Una piccola recensione/una grande stroncatura: “Mors Tua” di Danila Comastri Montanari

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Lo confesso, io e Publio Aurelio non ci eravamo mai incontrati, mi è stato presentato qualche giorno fa da un’amica carissima: “devi assolutamente leggerlo, è divertente”, così mi dice, e io prendo la cosa per buona. Scordando, è il caso di farvelo notare, che qualche giallino l’ho scritto pure io, tutta roba alla vecchia maniera, gialli classici, di quelli costruiti a tavolino. Lo si fa coi gialli, lo si fa con gli orologi. O almeno, questa è la mia idea, ma devo credere non sia quella valida.
Me lo fa pensare la signora Comastri Montanari, e io mi areno a pagina 23, esattamente alla fine del primo capitolo. Più in là non vado, in queste poche pagine ho trovato tanta di quella roba che mi è andata di traverso, da costringermi a una pastiglia Caleffi, subito, alla svelta, o così o tenersi un Publio Aurelio sullo stomaco per giorni o forse mesi.

Questa è la settima avventura di questo tale, un senatore romano: bello, giovane, figo, ricco…
Ecco, fin qui siamo in territorio Harmony. Il primo capitolo prende vita a pagina 11: Publio Aurelio era di ottimo umore mentre si avviava in portantina verso la casa della sua ultima conquista. Dopo mangiato, si era concesso un lungo bagno ristoratore per prepararsi degnamente all’appuntamento che aveva strappato alla bella giovane conosciuta quella mattina. Sono le prime righe del libro, già non mi prende, la scrittura è quella facilitata, quella adatta a farsi capire anche da un cretino.
Non escludo d’appartenere al club, sia chiaro, ma detesto leggere un libercolo più adatto alla mia prima media che non ai miei quasi quarant’anni. Certo, direte voi, è tutta colpa tua, avresti dovuto iniziare prima a leggere le avventure di Publio Aurelio.
Non posso darvi torto.

Il fattaccio della lettura facilitata l’avevo notato anche in “Le gazze ladre” di Ken Follett, era forse il 2001, anno in cui mi sono detta che Follett non mi avrebbe più scucito un centesimo. Insomma, la signora Comastri Montanari è in buona compagnia, ché non se l’abbia a pigliare a male per così poco.

Altra faccenda che mi ha indotta a chiudere definitivamente il romanzo, è l’incredibile presenza – fastidiosa, un vero gattino attaccato ai maroni – dei punti esclamativi. Tenete presente che sto recensendo il primo capitolo, può essere che dal secondo in poi le esclamazioni vengano bandite per legge, non lo so, non lo voglio sapere, non riesco ad andare oltre.
Ma dicevamo del primo capitolo, il discorso diretto inizia a pagina 15 e prosegue, tra il lusco e il brusco, fino alla fatidica pagina 23 (quella in cui ho detto basta, mi arrendo). Mi sono presa la briga di contare i punti esclamativi – da pagina 15 a pagina 23, lo ribadisco – e ne ho scovati 32.
32 punti esclamativi non riesci a usarli nemmeno durante un orgasmo, nella vita comune, intendo, poi ci sono anche i gialli di Fabrizio Corona e lì la musica cambia. Quanti punti esclamativi vale Belen? Non saprei dirlo, non me ne intendo.

Esempio pratico, alla scoperta del cadavere della giovane e bella – e ti pareva! – Corinna. Lei è la signorina che Publio Aurelio dovrebbe incontrare per balzi amorosi in orizzontale, ma che purtroppo sorprende già cadavere. Urca la peppa! Quando la sua ruffiana scopre la mortaccia sua, si sbrodola in un lamento da commedia dell’arte. L’ha ammazzata! Me l’ha ammazzata! Ha ammazzato la mia Corinna! – gridava a perdifiato. – E’ là, in un lago di sangue. Sacra Artemide! L’ha ammazzata!
Ecco, sì, è un momento esclamativo, uno di quelli in cui i punti esclamativi ti si infilano nelle retine, ti brandiscono il cervello e te lo appendono a stendere davanti al termosifone. Insomma, sia chiaro, a me i punti esclamativi stanno fortemente sui coglioni, non posso farci niente.

Arriviamo quindi al motivo che mi ha davvero fatto desistere, non solo dal continuare a leggere “Mors Tua”, ma dall’avere a che spartire – in un futuro prossimo e per l’eternità – con Publio Aurelio Stazio.
Il nostro eroe ha un suo schiavo preferito, uno in gamba a cui affida i compiti più importanti, in questo caso il tale deve affiancare la portantina portando con sé il dono per la giovane e bella – ribadiamolo, è una strafiga – Corinna. Il regalino è un vaso in alabastro, ché Publio Aurelio è un figo con un sacco di soldi, ha buongusto e non bada a spese. Quindi, la portantina arriva a casa di Corinna, il nostro eroe manda tutti a farsi un birrozzo e trattenne solo Castore che, al corrente da sempre dei suoi affari di cuore, ostentava senza imbarazzo il pesante calice destinato a servire da dono propiziatorio. Poi Publio Aurelio entra a cercare la squinzia, la casa è silente, lui se la gira come fosse in gita. Scova il cadavere in camera da letto.

Ora, per quanto mi riguarda, Castore è ancora all’ingresso, con ‘sto vaso da consegnare quasi fosse il corriere della DHL. Vi torna questa cosa? Bene, andiamo avanti.

Mentre pensa a che spreco sia l’aver fatto fuori una giovane così bella e fighissima, Publio Aurelio sente dei movimenti nell’atrio, è la ruffiana di Corinna, quella che prima sbraitava a grandi punti esclamativi.
Certo che farsi trovare lì sia una brutta riuscita, Publio Aurelio tornò velocemente nell’orto e saltò il muro di cinta, seguendo la stessa via percorsa probabilmente pochi minuti prima dal vero omicida. Poi, senza esitare, raggiunse la bettola dove i suoi schiavi lo stavano aspettando e bevve tranquillamente un gotto di vino allungato.

Bene, ma Castore e ‘sto cazzo di vaso sono ancora dove li avevamo lasciati, o no? Il povero Castore non sa niente del ritrovamento della salma, lui sta ancora fuori dalla casetta in Canadà con la sua consegna. Vi torna?

Ecco quindi che la ruffiana torna a riempire la scena, e le urla della vecchia giunsero presto alle orecchie degli avventori, che si precipitarono verso la casa in tempo per vedere la megera che ne fuggiva stravolta. A questo punto la vecchiarda dovrebbe investire Castore, che è ancora lì che aspetta di sapere dove accidenti deve infilarsi quel vaso, ma non succede: Castore si è volatilizzato. Lo schiavo arriva invece in un secondo tempo, o magari si era nascosto tra le fresche frasche, avvertito del pericolo da Publio Aurelio, via sms.

Ve lo dico chiaro e tondo, cose così inspiegabili mi fanno proprio girare i coglioni. Voi direte che è un peccatuccio, roba da ridere, ma nei gialli tutto deve filare via liscio, senza intoppi. Se a pagina 16 hai già un dubbio, o sei uno che si fa un sacco di pippe mentali – e nel mio caso è vero – o magari l’autore te la sta vendendo un tanto al chilo. Cosa che va benissimo nei libri di Moccia, ma non nei gialli.
No, mi spiace, il giallo è una miscela esplosiva, se i componenti non sono centellinati a dovere, tutto ti scoppia in mano. In questo caso è proprio così, e già nel primo capitolo.

Mors Tua. Avanti il prossimo!

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

20 responses to “Una piccola recensione/una grande stroncatura: “Mors Tua” di Danila Comastri Montanari”

  1. Mario Borghi says :

    Mai, mai, mai fidarsi delle amiche.

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  2. G.V. Falconieri says :

    Mors(tacci) sua!

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  3. Acquafresca says :

    Ho trovato la tua recensione molto divertente. Impossibile trovarne sul web e tanto meno di paragonabili alla tua. Proprio niente. Ci sono delle cose che vengono definite tali ma che non lo sono: copiate dal risvolto di copertina e via. Fatte con lo stampino. E quelli che mettono i feedback nei book store online? Peggio che andar di notte. Giudizio tranchant il tuo ma fatto con una tale ironia che é stato piacevole leggerlo. Inoltre, tratta di un romanzo d’esordio del ’90, mi pare, quindi niente che possa ormai condizionare le vendite di quelli che sono venuti dopo, inesorabili, e tutti uguali. Ne ho letti alcuni: cambiano soltanto gli assassini e gli assassinati, il luogo del delitto, i titoli in latino. Per fortuna le trame non lasciano traccia nella memoria per cui letto uno, letti tutti e quindici. Non ho ancora letto niente di tuo invece.. devo darmi una mossa! (Ho messo un solo punto esclamativo, sarà sufficiente?) Ciao

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    • Gaia Conventi says :

      Beh, sarò sincera, spesso mi riesce di far ridere anche dicendo cose serie, è una disgrazia che mi condiziona fin da piccola.
      Ovviamente il mio ego smisurato – l’avrei voluto un 36 come il numero di scarpe, avrebbe ingombrato meno – non mi permette alcun copia-incolla.
      Sì, soffro di protagonismo pronunciato… persino nelle recensioni dei libri altrui, figuriamoci quando il testo è farina del mio sacco!
      (E ci piazziamo un punto esclamativo, la comunicazione sul web è sempre piuttosto orgasmica).
      Non hai ancora letto i miei libri e questo è certamente un bene, pensa se li leggessi per poi recensirli… magari scopriresti che infilo punti e virgola una riga sì e una no, sarebbe davvero imbarazzante.
      No, credimi, meglio lasciar perdere; leggimi sul blog (è gratis, e no, stavolta il punto esclamativo non ci sta) e puoi cambiare canale a ogni mio punto e virgola.

      Lieta d’averti a bordo, passa pure a trovarmi: stronco spesso. 😀

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  4. moloch981 says :

    L’espressione “scrittura facilitata” mi sembra che definisca benissimo lo stile dei vari Follett, Comastri Montanari, ecc. La serie di Marco Aurelio non l’ho mai letta, ho avuto però la bella pensata di spendere 18 EURO per “Terrore”, della stessa autrice, in edizione hardcover Mondadori, solo perché era ambientato a Parigi nel 1793 e poteva essere interessante… Indovina un po’: stile piattissimo, assassino che semina cadaveri ogni tot pagine, investigatore fico con varie fanciulle, una più bella dell’altra, che gli muoiono dietro, insomma, una fiction di Canale 5, più o meno. La solita minestra.

    … Non è che interessa a qualcuno? Perché ve lo vendo subito, eh.

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    • Gaia Conventi says :

      Interessante… allora adesso so cosa NON leggere. 😀

      Temo sarà dura rivendere un libro a cui hai fatto questa piccola e generosa recensione, io di solito tengo le “perle” per il paccozzo commentozzo, quel regalone che è andato al commento n° 2000 e tornerà presto per ricompensare lo sfortunato commentatore del n° 3000.

      Pensa se fossi proprio a tu a vincerlo… che culo, eh? 😉

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