No e no, metterci il nome del traduttore proprio non si può!

Se i traduttori, per vedersi citati accanto ai libri che hanno tradotto, devono aprire una pagina facebook… be’, allora siamo alla frutta, e frutta lo potete tradurre come vi pare. O magari ve lo fate tradurre dai traduttori e poi li citate, io farei così. Anzi no, io faccio così, nonostante il mio blog non tratti di letteratura. No, cari miei, qui si fa satira letteraria, che è poi la cugina cazzona della letteratura seria. Eppure il nome del traduttore è citato ogni volta che un libro viene recensito (o stroncato, dipende dai casi).

Giramenti è più bravo degli altri? Eh, come no! Semplicemente Giramenti è affetto da ignoranza esterofila cronica: l’unica lingua straniera in cui ci cimentiamo con successo è il ferrarese. Quindi, tenendo conto di questa grave lacuna, possiamo non citare e ringraziare quelle anime pie che ci consentono di leggere libri in altre lingue? Direi di no, perché non solo il nome del traduttore va citato per legge, ma anche – ed è legge per chi legge – buona norma dare ad ognuno quel che gli spetta.

Hai tradotto questo librozzo? Ho potuto leggerlo grazie alla tua traduzione? E allora grazie, caro il mio traduttore, perché senza di te io sarei costretto a leggere solo autori italiani.
Autori italiani? Ehm… classici, vero? Non mi costringerete mica a leggere Moccia solo perché parliamo lo stesso idioma?

Ma vediamo che si sono inventati i traduttori, parenti poveri di quegli autori che fanno parlare in altre lingue. Parenti poveri? Io direi proprio di no, eppure pare proprio di sì, visto che in tanti tendono a scordarsi della loro esistenza.

Il nome del Traduttorequi – scova le palesi dimenticanze di giornali e siti web che non citano il traduttore, e tenta di porvi rimedio. Un lavoraccio, eh? Un lavoro che i traduttori non sarebbero tenuti a fare, visto che «La mancata citazione del nome del traduttore è una violazione del diritto morale di paternità dell’opera dell’autore, al quale il traduttore viene equiparato dalla legge».

Allora facciamo così, vediamo di scrivere questo post con le migliori intenzioni e intingendo la tastiera nel miele: Cari recensori – articolisti, imbrattatori vari, intellettuali – potreste per cortesia – e se vi avanza tempo e un pochino di buongusto – citare nelle vostre recensioni – nei vostri articoli, nel vostro alto blaterare letterario volto a migliorare la cultura di noi poveri inetti, illetterati, rincoglioniti lettori – il nome del – bistrattato, misconosciuto, vituperato – traduttore – che su quel libro ha speso tempo ed energie, due madonne ogni tanto e caffè a go go –, stimato – da noi, da voi un po’ meno – professionista che ci consente – consente a noi, quei rincoglioniti di prima – di godere – leggendo, amando, deridendo, recensendo, stroncando – dei capolavori – ma pure delle merdate, ché anche loro meritano di varcare le Alpi – della letteratura d’altri paesi?

Grazie.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

47 responses to “No e no, metterci il nome del traduttore proprio non si può!”

  1. Gabriella Gregori says :

    Avevi promesso ed è bellissimo: grazie Gaia!

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  2. LaLeggivendola says :

    Ah beh, hai anche ragione. Tra l’altro quello che ho appena recensito era tradotto in modo veramente perfetto, chissà perché ho dimenticato di citare i traduttori…

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  3. Agnese Morettini (@agnesemorettini) says :

    Ciao Gaia, grazie per questo articolo che ho trovato per caso e mette il dito in una piaga molto dolente.
    Posso aggiungere che lo stesso trattamento andrebbe riservato ai traduttori che permettono a un numero ancora più grande di persone di vedere film doppiati e sottotitolati? Film (e non solo) che in Italia sbancano al botteghino, che vendono milioni di DVD e che passano infinite volte alla TV, senza che nessuno sappia mai chi ha reso possibile questo ‘miracolo’? Anche nel caso di traduzioni audiovisive per doppiaggio e sottotitolazione siamo in presenza di traduzioni editoriali, frutto dell’ingegno e dell’opera di un “bistrattato, misconosciuto, vituperato – traduttore – che su quel libro ha speso tempo ed energie, due madonne ogni tanto e caffè a go go”, traduzioni di natura creativa (spesso ancora peggio pagate delle traduzioni letterarie), che per questo possono essere tutelate dal diritto d’autore. 😉

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    • Gaia Conventi says :

      Cara Agnese, hai perfettamente ragione: non sappiamo mai a chi dire grazie per quello che vediamo in tv e al cinema.
      Niente si traduce da sé, serve sempre la manina santa di un traduttore. E lo si citi, santa pazienza! Sarà mai possibile compatirsi una tale pigrizia?
      Vediamo di dare il buon esempio, e lo dico ai blogger, miei colleghi d’avventura: ragazzi, citiamo i traduttori.

      E qui ci starebbe bene un bel banner da inserire nei nostri blog: NOI CITIAMO IL TRADUTTORE.

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    • Rose says :

      Hai proprio ragione, Agnese.
      Mi sono da poco sensibilizzata al problema dei traduttori letterari, ma non avevo ancora pensato al doppiaggio dei film… Grazie per avermi indotto a riflettere ulteriormente.

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  4. Sonsierey says :

    Mi sa che ho appena scoperto un altro blog che seguirò con lealtà e devozione. Articolo stupendo, divertente e che va dritto al punto. Complimenti!

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  5. paolo f says :

    Volevo mettere due volte il “Mi piace”, ma se lo riclicchi quello sparisce…

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  6. Lia Desotgiu says :

    Gaia cara, grazieeeeee

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  7. Daniela says :

    Proverò nel mio piccolissimo di citare i traduttori, pet il banner come si fa?

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  8. Cecilia says :

    Bell’articolo, Gaia. Sono assolutamente d’accordo con te, tanto da aver creato uno spazio all’interno del mio blog chiamato “Ma che lingua parli? Ovvero, chi c’è dietro la traduzione di un libro”, perché penso ci sia dietro un lavoro pazzesco..e il successo di un romanzo dipende anche dal traduttore.. Ho notato, però, che è molto più difficile intervistare un traduttore, che uno scrittore..sembra assurdo, ma è così. Ho fatto varie richieste, ho mandato interviste che sono rimaste senza risposta (mi dicono che non hanno tempo..), quindi, per ora, sul mio blog sono in quattro: Alan Altieri (intervistato come traduttore, ma inserito anche fra gli scrittori..ovviamente), Marco Piva, Annamaria Biavasco (4 pagine di libri tradotti..incredibile), e Seba Pezzani. Chiunque voglia farsi avanti, lo faccia..avete tutto il mio supporto!

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    • Gaia Conventi says :

      Ho postato la tua richiesta sul mio profilo facebook. Vediamo che succede… 😀

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    • Lia Desotgiu says :

      Cecilia, grazie per la solidarietà e il supporto.
      Voglio solo precisare che “non avere tempo” non è una scusa: le tariffe nel Bel Paese sono così ridicolmente basse che, per pagare affitto o mutuo e magari mangiare qualcosina, bisogna lavorarelavorarelavorare. Il mio ultimo giorno non lavorativo risale ad agosto…
      Detto questo, spero di poter contribuire al tuo blog tra qualche mese (soprattutto come traduttrice di videogiochi e audiovisivi, perché ho tradotto pochi libri).
      Ancora grazie a te e a Gaia e a chiunque ci dia una mano.

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  9. Sara says :

    Cecilia, c’è qualcuno in particolare che vorresti intervistare?

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  10. Sara says :

    Eh, ma io non sono interessante da intervistare. Ci sono colleghi che traducono cose più papabili.

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  11. Cecilia says :

    Caspita..mi allontano un attimo e trovo già tanti commenti 🙂 Grazie, intanto, soprattutto a Gaia! Logicamente, devo fare una selezione, per cominciare…partendo da chi il traduttore lo fa da tempo, per poi avvicinarmi a quelli meno esperti. Questo per un motivo fondamentale, almeno per me. E’ meno facile pensare alle domande da porre ai traduttori e il fatto di aver avuto esperienze varie, con scrittori vari, mi dà la possibilità di inventarmi più domande da porre.. Gli stessi traduttori a cui ho scritto, sono stati reticenti nell’essere disponibili, soprattutto fra i neofiti. Un certo imbarazzo, forse, di svolgere un lavoro che pensano essere di secondaria importanza..non lo so. Lascio la parola a voi..se guardate il mio blog, vedrete anche le domande che ho fatto.

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  12. moloch981 says :

    Convinta da questo post, ho capito che anch’io sbagliavo a non mettere mai il nome del traduttore quando parlavo di libri nel mio blog, e ora li ho aggiunti; questo mi ha anche permesso di rivedere quanto ciarpame ho scritto dal 2008 a oggi: che vergogna, forse, sempre seguendo gli insegnamenti ricavati da questo blog (gli “Sconsigli”), dovrei cancellare un bel po’ di roba! 🙂

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  13. pirulix says :

    In ritardo, me ne scuso, vorrei aggiungere una considerazione: e se a IGNORARE il nome del traduttore è proprio il sito della casa editrice?
    Parlo della Sperling & Kupfer…

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  14. ilcomizietto says :

    D’ora in poi prometto di inserire sempre il traduttore nella scheda delle mie recensioni (si fa per dire).

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