Parola d’ordine: editoria a pagamento

Caro amico alieno, tu vieni da lontano e ‘ste cose non le sai, meglio allora se partiamo subito col dire che qui da noi si può pubblicare pagando. No, no, aspetta… non intendo farsi stampare la tesi di laurea da Beppe, il tipografo sotto casa, ti sto proprio parlando d’editoria.

So che da voi i libri non vanno più da tempo beh, ecco, nemmeno da noi, infatti abbiamo gli editori a pagamento perciò ti è un po’ difficile intuire il mondo che si cela dietro le paroline magiche “paghi e quindi pubblichi”. Meglio se ti faccio qualche esempio, eh?

L’editoria a pagamento è un ristorante macrobiotico: mangi poco, paghi molto e poi esci con la fame. Pubblicare a pagamento è come fare l’idraulico e pagare i clienti perché si facciano sturare i lavandini, è come cercare il grande amore sulle tangenziali, è come fare scommesse conoscendo già il risultato: scommettiamo che con duemila euro scovo un editore a cui piace il mio libro? Ecco, una roba così.

La gente pubblica a pagamento per poter aggiungere scrittore ai propri dati su Facebook – a volte anche nel nome in bacheca: tal de tali scrittore –, o magari ha tentato centinaia di volte di farsi pubblicare a gratis e all’ennesimo che schifo ha messo mano al portafoglio. Avrebbe magari potuto portare la manina al cuoricino e dirsi che forse quello del romanziere non è il suo mestiere, ma prima d’arrivare al muscolo cardiaco si è imbattuto nella tasca interna della giacca e lì è spuntata fuori l’idea: pago, vedrai che poi il mio libro viene letto e piace a tutti!

L’idea di scavalcare le normali regole editoriali – mando un manoscritto, mi dicono che con l’aiuto di un editor ne esce qualcosa di buono, l’editore decide di investire due soldi sul mio testo – è la stessa di quelle signore che si fanno di botox per nascondere l’età: ci cascano in pochi, da vicino la vecchiarda e lo scrittore a pagamento fanno lo stesso effetto… sembrano dei cartonati.

Parlar male degli editori a pagamento è fin troppo facile, più difficile è chiamarli editori. La stessa cosa vale per gli scrittori paganti, ma farglielo capire è molto più ostico. Ti sentirai rispondere che il libro è una merce come le scarpe, i pomodori, la colla per topi , farsi pubblicare un romanzo è come andare dal macellaio per procurarsi un salame: compri e paghi. Ma magari ti sentirai dire anche di peggio: Moccia ha fatto così, ha pubblicato pagando, dieci anni dopo è stato scoperto grazie a quel suo primo libercolo…

Conosci Giuseppe Moccia? O magari se lo chiamo Pipolo ci intendiamo subito. Ecco, il signor Pipolo collega di Castellano, Castellano e Pipolo, ora ti è chiaro? era il papà del nostro Moccia (Federico Moccia, il Moccia dei mocciosi). Ora, caro alieno, non so come vadano le cosa da te, ma qui da noi essere figli d’arte aiuta un mucchio. Se Moccia ci ha messo tutti quegli anni a farsi notare dal grande pubblico, non sarà che scrive roba da far impallidire i marziani? Eppure lui ci è riuscito, mi dici, è vero, verissimo… segno che, pur pagando ma spesso anche non pagando , in Italia serve un qualche santo in paradiso (se scrivi da schifo, o ti serve un santo più beato degli altri o ti serve soltanto più tempo).

Allora, caro amico mio con le antenne, il consiglio che vorrei dare a tutti gli scrittori paganti è molto semplice: pagate per avere un angelo custode editoriale a volte non servono soldi, solo una buona salivazione e il vostro investimento risulterà migliore. E poi nessuno fa caso agli scrittori che hanno un buon amico scrittore. Meglio passare per adepti ben piazzati che per scrittori a pagamento, o no?

«Davvero?», e qui l’alieno resta a bocca aperta, che poi, bocca… sembra un salvadanaio (sì, ok, assomiglia un po’ a Julia Roberts).
Amico mio, giovane verdognolo in gita da queste parti, ricordati sempre che su questo pianeta la saliva vale oro… ma non dirlo troppo in giro, scrittori e scribacchini sanno dimostrarsi assai malmostosi.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

5 responses to “Parola d’ordine: editoria a pagamento”

  1. Gianpiero Adornato says :

    Ho apprezzato molto la tua denuncia…io sono uno scrittore, o almeno, credevo di esserlo. Hai ragione: in questo nostro Paese di Santi , Navigatori e Scrittori, se non hai i soldi a portata di mano o di portafoglio, è difficile poter diffondere un pò di sana cultura. Se vuoi pubblicare, prima ti dicono che devono passare almeno sei mesi per dare il tempo al critico editoriale di giudicare il tuo lavoro , e poi, ammesso che abbia letto qualche rigo di quello che tu hai scritto, si congratula con te dicendoti che il lavoro è interessante e che te lo pubblica a patto che tu acquisti almeno 500 copie del tuo libro, altrimenti non è più interessante…..Questi cosiddetti Editori farebbero meglio a farsi chiamare Tipografi, è sicuramente molto più onesto.

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    • Gaia Conventi says :

      Eh, lo so… è quello che cercavo di spiegare al mio amico alieno.
      Non è facile raccontare certe anomalie, figuriamoci se si ha davanti un extraterrestre che non sa quanto circo equestre si nasconde dietro i libri!
      Agli alieni queste cose bisogna spiegarle, ché loro – poverini – metti decidano di scrivere, pubblicare sulla Terra…
      E se si trovano davanti un editore che li invita a mettere mano ai crediti stellari guadagnati duramente in anni luce di stipendio da alieno operaio?
      Sì, insomma, certe cose bisogna dirle e anche belle chiare: se nel 2012 finisce il mondo, gli alieni che ci daranno il cambio devono sapere in che impicci – editoriali – vengono a cacciarsi!

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