“Nero Wolfe e il caso dei mirtilli”, un giallo per andare sul sicuro…

Lo ammetto, ogni tanto apro un libro certa che non dovrò parlarne male; sputtanare romanzi non è né semplice né pratico, a volte bisogna prendersi una pausa.

Ho quindi allungato la mano e preso dalla pila che sovrasta il mio comodino questo grande classico: “Nero Wolfe e il caso dei mirtilli”. La mia edizione è un Oscar Mondadori del 1998, comprata all’usato sicuro ma tenuta talmente male che dimostra vent’anni di più. Pazienza, diciamo che le ferite di guerra ne accrescono il fascino.

La particolarità di questo giallo, che fa parte dell’ampia produzione di Rex Stout e arriva per la prima volta in libreria nel 1969 esce con Mondadori nel 1970 , è l’essere riusciti a far spostare il mastodontico Wolfe. Già, quasi una vacanza, ma una vacanza di lavoro.
Calcolando che l’esordio della coppia Wolfe-Goodwin risale al 1934 col racconto “La traccia del serpente” capirete che i due si conoscono e frequentano da un pezzo. Per questo, forse, Stout ha deciso di far uscire di casa il nostro Wolfe, era ora di fargli prendere aria.

In questa “puntata”, Archie Goodwin, il suo braccio destro, se ne sta nel Montana, al ranch di Lily Rowan, sua eterna fidanzata nel corso del romanzo riesce appena a sfiorarle un ginocchio e altri due ospiti. E’ un bel posto, il Montana, ma di fronte a un omicidio, nessuno ha voglia di rispondere alle domande di un damerino di città.
Il povero Archie si trova in un pasticcio, un tale viene fatto fuori, il colpevole sembra essere uno dei lavoranti di Lily, ma Archie non cava un ragno dal buco. Lo sceriffo è uno che si crede John Wayne peccato abbia poi solo due neuroni che cozzano di continuo e fa di tutto per rendere le indagini di Archie Goodwin un vero inferno.

Tocca scrivere al capo per dirgli che si rimane in Montana fino a data da destinarsi, senza paga, perché l’ha promesso a Lily: deve tirare fuori dai pasticci Harvey Greeve, che è stato cacciato in galera senza aver commesso alcunché.

Che fa Nero Wolfe? Incredibilmente abbandona la casa di New York, si sobbarca un viaggio scomodo e riesce persino ad adattarsi alla vita del Montana pietanze incluse senza fare troppe storie. Questo accade a un terzo del libro, da lì in poi le cose cambiano, non cambia invece il tono asciutto del romanzo e le battute che Rex Stout facendo parlare Archie sparge a piene mani.

Deliziosa la traduzione di Laura Grimaldi, l’ho veramente apprezzata.

Un buon libro, un giallo alla vecchia maniera. Mi direte che la produzione precedente di Rex Stout è migliore, e non posso darvi torto. Beh, mettiamola così, meglio il peggior Wolfe dei migliori “libri a perdere” che ci propongono in libreria negli ultimi tempi!

g.

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Informazioni su Gaia Conventi

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