Richieste d’amicizia su facebook: conoscerle per uscirne illesi

Facebook nasce per tenerci in contatto con gli amici, per ritrovare chi abbiamo perso di vista, per frequentare persone con i nostri stessi interessi e, talvolta, per farci diventare bersagli di psicopatici. Ce ne sono di diverse tipologie, non sono personaggi pericolosi… ma bisogna fermarli subito, prima che sia troppo tardi!

Ve ne propongo alcuni, prendendo spunto dalla mia lunga carriera di “attira matti”.

 

Lo sconosciuto

 

Ha un nome e un cognome, ma non ha un avatar, le informazioni sono scarse: sai solo che è vivo e vuole diventare tuo amico. La bacheca non è visibile, non vedi chi sono gli amici che si porta in dote. Di lui sai che ha un nome e un cognome, questo dovrebbe bastarti, o almeno lui è convinto che sia così.

Ovviamente non ti manda un messaggio privato per dirti chi è e cosa vuole.
Se avete qualche amico in comune, per lui questo è già un ottimo passepartout per entrare nella tua vita online.

Io lo scarto per manifesta pigrizia. Ho fatto alcune prove, diventandoci amica scopro che davvero non ha né foto né info nel suo profilo, non è questione di privacy nei confronti di chi ancora non fa parte delle sue amicizie: è solamente pigro. Tra sei mesi sarà ancora senza avatar: provare per credere!

 

Il poeta

 

Riesce a inviarti una richiesta d’amicizia e un messaggio privato, contemporaneamente. La richiesta d’amicizia ti avverte che lui, il poeta, ti ha mandato anche un pvt. Il pvt ti avverte che ti ha inviato anche una richiesta d’amicizia, per festeggiare ti acclude una sua poesia. Solitamente orrenda.

Sono certa che la poesia piaccia a molti, a me no, mi tedia. Detesto i poeti fai da te, soprattutto quando mi arrivano in bacheca sproloquiando d’amore.

Già, concedere amicizia a questi poeti – convinti d’essere tali – è come invitarli a piantare la tenda sulla vostra bacheca: una poesia al giorno non leva il medico di torno, ma il poeta sì, due giorni non glieli concedo.

Io lo scarto perché conosco il genere, so che finirà così: lui mi manda le poesie e io gli dico “no, grazie”, lui me le rimanda e io ribadisco che mi danno il voltastomaco, lui insiste e io sono costretta a promettergli che mi farò viva con un’accetta. Solitamente funziona.

In questo momento, nella sala d’aspetto delle amicizie, è parcheggiato un tale “nome e cognome poeta incompreso”, e l’unica cosa che non comprendo è come sia arrivato a me. Misteri di facebook!

 

L’amico dell’amico

 

Se sei amica di a e a è amico di b, allora non puoi spezzare questa catena: devi sorbirti pure l’amico b. Non importa se i due si conoscono per motivi a te sconosciuti, se si frequentano per farsi un favore o se ci sono costretti da vincoli familiari, decidono – perché se rispondi di no a uno ti cucchi la proposta d’amicizia dell’altro – che devi far parte del trio.

Solitamente rifiuto le amicizie per conto terzi, una volta una tale mi propose di chiedere amicizia ad una tipa di sua conoscenza: dopo un po’ questa mi rispose che, non solo non mi conosceva, ma era certa non votassimo nemmeno per lo stesso partito!

Che a sia amico di b non vi deve trarre in inganno: ho accettato la richiesta di un tizio, amico di una persona che trovo splendida, per poi essere infastidita in pvt dalle sue richieste… tutt’altro che amichevoli. A volte uno si porta in dote amici di cui non sa nulla, amici di cui un giorno sarà costretto a scusarsi: facebook è fatto così, tra le nostre amicizie si annida sempre un cretino, prima o poi qualcuno ci accuserà d’avergli dato asilo.

 

Il venditore

 

Ha la faccia da bravo ragazzo o quella del signore di mezz’età, ti chiede amicizia. Se gliela accordi, in meno di trenta secondi ricevi: l’invito alla sua pagina facebook – lui è famoso ma tu non lo sai -, l’invito alla pagina facebook del suo libro – ne ha scritto uno ma a te non frega una sega – , l’invito al suo gruppo su facebook – che ora automaticamente ti fionda tra i fans di questo tale, senza che nemmeno tu possa ignorare l’assurda richiesta.

Fatto questo – prima, dopo o durante – il venditore ti manda un pvt col link a cui acquistare la sua opera. Solitamente il libro è edito a pagamento. Se non è così, esce con le edizioni Puffo Scrivente e ha il patrocinio del Sindaco di Pufflandia.

Ormai ho individuato i segnali che mi permettono di tenermene alla larga: se la bacheca è visibile, è piena di link al suo libro e ogni status te ne racconta una parte. Parla dei personaggi del suo romanzo come fossero amici d’infanzia, solitamente non c’è un cane che gli risponda: è riuscito a stancarli tutti.

Il mio consiglio è di tenerlo fuori dalle balle, non vuole avervi tra gli amici, ma solo tra gli acquirenti. Mesi fa mi sono liberata persino di uno scrittore “semi famoso”, fresco del premio per il miglior giallo dell’anno, quello che vincono gli amici degli amici che magari scrivono già per la tv o hanno fondato una rivista edita dall’editorone, lo stesso che sponsorizza il premio. Mi si palesa in pvt dicendomi “compra il mio libro”, gli chiedo perché e mi dà della principessa sul pisello.

Beh, io starò pure sul pisello, ma è certo che tu mi stai sul cazzo, vedi che qualcosa in comune l’abbiamo?

 

Il rompicoglioni

 

Vede la tua foto e decide che sei gnocca, ti manda un pvt per dirtelo.

In questi casi rispondo che non sono una strafiga ma so usare photoshop: niente da fare, adesso sono diventata una gnocca col senso dell’umorismo.

Vuole entrare in bacheca per esplorare tutte le tue foto e dirti se la prima impressione era giusta: vuoi lasciarti scappare l’occasione di farti fare due complimenti a gratis e di prenderlo per il culo?

Di questo genere di rompicoglioni di solito si apprezzano gli errori ortografici nei messaggi: poco avvezzi a maneggiare la penna, ma assai sgamati nel maneggiarsi in altre faccende, questi energumeni hanno tra le amicizie una serie di lapdancers bulgare.
Hanno solo amicizie femminili, del resto loro stanno su facebook per guardare le foto e fare i marpioni. Un po’ come quelli che nei giornali guardano solo le figure: non è cattiva volontà, sono limitazioni dovute a Madre Natura.

Si fa presto a stanarli, vi basta guardare le amicizie: se negli avatar la parte di pelle scoperta supera quella vestita, loro in rete fanno i collezionisti di vaccone. Se la qualifica non vi aggrada, vi consiglio il ban immediato: sono anche piuttosto insistenti.

 

Quello/a che ti ha fatto un favore

 

Ha letto un tuo libro – beh, grazie, ne sono lusingata – e ti si palesa con una richiesta d’amicizia: visto che ti ho letto, mi leggi anche tu? Segue pvt con proposta d’acquisto o con link al racconto, poesia, e similari.

Se chiedete “cos’hai letto di mio?”, solitamente il nome del vostro libro verrà storpiato.

 

 

Nella stessa categoria, con la variante Aggancio utile, potete a volte ritrovare quelli che vi chiedono amicizia perché siete finiti nella stessa antologia, avete fatto lo stesso concorso letterario o avete la sfortuna di conoscere un tale che gli ha parlato del vostro sito. Voi fate recensioni, già a tutti. Se non fate recensioni, correggete bozze. A tutti, gratis.
Se non fate recensioni e non correggete bozze, forse tenete corsi di scrittura creativa o avete il contatto di qualche autore famoso perché l’avete intervistato, o per sbaglio siete finiti in una foto in cui, da lontano, si intravede la schiena del grande romanziere.

Insomma, voi siete un contatto utile: per arrivare a chiedervi amicizia il tale magari si è davvero sorbito un vostro libro: è persino pronto a farsi interrogare, si è preparato un discorso.

Li stanate subito, se non vi chiedono un aiuto appena approdano alla vostra bacheca, iniziano però a premere “mi piace” in maniera compulsiva: a tutto. Vogliono piacervi, gli serve conoscere i vostri segreti narrativi (quali?!) e dire in giro che siete amici: voi siete una rampa di lancio, se vi ha nel carniere, può andare dallo scrittorone dicendo “abbiamo amici in comune”.

Se ricevere richieste d’aiuto da uno sconosciuto vi fa sentire martiri e contenti: non dovete fare nulla, sarà lui a comparirvi davanti ogni dieci minuti, sarà sulla vostra bacheca e parlerà bene di voi. Se avete bisogno di una pompatina all’ego, ecco, tenetelo lì.

Se, invece, avere uno scassamaroni a cui piace tutto quello che postate, un tale che vi manda pvt del tipo “lo chiedo a te perché sei tanto brava”, o che vi manda una merdata di raccontino di cui poi dovrete dire la vostra – magari in un forum dove dovete cliccare per far vincere il cornuto – , ecco allora è meglio se gli mandate un pvt che dice: mi spiace, io non ho mai scritto niente, però ho un ottimo ghostwriter. Poi bannatelo, perché a quel punto vorrà diventare amico del vostro ghostwriter.

 

Il cliccami, dai cliccami

 

Ha visto il vostro profilo in un gruppo, ha deciso che deve contattare tutti gli iscritti, diventare amici per poi farsi votare al concorso letterario più idiota del web: vince chi ha più voti, avesse scritto pure una vaccata!
Lo sgamate alla svelta, nella vostra home scoprirete che tizio, caio e sempronio, amici vostri e iscritti a quel gruppo, hanno già ceduto alle sue lusinghe.

Lasciatelo bollire nel suo brodo, ignoratelo ma non cancellate la sua richiesta d’amicizia: se vuole vincere il concorso idiota, si farà vivo in pvt. A quel punto potrete spiegargli che non votereste il suo racconto nemmeno dopo lauta ricompensa, bannatelo… e lui sparlerà di voi ovunque gli sarà possibile.

Lasciate che faccia, tutti i vostri contatti invidieranno la vostra presa di posizione… e vi chiederanno come levarselo dai coglioni.

 

Nonostante tutto, su facebook gira ancora gente normale. A volte mi chiede persino amicizia.

 

g.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

2 responses to “Richieste d’amicizia su facebook: conoscerle per uscirne illesi”

  1. Vlad says :

    L’analisi è corretta, salvo che adesso col nuovo funzionamento il “rompicoglioni”, il “venditore” ecc. non ti mandano più l’invito al gruppo: ti ci iscrivono direttamente

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    • Gaia Conventi says :

      Caro Vlad, questa faccenda è davvero antipatica e non mi spiego come il signor facebook abbia potuto concepire tale idea.
      Hai presente quei tali che ti chiamano per venderti creme e cosmetici? A me succede, inutile rispondere “grazie, non li uso, mi piaccio brutta”.
      Ecco, invece di rispondere al telefono ti vedi recapitare a casa il campionario, sta a te rimandarlo indietro, magari con un biglietto di scuse. Poi non è detto che la ditta accetti le tue spiegazioni, magari ti manda un pvt – ehm, parliamo sempre di quella ditta di cosmetici, eh? – che ti dice “ma io credevo fossimo amici…”.
      Ti tieni le creme – che non usi, che magari ti danno pure allergia – o l’amico… e la ditta?

      La mia risposta continua a essere “grazie, mi piaccio brutta… e pure un tantino stronza: tieniti le tue creme, se un giorno ne avrò bisogno, saprò dove venire a cercarle”. Se l’amico riappende, beh, mi piaccio brutta e stronza… e i gruppi li scelgo da me.

      Ciao Vlad, sempre lieta di leggerti sulle nostre pagine.

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