“Lo diciamo a Liddy?”… e vissero tutti infelici e contenti!

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Già, pare impossibile, ma si può essere infelici… e contenti d’essere diventati tali, perché – come finalmente esclamerà la protagonista – ne è valsa la pena e non me ne frega niente! Sante parole che Anne Fine (tradotta da Olivia Crosio) fa finalmente dire alla sorella buona, quella che con la sorella cretina, la calcolatrice e la serpe (nel libro hanno nomi propri, ma qui andiamo per le spicce) danno vita alla famiglia unita, tutta baci abbracci, week end da compagnoni e cene di Natale. Eh, sì, ma non dura, perché questo libro non è il Mulino Bianco e le quattro sorelle sono quel che sono, e lo si scopre presto che si portano addosso tanta di quella rogna da grattare via col flessibile!

C’è un segreto e un meccanismo a orologeria che scatta, lo devono dire a Liddy quel che si vocifera sul suo futuro marito? Sì, no, vai avanti tu che mi scappa da ridere, diciamoglielo assieme, sì però poi salta fuori che quella mica voleva raccontarglielo sul serio… insomma un casino, un putiferio familiare dove ogni sorella dà il peggio.

Tutte le sorelle, anche quella buona, quella che ha capito d’essere stata presa per i fondelli: perché lei voleva crederci a questa famiglia zuccherosa, tanto da non avere tempo per la propria, fino a diventare impermeabile ai figli e al marito, così tanto da vivere in funzione delle riunioni domestiche con sorelle, nipoti e cognati. E poi zac! Tutto le esplode in mano e deve inventarsi quella cattiveria che non si è portata in dote, quella che, a ben guardare, invece covava sotto la cenere e non vedeva l’ora di saltare fuori. Vendetta, tremenda vendetta! Vi sta bene, sorelle maledette, così esclamavo bevendomi il libro.

Preso usato, comprato per caso, risultato assolutamente piacevole e degno dei film che preferisco – film cialtroni, per carità!: “Svegliati Ned!”, “Bara con vista”, “L’erba di Grace”… una storia così, che parte liscia e poi si ingarbuglia, che comincia col sole e finisce coi fulmini, avendo in comune coi film citati l’immenso potere del “chissenefrega, io adesso mi faccio i cazzi miei!”. Assolutamente liberatorio.

Peccato che la mia edizione Adelphi del 1999 abbia una pecca enorme: mancano le pagine 178, 179, 182 e 183. E parliamo dell’Adelphi, mica della straminchia edizioni! Dove sono finite quelle pagine? Non si sa, non sono state stampate, risultano bianche… ma porca d’una miseria! Non importa, il libro è comunque magnifico, ma se vi capita un’edizione ben fatta: mi scannerizzate ‘ste pagine? Ve ne sarei infinitamente grata.

Bello anche con le pagine mancanti, devo aggiungere altro?

Consigliato agli ex buoni, a chi si sta stufando d’essere buono, ai cattivi conclamati. Da evitare se si ha una famiglia che funziona – mette diversi dubbi! – e si aspira all’amore romantico. Un libro assolutamente da Giramenti: la sana cattiveria vi renderà liberi!

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

3 responses to ““Lo diciamo a Liddy?”… e vissero tutti infelici e contenti!”

  1. massimo says :

    Questo post è vecchiotto ed è probabile che tu abbia già risolto.
    Ma se sei ancora alla ricerca delle pagine mancanti scrivimi a xxx[at]xxx.com e te le inoltro.

    Saluti,
    massimo

    PS: il libro è piaciuto tanto anche a me

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    • Gaia Conventi says :

      Ciao Massimo, ti ringrazio davvero. In effetti ho risolto: un utente anobii ha letto la mia recensione e mi ha inviato le pagine mancanti.
      Ma grazie per il pensiero.

      [Mi sono permessa di cancellare la tua email, io la vedo dal pannello d’amministrazione].

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