“Tragedie in due battute” di Achille Campanile

Mi sono procurata una chicca: la prima edizione Rizzoli di “Tragedie in due battute” – ovviamente usata, ingiallita, bella da morire – uscita a maggio del ‘78. In quel momento ero forse all’asilo, non ricordo, diciamo che avrò avuto i miei buoni motivi per non comprare il libro fresco di stampa.

Achille Campanile scriveva queste facezie – e scrivere in corto facendo ridere non è facile – tra una cosa seria e un articolo, impegnato fin dagli anni Venti nella dura gavetta del cronista. È proprio scrivendo nera per “L’Idea Nazionale” che salta fuori la sua verve: un giorno, titolando una mesta notizia cimiteriale – una vedova muore sulla tomba del marito a cui reca quotidianamente fiori freschi – Achille se ne esce con “Tanto va la gatta al lardo…”, spiazzando tutti, compreso Silvio D’Amico, direttore della terza pagina. È un pazzo o è un genio questo Achille Campanile?

Di certo un genio, lo dimostrano la lunga carriera giornalistica e le collaborazioni con giornali e inserti umoristici.

Eccoci allora alle “Tragedie in due battute”, meccanismi a orologeria che strappano la ghignata. Giochi di parole, nonsense, paradossi. In qualche caso il politically correct va a farsi benedire, ed è giusto così: la satira buonista non è satira, e se non è satira allora va bene per le gite col prete.

Un assaggio?

IL POVERO INFELICE

Siamo per strada, il povero infelice è senza gambe e gironzola sopra una tavoletta a rotelle. Un ipocrita gli passa accanto e sorride, pensando ai cazzacci suoi.

IL POVERO INFELICE
(convinto che il tale rida di lui)
Dovreste vergognarvi di ridere alla vista d’un infelice privo delle gambe.

L’IPOCRITA
(Rimediando alla meglio)
Ah, siete privo delle gambe?
Vi assicuro che non si nota affatto.

(Sipario)

E vuoi non fare contenti gli amici di Roma? Ecco allora IL DENTISTA ROMANESCO e L’AMICO ROMANESCO che si ritrovano in tram.

IL DENTISTA ROMANESCO
Come te poi figurà, vado per un dente.

L’AMICO ROMANESCO
Vai a méttelo?

IL DENTISTA ROMANESCO
No, al contrario.

(Sipario)

ANDAVA A CAVALLO

MANI IN ALTO!

Qui i protagonisti sono CHARLES JOHNSON e IL BANDITO. Il nostro CHARLES attraversa la foresta di notte, improvvisamente l’ombra del BANDITO gli si para davanti. In quel momento si sente un urlo minaccioso: Mani in alto!

CHARLES JOHNSON non si mosse. Chi invece alzò tremando tutte e due le braccia, fu né più né meno che il bandito.

Come si spiega questo fatto?
Semplicissimo: a gridare «mani in alto» era stato CHARLES JOHNSON e non il bandito.

(Sipario)

Chiudiamo con la tragedia del signore poco socievole.

IL SIGNORE SOCIEVOLE
fa per presentarsi, con la mano tesa: Permette?

IL SIGNORE POCO SOCIEVOLE
No.

(Sipario)

Ma io sono un lettore molto socievole – o almeno ci provo – e quindi vi consiglio questo libercolo.
Potrebbe salvarvi durante un viaggio sui mezzi pubblici, o mentre aspettate il turno alle poste. E poi una ghignata non si rifiuta mai!

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

10 responses to ““Tragedie in due battute” di Achille Campanile”

  1. alcesti says :

    Stupendo.Lo voglio. Lo troverò, dovessi passare il fine settimana a cercarlo.

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  2. julka75 says :

    Campanile mi manca. Sono anni che lo voglio leggere

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  3. Tales Teller says :

    Curioso, io ci nascevo in quel periodo.

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  4. stranoforte says :

    Scusa, ma come ha fatto a non accorgersi che quello non aveva le gambe?

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