“Chiedi alla polvere” di John Fante

Fosse una torta avrebbe tre strati, ma è un libro, eppure ha tre strati comunque. Sotto ci trovi il pan di spagna, magari lo dai per scontato e non ti accorgi che tiene su il resto, la crema, la cioccolata, i pupazzetti di zucchero. Quel che ti pare, ché ognuno guarnisce i dolci come gli tira e legge in un libro quel che ci scova.
Ma dicevamo dello strato, quello sotto, che regge il resto. È fatto di preghierine serali, mamma cattolica e sensi di colpa. Se ci levi ‘sto pan di spagna, il resto crolla… o magari è buono lo stesso, ma non ti riempie la pancia.

Arturo Bandini si lascia alle spalle la famigliola d’origini italiane per fare fortuna come scrittore, ma si porta dietro – in testa, nell’anima – una raccolta d’acquasantiere da far invidia alle uscite in edicola. E quando hai in testa quella roba lì, quei fioretti e quelle colpe da espiare – anche quando di colpe non ne hai –, allora il mondo ti guarda storto, ha grandi aspettative. Lui e l’Altissimo.

Poi c’è la guarnizione nel mezzo, sopra il pan di spagna, così non rimane troppo secco. Lì c’è la storia di uno scrittore che non sa esattamente se è bravo, se fa schifo, se ha qualcosa da dire. Sì, ha scritto un racconto che gli viene pubblicato e gira con copie di quella rivista da far leggere a tutti. Vuoi mai… un complimento, uno solo, all’esordiente già un complimento stiracchiato fa girare meglio la giornata. Ma la vita dello scribacchino morto di fame – e quando ha due soldi in tasca, il nostro Arturo non ci mette niente a scialacquare… manco fosse Briatore! – è dura, grigia e polverosa. Scrivi, accartoccia il foglio, riscrivi. Magari salta fuori l’idea buona, ma bisogna coglierla al volo e schiacciarla sul foglio, come una mosca immortalata da una paletta in una foto macro.

Lì con la testa, dita decise e pesanti sulla macchina da scrivere, tic tic tic… batti e ribatti… butta e ributta. E poi la vita è piena di sfighe, per tutti, ma per uno scrittore esordiente che viene da una famiglia cattolica, le sfighe sono anche peggio: sono sempre e solo colpe.

E arriviamo allo strato superiore, il più dolce, il più elaborato: la storia d’amore. Ovviamente a senso unico, ché uno scribacchino cattolico e sfigato può amare solo l’amore.
Lui ama lei, ma lei ama un altro, o forse lei ama Bandini e lui la fa scappare. O magari non è nemmeno così, Bandini è complicato ma Camilla è anche peggio, perché lei è messicana e qui siamo nella California degli anni ‘30. Conta essere e sentirsi americani, conta molto, ma soprattutto bisogna sembrarlo. Camilla no, lei pare proprio messicana, a Bandini sta bene, all’altro no… ma lei ama quell’altro, e le cose si complicano. E che succede? Beh, dovete chiederlo alla polvere e leggervi il libro. A me è piaciuto, molto, e non sono una che fa sconti.

Mai sofferto di sensi di colpa.

(Traduzione di Maria Giulia Castagnone).

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

7 responses to ““Chiedi alla polvere” di John Fante”

  1. Lilly says :

    Ho vissuto con intensità emotiva le storie della fame, delle arance, dell’albergo in cui entrava sempre scavalcando la finestra dell’ultimo piano che però era il primo. Il deserto.
    L’unico aspetto che non ho apprezzato è stata la mancanza della prospettiva di Camilla, figura che percorre le pagine senza essere mai presentata dall’autore, o forse sbaglio.

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    • Gaia Conventi says :

      Camilla appare un tantino cartonata, di lei sappiamo che vuole quell’altro tale e che le sta bene pigliare botte a randa. Una signorina piuttosto chiusa a riccio, può essere questo il motivo per cui ci appare impossibile sapere che diamine le frulla in testa? Oppure Fante si è solo scordato di darle un tantino di filo mentre muoveva la sua marionetta? Mah, vai a saperlo…

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  2. Lilly says :

    🙂
    Avendo letto solo questo di Fante, nemmeno io so come pronunciarmi. Avvertimi quando leggi il prossimo, mi metto al pari!

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