“Riflettere” di Maurizio Ganzaroli

Le ombre si allungavano nella camera ingombra di oggetti, dando loro una sorta di strana fisionomia aliena.
Una figura incorniciata di scuro si muove lentamente, come se stesse dormendo, sognando o fosse in animazione sospesa; come un’anima che sta aspettando il suo traghettatore.

Fa qualche smorfia, si sposta di lato, ora sull’altro, si tira in su i capelli e li lascia cadere senza importanza sulle spalle.
È una donna o forse solo un fantasma femminile di qualcosa o qualcuno che è già stato.
Forse ha già vissuto, forse il suo piccolo mondo lo ha già divorato, o è stata divorata da esso, in mille modi diversi.

Una volta c’era un uomo, o così sembrava a prima vista vicino a lei in un lontano passato, fatto di alghe e muschi, una figura che divenne sempre più trasparente, fino a scoprirne i denti e le ossa, corrotti dal demone dell’alcol.
Come si chiamava?
Il suo nome si è perduto per sempre in un passato che le appartiene, fatto di pochi ricordi buoni, ma di tanti dolorosi, per le botte e per le umiliazioni subite.

Usciva la mattina per il lavoro, e quando tornava lo trovava in poltrona, subito pronto ad aggredirla se non era pronto da mangiare.
Che cosa era successo a quell’uomo tanto caro che le faceva sempre trovare una rosa sul tavolino del soggiorno, che si intravedeva di fianco a lei?

Fiori appassiti, come lei, nei suoi anni, era ormai una vecchia, stanca ombra che vagava nel nulla.
Usciva la mattina, tornava alla sera, apriva il frigo e correva in bagno, questa era divenuta la sua vita di macerie e tristezza.
Uno strano pendolo si muoveva luccicando nel buio come l’occhio di un ciclope malvagio.

Un’asola di corda come una corona di fiori la aspettava sotto una sedia, la sua preferita.
Ciò che seguì fu il silenzio di una sedia che cade, il respiro mozzato e un leggero cigolio.

Lo specchio continuò a riflettere.

(Testo e immagine di Maurizio Ganzaroli)

 

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