L’autopsia. Sbranando “Il tuttomio” di Andrea Camilleri.

A questo libro mancano molte cose. La testa della ragazza in copertina, per dirne una (poi abilmente sostituita dal faccione dell’autore nel risvolto).

Ecco, sì, così passano subito i calori.

Mancano le lettere maiuscole – all’altezza dei fianchi della tizia – e, se proprio vogliamo fare gli stronzi, manca anche un titolo accattivante. Sarà tutto tuo, ma è un posto di merda, afferma Mario – giovanissimo trombatore tra i tanti trombatori del libro, a pagina 139. E Mario, datemi retta, ha capito tutto: questo libro, come la Merda d’artista di Piero Manzoni è un barattolo che vorrebbe fare scalpore – Ispirato alla scandalosa vicenda dei marchesi Casati Stampa racconta la bandella – ma è vuoto. E che la Merda d’artista contenga solo gesso l’ha capito un curioso e danaroso collezionista, buttando nel gesso migliaia di dollari. A me sono invece bastati otto euro – lo vedete il bollino con lo sconto? – per stabilire che il nuovo romanzo di Camilleri è tutta fuffa. Dovendo tirare le somme, e parafrasando una famosa battuta, questo libro andrebbe bollato come “Lei è suonata e lui la tromba”.

Il grande formato Mondadori tenta di nascondere la brevità del testo, il font da orbi completa la menzogna markettara. Anche il prezzo, a dire il vero, vorrebbe farci credere che stiamo comprando un romanzo: sedici euro per 147 pagine di boiata colossale.

La vicenda è talmente assurda, improponibile e lessa che bollarla sega mentale sarebbe farle un complimento. Levate dunque l’aggettivo.

Da qui in poi sarà tutto uno spoiler, se avete intenzione di leggere il libro – ma dovete proprio? – non andate oltre.

Arianna è una giovane – e figherrima – fortunata sfortunatissima: tutti la vogliono, tutti la pigliano, e lei ne piglia sempre volentieri.

Iniziamo a conoscerla una mattina, mentre si alza. Deve aver sudato molto per il caldo (pagina 8) e ‘sta faccenda del sudore molesto torna e ritorna in tutto il romanzo. Solleva un braccio sino a che l’ascella viene a trovarsi all’altezza del naso, lo lascia così per un poco, respirandosi. Ora è tornata a essere compiutamente viva (pagina 9), e non fate battute sullo shock mattutino da ascella pezzata! Piega ripetutamente le dita del piede sinistro.«Ciao, piede, come stai?» Fa lo stesso con l’altro. «E tu?» Ora una mano scende a carezzare il polpaccio sinistro. «Ciao, polpaccio» (pagina 9). «Ciao, mento.» Quando finisce di salutarsi anche i capelli, si tira su a mezzo, sistema meglio i due cuscini dietro la schiena, prende la tazzina di caffè amaro, se la porta alle labbra (pagina 10). Per completare il quadro: Va a sedersi sulla tazza. Tutte le sue funzioni si attivano alla perfezione (pagina 11).

Notate il ritmo? Perfetto, l’andazzo è questo: Arianna va con calma – si annusa spesso – e tira fuori un po’ d’interesse alla vita solo quando tromba. Fermi lì che adesso ci arriviamo.

In un tripudio di piani temporali, Arianna racconta la sua esistenza trombaiola e mortifera. C’è pure qualcuno che crepa di buona morte, ma Arianna, quando può, una mano la dà sempre volentieri. Perché? Boh!, immagino sia pazza da legare. O forse sono i traumi infantili che Camilleri le ha messo in curriculum, o magari va così perché qualcosa doveva pur capitare. Mica poteva trombare e basta, santo cielo! Però tromba. Spesso. Ma state lì che ci arriviamo.

Dopo diverse relazioni – trombaiole – finite più o meno bene – lui muore sempre –, Arianna incontra Giulio, un sessantenne ricco da fare schifo, un gentleman innamorato di lei fino a risultare coglione. Non gli manca niente, semplicemente… ehm, non gli tira. Già, ha avuto un brutto incidente, avrebbe potuto perdere un occhio, un orecchio, restare zoppo, gobbo, deforme… e invece no: semplicemente il tizio si trasforma in un eunuco amoroso e danaroso.

Farebbe di tutto per accontentare la bella Arianna. Mica che sia lei a chiederglielo, sia detto. Semplicemente, se non tromba, la poverina diventa nervosa. Vorrai mica scontentarla? Ecco, bene, allora Giulio prende un appartamentino per la sessione invernale e una spiaggetta per quella estiva: cara Arianna, scegliti il maschio e via andare!

Così, tutti i giovedì – puntuale come l’orologio e senza mai che si veda spuntare un condom –, il gestore/ruffiano/buttafuori della spiaggetta, pagato il giusto dal caro Giulio, lascia che lo show abbia inizio. Ora, non so dalle parti di Camilleri – dalle parti della sua testa, intendo –, ma quanto può durare ‘sta manfrina senza che qualcuno ne parli al Bar Sport?

Vediamo di capire come funziona, sennò la pataccata non è chiara. Il giovedì la spiaggetta è deserta, ci sono solo i manzi da esposizione. Arianna sceglie il pezzo di carne che più le aggrada e il gestore/ruffiano/buttafuori porta un lettino nella cabina. Poi entra lei, entra il manzo ed entra pure Giulio. Giulio? Certo, lui fa da spettatore, ma mica perché sia un guardone! Giammai! Lui è lì per controllare che all’amore suo non capiti niente di brutto e che il tizio non venga scelto – e montato – per più di due volte. Ché oltre sarebbe brutto, si entrerebbe in confidenza. Se un tale si ripresenta, disattendendo ai patti, il gestore/ruffiano lo piglia a calci in culo.

Nella vita reale – fuori dalla testa di Camilleri –, il pestato non trombante quanto tempo impiegherebbe a sputtanare i personaggi e pure l’autore? Teniamoci il dubbio.

Tutto parrebbe andare bene, ma ecco il dramma in agguato: il giovane Mario.

Il minorenne – studente cretinetti – è in spiaggia ma non rientra nella vetrina trombaiola, e forse è per questo che Arianna si scopre parecchio interessata all’articolo.

Giulio va da lui e contratta, peccato che la prestazione in cabina non sia un granché. Ma Arianna, dall’alto della sua esperienza, vede grandi potenzialità nel ragazzino e decide d’incontrarlo senza che Giulio si sieda tra il pubblico pagante. Del resto, sappiatelo, Mario non è né un uomo né un animale. È una forza della natura, uno tsunami, uno sconvolgimento tellurico (pagina 115), un tale che ti marchia a vita, come si fa col bestiame (pagina 116).

Apriti cielo! Non è nei patti! Giulio porta elegantemente le corna ufficiali – lo slanciano – ma le corna ufficiose gli creerebbero notevoli problemi d’equilibrio. Che si fa, dunque? Si fa che si fa, ovviamente.

Difatti Mario si ripiglia dalla brutta figura, tanto e tanto che la nostra Arianna inizia a farci un pensierino: perché non tenerlo come mascotte ufficiale? E Giulio? Povero Giulio.

Poverino, certo, ma Mario se ne sbatte, è giovane – ingrifato – e innamorato. Cominciano i problemi. Quelli attuali, perché Arianna di questi problemi ne ha da sempre. Tutti la vogliono e tutti la trombano, è questo il leitmotiv della vicenda. Però lei è una brava donna, mica dovete pensare male, eh? Lei non sa proprio starci a lungo con due uomini, è fatta così, per qualche giorno riesce a tenere duro, ma poi basta. O l’uno o l’altro. (Pagina 92). Fatele un applauso!

E poi c’è il tuttomio – questa cosa sua suissima (pagina 120) , quello attuale è una rivisitazione del tuttomio di Arianna bambina. All’epoca un anfratto roccioso, ora un angolo del solaio, ricavato tra due armadi. Lì c’è Stefania, una bambola di ceramica, alta mezzo metro, con gli occhi di vetro che si aprono e si chiudono (pagina 43). Di chi è la bambola? Non saprei. Giulio è vedovo e senza figli – e figlie –, non pare abbia sorelle o cugine: la bambola deve essere arrivata in soffitta per puro caso. Ma tu guarda che fortuna!

Lasciatemi spendere sue parole sulla vedovanza di Giulio.

Mentre accompagna il carro funebre che porta la moglie all’ultima destinazione, incontra Arianna. La poveretta sta seduta sulla tomba del marito – tra i pochi morti di buona morte – e piange disperata. Giulio la raccoglie come il gattino gemente e piangente – bagnato fradicio – di un vecchio spot del Mulino Bianco. Iniziano a fare coppia fissa cinque minuti dopo. Il libro va con calma solo quando non deve dire niente, in tutto il resto fila via come una spider.

Arianna, oltre ad avere un tuttomio e a parlare con le bambole arrivate in soffitta per grazia divina – c’è anche la bambolina cattiva, ma fa subito una brutta fine –, ha maniere campestri che la rendono – agli occhi di Giulio – tremendamente sexy.

Giulio ha visto altre volte Arianna che mangia le ostriche e ogni volta è stato uno spettacolo, come dire, assolutamente vietato ai minori di anni diciotto. Ne piglia una, ne divarica le valve con l’indice e il pollice delle due mani, tira fuori la punta della lingua, lecca leggermente l’interno, ritrae la lingua, la bocca semiaperta lascia ora scorgere la lingua che accarezza il palato, quasi a prepararlo al piacere che proverà, la fa uscire nuovamente, ma stavolta il colpo di lingua che dà all’ostrica tenuta alta come un’ostia è così forte e deciso da staccare di netto il corpo molle della valva. (Pagina 50) Vi risparmio il resto, questa broda piglia mezza pagina.

Poco dopo (pagina 51) la vediamo rifare lo stesso giochino con gli spaghetti, e queste descrizioni sono le più sexy di tutto il romanzo: qui si parla di trombare, il come lo si lascia all’immaginazione del lettore.

Se non mangia, suda. O tromba. Ma parliamo un momento di questa strepitosa traspirazione.

Ha scoperto di avere due tipi di sudore, ognuno dei quali ha un odore diverso. Il sudore dovuto al caldo odora di colonia d’erbe e ha un colore verde smeraldino, quello dovuto all’amore ha invece un odore forte di muschio e un colore verde scuro (pagina 8).

Aspetta che il respiro torni lentamente normale, odora le gocciole di sudore che ha sulle braccia e che sanno di muschio, se le lecca a una a una. (Pagina 26).

La vista di Mario ha aumentato il senso d’insopportabile caldo che già provava, l’ha fatta persino diventare di colpo sudaticcia sotto le ascelle, tra i seni, tra le cosce (pagina 70).

Una lama di calore dai seni le ascelle alla pancia e poi ancora più giù (pagina 79).

[…] si sente impiastricciata di sudore e sonno (pagina 97).

Ma prima di giungere a tanto lo farà sudare (100).

Qui sudano tutti, compreso il lettore che, a leggere della roba così, viene preso da sudori freddi. Ma non è tutto!

Le piace sentire il liquido caldo che scorre da lei e la bagna. È un piacere che può permettersi unicamente la domenica mattina, quando è sola in casa. Vi si crogiola a occhi chiusi, fino a che la pipì si raffredda. Poi farà sparire le lenzuola sporche mettendole in lavatrice. (Pagina 114). Brutta abitudine che fa di Arianna un personaggio piuttosto inquietante, soprattutto per il materasso, che in lavatrice non entra e viene sistematicamente lasciato ad asciugare. Confidando nel bel tempo.

Dite che la domestica se ne sia mai accorta? Non sembra, infatti nel solaio c’è anche di peggio. Una bella testa di vacca, in condizioni che vengono lasciate alla fantasia del lettore.
Questo souvenir viene raccattato accanto al cassonetto (pagina 37), mentre Arianna rientra in auto dalla solita spiaggetta trombaiola.

Arianna prende le ossa calcinate del cranio di un grosso animale, certo una vacca, avvolge il tutto in un vecchio plaid (pagina 38) – che fortuna averne uno nel bagagliaio – e se ne torna a casa. Ripete quindi ciò che aveva fatto col precedente tuttomio e mette ‘sta schifezza all’entrata: Chi la spostava per entrare, moriva.(Pagina 38)

Riuscite a immaginare il cranio di questa bestia in una soffitta? Io sì, e visto che il romanzo ribadisce che fa caldo, e fa caldo, e Arianna suda, e suda… che effetto farà la mucca stracotta nel tuttomio? Noi possiamo solo intuirlo, Mario, invece, va a controllare di persona. Che stupidino! (Pagina 87).

Dopo una corte scalcagnata e bimbominkieska – il marito l’abbiamo mandato all’estero, per affari… ma tu guarda la fortuna! – fatta di telefonate e agguati con la tromba (sì, stavolta Mario suona davvero la tromba), i due ballano la giga nell’auto di lei, in garage. Ma visto che ad Arianna non basta, se lo porta in casa, e visto che ancora è poco, decide di tenerlo in solaio – il marito sta rientrando – per farsi dare una ripassata durante la notte. E lì, Mario, alla vista del tuttomio, ci toglie ogni dubbio a riguardo: è un posto di merda (pagina 139).

Un posto di merda con una testa di vacca santificata all’occorrenza: [Arianna] Si mette nuda, via anche i sandali, prende la bugia, si avvicina alla testa, vi lascia cadere sopra qualche goccia di cera. Poi pronuncia una formula degna di Scientology. Infine Fa un passo, s’accoscia, le fa la pipì sopra. Aridaje! Altra mezza formuletta e La cerimonia è finita. (Pagina 44).

Quindi, in questo solaio abbiamo il giovane amante, la bambolina Stefania, la testa di vacca condita con la pipì di Arianna e… e… certamente, avete indovinato: un bel baule capiente. Un baule pieno di scotch e grandi fogli di nylon. Ma tu guarda – di nuovo – che fortuna sfacciata!

Ecco dunque che, quando il giovane amante fa per tirarsi indietro, in un modo o nell’altro – la bambola incolpa Arianna, Arianna incolpa la bambola e poi ammazza pure lei – Mario e la bambola finiscono – in pieno stile Arma Letale 2 – avvolti nella plastica e sepolti nel baule. Missione compiuta!

Liberarsi di quel problema fa un gran bene alla nostra Arianna, tanto che il marito, rientrando dal viaggio, la trova persino più bella. Sei andata in qualche istituto? Le chiede a pagina 142, e la tentazione di rispondergli «Sì, psichiatrico» è davvero forte. Eppure, a ben guardare, Arianna qualche scrupolo morale se lo fa: Pensa che nei giorni che verranno Mario le mancherà moltissimo. E qui c’è il gran finale del libro… Pazienza, purtroppo è andata così. (Pagina 146 e fine dello strazio).

Sior Camilleri, ma stiamo scherzando? Ma questo è un libro scritto da un esordiente incapace, non può essere roba sua. Su, confessi, l’ha scritto per fare un dispetto a Mondadori…

E giungiamo finalmente al fatidico momento dell’autopsia!

Strabiliata da cotanta fuffa, ho chiesto al mio amico Paolo Ferrucci di metterci mano e bisturi. Ero certa avrebbe saputo cogliere ciò che io – ringraziando il cielo – non avevo pienamente compreso. A volte mi fingo più tonta del dovuto, per risparmiarmi il peggio.

Ma il peggio – ormai lo sapete – è materia di studio quando si tratta di autopsie: cliccate qui, Paolo Ferrucci vi sta aspettando.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

17 responses to “L’autopsia. Sbranando “Il tuttomio” di Andrea Camilleri.”

  1. lepaginestrappate says :

    Mi ispira di più il Corso di pipì per principianti!
    Almeno ti regalano li adesivi!

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  2. moloch981 says :

    Avverto che si tratta di PREgiudizio senza alcuna giustificazione razionale, ma tant’è: io Camilleri non lo sopporto, come scrittore, pensatore, opinionista ecc. Di suo ho letto solo “Un filo di fumo”, che non era neanche male. Ma di Montalbano non ne posso più (secondo me qualsiasi serie che arriva alla ventina di episodi ormai è fuffa), e il fatto che sforni un romanzo ogni 2 settimane me lo rende ancora più antipatico. Magari, chissà, effettivamente la Musa ispiratrice lo visita ogni notte, però a me sa più che qualsiasi scemenza gli venga in testa viene pubblicata, perché sia lui sia gli editori ormai sanno che finirà al n. 1 delle classifiche di vendita a prescindere.

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    • Gaia Conventi says :

      Se la musa è apparsa in sogno a Camilleri, l’autore dovrebbe farle causa. Almeno in questo caso.

      Non seguo i Montalbano – ho letto solamente “Un mese con Montalbano” e ho preferito interrompere la frequentazione -, ho letto il markettaro “Acqua in bocca” (https://gaialodovica.wordpress.com/2013/02/27/acqua-in-bocca-di-andrea-camilleri-e-carlo-lucarelli/) e già lì avevo intuito il grande potere della fuffa applicata al nome che vende. Ora sono passata a questo, un tuttomio che resterà un tuttosuo.

      Non credo disturberò ulteriormente l’artista, così siamo tutti più contenti.

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    • lepaginestrappate says :

      Io ho letto su costrizione scolastica La scomparsa di Patò che odiai per niente cordialmente. Poco dopo mi trovai tra le mani un suo libro su un ragazzino con un pene immenso. Non fu una delle mie migliori letture…
      Da allora sono anni che sbuffo ogni volta che vedo che ha sfornato un nuovo libro xD E no, sarà principio-pregiudizio-nonsoche ma proprio io Camilleri non le leggo (né reggo)

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  3. Sonsierey says :

    A me Camilleri di solito piace tanto, ma questo libro qui mi sa che lo salto a piè pari…

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  4. Stranoforte says :

    A me Camilleri non piace, mancopeggneMte.

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  5. julka75 says :

    L’ho letto. Direi che Camilleri non si smentisce. Potrebbe risparmiarsi e risparmiarci i romanzi in italiano.

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  6. Daniele says :

    È… surreale! Il personaggio di Arianna è strano a livello Santacroce, la situazione ha un che di libretto erotico per ragazzini che giocano a fare gli anticonformisti – specie per ‘sto feticismo della pipì della protagonista – e il sudore da alieno mutante (se sudassi verde, andrei dal medico)… cioè, questa tizia suda acqua di palude e non si preoccupa!
    Non so se sarei riuscito a leggere tutto un libro così, dagli estratti che citi non sembra nemmeno scorrevole (la tizia si dedica a rituali di benessere tutti suoi che sembrano messi lì per allungare tutto). Va bene, forse sono solo pynvidiosoh! 😛

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    • Gaia Conventi says :

      Era il momento delle sfumature e anche Camilleri si è lasciato prendere dall’entusiasmo.
      Calcolando il testo – che non ho gradito – e vedendomi davanti la faccia di Camilleri intento a ideare quella roba lì… credo che un BLEAH possa rendere l’idea.

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  7. stefaniamarino says :

    Premettendo che concordo con te: questo libro è uno spreco di tempo, voglio comunque provare a dare la mia interpretazione. Non potrebbe essere che essendo stata stuprata da ragazzina e avendo poi ucciso lo zio (sostanzialmente), uccida anche tutti i tipi con cui va a letto? Come mai Giulio sembra essere l’unico a rimanere vivo? Eccetto per Simone che è scappato. È per questo forse che si tiene stretta questo “tuttosuo”? Potrebbe essere che si sente un’assassina anche se Giulio cerca di farle cambiare idea? Che dici?

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