E se l’editor fa anche i miracoli…

Oggi, alla vostra cortese attenzione, un articolo – qui – di Cose da libri.

Un affabile signore invia una lettera alla siora Anna, premettendo che il suo «intento non è necessariamente la pubblicazione». Difatti il gradevole interlocutore scrive per hobby, nonostante abbia già pubblicato, fatto che – «detto sinceramente» – l’ha portato a conoscere il sistema editoriale: sistema che non lo «appassiona». Questa amabile persona asserisce «che siamo in troppi a scrivere», trova quindi giusto «che emergano pochi ma bravi». Bene, applausi!

Perché, dunque, si rivolge a Everybody needs an editor (Valutazione di manoscritti, editing su testi) se scrive per hobby, non ama il sistema editoriale e vuole lasciare spazio a “quelli bravi”? Ed è proprio lui a spiegarcelo: «Semplice, voglio ottenere il massimo possibile dal mio romanzo, in termini di perfezionamento». Ah, quindi il gentile signore, per sua implicita ammissione, ricade in quelli bravi e degni di pubblicazione. O vuole un editor per uscirci a cena?

Pare che questo romanzo abbia diversi problemucci: «Lo stile è troppo didascalico e poco originale». Cosa non da poco, a mio parere.
L’autore vorrebbe poi «alleggerire l’intreccio giallo con un tocco di ironia», ah, pure! Se questo non bastasse, l’editor dovrebbe mettere mano alla «costruzione dei protagonisti che, per quanto credibili», cosa di cui lo scrittore è certo, risultano però non abbastanza «“forti”».

Insomma, per condensare il dramma, l’autore ha scritto un libro dallo stile piatto, privo di ironia e con personaggi cartonati. Per fortuna, come ammetteva lui stesso, solo quelli bravi hanno diritto d’emergere.

Il cordiale autore vorrebbe dalla siora Anna una solida mano di bianco al manoscritto, dato che, «contrariamente al pensiero comune», al signore in questione piace «anche l’editing definito (malamente) invasivo, nel caso in cui ce ne sia bisogno». E anzi, a voler meglio chiarire, considera «l’intervento sul testo da parte dell’editor elemento imprescindibile».

Anche Giramenti è fan dell’editing ben fatto, ma ha qualche problema a classificare i «pochi ma bravi» che devono emergere. E i dubbi aumentano leggendo questa lettera.

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Informazioni su Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

62 risposte a “E se l’editor fa anche i miracoli…”

  1. Antonello Iannoni dice :

    Balle spaziali!
    E’ falso che si scriva per hobby, per questo c’è il vecchio buon diario.
    Ognuno di noi ha la speranza che il suo lavoro sia letto dal maggior
    numero di persone possibile.
    Chi, nel suo intimo, non ha mai sognato (ed è legittimo) di arrivare in
    libreria per far conoscere il proprio pensiero agli altri?
    Lo stimolo è questo, il resto è fuffa ammuffita.
    Che non a tutti riesca è nella norma.
    Io mi incacchierei di brutto se una mia opera (vabbè…chiamiamola
    così…) uscisse stravolta da un restyling editoriale “invasivo”.
    Vorrebbe dire che sarebbe meglio andare a pesca, perchè la lingua
    scritta ed io non saremmo compatibili.
    Tutto il resto è noia, come dice il califfo mediorientale.

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    • Gaia Conventi dice :

      Eh, Antonello, ho barattato da tempo l’uscita in libreria con l’uscita giornaliera sul blog. Probabilmente sono nata per fare la blogger, lasciando il resto a quelli bravi. 🙂

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  2. anna albano (cose da libri blog) dice :

    cosa è che provoca il giramento, l’ambiguità della lettera dell’autore, la richiesta che fa appello ai poteri taumaturgici dell’editor o l’opinione sul mondo editoriale?

    in ogni caso il tuo post mette meritoriamente sul piatto la questione, grossa grossa, della qualità e della selezione.
    da una parte ci sono ancora gli editori che fanno, pur barcamenandosi, il loro lavoro di filtro, dall’altra c’è un’enorme massa di autori che preme per essere riconosciuta e adotta diversi mezzi per entrare: si autopubblica fottendosene dell’editing e sta a vedere cosa succede, spendendo una quantità innominabile di energia per autopromuoversi come può sui social network, oppure si rivolge a un editor indipendente pagando di tasca sua ciò che l’editore gli assicurerebbe (auspicabilmente) gratis.

    al netto delle leggende su autori che diventano famosi e milardari autopubblicandosi (non tutti sono italo svevo o hanno scritto le cinquanta sfumature), chi pubblica con un editore serio viaggia in business class, mentre il resto del mondo arranca su un barcone.

    esistono poi delle eccezioni “di mezzo”: autori che si rivolgono ad esempio a un agente letterario che crede nella validità dell’opera e incarica un editor di fiducia di lavorarci sopra per poi presentarlo a un editore. il tutto come servizio a pagamento. c’è chi dice che questo non è legittimo. io dico solo che è eccessivamente caro. il lavoro va compensato e ci sono autori che preferiscono affidarsi a un mediatore. ho lavorato anche in quest’ambito e ho visto nascere libri che si sono collocati discretamente.

    bisogna dire che gli autori in questione avevano una storia da raccontare e lo facevano bene.

    quale è la tua opinione, e quella dei tuoi lettori?

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    • Gaia Conventi dice :

      Gentile Anna, parti di slancio e sbandi in curva: mi faceva sorridere la richiesta dell’autore, tizio che – a mio modesto parere – abbisogna di un ghost e non di un editor. In questo caso, si ricorra al “negro” – termine editoriale che ritengo poco carino ma assai azzeccato -, anche il ghost è una degna persona, peccato non lo si possa mai ringraziare citando nome e cognome.

      Ho grande rispetto per gli editor – interni ed esterni -, mangiano tre volte al giorno e prendono su i casi del caso – anche i casi che io darei per persi, ma non faccio l’editor – perché il pane in tavola lo dobbiamo portare tutti.

      Non credo alle leggende dell’acquario editoriale, ma un buon editor fa anche i miracoli e un lancio pubblicitario fa il resto. È così che si bruciano gli autori che sfondano: poi spariscono o vegetano. Qualcuno va in analisi.

      E l’agente letterario? Rispetto pure per lui, non sono io quella che attacca la tassa di lettura: è mestiere, e il lavoro va pagato. E poi, diciamolo chiaro, il mondo è pieno di scribacchini, a leggerli tutti gratis si finisce per fallire all’istante.
      Costosi o meno, editor esterni e agenti letterari sono comunque un filtro, filtro che va pagato per il disturbo.

      Ovviamente l’autore spende soldi come crede: meglio – molto meglio! – affidarsi all’editor e all’agente che non buttare tutto a mare, con una pubblicazione eap.

      Spero d’essere stata chiara e limpida: Giramenti non promuove il gratis a ogni costo, è un blog terrestre… poi su Marte vedranno come sbrigarsela.

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      • anna albano (cose da libri blog) dice :

        cara gaia, eri stata molto chiara anche nel post. solo un extraterrestre, giustappunto, potrebbe credere che il lavoro editoriale non si debba pagare. ho cercato di delineare i diversi casi perché molti aspiranti scrittori leggono blog come il tuo o il mio, immaginando la mia risposta come un supplemento di informazione, talora necessaria per chi sta fuori dall’acquario.

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        • Gaia Conventi dice :

          E hai fatto bene, bisogna sempre ricordare che, pur lavorando sui sogni altrui, si fa comunque un mestiere. Gli autori tendono a scordarlo, scambiando l’editoria per mecenatismo.

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          • anna albano (cose da libri blog) dice :

            tendono a scordarlo anche alcuni editori che affidano manoscritti pretendendo di pagarti poco, se è per questo. it’s a jungle out there.

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            • Gaia Conventi dice :

              Sento che i traduttori si lamentano allo stesso modo, e gli editori si difendono nella maniera più classica: eh, la crisi!
              Ne approfitto per porti un quesito, visto che sei del ramo: ho notato che i 9,90 eurini della Newton Compton hanno editing frettolosi. Sembra soltanto a me? Può essere il prezzo finale a influire così malamente – sempre che non sia soltanto una mia impressione – sull’esito finale del testo?

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              • anna albano (cose da libri blog) dice :

                pubblicare a costi bassi ha un costo che si riflette sulla carta, sulle copertine orripilanti, sul lavoro di preparazione dei testi che in alcuni posti (non so se sia il caso della newton compton, che comunque è la mamma del low cost, ha sempre proposto buoni testi – mi viene in mente “il circolo pickwick” con la cura di riccardo reim, ma è un esempio tra mille –, e ha il merito di aver consentito e consentire di leggere a chi vuole farlo ma non ha tanti dané) non sono neanche sottoposti a revisione ma impaginati così come arrivano. pare strano, ma a molti sfugge la necessità del lavoro di un professionista che legga i testi prima della pubblicazione.

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                • Gaia Conventi dice :

                  In effetti la Newton ha alle spalle diverse collane a basso costo, alcune piuttosto riuscite. Eppure non ricordo editing così zoppicanti, la carta invece era peggiore, lo noto dal giallo che si è formato in breve tempo.
                  Il mio parere – da lettore, sia chiaro – è che nelle collane successive si sia investito più sul colpo d’occhio che non sulla revisione del testo. Potrei sbagliarmi, sia chiaro, ma leggere da molti anni consente di fare qualche paragone, tutto qui.

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                  • anna albano (cose da libri blog) dice :

                    concordo. e il mio cuore sanguina nel vedere certi libri einaudi, dal fascino esteriore quasi ancora intatto, funestati da una quantità di refusi. un esempio nel post di matteo grimaldi su facebook: “Un altro orrore dopo neanche una pagina dal precedente. Si tratta di un vero e proprio scambio di sessi.
                    “… ma credo che a volte Tengo ne subisse IL pressione.”
                    Il pressione?!!? Povero Haruki! Mi piacerebbe sapere chi è “lo scorrettore” di bozze di Einaudi che si è occupato di 1Q84. Per passargli sopra con la macchina quando lo incontro.” https://www.facebook.com/matteogrimaldi?ref=ts&fref=ts

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                    • Gaia Conventi dice :

                      Apperò! Qui siamo davvero alla frutta.

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                    • Antonello Iannoni dice :

                      Se posso inserirmi nel discorso tra Anna e Gaia, direi che è importante l’idea, più che l’editing.
                      Un classico esempio è Saviano, oggi considerato, ma
                      più per ragioni politiche, un’icona. Posso assicurare di
                      aver letto il libro successivo a Gomorra e di non averlo
                      portato a termine.
                      Altro è Camilleri che, però, ha imboccato la via giusta
                      con il contributo del successo televisivo.
                      Lo stesso Eco, Nome della rosa a parte, è spesso più
                      che illegibile. Provate a leggere Il cimitero di Praga, o
                      il più vecchio L’isola del giorno prima e se non arriva
                      il latte in quel posto è solo perchè siete femminucce.
                      Non sempre, anzi quasi mai, un autore si ripete agli
                      stessi livelli.
                      Ma, forse, divago dal tema principale.
                      Però, alla fine del discorso, c’è bisogno SEMPRE di
                      quel pizzico di fortuna che governa tutti gli umani
                      avvenimenti.
                      Ciao a entrambe..

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                    • anna albano (cose da libri blog) dice :

                      in effetti credo che la funzione nobile dell’editing sia proprio quella di stare accanto all’autore, il titolare dell’idea, per lavorare con lui allo scopo di comunicarla il più efficacemente possibile, quell’idea. ragionare con lui fino a trovare le “sue” parole. non che questo sia sempre necessario: alcuni autori la voce se la trovano egregiamente da sé. così come molti apprezzano il contributo che il dialogo con l’editor dà al loro testo. e poi, sì, nel cammino di un libro la fortuna ha un ruolo, così come in altri ambiti delle cose umane.

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  3. Gaia Conventi dice :

    Antonello, per carità, non sentirti di troppo. Lo sai che a noi signore piace chiacchierare, soprattutto quando il tema è interessante e le opinioni portano lontano.

    In effetti l’idea ci vuole, l’editing sull’aria non fa un libro, per quanto in giro ci siano ciofeche librarie che potrebbero far pensare il contrario. Anche le scosciatissime 50 sfumature hanno la loro idea di partenza, un motivo per stare al mondo: possono piacere oppure no, ma sono arrivate al momento giusto, hanno creato un bisogno che prima pareva non esistere. Lo stesso fanno Volo e Moccia, magari l’idea torna in più storie – un tantino fotocopiate, volta dopo volta -, ma pure i due signori hanno saputo sfruttare l’idea.

    Mi dicono che l’editing delle sfumature sia pessimo, ma non posso avvalorare la tesi: non ho letto la trilogia, l’ho solo sbocconcellata online per farne post satirici. Penso però, senza nulla togliere alle lettrici delle sfumature, che non siano libri in cui uno cerca la perfezione. Il lettore pignolo legge altro.

    Saviano, sarò sincera, non mi piace. Mai stata fan dei monumenti a cavallo.
    Camilleri ormai è Camilleri, si ripete come la messa. Però piace, a me no, ma piace e ha il suo bel seguito. L’idea di partenza è buona, è rimasta buona, ed è rimasta uguale: libro dopo libro.
    Eco forse è schiavo di se stesso, deve farci sapere che sa e poco gli interessa del resto. Bravo, magari troppo bravo, o forse io sono lettrice troppo cretina per leggere Eco. Sto leggendo il suo “Storia della bruttezza” e mi sta piacendo molto, se Eco lo si leva dalle grinfie di Eco, ne esce il meglio.

    E forse pure io stavo divagando: la fortuna serve sempre, come serve l’idea e l’aiuto di un editor.

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  4. julka75 dice :

    Io non ho captio. Se questo sa perfettamente dove è debole il suo romanzo, perché non si mette ad aggiustare i punti dove individua carenze, invece di chiedere a un editor di metterci mano? Oppure vuole un romanzo vendibile senza spenderci un grammo della sua fatica? Insomma, l’editing serve proprio per individuare i punti che non funzionano, ma non ho mai sentito di nessun editor che riscrive fisicamente. A meno che, appunto, non stia facendo un altro lavoro. Se poi mi sbalio, corigetemi (cit.)

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    • anna albano (cose da libri blog) dice :

      ti corigo, ma solo un pochino. capita che l’editor riscriva: lo fa, ad esempio, su richiesta dell’autore quando lo stesso, sollecitato dall’editor a modificare una certa parte, ne chiede la collaborazione. ovviamente il tutto è soggetto all’approvazione dell’autore.

      poi ci sono i casi in cui un testo è “ampiamente riscrivibile”: quando siamo ad esempio in presenza di una buona storia che ha bisogno di qualche stampella (di solito sono testi di genere di autori esordienti, e la richiesta viene fatta da un’agenzia letteraria a un editor esterno di fiducia oppure da un editore a un interno o esterno).

      e poi ci sono tanti altri casi.

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      • julka75 dice :

        Uhm. Quindi (evitando le famose leggende sui testi scritti completamente dagli editor di cui sono farcite le mitologie dei wannabe che non riescono e danno la colpa alla costruzione a tavolino del best seller) è effettivamente possibile che un editore chieda la riscrittura di parti di un romanzo a un editor. Ma capita che a farlo sia lo stesso autore? Perché, parlo per esperienza personale, se qualcuno mettesse le mani sulla mia roba e la stravolgesse senza il mio consenso, o senza che io abbia ceduto i diritti, mi verrebbe l’istinto di prendere un machete. Se c’è un cambiamento se ne parla, se ne discute, ed eventualmente cambio io, non qualcun altro.
        (poi, in sceneggiatura, questa roba è all’ordine del giorno, ma di fatto lo sai, che quando il tuo lavoro è stato consegnato nella sua ultima stesura potrebbe esserci qualche variazione. Con la differenza che la sceneggiatura non è un prodotto finito)

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        • anna albano (cose da libri blog) dice :

          io stavo parlando della fase in cui il testo non è ancora dall’editore (rapporto autore che si fida dell’editor + editor in grande sintonia), oppure di quando è dall’editore, l’editore reputa che siano necessari interventi e li commissiona all’editor. il tutto SEMPRE con l’accordo e l’approvazione dell’autore. ci sono casi molto felici di collaborazione, con esiti altrettanto felici.

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      • Antonello Iannoni dice :

        Nel secondo caso, probabilmente, non si può parlare di opera
        singola, ma di un mosaico a più mani.

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  5. MatteoG dice :

    Ho letto il post e tutti i commenti. (Grazie ad Anna per la citazione!) In effetti quel capitolo di 1Q84, e solo quello, di entrambi i libri, è funestato dai refusi. Ce ne sono 5 o 6 in 10 pagine. Questa cosa non me la spiego.
    Per tornare al discorso, devo dire che non mi è molto piaiuto il tono di Gaia. Perché buttarsi sempre su quel sottile disprezzare con ironia l’aspirante autore? Questo meccanismo comporta un consapevole o no elevamento di se stessi a nonsoche. Prendendosi una libertà che secondo me è fuoriluogo, ed è anche un po’ fastidiosa.
    Questo signore ha la passione per la scrittura, non gli interessa al momento la pubblicazione, e vorrebbe tirare fuori dal suo manoscritto il massimo grazie all’aiuto di un addetto ai lavori, pagando tal servizio come si pagano i servizi. Cos’è che dovrebbe far inorridire? Qualcuno me lo potrebbe spiegare, per favore?
    Ad un certo punto si è parlato di un ghost writer. Per farci cosa? Mi domando che ci dovrebbe fare uno, che non vuole pubblicare, con un ghost writer. Persona pagata per scrivere un romanzo che porterà sulla copertina il nome di qualcun altro.

    Usciamo dalla logica del libro scritto per sé, e quindi dal caso specifico. Voglio solo precisare una cosa, perché mi sembra che ci sia della informazione parziale, ed è sempre giusto darla completa, anche per chi si ritrova a leggere per caso. Esistono agenti indipendenti che scelgono di non chiedere tasse di lettura. Questo non vuol dire che la valutazione di un testo non sia un lavoro. Non sto dicendo che chi le chiede è un ladro, sto solamente aprendo il raggio del discorso. Ripeto, esistono agenti molto bravi, che riescono a chiudere contratti con editori importanti, con anni e anni di esperienza, che non chiedono tassa di lettura. E non chiedono neanche soldi, ai pochissimi autori che scelgono di rappresentare, per l’editing che il testo quasi sempre deve subire, leggero o “invasivo” che sia, e per la rappresentanza poi. Il loro guadagno è fissato a una percentuale sui diritti d’autore maturati quando il manoscritto diventa ufficialmente un libro. Questo lo voglio precisare intanto perché ne conosco qualcuno e quindi sono certo di quello che dico. E poi perché non mi piace che tutto si riduca sempre ai soldi. E gli autori che trovano strade alternative sono sempre scemi perché qualcuno li ha spennati. Non è (sempre) così. Solo questo.
    Aggiungo che, al di là di eccezioni alle quali voglio credere, ma in cuor mio non ci credo, l’unico modo provato perché un grosso editore, e per grosso intendo non soltanto Mondadori, Einaudi, Feltrinelli, Bompiani e Rizzoli, ma tutti quelli che troviamo nelle librerie, distribuiti davvero, è affidarsi a un agente. Non avranno la bacchetta magica, ma hanno un canale preferenziale del quale gli editori si servono per avere sottomano testi già ben selezionati.

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    • Gaia Conventi dice :

      Gentile Matteo, ti fosse sfuggito: Giramenti è un sito di satira.
      Piaccia o no, Giramenti fa facile ironia, ironia cialtrona e battute da spritz.
      Lo fa volutamente, e non per uno scivolone dovuto a pessimo oroscopo.

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  6. MatteoG dice :

    Ah, era satira. Mi scuso per non averla riconosciuta. Non è polemica la mia, è che veramente non l’avevo intesa come tale, e la satira è riconoscibilissima.
    Al di là del tuo tono satirico, dietro al post ci sono, c’erano, m’era parso di cogliere, non lo so se ci sono veramente, dimmelo tu, delle argomentazioni anche interessanti. Perciò ho espresso la mia. Se avessi saputo che qui conta solo la “satira”, non sarei intervenuto con l’intenzione di portare alla discussione dati nuovi.
    La chiamo così e ci metto le virgolette, perché tu la chiami così e io rispetto la tua visione delle cose, in casa tua, ma secondo me questo post con la satira non c’entra molto, e nemmeno con i discorsi da bar. L’impressione che mi ha dato è stata quella di un monologo inacidito fatto da un pulpito solitario. Come pure la tua risposta.

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    • Gaia Conventi dice :

      Rispetto la tua opinione come tu rispetti la mia. Il resto è nel post e nei commenti.

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    • julka75 dice :

      A parte che ogni blogger a casa sua è libero di monologare come preferisce, mi pare che il pulpito non sia tanto solitario. Sulla presunta acidità che sta sempre negli occhi di chi guarda nemmeno mi pronuncio. Non c’è l’obbligo di commentare e tantomeno di ribattere con spocchia, quando si entra in casa d’altri.

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  7. Amaranta dice :

    Mi inserisco per chiedere una cosa: chi è che scrive le quarte di copertina? Mi è capitato con una certa frequenza di trovarvi degli errori piuttosto grossi, anche in romanzi pubblicati da case editrici solide, e mi sembra assurdo.
    Sull’editing delle Cinquanta sfumature non so, la traduzione però mi sembra fatta abbastanza male. So che tradurre non è semplice per tanti motivi, ma non credo che questo legittimi a consegnare un prodotto scadente.

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    • Gaia Conventi dice :

      Per quanto ne so – e si sa che so poco -, il redattore che scrive la quarta è – il più delle volte – la stessa personcina che prepara la scheda del libro. Spesso e volentieri le recensioni sui “giornaloni” si fanno sulla scheda, non sul libro.
      Ricordo d’aver scovato – forse su Fascetta Nera – anche la segnalazione di un titolo errato, sul dorso del libro. Insomma, lo scivolone è sempre possibile. Non dovrebbe ma è così.
      Per quanto riguarda le traduzioni, mi sembra di capire che ormai si tenda a evitare un “controllo qualità” prima dell’uscita in libreria. Se si risparmia sul traduttore – chi è del ramo racconta di lavori commissionati a costi ridicoli a studenti e poveri cristi -, si risparmia pure sul resto. La qualità ne risente, ma magari il libro esce a prezzi contenuti.
      Un risparmio in moneta ma un deciso esborso di pazienza per il lettore che vorrebbe leggere senza farsi venire la bava alla bocca. 😉

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      • anna albano (cose da libri blog) dice :

        be’, non ovunque la situazione è così catastrofica. fortunatamente ci sono case editrici serie che ancora pagano adeguatamente i traduttori e fanno scrivere le quarte di copertina a chi lo sa fare. 🙂

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      • Amaranta dice :

        Prezzi contenuti mica tanto: ultimamente vedo tantissimi romanzi a 15 o 20 euro, non so se siano alla portata di tutti. Capisco che l’editore non fa beneficenza, ma anche i lettori non sono cretini 😀

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    • Perennemente Sloggata dice :

      non ricordo dove avevo trovato un articolo di una blogger che dichiarava più o meno quanto segue:
      c’è chi si ricorda dei traduttori solo quando ci sono traduzioni discutibili o fatte male, senza però rendersi conto di alcune cose. ovvero, tanti committenti ti contattano per fare la traduzione di un testo in tempi stretti (succede sia con testi brevi sia con testi lunghi, ve lo posso garantire per esperienza personale), immaginatevi cosa succede se ti chiedono di tradurre a tempo record un romanzo. il traduttore medio non riesce a campare solo di traduzioni e comprensibilmente fa anche altri lavori per mantenersi. da ciò ne consegue che il tempo per le traduzioni che già ha sia limitato a certi orari e giornate. accetti il lavoro anche perché se inizi a rifiutare, non ti richiamano più. e quindi lavori magari in orari meno consueti (dopo il lavoro normale, magari traducendo fino alle 2 o le 3 di notte). anche se rivedi il testo, alcune cose, con questi ritmi e tempistiche, le anomalie, inizi a non vederle più e se non hai nemmeno un correttore di bozze (e spesso non c’è, costa troppo) che te le segnala, non ci badi. se te le segnalasse, te le ricorderesti per la prossima volta. in più per quanto ti pagano, non possono pretendere un lavoro accuratissimo (sommato ai tempi concessi).
      inoltre, prendiamo il caso di harry potter: la prima edizione italiana portava la traduzione di una delle case di hogwarts diversa dall’originale (non ho capito perché, forse per una questione di cultura? boh, non ricordo, bisognerebbe andare a guardare meglio). mentre poi nelle altre edizioni è stata corretta e nei libri successivi è stata messa una nota del traduttore per spiegare e correggere il tutto. perché indignarsi? al di là della scelta stilistica e traduttiva, l’editore l’ha avallata. ma… se mi danno da tradurre un libro e finora c’è solo quel libro, senza seguito, io traduco quel libro, senza poter sapere cosa succederà poi. certamente in alcuni casi si potrebbero fare delle scelte diverse, ma a posteriori. a priori non è sempre dato saperlo. (se mi sono spiegata, ma dubito, mannaggia).
      insomma, sono spesso le case editrici ad esagerare con le tempistiche, a sottopagare, a svalutare il lavoro di un professionista. magari senza voler nemmeno far revisionare il tutto da un madrelingua (troppo spesso ti chiedono di tradurre verso la lingua straniera, senza una revisione finale: per quanto bravo tu possa essere, un madrelingua sarà anche migliore).
      certo, non esiste un vero e proprio albo di interpreti e traduttori, per cui cani e porci lo possono fare. ma magari sarebbe opportuno riconoscere la professionalità di una figura importante come quella del traduttore.
      infine, vorrei ricordare che da sempre c’è il detto “traduttore traditore” e d’altronde voi non state leggendo il libro originale, no, voi state leggendo un altro testo.

      se vi capita,l prendete gli esercizi di stile di raymond queneau nella traduzione anzi, con il testo sia in francese sia in italiano curato da umberto eco. quella è un’opera che chiarifica molte cose. non è nullka di così impegnativo ma dà assolutamente un’idea di cosa possa essere una ‘traduzione’.

      scusate il papiro

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  8. MatteoG dice :

    Curioso che Gaia, e i due lettori che si sono espressi sul mio commento, abbiano estrapolato solamente le poche righe nelle quali esprimevo un parere personale sul tono del post. E non la restante corposa parte con cui mi piaceva contribuire alla discussione editoriale. Mi fa pensare che in questo luogo virtuale conti solamente quella che Gaia chiama satira, e per niente i contenuti. Questo è un peccato.
    Riguardo la non obbligatorietà al commento, da parte di chi capita qui, non lo sapevo. Credevo di sentire una pistola appoggiata alla tempia, invece forse non era così. Ringrazio Julka75 per avermelo fatto notare. E la ringrazio pure per avermi ricordato che in casa propria ognuno parla come gli pare. Sì, giusto, profondo e originale. Antonello che giudica la presunzione di voler insegnare non ho capito se si riferisce a me (cosa dovrei insegnare, la satira? Non sono io quello che dichiara di fare satira. La lascio insegnare a chi la fa quotidianamente) o a Gaia, che è volutamente presuntuosa su questo blog, perché il blog è così per sua stessa dichiarazione.

    PS: Quando mi capita di avere un’idea su uno scritto pubblicato in rete o su carta, mi viene sempre la tentazione di esprimerla, senza offendere nessuno. Poi mi pento. Dà così fastidio la sincerità?

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    • julka75 dice :

      Ma sei sempre così spocchioso o ti stai impegnando qui perché ti piace la compagnia?

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    • Gaia Conventi dice :

      Gentile Matteo, forse il tuo contributo al post non era interessante, magari era troppo scontato per attirare l’attenzione degli altri commentatori. Succede, e fare i capricci non è il modo migliore per risultare simpatici.
      Non sono solita bannare, è cosa poco elegante. Ti rendo noto, nel caso ti fosse sfuggito, che faccio la spocchiosa a casa mia, mentre tu fai lo spocchioso a casa d’altri. La differenza è palese, anche a chi ci legge. Fossi in te, dopo averci ricavato una magra figura, eviterei di concedere ulteriori bis.

      Giramenti resta un blog di satira, ma la satira ha bisogno d’adeguata platea. Tu, quindi, ti sei già chiamato fuori dai giochi.

      Non ti dirò che qui non sei gradito, dovresti averlo inteso. Ti chiedo, con la massima cortesia e nelle vesti di padrona di casa, d’evitare di farci perdere tempo. Tu sei convinto d’avere ragione, io sono convinta che tu stia allegramente trollando. Gradirei finirla adesso, senza drammi. Sarai così cortese da sparire?

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      • MatteoG dice :

        Ah-ah! Oh, finalmente. Ora mi hai fatto ridere di cuore.
        Non era mia intenzione farti arrabbiare, fra l’altro non capisco quale punto della discussione abbia ottenuto questo sgradevole effetto su di te. Devi avere qualche altro tuo problema, e mi dispiace.
        Non perdere tempo a rispondermi, ché non torno (più) a leggere qui. Come mi è stato chiesto, sparisco. Buona continuazione a tutti. E buona continuazione pure a Gaia, sei educatissima!
        Baci e abbracci

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        • Gaia Conventi dice :

          Volevi finire in bellezza e ci sei riuscito.
          Mi sembra strano tu non sia ricorso all’abusato “trombi troppo poco”, forse era implicito in quel mio problema a cui tu così gentilmente accenni. Per ringraziarti della stima, ti concedo il martirio d’essere bannato. So che ne farai buon uso, la parte della vittima ti riesce naturale.

          Lunga vita e prosperità!

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  9. Iannozzi Giuseppe dice :

    Siamo di fronte ai soliti che non sanno scrivere ma che amano leggere il loro nome in copertina e che hanno fatto dell’editor il loro confessore, per così dire, simoniaco.

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  10. Stranoforte dice :

    Siete i soliti sobillatori.

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