“Tutti i racconti di fantasmi” di Montague Rhodes James

Un amico mi ha regalato questa raccolta, e stavolta fare una stroncatura risulta spiacevole: al mio amico questo libro è piaciuto moltissimo, ma io ho qualche dubbio a riguardo. Certo potrebbe essere tutta colpa mia, metti che i fantasmi non mi facciano alcun effetto, ecco che già parto svantaggiata.

Vediamo allora di scoprire cosa c’è nel libro, ma tenete presente che a pagina 108 mi sono dichiarata sconfitta: hanno vinto i fantasmi, ebbene sì, tocca dirlo.
Volendo dare un’idea dei testi di Rhodes James, fate finta di guardare una serie di “Alfred Hitchcock presenta” e di metterci sempre in mezzo uno spettro.
L’ambientazione è quella classica e fantasmatica: un piccolo paese di campagna, un’antica università, una villa scalcagnata. C’è l’ingenuo studioso a fare da protagonista, il manufatto che nasconde il fantasma incattivito l’antico vaso andava portato in salvo, ma è meglio lasciarlo lì! , il cattivo che esce dal suo anfratto e le atmosfere cimiteriali a fare il resto. A volte il protagonista fa una brutta fine, altre volte no. All’autore invece non capita mai niente ed è sempre pronto a raccontarne un’altra, come fanno i barzellettieri.

Tra i racconti che mi hanno tenuto compagnia in notturna prima della fatidica pagina 108 dove ho detto stop posso citare: “L’album del Canonico Alberico”, che ci raccomanda di prestare attenzione ai libri di seconda mano; “Cuori perduti”, che ci mette in guardia sui cugini troppo gentili (hanno sempre un motivo per esserlo, tenetelo presente); “L’acquaforte”, e lì il quadro è meglio di un telefilm; “Il frassino” con la strega che non ama i falò; “La stanza numero 13”, il migliore tra questi, dove viene da chiedersi se sia meglio quando la camera sparisce o quando salta fuori; “Il Conte Magnus”, dove a cercare la sfiga succede di trovarla e portarsela dietro; “Fischia e verrò da te” da cui apprendo che ritrovando un vecchio fischietto è il caso di rivenderlo subito su ebay. L’ultimo racconto a cui ho dato udienza è stato “Il tesoro dell’Abate Thomas”, dove la noia ha preso il sopravvento sul resto, c’è anche il giochino enigmistico annesso. L’indicazione è quella di non lavare troppo spesso i vetri, poi saltano fuori santi e beati con indicazioni sulla caccia al tesoro.

Due parole sull’autore.

Montague Rhodes James è inglese, nasce nel 1862 ed è figlio di un curato. Fin da bambino ha una passione per la roba vecchia, gli piace tutto quello che sa di Medioevo e va via di testa solo a sentir nominare i libri antichi. Studia a Eton e al King’s College di Cambridge, di cui nel 1905 diventa rettore. I suoi lavori sono raccolti in una serie di antologie e, come era tradizione ai suoi tempi, molti racconti sono nati per essere letti la vigilia di Natale. Come i fantasmi si accordino col pandoro è cosa su cui non voglio indagare.
Rhodes James viene ricordato soprattutto come autore di racconti col fantasmino, in realtà è stato anche un rinomato medievista, ha catalogato con santa pazienza un mucchio di manoscritti per la biblioteca di Cambridge e di Oxford. Ha scritto pure dei saggi, insomma, non era un fantasmologo pigro. Ci ha lasciati nel 1936, da allora il suo spettro si aggira tra i grandi tascabili economici Newton.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

7 responses to ““Tutti i racconti di fantasmi” di Montague Rhodes James”

  1. Piper says :

    Purtroppo quando si è abituati a leggere libri intrisi di falsa retorica e pregiudizi morali, tra Fabio Volo e Cinquanta sfumature, forse è difficile cogliere lo spessore di un maestro come James. Immagino ti aspettassi una morale della favola o un “effetto” tipo film a doppio finale con evitamento scenico. Ma la grande letteratura è un’altra cosa e non rendersi conto di chi sia James è una colpa grave.

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    • Gaia Conventi says :

      Dare del cretino al primo che passa non fa sembrare più intelligenti.
      Fossi in te lo terrei presente.

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      • Piper says :

        Non sto affatto dando del cretino e tantomeno non ho bisogno di sembrare più intelligente. Ma è chiaro che annoiarsi con James è come chiudere la Divina Commedia a pagina 1 “perché non si capisce niente di quello che c’è scritto” (il che poi è vero. Ma non è colpa di Dante o di James se ce ne sono più dei tuoi che dei suoi).

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        • Gaia Conventi says :

          Bene, bravo, applausi!
          Hai un bel blog, un blog intelligente per persone intelligenti, resta là.
          Qui rimani in moderazione: non perderci altro tempo, io farò altrettanto.

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