“La casa sull’estuario”, Daphne du Maurier: vent’anni per me e seicento per lui…

“La casa sull’estuario” è un romanzo di Daphne Du Maurier, probabilmente la conoscete per “Gli uccelli” e “Rebecca la prima moglie”, o forse non conoscete lei ma i film che sono stati tratti dai suoi lavori. Insomma, non importa, perché forse “La casa sull’estuario” lo si è letto meno, ecco perché farci sopra quattro chiacchiere risulta piacevole.

Siamo in Cornovaglia, nella casa delle vacanze di un tale, un geniale ricercatore che pare aver scoperto il modo per viaggiare nel tempo. Certo ancora ci sono molte cose da mettere a punto, non puoi scegliere in quale data essere catapultato, ti devi accontentare. Inoltre, e non è poco, la droga in questione quella che ti fa fare il viaggio… deve essere testata.

Ecco che sbuca fuori il protagonista, amico d’infanzia dello scienziato pazzo: perché non vai a farti qualche settimana di tutto riposo nella mia bella casetta in Cornovaglia? Mentre aspetti che quella rompicoglioni di tua moglie americana fino al midollo, con amici più rompicoglioni di lei e un fratello che vuole ad ogni costo avere il cognato come socio nella sua casa editrice e i tuoi due figliastri ti raggiungano… ti andrebbe di buttare giù questa robaccia?

Ecco, fin qui assomiglia al caro dottor Jekyll l’abbiamo incontrato in questo post e alla sua ricerca, ma lui e il nostro viaggiatore nel tempo cercano cose differenti: Jekyll, detta alla brutto boia, vuole fare il viveur senza perdere la faccia in società, ma quest’altro ha un’esigenza ben diversa… uscire dalla noia quotidiana.

A voi sembrerà un male minore, ma tenete presente che la noia ne ammazza parecchi, più dei bordelli dove Stevenson non disdegnava di passare qualche ora e forse più della droga. Ma non divaghiamo, ché qui non si parla di farsi una canna, qui si viaggia nel tempo: un bel balzo di seicento anni.

Il nostro tizio fa contento il dottore sono amici e il dottore sa bene che il tale è malleabile, sarà il suo topolino da laboratorio senza fare troppe storie e inizia a vagare nella desolata landa della Cornovaglia dove sta in vacanza. La pozione magica gli fa ritrovare i personaggi e gli intrighi del quattordicesimo secolo, ma il suo corpo è ancora qui, quindi deve stare attento a dove mette i piedi.

Dove ora c’è una chiesetta, secoli prima stava un Priorato, nella sua casetta moderna c’era invece la fattoria di Roger, quello che si scoprirà presto essere involontariamente la sua guida.

Ecco, sì, assomiglia un po’ a “Timeline” di Crichton, ma il romanzo della Du Maurier è uscito esattamente trent’anni prima, era il 1969.

Inutile dire che la traduzione italiana dell’edizione che ho tra le mani la traduttrice è Maria Napolitano Martone è assai bon ton, risente dei decenni e a volte strappa un sorriso, ma è solo una questione temporale, roba che si caccia via con un sorso di roba buona!

E mentre il tizio passeggia attento all’estuario, non bagnarti i piedi! in una Cornovaglia più vecchiotta, anch’io ho fatto il mio salto nel passato: soltanto di vent’anni, ma è già un bell’andare!

Avevo cominciato questo libro nell’estate dei miei diciassette anni, poi, improvvisamente, l’avevo perso da qualche parte. Per diverso tempo mi sono detta di ricomprarlo, infine l’ho fatto, con diciannove anni di ritardo… eppure anche quella copia si è persa. Destino beffardo!
Cercando tra gli scaffali della mia libreria cercando un altro libro, mi pare ovvio sono finalmente incappata in “La casa sull’estuario”.

Sono passati vent’anni esatti da quando l’ho aperto per la prima volta, allora portavo la minigonna e stare sui tacchi non mi dava le vertigini. Durante i capitoli iniziali mi sono chiesta se all’epoca il libro mi fosse piaciuto, facendo saltellare la mia attenzione a quell’estate di molti anni prima, alla Cornovaglia del milletrecento e all’ambientazione degli anni sessanta. Se avessi continuato così probabilmente mi sarei data alla droga…

Per fortuna la vicenda mi ha preso alla svelta, ma non so dirvi se la mia testa da diciassettenne l’avrebbe capita e apprezzata alla stessa maniera.

Qui abbiamo un amico con un amico molto amico ma non abbastanza amico complicato gioco di parole per dirvi che il nostro tizio usa la droga senza conoscerne gli effetti negativi e quell’altro si bada bene dall’essere chiaro in merito che conduce una vita agiata il nostro drogatello si è licenziato da una casa editrice perché è stufo della vita d’ufficio –, sta passando l’estate in Cornovaglia per capire cosa vuole fare “da grande” e ha una moglie che fin da subito ci sembra poco adatta a lui.

Una moglie da sopportare, più è lontana meglio è, eppure sono sposati solo da un paio d’anni. Insomma, il protagonista si annoia, è questo il punto. Ecco perché cede così volentieri alle lusinghe dei viaggi nel tempo, pericolosi lo si capisce ben presto ma proprio per questo interessanti.

La parte storica del romanzo è ben fatta, ricca di spunti attenti ai nomi dei vari personaggi medievali, si chiamano tutti alla stessa maniera, per un attimo mi pareva di dovermi raccapezzare nelle vicende degli Estensi! , il finale è aperto, il finale moderno, intendo. Quello medievale è piuttosto chiaro, finisce in un modo e da lì non si scappa, ma quello del 1969 potete girarlo e voltarlo come credete, in base alla quantità d’ottimismo di cui siete dotati

Due parole su Daphne Du Maurier, una che assomiglia incredibilmente ad Annemarie Schwarzenbach se non la conoscete, Google vi aiuterà per ceto, carattere e scelte sessuali ondivaghe. Non so se di Daphne ci sia in giro una buona biografia, per conoscere meglio Annemarie vi consiglio di leggere il romanzo “Lei così amata” di Melania Mazzucco.

“La casa sull’estuario” è un libro che vi consiglio di mettere in valigia, se passate l’estate a Rimini riuscirà a farvi scordare il casino che avete attorno e gli insopportabili vicini d’ombrellone.

g.

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