“La biblioteca perduta dell’alchimista” di Marcello Simoni: dramma in quattro recensioni. (Prima puntata).

Prima puntata

Il mercante era stato sorprendente – «Un esordio che rimarrà nella storia» – ma il suo seguito è persino meglio: non era facile, credetemi!

Un Mercante di libri maledetti che lascia il segno grazie al Premio Bancarella – qui, con qualche dubbio di Giramenti: affermazioni talmente strambe da non meritare smentita –, alla fortunosa “pubblicazione in grande” dopo una misteriosa pubblicazione a pagamento – qui – e a una strana serie di sparizioni di link, quelli che rimandavano alla versione de Il Filo (qui e qui). Insomma, si doveva partire bene e si è partiti pure meglio, il merito va anche a La Foresta dei Sussurri (qui e qui) che ha dato ampio spazio al romanzo, regalandoci momenti di grande ilarità.

E vista l’attenzione data al primo romanzo, non potevamo sottrarci a narrarvi anche il suo degnissimo seguito.

Attenzione: la recensione – lunga quanto una messa cantata – sarà spiaccicata online in quattro puntate. Per quanto Giramenti abbia tentato di non spoilerare troppo, qualche indicazione c’è. Se vi scoccia sapere in anticipo cosa troverete nell’ovetto Kinder, saltate questa puntata e pure le prossime.

Pronti, via!

La biblioteca perduta dell’alchimista, grazie alla sua lenta narrazione, consente al lettore di guardare il paesaggio. Più o meno così: «Superarono le terre del Lauragais, lasciandosi alle spalle l’abitato di Fanjeaux, e dopo una sosta dinanzi alle mura di Carcassonne proseguirono verso sud, lungo il corso dell’Aude. Oltrepassati Limoux ed Espéraza il paesaggio mutò, la vegetazione si fece più fitta e le vette dei monti Corbières spuntarono all’orizzonte.

Quando giunsero presso il castello di Quillan deviarono verso ovest in direzione di Puivert e seguirono un sentiero che si inoltrava in un bosco. Entro breve, stando alle indicazioni di Folco, avrebbero raggiunto il béguinage di Santa Lucina»(pagina 129). Piaciuta la gita?

Ma la lentezza ha anche il pregio di permettere ai personaggi di guardare e guardarsi, osservare e osservarsi. Anzi, a dirla tutta, i termini sguardo (e suo plurale) e occhio (idem) ricorrono spesso e volentieri, tanto che ci siamo presi la briga di contarli: 94 sguardi e 128 occhi, su 322 pagine fanno una media di un occhio ogni due pagine e mezza, e di uno sguardo ogni tre e qualcosa. Quindi, se leggendo questo libro vi sentirete osservati, avete i vostri buoni motivi.

Ed è proprio uno sguardo a introdurci nella vicenda – siamo al prologo –, una monaca «Muoveva le pupille quasi con inerzia» ma state tranquilli perché poco dopo si ripiglia – sapendo che un altro ossesso è stato rinvenuto dei pressi della pieve –, così «Batté le palpebre, nel tentativo di spezzare la catena dei suoi ragionamenti». Siamo a pagina 7 e la badessa osserva il panorama – un po’ come fanno tutti – attraverso un «oculo» –, termine che piace molto e viene ribadito tre volte in due pagine. La monaca, poverina, ha certi brutti pensieri – no, non quelli, altri pensieri – e scruta l’orizzonte. La stessa cosa, a pagina 11, fa anche Ignazio: osserva da un’altura «tra i chiaroscuri del tramonto». Viene da credere che questi personaggi abbiano un sacco di tempo libero.

Ignazio Alvarez de Toledo è il protagonista della vicenda, ha «occhi scaltri e una barba da filosofo», ma lui fa il mercante e quindi, forse, dovrebbe radersi. Ma mica un mercante come tutti, eh? «Era, al contrario, un uomo razionale, abituato a credere in ciò che poteva comprendere e a diffidare del resto. Strana abitudine per un mercante di reliquie», soprattutto nel 1227, anno in cui è ambientata questa seconda avventura di Ignazio. Un uomo che «Idolatrava la ragione e non resisteva alla curiosità di svelare la logica nascosta dietro ogni fenomeno, a costo di compiere bassezze e ricorrere a sotterfugi» (pagina 123): ecco, sì, una brava persona.

Con lui c’è anche Uberto – ricordate la sorpresona del primo libro? Uberto è figlio di Ignazio, ma dai! –, un ragazzo con «Non più di venticinque anni, lunghi capelli neri e sottili occhi ambrati». Sì, è vero, Uberto si è fatto un gran tocco di figliolo, nel corso del romanzo troverà pure la morosa, ma andiamo per gradi.

C’è anche la mamma, la siora Sibilla? No, lei è rimasta a casa, la ritroveremo solo nell’epilogo: in questo romanzo la siora Sibilla è come la moglie di Colombo. Però sappiate che a Ignazio la moglie manca moltissimo: «“Sono il peggiore dei mariti”, si disse, e per un attimo cercò d’immaginare cosa provasse lei, nella solitudine di una casa vuota, senza l’uomo che aveva giurato d’amarla. Si sentì oppresso da un dispiacere intenso e da un’incontenibile urgenza di correre da lei. Ma quel senso di colpa fu tanto veloce a sconvolgerlo quanto a svanire, e un attimo dopo il volto del mercante era tornato impassibile» (pagina 25). Povera Sibilla, povera Penelope, povere casalinghe disperate!

Ovviamente all’allegra compagnia non può mancare quel gran gnocco di Willalme, e pure lui in questo libro troverà morosa. Una bella botta di vita e una botta mortale al club dei single!

Willalme ha perso il suo accento francese, ma è sempre bello e atletico. Eppure a qualcuno i nostri eroi non piacciono, «Non mi fido di questi ribaldi!» ammette un «soldato irsuto», ma come? Loro sono i buoni, non si capisce? In realtà, a dirla tutta, chi siano i buoni e i cattivi – o più cattivi dei cattivi – lo si sa solo alla fine. Tecnica che richiama il romanzo precedente, un po’ come la ricerca di un libro misterioso – ancora? – e il gradito ritorno delle incredibili intuizioni di Ignazio.

Ignazio sa tutto e intuisce tutto, gli altri no, gli altri mai e tocca perdere tempo a spiegarglielo. Anche il lettore, che non è un genio come il mercante ma non è nemmeno il primo cretino che passa, deve mettersi comodo e attendere che Ignazio spieghi la faccenda ai suoi compagni di viaggio.

Seconda puntata: qui.

Terza puntata: qui.

Quarta puntata: qui.

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Informazioni su Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

38 risposte a ““La biblioteca perduta dell’alchimista” di Marcello Simoni: dramma in quattro recensioni. (Prima puntata).”

  1. Antonello Iannoni dice :

    Ma, cara Gaia, avessi appreso da Torquemada, come si torturano
    le persone?
    Ci meritiamo tutto questo?

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  2. sarapintonello dice :

    ho rischiato di addormentarmi al terzo sbattere di occhi… sto rivalutando Moby Dick…

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  3. Daniela dice :

    “…Si sentì oppresso da un dispiacere intenso e da un’incontenibile urgenza di correre da lei. Ma quel senso di colpa fu tanto veloce a sconvolgerlo quanto a svanire, e un attimo dopo il volto del mercante era tornato impassibile».
    A me l’urgenza di correre mi è venuta…però mi è rimasto il problema alle emorroidi del tramista sicchè..! 😉

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  4. Tale's Teller dice :

    Non ce la posso fare a leggerlo fino in fondo … T_T

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  5. gvfalconieri dice :

    Mi hai sollevato dall’ingrato compito di recensire anche questo, era la volta buona che finivo in galera. Ma dimmi che è migliorato almeno un po’, ti prego. Com’è possibile che né editor né scrittore abbiano imparato nulla in quasi due anni di lavoro?

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    • Gaia Conventi dice :

      Sono lieta di comunicarti che tutto qui è migliorato: l’alchimista è il mercante all’ennesima potenza.
      Raramente un libro mi ha divertito tanto, la sua unica pecca è spacciarsi per thriller.

      Ho apprezzato il correttore di bozze, avrei voluto vedere in azione l’editor.
      Sarà per la terza puntata! 😉

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  6. Mihaela dice :

    Le palpebre che si muovono per inerzia. -.-‘
    Ci proverò a leggere tutte le puntate, ma non offro alcuna garanzia.

    Buonasera! 🙂

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  7. Mihaela dice :

    Mi hanno sempre detto che non capisco una mazza di poesie, ora ne ho la conferma. 😀
    Non ti invidio per niente.

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  8. Mihaela dice :

    Sei in cerca di emozioni forti?

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  9. Iannozzi Giuseppe dice :

    Tentare, dico anche solo tentare un paragone con “Il nome della Rosa” di Umberto Eco è a dir poco ridicolo, e questo basta a rendermi inviso il libro
    prima della fascetta che porta appiccicata: di piccoli Dumas che vivono giusto il tempo della moda (che oggi è quella del romanzo fintamente esoterico) ce ne sono a pacchi, e non valgono due baiocchi bucati. Grazie, Gaia, eviterò
    di leggerlo, non ho intenzione di farmi del male. E se accetti il consiglio evita come la peste Colosseum di Simone Sarasso: non riesco a capacitarmi con quale coraggio l’hanno pubblicato… è ben peggio di un canovaccio per una telenovela di serie c.

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  10. Stefano dice :

    Mi pare, inoltre, che tutti gli sforzi per lanciare il 2 libro di Simoni non siano riusciti. Nonostante i tanti passaggi televisivi il libro ha fatto una rapida apparizione in classifica e poi si è defilato. Su IBS è al 40 posto, su Amazon italia pare non abbia mai fatto presenze in classifica, persino su anobii il numero di persone che lo ha comprato, rispetto al precedente, è bassissimo. Insomma per quel che mi è dato di capire si è fatto un suo pubblico di appassionati del genere ma tutti coloro che sono rimasti fregati dal primo si son ben guardati dall’acquistare il secondo.

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    • Gaia Conventi dice :

      Lanci editoriali “a bomba” finiscono spesso per esplodere in mano. L’editore lo sa, e non si fa problemi a bruciare l’autore. Era faccenda che temevo fin dall’inizio, la si annusava alla lontana. Eh, succede…

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      • Stefano dice :

        Newton è nota per questo giochetto. Peccato che l’autore, inebriato da tanto successo, non si sia fermato a riflettere sul risultato finale.

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