Personaggi: Dashiell Hammett

Dashiell Hammett – ma ci manca un Samuel per farla completa – nasce nel 1894 sulla costa orientale del Maryland. A lui si deve il poliziesco hardboiled, ne siamo certi, perché persino Raymond Chandler ha più volte insistito nel sostenerlo, più o meno così: “Non sono stato io a inventare il racconto poliziesco hardboiled e non ho mai fatto segreto della mia opinione per cui la paternità di questo genere letterario vada ascritta a Dashiell Hammett”. Ah, Chandler è quello di Marlowe, ve la butto lì ma so che già lo sapevate.


Essendo un povero guaglione, Hammett a quattordici anni deve lasciare la scuola, i suoi non hanno modo di imbastire il pranzo con la cena, figuriamoci mettere assieme quaderni e pastelli! Fa i lavori più disparati – l’operaio per le ferrovie, l’agente di cambio, il venditore di giornali, il commesso, lo stivatore, il copywriter  – finché, a vent’anni, diventa investigatore per l’Agenzia Pinkerton, dopo aver letto un annuncio sul quotidiano di Baltimora.

Tenete presente che in quegli anni la Pinkerton era specializzata – e ben pagata – per reprimere gli scioperi, a costo di menare. Pare che il nostro Dashiell non sia stato coinvolto in prima persona in questi tafferugli – lui si occupava di indagini e pedinamenti, come poi i suoi personaggi – , ma vedrete che la faccenda in qualche modo influirà sulle sue scelte politiche.

Ma andiamo con calma…

Nel 1918, durante la prima guerra mondiale, Hammett decide di fare il proprio dovere e si arruola come infermiere sulle ambulanze dell’esercito americano, peccato si ammali di tubercolosi e sia costretto a seguire la faccenda in differita, dallo stanzone di un ospedale. Lì conosce l’infermiera che sarà poi sua moglie, si sposano nel ‘21 e si trasferiscono a San Francisco. Il matrimonio andrà a rotoli e sarà tutta colpa di Dashiell – perennemente ubriaco fradicio –, diciamolo subito così ci leviamo il pensiero.

Quando la salute si fa talmente malmessa da non consentirgli più di lavorare come detective, si reinventa – alla grande – nel ruolo di romanziere.

Nel 1922 la rivista “Black Mask” pubblica il primo racconto di Hammett, “La strada di casa”, ma in precedenza il nostro eroe aveva piazzato lavori anche su  “Smart Set”.
L’anno successivo nasce il suo personaggio Continental Op, che ritroviamo in ventotto racconti e due romanzi. Dal 1929 dedica invece la sua attenzione all’altro personaggio, quello che lo renderà celebre, l’investigatore privato Sam Spade.

I romanzi prima vengono pubblicati “a rate” su “Black Mask” e poi messi assieme in un volume, nel ‘34. La sua bibliografia la trovate comodamente ovunque, eviterò quindi di piazzarla anche qui.

Nel 1931 molla la moglie e trova il grande amore, lei è la scrittrice di teatro Lillian Hellman – che sarà poi anche sceneggiatrice cinematografica – , in seguito racconterà che lo sregolato Hammett – fumatore, bevitore, scommettitore… uno di quelli che nessuna mamma vorrebbe come genero – diventava un altro quando si metteva alla macchina da scrivere: stop ai vizi, si faceva meticoloso come un ragioniere di banca, attento a scegliere parola per parola cosa infilare in un romanzo.
Un monaco del poliziesco in eremitaggio artistico, scordandosi di tutto il resto. Un pazzo, lasciatemelo dire.

Il suo ultimo romanzo risale al 1934, poi si dedica anima e core al cinema e alla politica, lui è di sinistra e nel ‘37 si iscrive al partito comunista statunitense.
Sempre nel ‘34 scrive e sceneggia il primo racconto del fumetto “Agente Segreto X-9”  – dal titolo “Il Dominatore”  – realizzato dall’allora esordiente Alex Raymond, poi papà di Flash Gordon.

Non è cosa che Hammett fa per amore dell’arte, lo fa solo per soldi, sia chiaro. Peccato che il titolo della comic-strip attragga l’attenzione di J. Edgar Hoover… e a breve inizieranno i guai.

Quel testa di legno di Hoover è convinto che il fumetto sia una parodia dei suoi agenti, figurarsi quando viene a sapere delle simpatie comuniste di Dashiell Hammett: apriti cielo!

Nel 1942 Hammett viene eletto presidente della Lega degli Scrittori Americani e, nonostante la tubercolosi, l’età e i denti che avrebbero bisogno di una rimessa in ordine, riesce ad arruolarsi di nuovo. Tenete presente che nel frattempo l’FBI l’ha perso di vista, ecco, tanto per farvi capire l’andazzo… e magari la parodia a fumetti ci sarebbe pure stata a pennello!

Nel settembre del ‘43 troviamo il caporale Hammett in Alaska, nell’isola di Adak. Lì è agli ordini del generale di brigata Harry Thompson, buon militare e grande lettore di hardboiled… non gli sarà parso vero d’avere Hammett a distanza così ravvicinata!

Ovviamente sull’isoletta non capita un accidente e non si spara manco un colpo, ecco che Hammett, oltre a dirigere “The Adakian” – il giornale dell’esercito, quattro pagine distribuite in circa cinquemila copie  – manda qualche articoletto alla stampa comunista americana. Ma sì, dai, un hobby come un altro!

Non pare però che il generale Thompson si sia fatto venire il sangue cattivo sapendo il giornale in mano a un pericoloso comunista, uno scrittore già nell’occhio del ciclone: l’FBI lo controlla da vicino fin dal ‘34, quando Edgar Hoover decide di volerne sapere di più di questo autore pagatissimo, famosissimo e impelagato col nemico comunista… e Hoover sì che per queste cose ci perdeva il sonno.

Dall’Alaska Hammett torna sfatto, con l’enfisema che non gli dà tregua e l’alcolismo che fa il resto. Già beveva come una spugna, chissà che accidenti ha combinato in guerra!
Torna anche decorato, sia detto, con appuntata sul petto la Asiatic-Pacific Service Medal, congedato con onore. E bravo Dashiell!
Nel frattempo l’FBI lo ripesca, lo scova e lo trova oltremodo interessante.

L’alcool lo tormenterà – o lui tormenterà la bottiglia – fino al 1948, poi la pianta, ma nel frattempo gli arrivano altri guai: essendo stato tesoriere per un fondo destinato a pagare la cauzione di personcine sospettate d’essere pericolosi comunisti alla conquista del mondo – e per questo ingabbiati, in attesa di processo –, gli viene intimato di spifferare nomi e cognomi di chi ha mandato soldi a quel fondo. Hammett si rifiuta di rispondere, appellandosi al Quinto Emendamento, fosse stato Sam Spade probabilmente avrebbe fatto presente al giudice dove doveva cacciarsi quelle richieste di chiarimenti.

Nonostante tenga i nervi a freno, si cucca sei mesi in gabbia per oltraggio alla corte. Quando torna libero scopre che adesso il suo nome è sulla lista nera e Hollywood di lui non vuole più saperne, nemmeno in cartolina. Anche i radiogialli basati sui suoi lavori vengono levati dalla programmazione.

Questa roba qui si chiama “Maccartismo”, la caccia alle streghe che in America ha fatto parecchi danni, la stessa piaga che ha costretto Chaplin a cercare un posticino un tantino più accogliente in cui svegliarsi la mattina.

Anni dopo Lillian Hellman racconterà che Dashiell quei nomi proprio non li conosceva, avrebbe potuto dirlo e basta, ma a lui sarebbe comunque parso un tradimento. Bel tipo, eh?
Ha lasciato da poco la gattabuia e viene di nuovo citato in giudizio per evasione fiscale – ma è tutta una scusa, vogliono solo fargliela pagare – , perde la causa e gli vengono confiscati tutti i beni: Hammett si ritrova in mutande.

Si ritira a vita privata – povero come un pidocchio – e campa da solo fino al ‘56, quando sta così male da dover zittire l’orgoglio: si trasferisce a casa di Lillian Hellman – il suo grande amore – che lo accudisce. Nel 1960 si becca pure il cancro, che gli farà passare un ultimo anno poco piacevole. Viene infine ricoverato all’ospedale di New York, e lì ci lascia le penne: il dieci gennaio del ‘61, nella stanza numero 823 del Lenox Hill Hospital.

Essendo veterano di due guerre – ma la prima abbiamo visto che l’ha seguita da lontano – viene sepolto al cimitero nazionale di Arlington. A sepoltura compiuta, l’FBI chiama il cimitero per essere certa di poter chiudere la pratica. No, non me le sto inventando, pare sia proprio andata così.

Molto di quanto ha scritto è finito sul grande schermo, a partire da “Il falcone maltese”, di cui si ricorda – e vorrei ben vedere! – la versione del ‘41 di John Huston. Lì troviamo Mary Astor, Peter Lorre e un mastodontico, incredibile Humphrey Bogart. Lui diventerà l’archetipo dell’investigatore cinico, disilluso, sfigato. Insomma, diventerà Humprey Bogart.

Come sapete – se il mio articolo non vi è sfuggito – la vita di Hammett ha ispirato il libro “Hammett” – ma tu guarda! – di Joe Gores. Dal libro è stato tratto il film di Wim Wenders – nel 1982 –, prodotto da Coppola. La riduzione cinematografica non è piaciuta a Gores, infatti – nonostante la lunga carriera tra le sceneggiature poliziesche, da Colombo a Magnum PI – se ne è lavato le mani: fate voi, e pare non abbiano fatto un gran lavoro. Così dice la critica, così si racconta in giro.

Raymond Chandler ha detto di lui: “Hammett tirò fuori il delitto dal calice di Murano e lo gettò nel vicolo, affidò l’assassinio a gente che lo commetteva per solide ragioni e non per sciorinare un cadavere – più o meno eccellente – al lettore.”

Un articolo interessante lo trovate QUI, tanto per saperne di più.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

6 responses to “Personaggi: Dashiell Hammett”

  1. Mario C. Borghi says :

    Una bella vita, unica pecca l’inclinazione politica, ma non si può essere perfetti.

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