jon racconta d’essere un medico statunitense, fondatore e direttore della Clinica per la riduzione dello stress presso l’Università del Massachusetts e professore nel dipartimento di Medicina preventiva e comportamentale. Oh, bene, uno che fa un sacco di cose! Già, ma trova anche il tempo di scrivere.

Ovviamente io l’ho conosciuto cinque minuti fa grazie al catalogo della Corbaccio – a cui devo pagare almeno una birra, visto che sto depredando il catalogo di guru e guresse! – con questi titoli: Benedetti genitori, L’arte di imparare da ogni cosa, Riprendere i sensi e Vivere momento per momento. Insomma, a me ‘sto Jon pare uno davvero in gamba: vuole bene a mamma e papà, impara da tutto – persino dai nostri articoli -, sviene sovente ma poi si ripiglia e vive ogni giorno come fosse l’ultimo… magari toccando ferro.

Nella sua clinica per la riduzione dello stress il nostro Jon utilizza uno speciale metodo di meditazione. Dite che voi meditate benissimo in bagno di prima mattina? Ecco sì, ma non credo che Jon intenda dire questo, per quanto – onore al merito – è in certi frangenti che uno apre davvero la mente.

Ma torniamo a lui, al nostro guru, uno che è riuscito persino a inventarsi una roba seria – mica tutti possono inventarsi una ciofeca come Gumwriters, e senza nemmeno chiudersi a meditare in bagno! – e quindi vale la pena porci la domanda: cosa accidenti è la tecnica del Mindfullness? Pare sia una gaggiata nata da un adattamento della vipassana.

Oh capperi, e che roba sarà mai? Adesso faccio finta di saperlo e ve lo spiego.

La vipassana – che noi su Gumwriters pratichiamo da anni e con notevoli benefici – è la più antica tecnica indiana di meditazione. Roba da Sioux? Ma no, dai, non fate gli sciocchi, è una faccenda che viene dall’India, qualcuno giura che il termine stia per vedere le cose in profondità, come realmente sono, la chiamano anche meditazione di visione penetrativa ma io preferisco vipassana perché pare promettere che “vi passerà, qualunque sia la paturnia che vi cova nello stomaco”.

In qualunque momento della sua giornata – mi racconta Wikipedia – , colui che pratica questa forma di meditazione deve sforzarsi di essere consapevole di quel che sta facendo, delle sensazioni che prova e della propria attività mentale.
Un po’ come dire che uno ha la testa sulle spalle per buona parte del tempo e fa il cretino solo avendone motivo, e dopo aver valutato i pro e i contro. Questo dovrebbe impedirvi di fare cretinate con troppa assiduità.
No, non lo dico io, lo dice il nostro guru. Se ve lo dicessi io sembrerei la portinaia che dà consigli sulla ricetta del ragù alla bolognese, ma lo sostiene lui e ci fa un sacco di corsi.
Corsi che ovviamente potete seguire, male non vi fanno.

Io nel frattempo mi dedico al ragù, ché la meditazione di stomaco mi viene bene e a stomaco pieno il mondo sembra migliore.

Immagino lo dicesse anche il Buddha, lo testimonia la sua facciona soddisfatta.


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Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

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  1. Caccia al guru: Jon Kabat Zinn - 14 Maggio 2011
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