Parrucchieri cinesi e cineserie annesse.

Il gradevole volantino mi avverte della prossima apertura di un salone cinese per cineserie pilifere. Non fatevi spaventare dalla signorina “Manga style”, il menù prevede di meglio.

Non vi sfugga, ad esempio, la «riparazione sopracciglia». Utile, magari, in caso di tamponamento frontale tra nasi. Tre euro e il gioco è fatto!

Fate poi attenzione alla differenza di prezzo tra «Taglio + colore + piega» e «Taglio + colore (Wella) + piega». Mmm… che colori useranno nel primo caso? Tranquilli, solo prodotti italiani. Lo dice il volantino.

Ecco, sì: «Utiliziamo solo prodotti italiani». Non vi sentite più tranquilli?

Ma non posso lasciarvi senza raccontarvi qualcosa di loro, i tre modelli, i tre esempi, i tre personaggi che, a ben guardare, hanno affascinato mezzo mondo.

La prima signorina appare nei cataloghi piliferi del globo terracqueo.

La si ritrova persino a Bogotà.

Il secondo tizio, per forza di cose, va alla grande sui siti piliferi cinesi. Ma la foto del volantino non gli rende merito!

Ecco, adesso va meglio. Il tale lo scovo in una galleria d’immagini davvero meritevole d’uno sguardo.

La terza signorina la potete ammirare in tutta la sua grazia anche in questa foto.

In Russia va alla grande, tanto da guadagnarsi l’ingresso tra le capigliature di «una collezione decente». Ah, be’, allora…

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

21 responses to “Parrucchieri cinesi e cineserie annesse.”

  1. Antonello Iannoni says :

    E’ pubblicità, e,come tale,va presa. Senza tenere troppo in conto
    i lati positivi descritti.
    Ma è più un problema socio/economico che metterei in primo piano.
    In fondo, e non solo con le parruccherie, cosa ci stanno dimostrando
    questi cinesi?
    Che il nostro attuale declino (ovviamente anche europeo) è dovuto
    non alla crisi dei mutui prime americani, non all’euro, ma al fatto che
    i cosiddetti “paesi emergenti” ci stanno mazzolando, a tutti i livelli, in
    quanto hanno esigenze di mooolto inferiori alle nostre.
    Chiedete ad un nostro barbiere, anche scarso, se attuerebbe prezzi
    di listino di 8 euro per shampoo e capelli. Noi siamo a 12 e oltre.
    Ti risponderebbe che è impossibile mantenere l’attività con questi
    ricavi.
    Stiamo perdendo anche la cultura del lavoro, oltre quella generale.
    Quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi.
    Prosit.

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    • Gaia Conventi says :

      Anche la pubblicità ci dice molte cose. Andando all’estero, scrutare i cartelloni pubblicitari ti dà l’idea del consumatore, e quindi delle abitudini locali. Non a caso, ad esempio, nel catalogo Ikea per l’Arabia (http://www.corriere.it/cronache/12_ottobre_01/ikea-arabia-saudita-censura_ad4e1912-0bc6-11e2-a626-17c468fbd3dd.shtml) sono state rimosse le modelle: levate dalle foto per motivi religiosi.

      Guardando il volantino cinese – non trovo informazioni su chi abbia curato la stampa, direi trattarsi di “roba locale” – si apprendono cose interessanti: viene sbandierato l’uso di prodotti italiani, ma anche no, e quell’anche no, ha un prezzo diverso. I modelli presenti sul volantino sono occidentali, ma c’è pure l’ometto orientale. Non ci sono ometti occidentali, per intenderci. Forse l’uomo italico predilige, comunque, il salone – o il barbiere, categoria che sta scomparendo – del posto.
      Non conosco nessun ometto che vada dai cinesi a farsi i capelli. Conosco, invece, qualche signora: del resto, sia chiaro, la spesa sulla testa della siora è sempre più corposa.

      Lo dico da barbiere – sono stata un barbiere, ho l’attestato, l’apprendistato e continuo a fare il barbiere per amici e parenti -, so che i buoni prodotti costano (costano anche al barbiere, eh? io mi sono rifiutata di annacquare lo shampo, tanto per chiarire, perché un lavoro ben fatto implica olio di gomito e buoni prodotti… a discapito dell’incasso, ma perdere il cliente è un attimo, e in questo caso, ha ragione lui).

      Forse in Italia si sta perdendo, come dici, l’orgoglio per quanto si fa e si crea, ma sfido chiunque a tenere aperto un salone coi prezzi cinesi: non siamo in Cina, e qui – poco o tanto – i diritti di un lavoratore ancora ci sono. Io lavoravo per due lire, molte sciampiste lavorano per due lire, non oso immaginare le sciampiste cinesi!

      Quindi, l’articolo è cazzone, come al solito, ma direi che – in tutta onestà – sconsiglio di mettere la testa in un salone cinese. Proprio come ho sconsigliato – a suo tempo – d’andare nei saloni di Jean Louis David, dove le forbici venivano sostituite col rasoio elettrico: roba che neanche un tosacani!

      Poi ognuno porta cranio e capelli dove crede, risparmia su ciò che vuole e decide se la cosa conviene davvero.

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  2. Sir Jo says :

    Se un cinese, che paga regolarmente l’affitto e le utenze di un locale commerciale, ti fa il taglio + shampoo uomo a 8 euro, vuol dire che rientra con le spese e ci guadagna pure. Qui stiamo parlando di un lavoro artigianale, non stiamo confrontando la qualità dei prodotti cinesi contro la qualità dei prodotti italiani, stiamo parlando di lavoro manuale contro lavoro manuale (fermo restando che le spese dovrebbero essere uguali).
    Detto ciò: che gli italiani si rimbocchino bene le maniche (e abbassino un po’ le pretese), prima di andare tutti a gambe all’aria !

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    • Gaia Conventi says :

      Abbassare le pretese va benissimo, è giusto. Ci sono saloni che hanno prezzi sconsiderati, ma, per quanto mi riguarda – e visti i miei capelli che ormai mi arrivano al lato b -, non andrei mai da un parrucchiere cinese. Mai.
      Il taglio da uomo a 8 euro lo vorrei vedere, e vedere con l’occhio del barbiere. Il mio, almeno un pochino, è ancora allenato. 😀

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      • Antonello Iannoni says :

        Forse Sir Jo ha capito dove volevo andare a parare.
        Non credo che ti possano distruggere la chioma.
        Ma penso che la differenza tra 8 euro e i 14 che io
        pago al mio tosatore personale dovrebbe essere la
        stessa che intercorre tra un libro di Fabio Volo (è
        più forte di me…scusa) e Jack Kerouak.

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        • Gaia Conventi says :

          Mi permetto di dissentire sulla questione “distruggere la chioma”.
          Posso immaginare che i signori ometti dotati di lunghe crini siano in minoranza – un rasato al volo lo fa anche il tosacani -, per quanto riguarda le signore – si chieda in giro -, i capelli hanno un’importanza notevole. Non a caso i parrucchieri che sbagliano taglio, colore, o “strinano” chiome con colpi di sole fatti alla razzo di rane sono passibili – e già è avvenuto – di denuncia. I capelli non li indossi, non li puoi cambiare, se ti rovinano la chioma: tagli e attendi. Con calma.

          I prodotti sbagliati – prova pratica: usate uno shampo troppo aggressivo, vi verrà la forfora anche se non avete mai avuto forfora in vita vostra – danneggiano cute e capelli. I prodotti cinesi non li conosco, e se non li conosco, non li uso. Hanno i nostri stessi standard? Non credo, nessuno me lo conferma, nessuno me lo chiarisce nero su bianco.

          La differenza tra un taglio a 8 o 14 euro – per quanto mi riguarda -, sta nella mano, nel prodotto, nei corsi di perfezionamento – continui, così è per il parrucchiere serio – e nel luogo in cui è avvenuto corso e apprendistato. Quindi, possiamo discutere a lungo sui prezzi dei saloni – spesso cari, e lo so bene -, ma in cuor mio non mi sento di dire che gli 8 euro dati al parrucchiere cinese siano spesi bene. Me lo dice la mia esperienza di cliente e la mia esperienza di barbiere.

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  3. Antonello Iannoni says :

    Vabbè…tanto non ci sono barbieri cinesi dalle mie parti.
    Per adesso…

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  4. Daniela says :

    Mia suocera e mia mamma vanno dai cinesi e si trovano benissimo: veloci, gentili 10€ e via. Io vado a casa di una mia amica e spendo la metà e forse 1/3 dei saloni (azz dovevo conoscerti 15 anni fa Gaia: sai quanto razzo palazzo avrei risparmaito da Jean Louis David e tutti i suoi parenti? Un pacco di soldi e tagli da schifo e tutta Mantova ci andava: code di ore. Per quanto ne so ( e mi dovete, ora, cuccare in versione lavorativa pedante saccente e rompi balle, vi ho avvertito ok?), i prezzi dei parrucchieri seri e non ladri, sono dettati dal costo dei prodotti che incide circa per la metà. Io compro dall’amica i prodotti direttamente dal produttore e costano: 7€ i semi di lino, 9 euro la spuma anticrespo. Sono prodotti professionali. Quello che non tutti sanno é che i produttori di cosmetici ci guadagnano gran bene dalla vendita dei loro prodotti ovvero i costi di tutte le cremine le spumine ecc… sono molto più bassi dei prezzi di vendita (e non di un 10 o 20%). Però su quei prodotti in Italia ci fanno tante analisi (in laboratori accreditati per es come il mio in cui lavoro) che costano da qualche centinaio di euro anche a qualche migliaio. E poi un’azienda se non fa il confezionamento in casa deve mandare fuori questo servizio e paga. Se parliamo di aereosol il processo si complica ulteriormente. Per farla bene, ci si lamenta che in Italia tutto costa, è vero, ci marciamo su, siamo il poplo dei fregoni, del morte tua vita mia e via così. Però tutto quello che mangiate, bevete e vi mettete addosso (pure i vestiti!) sono controllati e sti cazzi se sono controllati. C’è un regolamento europeo REACH http://it.wikipedia.org/wiki/REACH) che regolamenta tutte le sostanze chimiche e i loro usi. I cinesi non sono tenuti a farlo quindi da loro, fanno quello che vogliono. Qua si devono adeguare: quindi se usano robaccia che sensibilizza pelle, mani, ecc… parte il controllino dei NAS e si chiude il negozio. Perché allora hanno prezzi minori? Secondo voi quanto li pagano sti ragazzi? E mai sentito parlare del riciclo di soldi da parte dei cinesi? Io non ci vado dai cinesi per due motivi: ho ancora modo di spendere 40 € ogni mese e mezzo (chiacchero con l’amica, le tengo la pupattola intanto che ho il colore in testa e mi sento a casa mia) e non mi fido (visto che le analizzano nella mia azienda) dei loro prodotti (come i vestiti e scarpe che vengono dalla Cina: se sanno di un odore acre e pungente mollate giù tutto e scappate).
    Mo me fermo eh?

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  5. Antonello Iannoni says :

    Ciò che scrive Daniela è giusto e sacrosanto.
    Tuttavia vorrei portare alla vostra attenzione, senza passare per barboso, un
    problema che, ormai, è generalizzato in Italia (più che in Europa).
    Le merci terzomondiste hanno invaso i nostri mercati. Pur non avendo, in gran
    parte, le caratteristiche per circolare legalmente.
    Insomma, italianamente aumm aumm.
    Le autorità non vogliono, o non possono, nulla di fronte a questa massa di
    articoli taroccati che sono, ormai, dappertutto.
    Nel frattempo le nostre industrie, il commercio, le aziende del terziario, sono in
    difficoltà, se non quando costrette a chiudere.
    Ringraziamo Schenghen e la sua dissennata dottrina della “libera circolazione
    di merci e persone”.
    E ringraziamo anche chi continua ad illuderci che, senza l’UE, saremmo oggi
    dei semplici capponi in attesa del Natale.
    Glo glo glo (che non è il verso del cappone, bensì del tacchino, ma cambia poco la sostanza).

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    • Daniela says :

      Grande Antonello. Concordo sai? Di quello che c’è realmente sotto ne sappiamo sempre poco. Glu glu glu (che è quello che il cittadino italiano si beve) 😉

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    • Gaia Conventi says :

      Tenendo presente tutta la pummarola spacciata per roba buona e il parmigiano che arriva dalla Culonia.
      Siamo entrati in Europa e nel mercato libero come uno sprovveduto entra in una bisca.

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  6. minty says :

    Qui i parrucchieri cinesi vanno diffondendosi. E c’è chi ci va e resta contento, come i familiari di Daniela.
    Anche io non mi fido molto dei prodotti ‘esteri’, se è roba con cui devo lavarmi/vestirmi/ecc. (tutto il resto lo compro tranquillamente, invero. Son grande frequentatrice dei supermercatoni cinesi. I quali ora, ho notato, cominciano davvero ad avere anche prodotti italiani made in Italy °_°). Ché le regole italiane le conosco, quelle degli altri…

    Però una spiegazione del piccolo prezzo dei prodotti anche “firmati” o noti che trovi in certe cineserie è molto semplice: il 90% delle multinazionali (le marche), dove fa confezionare i propri prodotti? Bravi! In Cina. E se la firma XYZ commissiona 3000 pezzi, secondo voi costa tanto, laggiù, farne 4000 e vendersi il sovrappiù in proprio? Una volta certi prodotti ‘cresciuti’ circolavano solo in Cina, adesso hanno imparato a servirsene per rifornire anche i cinesi di quaggiù.
    Non me lo sto inventando. Ne ho sentite tante di storie a tema, ma la prova definitiva è stata quando il mio rivenditore di prodotti per animali me l’ha confermato: “E’ la stessa roba, solo che quando passa dai loro circuiti e arriva qua, loro possono venderla a metà di quanto la vendo io”.
    E se lo ammettono i nostri stessi negozianti…
    Amen.

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    • Gaia Conventi says :

      Questo però è strano…

      La TizioCaio commissiona un prodotto in Cina, i cinesi ne fanno 3000 pezzi come concordato più altri 1000 per i razzi loro, da vendere là. E già non capisco: li vende in nome della TizioCaio? La TizioCaio vende già quel prodotto in Cina? Quei 1000 pezzi di straforo, sono venduti sottobanco o la TizioCaio lo sa e tace?

      Se tacesse, vendendo già quel prodotto in Cina, andrebbe contro il proprio interesse. Se non avesse un contratto col mercato cinese per poterlo vendere, quei 1000 pezzi la metterebbero nei casini (che sappia o meno della loro esistenza).

      Poi, quei 1000 pezzi – prima venduti a prezzi cinesi in Cina – arrivano in Italia e vengono venduti a prezzi cinesi nei negozi cinesi. Concorrenza sleale? Tarocco con nome di TizioCaio ma altro contenuto?

      Il fatto che la roba sia la stessa ma arrivi qui per altro circuito, dovrebbe allarmare i NAS e l’Unione Consumatori. O no?

      Insomma, io ho qualche dubbio su quei 1000 pezzi in più, che rimangano in Cina o arrivino qui. Non ho ben capito come funzioni la faccenda, ma mi lascia comunque perplessa.

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  7. Lilly says :

    Presente.
    Anche io ho fatto l’esperienza del parrucchiere cinese, causa budget scarso.
    Devo dire nè lode nè infamia: volevo un taglio dritto e delle meches visibili, fatto e fatto; niente convenevoli purtroppo… a meno che non me li abbiano fatti in cinese?
    Al momento di pagare però sono rimasta sconvolta!

    Dal listino prezzi indecifrabile (come quello in tuo possesso) avevo immaginato una spesa poco inferiore ai 50 euro, e invece… 33. Per 2 ore e mezza di onesto lavoro. Eh no, devono capire che una cosa è vendere i cazzimmi di plastica a 1 euro, un’altra è svalutare un mestiere. E’ un’arte e i prezzi in qualche modo devono rendere onore.
    (io magari non cacciavo 130 euro ma 50 sì dai)

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    • Gaia Conventi says :

      Ammetto che la mia spesa mensile pro crini – ma tento di tirare almeno i 40 giorni -, si attesta più verso i 100 che verso i 50. Ho cambiato parrucchiera – detesto chi, in amicizia, non ti rilascia la ricevuta… – e scelto di tornare al salone figo. Spendo di più ma ne vale la pena, e so che per i miei capelli la spesa tende a raddoppiare: se scegli di tenere una zazzera lunga e hai più capelli di Afef, poi non ti puoi lamentare. E io non mi lamento, sia chiaro.

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  8. Stranoforte says :

    Quel “WELLA” è una tipica espressione cinese: la si usa per complimentarsi con le persone che sfoggiano acconciature ben riuscite e di particolare eleganza. Quindi, se vuoi i complimenti, devi pagare.
    Quanto all’indirizzo, non so, dagli quello del *cine*asta famoso, quello il cui nome termina con l’accento, o l’apostrofo, sulla e (qual dei due sia, mai ben capito si è).

    早上好

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