“I sotterranei della cattedrale” di Marcello Simoni.

Più riguardo a I sotterranei della Cattedrale

Mi ero ripromessa di non leggerlo, perché leggerlo mi avrebbe portato a recensirlo… e sono stanca di sparare alle vecchiette, alla Croce Rossa e ai boy scout intenti a sminare l’Iraq con gli shanghai. Però poi sono inciampata in una recensione anobiana, e lì i miei buoni propositi sono andati in ferie.

Bontà divina!, ma allora ci saranno pure gli occhi e gli sguardi già tanati più e più volte ne La biblioteca perduta dell’alchimista!

Insomma, dovevo sapere, dovevo capire… dovevo stabilire se qualcuno, finalmente, si fosse deciso a dare una limatina d’editing a tutto questo ben di occhi e sguardi.
Ebbene, come molti di voi avranno già certamente immaginato, gli stessi termini tornano pure qui. E con tanta, tanta insistenza.

In queste 124 pagine – Nota dell’autore inclusa – troviamo 23 occhio e occhi – il plurale batte il singolare –, 33 sguardo e sguardi – e qui è il singolare a prevalere – e 6 ciò nondimeno che fanno compagnia a 3 d’altro canto. Non sono peccati mortali, ma l’editor non coglie i refusi proprio su due di questi sguardo – a pagina 53 diventa guardo, a pagina 109 sgaurdo –, cosa che mi fa temere d’essere in presenza di un’aggiustata frettolosa. Ma anche stavolta non si tratta di peccato che porta a dannazione eterna, però quel ciò nondimeno piazzato pure nella Nota dell’autore a pagina 124… ecco, quello andrebbe punito con l’amputazione di un mignolo.

E dopo avervi deliziati con queste annotazioni da piccolo Rain Man, veniamo alla vicenda.
La trama è sempre la stessa, cambiano i nomi e la data, ma siamo sempre in vena di scovare carta tra chiese, cubicoli e cunicoli (due «cubicolo» a pagina 81, due «cunicolo» a pagina 82). Stavolta il protagonista non è Ignazio Alvarez de Toledo – già amato, stimato e apprezzato in Il mercante di libri maledetti e La biblioteca perduta dell’alchimista –, però Vitale Federici gli somiglia parecchio: sa tutto lui, trae conclusioni alla Sherlock Holmes e ha due amici a cui deve sempre spiegare l’inghippo, così anche il lettore lo viene a sapere e si sente coinvolto. Vi dice qualcosa? Ok, perfetto, è lo schema seguito nei due romanzi simoniani di cui ci siamo già occupati. Stavolta, però, siamo nel 1789. Non che saperlo ci cambi la vita, eh? Tanto siamo sempre e comunque tra monaci e similari, alla ricerca di qualcosa; no, tranquilli, non è il solito libro maledetto… è una mappa del tesoro. Maddai! Allora si va proprio sul classico! Già, per avere un classico più classico di questo, bisognerebbe scomodare il racconto Paul Clifford di Edward Bulwer-Lytton: «Era una notte buia e tempestosa». Anche se, ne I sotterranei della cattedrale, dobbiamo accontentarci di un più misurato calare delle tenebre.

Che succede a quell’ora? Un tizio esce dal suo nascondiglio – siamo nel Palazzo del Vaticano, come ci avverte il Prologo, a pagina 7 – e va alla ricerca di qualcosa. Quel qualcosa di cui dicevamo.
«Non poté soffermarsi ad ammirare gli arabeschi del grande pittore urbinate [Raffaello, per gli amici] e proseguì a passo svelto senza l’ausilio di una lanterna, per timore di allertare eventuali guardiani», ché la gita è losca e lui non può permettersi di fare il turista. Eppure, poco dopo, nella Biblioteca Vaticana: «E come gli era già accaduto nelle logge di Raffaello, fu tentato di ammirare gli affreschi che istoriavano le pareti e il soffitto a volta» (pagina 8). Fortunatamente «la luce lunare che filtrava dalle finestre era troppo debole», così il tizio riesce a fare quello per cui la trama lo chiama in causa e noi possiamo andare avanti con la narrazione. Alleluia, alleluia!

Come già accadeva nei romanzi precedenti, la ricerca storica è evidente e la si sfoggia volentieri, tirandola per le lunghe. Questo finisce per togliere ritmo al thriller, ed è proprio la copertina a rivelarcelo come tale – «Un grande thriller storico» –, lasciando a noi la facoltà di decidere se crederci o meno.

Il primo capitolo ci porta a Urbino, dove conosciamo Vitale Federici – lo Sherlock de noantri – dotato di «incredibile acume» (pagina 120), e poco dopo veniamo afflitti da due faccende: gli è morto – sì, è omicidio, ma lo capisce solo lui, gli altri no… ché sono de coccio – il professore di filosofia e toccherà proprio a Vitale sostituirlo. E direi di fermarci qui.

Vitale indaga, i due amici gli fanno da spalla e c’è anche la morosa alla Mulino Bianco. Casta lei, casto lui, sembrano due lontani parenti che si sentono a Natale e Pasqua: «Mio caro, qualcosa vi cruccia?», chiese lei. «Avete una faccia!» (Pagina 22). A me quel cruccia-faccia-punto esclamativo non suona bene, ma di mestiere non faccio l’editor. E non faccio nemmeno il romanziere, sia chiaro, sono semplicemente un blogger.

Sarete lieti di sapere che anche stavolta abbiamo l’ossesso. Non è quello de La biblioteca perduta dell’alchimistane parlavamo qui – ma anche lui ha le sue attrattive: trattasi di l’Ombroso – no, non Lombroso –, un «omuncolo nerboruto» (pagina 85) che abita nei sotterranei della cattedrale. Perché? Perché lo dice il plot.

Alcune scelte stilistiche vanno menzionate in quanto largamente abusate. Si va dal «largo sorriso» – di pagina 24 – al povero Vitale che, forse per colpa dei peperoni, a pagina 31 è «in preda a un certo disagio». A pagina 41 abbiamo i tre stana-mappe che rimangono «a fissarsi negli occhi», che è sempre meglio di tutti quei gesti e quei cenni che spuntano a fungo allucinogeno nel corso della narrazione.
Impossibile non rendere il giusto merito alla «cavità più nera della notte» di pagina 81 o al «lago di tenebra» qualche riga più sotto. E s’incastrano alla perfezione con «gli occhi sbarrati e le labbra tremanti» e la «smorfia animalesca» di pagina 84. Ma pure con gli «occhi bovini» di pagina 86, o con le «decine di occhi rossi e famelici» di pagina 89.
Insomma, leggendo questa serie di espressioni un tantino scontate, siamo – come i tre protagonisti del romanzo – «sopraffatti dalle emozioni» (pagina 98).

Ma naturalmente tali insipidezze lasciano anche spazio alle trovate d’alto spessore. A pagina 39 ci imbattiamo in «quel genere di ubriachezza molesta che tracima nella melanconia» e che costringe l’ebbro a gracidare. Da non sottovalutare, poi, «l’algida tenebra» e le ombre che «si avvicinavano assumendo forma umana» a pagina 80.

Un romanzo con qualche pecca e diverse ingenuità che si fa voler bene per il prezzo concorrenziale. E non mi sbilancio ulteriormente.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

16 responses to ““I sotterranei della cattedrale” di Marcello Simoni.”

  1. cartaresistente says :

    D’altro canto il prezzo invoglia. Adesso come farò a dargli uno sguardo?

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  2. julka75 says :

    E tu per 99 centesimi pretendi pure l’editing? Tzé.

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  3. Stranoforte says :

    Ecco, buon lunedì.

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  4. Gaia Conventi says :

    Buon lunedì a tutti.
    Devo scrivere il post dedicato al pranzo Giramenti di ieri. E postare le foto.

    Poi vedremo di raccogliere le adesioni – puramente indicative e molto a sorpresa – alla gita vagamente letteraria di Torino.

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  5. newwhitebear says :

    Dunque il comacchiese Simoni non riesce a migliorare la sua scrittura? Dopo aver letto il suo romanzo di ritorno dai fasti della Spagna. Scrissi che sembrava uno studente della scuola media per come scriveva. In questo minilibro pare non sia migliorato.
    Cara Gaia non sai che gli editor si sono estinti come i dinosauri? Adesso è sufficiente Traslated labs per valutare uno scritto ma senza correggerlo. Fatica sprecata, perché qualche lettore lo rimedia sempre.

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    • Gaia Conventi says :

      Per carità, non mi permetto di dare giudizi sulla scrittura di nessuno. Mi limito a leggere, esponendo i miei dubbi. Niente di più.
      Non sta a me stabilire il pubblicabile e l’impubblicabile, a ognuno le proprie competenze. Ma certo l’editing fa bene a tutti…

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      • newwhitebear says :

        Su questo ne sono certo, anzi convinto al cento per cento. Si dà il caso che non trovo libri che non abbiano orrori al loro interno. L’editing, questo sconosciuto

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  6. Rosalba says :

    Mmm,dunque vediamo;sul comodino ho una decina di libri da leggere,il mensile delle parole incrociate ancora da finire….no il posto per il libro di Simoni non c’è !

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  1. materiali 1. Alchimia | L U N A T I S M I - 8 aprile 2013
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