Quando Hitler rubò il coniglio rosa

Probabilmente l’ho letto con venticinque anni di ritardo, è che all’epoca facevo altro, non saprei dirvi cosa. Forse ero presa da Orwell e “La fattoria degli animali” o magari staccavo la testa alle Barbie, entrambe le cose mi hanno poi portata a scrivere gialli, ma forse la Mattel in questo ha influito maggiormente.

Il titolo mi frullava in testa da parecchio – credo da meno di venticinque anni, ma comunque da un bel po’ – e avrei tanto voluto metterlo sullo stesso scaffale di “Bella vita e guerre altrui di mr. Pyle, gentiluomo” di Barbero, “Pomodori Verdi Fritti Al Caffè di Whistle Stop” di Fannie Flagg, “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” di Dick e Il più grande uomo scimmia del Pleistocene” di Roy Lewis.

No, non hanno niente in comune, tranne forse un titolo difficile da ricordare, uno di quelli che devi ripeterti un paio di volte… o andare in libreria con un appunto scritto.

Beh, anche stavolta non ho avuto bisogno di scrivere niente, il libro l’ho scovato per caso: è usato e sottolineato, già questo me lo rende simpatico: chi l’ha letto prima di me – e immagino fosse molto più giovane della sottoscritta – ha evidenziato le parole più difficili.
Difficili? Ehm, sì, ma teniamo presente che questo testo lo si legge alle Medie.

La mia edizione è del 1986, della “Sansoni”, collana “Leggere a scuola”.

Judith Kerr lo scrisse nel ‘71, autobiografico ma rimaneggiato, racconta la sua infanzia da profuga, prima della Seconda Guerra Mondiale. Spesso accomunato al diario di Anna Frank – sì, quello l’ho letto a tempo debito, non preoccupatevi – è però assai meno angosciante.
Judith, ebrea tedesca, era figlia del noto critico teatrale Alfred Kerr. Entrambi i figli di Judith – che sposò nel ‘54 lo sceneggiatore televisivo Nigel Kneale – sono artisti piuttosto in gamba. Matthew è uno scrittore e Tracy si occupa di effetti speciali, ha lavorato anche nella saga di Harry Potter.
Sì, insomma, mica una famiglia di pirla, eh?

Per la trama vi rimando a Wikipedia: QUI.

Le prime trenta pagine mi hanno fatta sternutire, ma immagino non sia colpa della trama. Valuto invece una certa dose di polvere accumulata dal volume nel corso degli anni, la cosa però non mi ha fermata. Ovviamente il testo è tradotto – da Maria Buitoni Duca – per il pubblico a cui è destinato; nel 2011 – e vista la mia reverenda età – assomiglia alla pubblicità del Dolce Forno che vedevo sui Topolino. Ecco, sì, fa sorridere, è d’epoca, ma va bene così, in fondo la vicenda è ambientata negli anni ‘30.
L’ironia fanciullesca di Anna – la piccola protagonista – non guasta, in alcuni punti ho riso di gusto, insomma è un buon romanzo per ragazzi.

L’ho letto con questo spirito e l’ho letto volentieri, a volte fa bene tornare bambini, almeno per un paio d’ore.

Ah, già, vi chiederete del coniglio…
E’ finito tra i beni confiscati alla famiglia di Judith, fuggita in Svizzera poco prima delle elezioni del ‘33. I nazisti hanno fatto irruzione nella casa dei Kerr, a Berlino, e si sono portati via tutto… compreso il coniglio di peluche.

Ho perso anch’io il mio vecchio orsacchiotto, immagino quindi il dispiacere. No, nessun nazista mi ha rubato l’orsetto, ci ha invece pensato un ex moroso… e sto ancora valutando di prenderlo a randellate (e sono passati quasi vent’anni!).

g.

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Informazioni su Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

4 risposte a “Quando Hitler rubò il coniglio rosa”

  1. Perennemente Sloggata dice :

    Dovrò cercare questo libro. Assolutamente.
    Ma ti ringrazio anche per un’altra osservazione che, comunemente, non viene esplicitata: al di là del citare il traduttore, trovo corretto anche sottolineare il periodo in cui è stato tradotto un libro, la lingua usata va contestualizzata anche storicamente. Insomma, lo stesso libro ora potrei tradurlo in maniera diversa.

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    • Gaia Conventi dice :

      Certamente, e così si spiegano le traduzioni successive di un libro.
      Quello che andava ai tempi, adesso ci sembra stucchevole. Chissà che diranno tra cent’anni dei librozzi che ci spupazziamo adesso… 😉

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