Al Zanett inspirtà, la favola ferrarese di Diego Marani

Da sempre convinta d’essere poco avvezza ad apprendere nuovi idiomi, mi scopro infine pratica di ferrarese. Dite che vi sembra roba da poco? Eh, cari miei, ma il ferrarese è davvero una lingua, ha le sue regole e il suo dizionario. E poi io non sono nata a Ferrara, il dialetto locale l’ho imparato – beh, all’incirca! – in età adulta. Lo sapete bene che certe cose andrebbero apprese da piccoli, ma capirete anche che mia madre non poteva mandarmi in città a sei anni, da lontani parenti…

Insomma, io Ferrara l’ho conosciuta in seguito, ma mi ci sono applicata con metodo. Lo provano i miei post sugli Estensi, ma anche i miei terrificanti tentativi di aderire al linguaggio locale… e lì mi sgamano, perché il mio dialetto tende al veneto, e imitare il loro… beh, non è facile.

Mi sono quindi accostata con un certo timore al volumetto Al Zanett inspirtà di Diego Marani, il sottotitolo recita: ‘Na fola frarésa.
Qui qualcuno deve essersi perso nei sottotitoli, quindi vale la pena raccontare che Diego Marani – illustre ferrarese – lavora a Bruxelles e si occupa di politica del multilinguismo. Ha scritto diversi romanzi – in italiano, state tranquilli – e collabora con Il Sole 24 Ore. Ha pure inventato l’Europanto, una lingua-gioco con cui ha composto articoli e racconti. Insomma, Diego Marani non è un cialtrone e il suo Al Zanett inspirtà merita la vostra attenzione… ma solo se parlate correntemente il ferrarese, perché non c’è testo a fronte in lingua italica.

E’ una favola ferrarese scritta per ferraresi, ho provato a leggerla a voce alta e mi sono scoperta ridicola: si sente che quelle zeta mi vengono strozzate, eppure nella mia testa tutto fila via liscio, sembra quasi che me lo racconti un nonno ferrarese, che tra l’altro non ho avuto, magari mangiando un bif (un ghiacciolo) sulle panchine di Parco Massari.

Il protagonista della vicenda è Zanett Malguzza – titolo di una storiella di fine ottocento del poeta ferrarese Chichett da Frara – ora riportato in auge da Marani, che lo fa cavaliere dla bunifica, giovane agricoltore approdato al mondo internettiano: e facebook farà dei danni.

Il novello Don Chisciotte della Bassa dovrà salvare – ma lei di questo non è al corrente – la giovane Jessica, barista gorese in traferta al Lido di Volano. Tra scontri all’arma bianca – in realtà si tratta di ombrelloni – e magici animali, c’è anche la fata maiala, i dialoghi tra i nostri eroi sono in stretto dialetto ferrarese, quello bello pieno, ricco di vocaboli tipicamente nostri. Sì, lo so, nostri è un po’ avventato da dire, però io sono nata a Goro – come la fantomatica Jessica – e quindi un po’ mi sento parte di questa storia.

E’ giusto riscoprire il dialetto, infarcirlo dei termini – ferrarizzati – delle nuove tecnologie, senza nulla togliere all’italiano, pure lui in continua evoluzione, e all’inglese. Per carità, imparate l’inglese e potrete andare dappertutto… ma non scordate il vostro dialetto, o non vi sentirete a casa. In nessun posto.

Nello stesso volume troverete anche un corso di ferrarese in quattro lezioni e degli esercizi.

g.

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Informazioni su Gaia Conventi

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