“Il giovane Holden” di J. D. Salinger

Più riguardo a Il giovane Holden

Mark David Chapman – l’assassino di John Lennon –, John Hinckley – l’autore del fallito attentato a Ronald Reagan – e Mel Gibson in Ipotesi di complotto (film del 1997): i matti amano Il giovane Holden.
De Gregori, i Green Day, i Prefab Sprout, gli Spandau Ballet e altri, e tutti si sono ispirati alla vicenda di Holden per cantarci sopra qualcosa.
Nel libro Norwegian wood di Haruki Murakami Il giovane Holden è citato più volte, in Amnèsia di Matteo Caccia il protagonista lo prende in prestito dalla biblioteca, in Jack Frusciante è uscito dal gruppo – di Enrico Brizzi – Holden Caulfield è nominato diverse volte, idem in Ragazzo da parete di Stephen Chbosky.
Baricco lo omaggia dedicandogli una scuola di scrittura, Scoprendo Forrester – film di Gus Van Sant – prende spunto dalla scomparsa artistica di Salinger, recluso per scelta.

Ora, senza nulla togliere al classicone di Salinger… ma che cazzo avrà mai ‘sto libro per mandare fuori di testa tutta questa gente?

La trama la trovate su Wikipedia – ovviamente lo spoiler è assicurato – e io mi pregio di riassumervela così: il giovane Holden è un bimbominkia di buona famiglia – baiocchi in tasca, scuole private – che non ha voglia di fare una ramazza. Lui non studia, non si applica, non scansa nemmeno le legnate quando gli arrivano: lui è contro il sistema. Contro le convenzioni. Lui è contro, oppure, ve la lascio come ipotesi, è un testa di minchia che non ha voglia di fare un cazzo. Contro qualcosa, dunque, ma con la pappa pronta e le spalle coperte.
Il disagio esistenziale e generazionale – e chissà che sarebbe successo se paparino, invece dell’avvocato, avesse fatto il minatore – lo porta a scorrazzare per le vie di New York – ubriaco, molesto, depresso –, a chiedersi che fine fanno le anatre di Central Park quando il laghetto ghiaccia e a dissertare d’altre amenità. Autodistruttivo per sport, tanto per fare qualcosa, per riempire un vuoto. Uè!, Holden, dammi retta… fatti una stagione a pomodori e vedrai che ti passa.

Il libro è del ’51, la mia versione Einaudi – tradotta da Adriana Motti – è del 2004 e sfoggia una bella copertina, completamente bianca. Sembra la confezione di un medicinale.
Scritto come magni, molto parlato, molto raccontato, con un dizionario facilitato e ripetizioni a manetta, potrebbe lasciare senza fiato un sacco di gente. Se lo legge un tramista, lo reputa – sbagliando – un successo replicabile.

Che sarebbe successo se avessi conosciuto Holden ai tempi del liceo? Credo l’avrei trovato un viziato rompicoglioni, anche all’epoca sapevo riconoscerli al volo.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

99 responses to ““Il giovane Holden” di J. D. Salinger”

  1. lepaginestrappate says :

    C’è una interessante biografia-storia di una biografia di Salinger scritta da Ian Hamilton (“storia di” perché per quella biografia Salinger denunciò Hamilton e la sua deposizione fu tipo l’unica intervista in non so quanti miliardi di anni XD) in cui si cerca un po’ di ravanare nella vita dell’autore e, in effetti, c’è tanto di autobiografico in Il giovane Holden (e non solo): ma soprattutto c’hai visto giusto. Salinger era decisamente un rompicoglioni, da ragazzo, del genere presuntuosetto e molto ironico-beffardo 🙂

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    • Gaia Conventi says :

      Presidenti e star possono dormire tranquilli, userò il giovane Holden come fermaporta.

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      • lauraetlory says :

        Ho voluto leggerlo perché è uno di quei libri che tutti citano per poi allibire se ammetti di non averlo letto. Quindi me lo sono procurato, l’ho letto e alla fine ho detto: e quindi? A me non ha lasciato niente. Magari nel ’51 reiterare “garantito al limone” sarà stato rivoluzionario. Adesso è solo irritante.

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  2. Shunrei says :

    Finito di leggere il post e i commenti il primo pensiero è stato “Wow… ma allora non sono l’unica!”.
    Il libro l’ho cercato e letto proprio perchè a detta di tutti sembrava un “must”, e anche perchè da un brano che era stato piazzato sulla mia antologia delle medie (per spezzare una lancia a favore, l’antologia delle media m’ha portata a leggere anche romanzi molto interessanti) m’era rimasta la curiosità di leggere il resto della storia da quando avevo 11 anni.
    Quando ho finito il romanzo, m’è rimasta l’impressione che il brano sull’antologia fosse più o meno l’unico che si salvava di tutto il libro.

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  3. minty says :

    Che sarebbe successo se avessi conosciuto Holden ai tempi del liceo? Credo l’avrei trovato un viziato rompicoglioni, anche all’epoca sapevo riconoscerli al volo.

    Se può servire, io l’ho conosciuto già alle medie (imposto dalla prof di italiano), e il pensiero è stato esattamente quello. Di più: diciamo che tutte le riflessioni che tu hai fatto alla voce “trama”, le feci praticamente identiche anche io, allora.
    Che poi mi è sempre rimasta l’idiosincrasia verso tutto l’esercito di contro-sistemisti fancazzisti col c*lo al caldo di cui, purtroppo, son pieni i fossi, almeno da ‘ste parti.

    Uè!, Holden, dammi retta… fatti una stagione a pomodori e vedrai che ti passa.

    Exactly!

    E, non mi stuferò mai di dirlo, quella delle anatre è UN’EMERITA CA$$ATA!!!
    Lo vogliamo dire?! Non è una frase profonda e filosofica, è solo un’idea buona giusto per un ignorante come Holden! Esistono due tipi di anatre: quelle che in inverno migrano a sud (e quella palla piombata di “Meraviglioso viaggio del piccolo Nils” di Selma Lagerlof – altro mattone con cui i giovani virgulti a volte vengono ancora tediati – lo testimonia ampiamente), e quelle che, tenute in cattività (ma non solo loro), semplicemente si ritirano nelle ‘casette’ approntate loro da umani servizievoli e lì svernano, cambiando di poco le loro abitudini. Quest’ultima cosa è quella che fanno le papere della pozza del parco di Forlì. A occhio e croce non credo quelle inglesi siano più schizzinose…

    Comunque, Gaia, questa mattina sono immensamente felice. Come dice Shunrei, finalmente anche io scopro di non essere l’unica, a pensare da quel dì che ‘sto libro sia solo una grossa bufala! 😄
    Come hai ottimamente sintetizzato tu, la domanda resta e mi affligge: ma che cazzo avrà mai ‘sto libro per mandare fuori di testa tutta questa gente?

    P.S.: La mia edizione Einaudi risale a fine anni ’80, ma già allora era dello stesso bianco-medicinale.

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  4. Gaia Conventi says :

    Grazie, mi sento molto meglio.

    Essendo matematicamente certa d’essere profonda come una pozzanghera, mi facevo scrupoli di coscienza per la mia mancanza d’empatia verso il giovinastro in questione. Ma ora, porco cane!, sto proprio bene, sento che la gente mi ama e mi comprende. Ecco, sì, lo ammetto, iniziavo a valutare con occhio volpino – di “simoniana” memoria – l’omicidio di Gigi D’Alessio… avrei potuto dare la colpa al giovane Holden, tanto per fingermi presa da questo libro.

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  5. Silvia says :

    Ah Ahhhh!!!!
    Io l’ho letto quando avevo 20 anni più o meno e pure io non sono stata particolarmente colpita ! 🙂
    Ora del romanzo ricordo solo l’amico super brufoloso che strusciava la faccia sul cuscino di Holden e l’amico figo che però non puliva il suo rasoio … insomma immagini che quando ci penso ancora mi schifo! Ma nulla più… 🙂

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  6. paolo f says :

    E così, scopro che il mitico Holden è come la Corazzata Potemkin di fantozziana memoria…

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    • minty says :

      Eh no, porca miseriaccia! Non accostiamo cose oneste e peana al fancazzismo, eh!
      Che io sarei un po’ stufa di sentire bistrattare un povero film che, a vederlo, non è per nulla una schifezza, solo perché Paolo Villaggio ha deciso di farsene burla (mi stesse poi simpatico, Paolo Villaggio…).
      La povera Corazzata è derisa da decenni da un sacco di gente che, per lo più, NON si è mai presa la briga di vederlo. Io l’ho visto (sempre per motivi di studio) e, dirò, non è affatto la palla che ci vogliono far credere. Cioè, è semplicemente un film muto a tesi politica. Accettato ciò, secondo me c’è anche il rischio di appassionarsi un po’ a questa storia di ammutinamento marinaro (inventata di sana pianta a fini propagandistici, sia chiaro). Che se mi chiedessero se preferirei rivedermi la Corazzata o un film di Fantozzi, non avrei un dubbio: marinai sovietici muti tutta la vita! 😛

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      • paolo f says :

        Naturalmente, è un film che mantiene tutto il suo fascino: non ci sono fantozzate che possano lontanamente eguagliarlo! E’ solo una mitologia becero-qualunquista che ormai si è impossessata di molti di noi 😉

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        • Gaia Conventi says :

          Non ho mai visto un Fantozzi e temo d’aver scansato anche la Corazzata. Però potrei sopportare un Fantozzi, ma muto.

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        • minty says :

          Paolo, non ce l’avevo con te nello specifico, eh! E’ che avendo un po’ studiato la materia, avendo visto un sacco di film, tra cui anche cose che sono davero delle CaPa, ecc. quando sento tirare fuori questa specie di leggenda metropolitana su La corazzata Potemkin, spesso in mezzo a sghignazzi e da gente che non si è mai presa neanche la briga di sapere di cosa sta parlando (tanto l’ha detto Fantozzi…), ecco, diciamo pure che mi parte l’embolo e finisce che mordo 😛

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          • Gaia Conventi says :

            Mordi, mordi pure! Dove se non qui? 😀

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          • paolo f says :

            La corazzata Potemkin lo vidi da ragazzino e ne rimasi molto impressionato, ci sono scene che non si dimenticano. (E sono serio, eh?)
            La scena della carrozzina mi ricorda quando mio fratello giocava col suo cuginetto mettendomi in carrozzina e portandomi in cima a una salita che conduceva alla chiesa, e poi mi lanciava giù perché l’altro mi prendesse. Una volta la carrozzina deviò e si ribaltò, e loro sparirono in una frazione di secondo lasciandomi lì. Mio fratello (oggi gioielliere di successo) non rientrò fino a buio inoltrato, quel delinquente.

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            • Gaia Conventi says :

              Tuo fratello mi sembra un tipo da Giramenti. 😀

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            • minty says :

              La corazzata Potemkin lo vidi da ragazzino e ne rimasi molto impressionato, ci sono scene che non si dimenticano

              Oh, meno male. Credevo di essere tarata io a trovarlo interessante! 🙂

              Come dice Gaia, hai fratelli e cugini molto simpatici! 😄
              La carrozzina che ruzzola dalla collina fa molto Heidi (anche se lì era una sedia a rotelle, e vuota), eh!

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  7. Lilly says :

    Tu quoque? è vero, è un successo editoriale non replicabile, però mi è parso poco interessante e scritto senza verve. Di rompicoglioni impegnati a non fare nulla tanti autori hanno fatto interessanti protagonisti ma mettendoci un certo stile.
    Fosse vissuto oggi, Salinger sarebbe citato fra i tuoi tramisti che a 14 anni vogliono pubblicarsi l’autobiografia!

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  8. diait says :

    Basterebbe Phoebe, da sola, a dare un senso al successo di questo libro.

    O Allie, il fratello morto “che tutti adoravano” e che basterebbe, da solo, a dare un senso alla malinconia di Holden (anche i ricchi soffrono, prima di finire all’inferno come ci ricorda Vendola).

    E quel gran bastardo del prof. Spencer, che legge a Holden il suo ultimo assurdo compito in classe sugli egiziani, che Iddio lo stramaledica.

    O il professor Antolini, unico adulto che era stato capace di meritarsi un po’ di fiducia, e poi se la gioca così, in pochi minuti, senza neanche avere il coraggio di giocare a carte scoperte.

    E Jane Gallagher, l’unica ragazza che merita di essere presa per mano perché non sta sempre lì a muoverla come un’ossessa (quella maledetta mano), con un patrigno che abusa di lei (sì, anche le figliastre ricche sono abusate, e soffrono).

    E l’ingresso dello schifoso Ackley, nella stanza di Holden al college. Mentre il finto pulito e molto cool Stradlater si prepara per la soirée.

    E compagnia bella…

    Tra definirlo il libro dei libri e una cazzata, sarei per il tertium datur.
    Se non piace non piace, amen.
    Ma c’è tanta di quella roba dentro, se hai voglia di entrarci.

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  9. diait says :

    p.s. Holden ha 16 anni. E tutto quello che “non fa” (oltre a non raccogliere i pomodori a Rosarno), non lo fa tipo per due giorni.
    Due giorni da rompicoglioni nullafacente, a 16 anni…
    wow.
    mollezze borghesi da capitalisti yankee?

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    • minty says :

      Vabbè, diait, s’è capito che a te Il giovane Holden è piaciuto, non ti preoccupare. Posizione perfettamente legittima, sia chiaro. 😄

      Io posso solo dire che quando l’ho letto ero più piccola di Holden, e tuttavia non ho trovato nulla di ammirevole o affascinante in lui, in quello che per me era comunque un ‘ragazzo grande’ di un altro tempo e a cui guardavo, appunto per questo, con una certa curiosità.
      Mi è parso davvero solo un adolescente senza nerbo e viziato. E intorno a lui avrebbe potuto esserci pure il circo equestre, ma nulla cambia il fatto che il suo modo di affrontare le cose è quello di un inetto che passa il tempo ad autocompatirsi e prendersela col mondo, e non si capisce neanche bene perché.

      Due giorni da rompicoglioni nullafacente, a 16 anni…

      Già. Che in sé non sarebbero nulla di male (a parte l’antipatia e la rompico*ionaggine del personaggio). Ma viene da chiedersi se, proprio per questo, meritassero di scriverci un libro su.
      Soprattutto mi pongo delle domande su chi, adulto, grande e grosso, dichiara orgogliosamente che il proprio faro illuminante è un testo che racconta di un 16enne che cazzeggia autocompatendosi per 2 giorni…

      Cioè, a me quella stessa estate ‘propinarono’ anche “Niente di nuovo sul fronte occidentale” e “Stirpe di drago”. Che adorai (pur standoci male). E dovendo scegliere…

      (OK, ‘sto barando: mi beccai pure “La tregua” e “Siddharta”, e lì mi annoiai della grossa – piano con gli insulti: tuttora credo sia molto stupido far leggere il libro di Levi a dei 12enni SENZA aver fatto leggere prima “Se questo è un uomo”. Nuove frontiere della didattica, suppongo. – Però almeno quelli non mi fecero venir voglia di prendere a ceffoni i protagonisti 😛 )

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      • diait says :

        ho capito, qui siete della scuola pedagogica “calci in culo e pedalare”.

        Ma come c’avete gli asili di reggio emilia, strafamosi e copiati in tutto il mondo!

        Trentenni retrograde.

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        • Gaia Conventi says :

          Mi posso infilare un momento per dire male dell’asilo? Sono stata all’asilo per qualche tempo – sì, a età consona, non facciamo battute – e l’ho trovato un posto casinaro e pieno di bambini chiassosi.
          Cosa che, se non ricordo male, ho detto anche dell’università (ma è solo un caso).

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        • minty says :

          A parte che io non sono di Reggio Emilia, ma di Forlì. E a una romagnola dell’emiliana non lo dai tanto impunemente, si sappia…

          Personalmente ho goduto del meglio che l’Italia anni ’80 potesse offrire in termini di asili e scuole elementari. Che era davvero l’eccellenza (l’istruzione primaria è stata mandata a pu**ane dopo). Mi dovrai credere sulla parola: avevo iniziato una lunga descrizione di quella specie di poema bucolico che è stata la mia infanzia, ma poi ho deciso che non ve ne fregava niente, e tagliato tutto. Resto a disposizione per dettagli, comunque.
          Tuttavia la logica del “calci in culo e pedalare” mi è stata comunque sempre ben presente. E francamente, nonostante le riconosca qualche lacuna, la ritengo ancora oggi meno dannosa e più preparatoria alla mer*a che verrà (perché in un qualche momento della vita verrà, stiamone certi) della logica del “Oppoverino! è tanto tanto sensiBBBile!”. E lo dico nonostante quella logica mi abbia costretto a ingoiare lacrime e bile ai tempi, appunto, delle medie, quando dagli scenari tipo Mio Mini Pony mi hanno traslato in un ex-collegio mussoliniano (non è una metafora, l’edificio è ancora quello) dove, dal punto di vista umano, tra professori e compagni, ho, lì sì, trovato mer*a bastante a riempirmi le saccoccie per tutti gli anni a venire.

          Non so a cosa si debba la mia mentalità ‘retrograda’ (se il retrò sta solo nel credere che nella vita si debba pedalare senza sentirsi per forza la piccola fiammiferaia, direi che vado orgogliosa dell’appellativo). Forse al fatto che, da bambina, ho passato più tempo coi nonni che coi miei genitori, il che mi ha dato una mentalità più da figlia degli anni ’50 che degli anni ’70? Tutto può essere.
          Certo che il passare le ore d’estate ad aiutare nonno che rassetta i porcili (e adesso non pensate a scenari da schiavismo minorile: parliamo di mezz’oretta al dì dopo i cartoni animati :P), a ruzzolare sotto le stie dei conigli in mezzo al guano dei polli per recuperare un cucciolo caduto dal giaciglio (di nuovo, lasciate perdere il Telefono Azzurro: c’è che ero l’unica della taglia adatta per farlo; e quanto ca**o può correre una minc*a di coniglietto di poche settimane, ‘orco can! è_é), a tenere fermi i polli di cui sopra mentre nonna taglia, ‘ravana’ tra le viscere, ricuce (senza anestesia) per fare i capponi, a vedere sgozzare, spellare, appendere a sgocciolare i conigli (i fratelli grandi di quelli cuccioli e salterni di prima, obviously), ecc. Ecco, tutta quella roba lì forse mi ha dato una prospettiva sulla vita un po’ diversa dai miei coetanei. Più ‘ruspante’, diciamo.

          Ordunque, piglia la minty 12enne, cresciuta a sangue e mer*a nel senso sereno della cosa (che la campagna è roba sporca XD), e che del resto a scuola ingoia mer*a nel senso meno sereno e più metaforico, ma che comunque “Andare a scuola è il tuo dovere come il mio è lavorare. Giù la testa e sopporta. Nel peggiore dei casi tra tre anni è finita”. Quella minty invisa ai professori (gente simpatica, soprattutto quella che diceva ‘testa di gallina’ agli alunni, guarda…) perché, di fronte alle peggio ramanzine, al contrario d’altri che scoppiavano in lacrime, metteva su la faccia da poker e non batteva ciglio (Mai far capire che ti han fatto male. L’ho imparato lì. All’asilo avevo imparato a fare il salame di cioccolata, ma non può sempre andare bene, no?) ed era l’aliena della situazione… Ecco, tu piglia quella minty lì e fagli incontrare il giovane Holden. E dì grazie se a quel punto gli consiglia solo di andare a raccattare pomodori, ché la tentazione era quella di prenderlo a scarpate!!!

          (Tanto per la cronaca, alla fine hanno avuto ragione. Dopo tre anni è finita, e io mi sono ritrasferita in un nuovo scenario bucolico. Ché al liceo sono stata più o meno sempre benissimo, e a 16 anni ero l’adolescente più serena e tranquilla della storia – se guai ci son stati, sono arrivati molto dopo – e vivevo su una nuvola con lo spirito estatico dello scampato al naufragio. Contenta come una pasqua e con dei denti affliati lunghi così! ;D)

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          • Gaia Conventi says :

            Mi piace quando ti racconti. Meglio di un film! 😀

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          • diait says :

            quello che non strozza ingrassa, giusto?
            Il dolore rende più forti.
            Calci in culo e pomodori non ha mai fatto male a nessuno.
            Merda a colazione, tutti i giorni a scuola, neanche.
            ecc.

            Nice sentiments, dicono gli americani.

            Mi sbaglierò, ma hai fatto un elenco di “brutturie” che – se ho capito bene – ti senti di augurare (o che comunque non esiteresti a somministrare) a qualsiasi altro bambino perché alla fine ti hanno resa la figacciona che sei.
            Perché tu sei sicura che siano state quelle “brutturie”, a renderti così (in gamba e attrezzata), e non le eventuali “bellurie” che, magari, le compensavano.
            E questa sicurezza da cosa la ricavi?
            Hai fatto uno studio a doppio cieco per verificare la tua ipotesi?

            Io credo che si tratti di un’ipotesi validissima e legittimissima, ma tutta da verificare, nella migliore delle ipotesi.
            Nella peggiore, una fallacia.

            Ma a dirla tutta, mi sa che io e te faremmo a pugni, su un eventuale ring.

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            • diait says :

              infine, poi.

              Da quale altro esperimento a triplo cieco ricavi la teoria in base alla quale è solo il dolore ad attrezzarci alal vita?

              strano, dalla mia (lunga e navigata) osservazione dei bambini, mi risulta esattamente il contrario.

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              • diait says :

                Alice Miller chiamava queste (tue) presupposizioni “pedagogia nera”. Quella che a quanto pare convince gli adulti che hanno vissuto esperienze infantili avverse, che è giusto riproporle e tramandarle di generazione in generazione, nei secoli, perché “se non ha fatto male a me (tutto da dimostrare se non avrebbe fatto meglio non avercele), non vedo perché dovrebbe fare male ai miei figli”.

                Miller era una donna del secolo scorso, e oggi le neuroscienze hanno molto da dire al riguardo, che allora non si sapeva. Ma l’intuizione era giusta: perché riproporre vecchi dolori come “terapeutici” anziché rovesciare la prospettiva e cercare di non aggiungere vecchi dolori ai nuovi che ci aspettano?

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                • Gaia Conventi says :

                  Posso infilarmi un attimo solo? Poi sparisco, giuro.

                  Per quanto mi riguarda, e per quanto all’epoca preferissi cazzeggiare al mare, andare a pomodori e andare a vongole non è stato traumatico. Lo dico qui così mia madre – che ci legge abitualmente – non si fa cogliere dai sensi di colpa: mamma, stai tranquilla, a pomodori prendevo un sole da tropici e a vongole ci andavo con Rino, Gabriele e gli altri amici. Sono stata benissimo, con due braccia da lavandaia, ma benissimo.

                  Sono certa che, tutto sommato, quel pochino che ho fatto all’epoca mi ha dato una giusta prospettiva: sapersi arrangiare e godere del sole e della compagnia aiuta a superare il salmastro, la polvere, la fatica e le levatacce. Non sono mai stata una sedicenne eccessivamente problematica, forse perché sole, sale e risate fanno miracoli.

                  Ecco, adesso mi levo.

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            • minty says :

              Mi sbaglierò, ma hai fatto un elenco di “brutturie” che – se ho capito bene – ti senti di augurare (o che comunque non esiteresti a somministrare) a qualsiasi altro bambino perché alla fine ti hanno resa la figacciona che sei.

              Diait, avrai anche l’età di mia madre (se non ho capito male), ma al momento sto cercando di resistere alla tentazione di mandarti a.
              Tu parli tanto dei pregiudizi altrui, ma non esiti a far dire agli altri cose che non hanno neanche immaginato, accusandoli di questo e quello e deducendo cose completamente sballate.
              Io ho solo spiegato che ho avuto un’educazione più tradizionale di tanti miei coetanei, nel senso tranquillo del termine (i nonni) e in quello meno simpatico (una scuola media di mer*a, almeno dal punto di vista umano). Io alle medie ci sono stata male, e di sicuro NON lo augurerei a nessun altro. Se avrei preferito che fosse andata diversamente? Certo! Se l’ho potuto affrontare senza dare di matto anche perché negli anni precedenti (e a casa, che mica vivevo in una situazione di freddezza o disadattamento!) ero stata particolarmente bene, e bene avviata? Assolutissimamente sì.
              Quello che sto dicendo è che non mi sembra un male se un ragazzo capisce che nella vita esistono cose schife che, come dice Gaia, van prese come le medicine, adeguandosi il meglio che si può, e avendo presente che, purtroppo, non sempre la vita è una gita di piacere e la ‘brutturie’ si possono evitare. Secondo me è giusto aiutare un adolescente in certi frangenti, ma non gli fai un bel servizio rimuovendo gli ostacoli per lui, giustificandolo in tutto, lasciandogli passare la qualsiasi o lasciandogli credere che esista un alibi o una scappatoia per ogni situazione di mer*a che può trovarsi davanti, il ‘poverino’..

              Soprattutto puoi insegnargli a guardare le cose un po’ in prospettiva. Ero inca**ata, in quegli anni, odiavo la scuola, i professori, i compagni? Odiavo la rigidità di mio padre, che non ha mai concesso molto spazio alle mie argomentazioni di auto-commiserazione (tanto ad ascoltare c’era mamma 😉 )? Mi sentivo Incompreso? Ovviamente sì.
              Ma c’era che, sotto a tutto, forse proprio per quella faccenda dei maiali e del guano di gallina, non mi è mai mancata la coscienza di NON essere io il centro della sfiga del mondo. Che se i nostri nonni e i nostri genitori si sono fatti il cu*o nella vita, forse un po’ può voler dire che la cosa fa parte di come gira il mondo, ed è il caso di cominciare a prenderci le misure e adeguarsi. E che se il nonno era sopravvissuto al campo di prigionia tedesco, io potevo farcela contro un po’ di bulli e un paio d’insegnanti con la sensibilità di un paracarro. Anche se la cosa mi dava la nausea ogni mattina che arrivava in terra.
              Perché “calci in culo e pedalare”, a parte che puoi avere la fortuna (?) di non sentirtelo dire dalla gente che hai intorno, ma prima o poi è l’esistenza che te lo picchia in testa.
              E secondo me capire ‘sta cosa e avere una prospettiva un po’ più ‘umile’ e realistica a Holden non gli avrebbe fatto male, per niente.

              Ero abbastanza inca**ata, a 12 anni, ed ero giudice implacabile e furibondo di chi mi stava intorno. E non ho trovato interessante Holden e le sue paranoie d’adolescente inquieto dell’America bene, mi spiace.
              Con l’età mi sono piuttosto ammorbidita, è vero, e ho avuto pure io dei momenti alla Holden mica da ridere, e cose un po’ più brutte di quei tre anni di mer*a adolescenziale là. Solo che, al contrario di Salinger, non l’ho trovata una cosa così eccezionale, nel bilancio generale del mondo, da farci un libro, francamente.
              Ché, a 35 anni, e nonostante un po’ di calci in cu*o, io continuo a restare convinta di essere una fo**uta privilegiata. Altroché holdeniani egotismi in transito!

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              • diait says :

                se ho frainteso mi dispiace, ma evidentemente Holden polarizza certe “visioni della vita”, certi giudizi, certi pregiudizi (io ho i miei, e l’ho dichiarato prima) ed è la riprova che è tutt’altro che un libro da liquidare come una cazzata.

                Tu ti commuovi per Potemkin, io per un ragazzino solo e allo sbando, che sta per finire in manicomio. Sembriamo Peppone e Don Camillo, in quel capitolo della saga in cui Don Camillo fa scappare dal collegio il figlio di Peppone, che vorrebbe rimandarcelo a calci. Ma poi finisce per dare ragione a Don Camillo, e se lo tiene a casa.

                Sicuramente, mi identifico con quel ragazzino sedicenne disperato (Holden) che tu, incontrandolo, avresti definito “egotista in transito”. Ecco il motivo della mia reazione.

                De hoc satis, non vorrei giocarmi il paccone.

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  10. diait says :

    Un film di qualche tempo fa, il cui personaggio principale ricordava un po’ Holden, è il bellissimo “Gente comune” di Robert Redford.

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    • Gaia Conventi says :

      Mi ero persa il video! E, porco cane, questo film me lo ricordo. Cosa strana, eh? Solitamente rivedo i film un paio di volte, poi – ma non sempre – mi sorge il dubbio d’averli già visti. A quel punto però li guardo nuovamente, ché tanto non mi ricordo come vanno a finire. Devo ancora capire se sono distratta o disinteressata, o rincoglionita. (Punto sul rincoglionita, decisamente).

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      • diait says :

        un film davvero bello. Mary Tyler Moore, congelata dopo la morte del figlio rpediletto – non potrebbe essere la madre di Holden, anche se di lei Holden non parla?

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        • diait says :

          e se Holden avesse trovato un tipo così, che anziché (o oltre a) prenderlo a calci in culo e mandarlo a raccogliere pomodori, lo avesse ascoltato e aiutato a tirare fuori un po’ di rabbia compressa?
          Bah, non ci sarebbe stato un Giovane Holden, ma un “Gente comune”, suppongo.

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      • sandraellery says :

        Il protagonista nella vita vera è figlio di chi impersonava Ellery Queen nei telefilm!!!!!!!!!! mi è partito l’embolo Ellery Queen, che in realtà mi parte tipo un giorno sì e uno anche.

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  11. diait says :

    (ultimo post contiguo!)
    Incidentalmente, alla fine dei due giorni Holden finisce in ospedale psichiatrico.
    Non sarà come raccogliere i pomodori, ma nel ramo dure lezioni della vita mi sembra abbastanza, per un sedicenne.

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    • minty says :

      Diait, la Basaglia è del 1978. In Italia nel 1951 probabilmente in manicomio ci finivi anche solo perché eri una ragazza madre. Non mi stupisce se c’è finito il demotivato di turno, in una società, come quella USA, dove il fanca**ismo era forse ancora percepito come uno sfregio alla bandiera… ^^;

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  12. diait says :

    (non era l’ultimo, forse questo è l’ultimo…)

    forse, il fatto che dopo tanto girare a vuoto Holden finisca in manicomio potrebbe spiegare perché tanto “weirdos” si siano identificati con lui.

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  13. diait says :

    (naaa, neanche quello era l’ultimo…)
    mi correggo: “tanti weirdos” (psicopatici, fuori di testa)

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  14. diait says :

    ciao, dia

    (me ne mancava uno di post contiguo per battere il mio stesso record, di 6)

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  15. Gaia Conventi says :

    E noi accogliamo con piacere tutti i pareri, ché Giramenti ha tanti difetti ma non quello di tacitare i commentatori. Non li zittiamo nemmeno se scrivono cazzate, figuriamoci quando ci lasciano pareri intelligenti!

    Ora, pur capendo che il povero – ehm – Holden sia circondato da personaggi degni di nota, ho trovato la sorellina roba da telefilm americano; il “fu fratello” mi ha rimembrato la vecchia pratica di dire sempre bene dei morti; l’altro fratello – scrittore affermato – roba da Yahoo Answers: mio cuggino, mio cuggino, quello che scrive…

    Ammetto che forse i pomodori non sono la soluzione ai mali di Holden, ma alla sua età andavo a pomodori e a pesca di vongole, ero contro il sistema, certo – a quell’età si è contro tutto e tutti, è piuttosto tipico -, ma alla sera ero abbastanza stanca per scordare le paturnie e dormire tranquilla. Insomma, a me ha fatto bene, mi ha pure consentito di mettere su due spalle da lottatore. E le spalle servono, anche a sedici anni, ché se qualcuno decide di menarti… 😉

    E quindi sì, lo ammetto, Holden non è il genere di personaggio che mi fa battere il cuore: profonda come una pozzanghera e tagliente come un coltellaccio. Già a sedici anni, figuriamoci adesso.

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  16. diait says :

    forse non ti resta che contestualizzare un po’, allora. (Sono venuti prima i telefilm americani o il Giovane Holden?)

    O forse sei sempre la bella ragazzona sedicenne sana e vulcanica, piena di amici, con un fratello strepitoso, circondata di cose belle in un mondo bello (Ferrara, Italia) dove si mangiano cose buone, le guerre sono lontane, e compagnia bella.

    O forse sei ancora un po’ legata a certi “pregiudizi” ideologici dei tuoi (come dei miei) compaesani.

    Ma alla fine, hai ragione anche tu. Le tue obiezioni sono di carattere letterario e pertinentissime. A me Phoebe mi ha fatto battere il cuore. E al cuore non si comanda.

    Ma c’ho pure n’età, eh, rispetto a te che sei nativa digitale.

    Salinger uomo l’ho approfondito abbastanza, e dire che era “problematico” sarebbe riduttivo. Diciamo pure stronzo. Eppure anche su questo i due figli non concordano. D’altra parte, anche per lui la vita non era stata regalata.

    RIP
    Amen.

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    • diait says :

      diana
      aka Jack Lupowitz (su FB)

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    • Gaia Conventi says :

      Sono stata frettolosa. Le copertine di Norman Rockwell, la serie Simpatiche Canagliequesta, tanto per capirci – e poi la sorellina, alias “la vecchia Phoebe”.

      Purtroppo non sono più la sedicenne vulcanica, resto vulcanica per quanto permettono i miei “quasi trentanove”. Che comunque, a conti fatti, permettono ancora parecchio.
      Vivo in un mondo così così ma me lo faccio andare giù, come la medicina, sapendoci ricamare sopra. Sono certa di poter sopravvivere a tutto, ma non ho avuto – come non ha avuto nessuno – la vita da cartolina. Stiamo qui a raccontarci disgrazie? Ma figurati!, questo è Giramenti.

      E magari ho pure pregiudizi a mitraglia, certamente; ancora non mi è riuscito d’incontrare qualcuno che ne sia totalmente privo, ma conto sul Buddha, su di lui ripongo grandi speranze. (Marò!, speriamo bene!).

      Ma se Phoebe ti ha fatto battere il cuore, e chi sono io per dire sia stato un pessimo infarto? I libri sono fatti così, sono come le persone, ci vedi del bello e del brutto. Dipende pure dalla giornata, sia chiaro. C’è tutto un suo oroscopo anche in questo, ma io non credo all’oroscopo, un po’ come non credo ai miti letterari.

      Resto la ragazzona sedicenne che andava a vongole, chiaramente, ma con quasi trentanove anni sul groppone.
      Trentanove portati benissimo, sia detto.

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      • diait says :

        assolutamente. Hai ragione su tutto.

        Io ho i miei, di pregiudizi (psicologici, ideologici, generici)

        E nessuno ha avuto vite da cartolina, qui (cioè se è qui a leggerti: l’umorista non diventa umorista a casa)
        Holden ha affrontato i suoi guai (non da poco) come ha potuto.
        C’è a chi gli batte il cuore e a chi no.

        Sottoscrivo.

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  17. diait says :

    (figuriamoci se mi fermavo a due)

    Dal mio punto di vista, però, la cosa più bella di Salinger è Hapworth 16, 1924.
    Che io, fortunata mortale, possiedo nella sua traduzione italiana, benché sia stato ritirato all’epoca, pochi giorni dopo la sua pubblicazione.

    Seymour Glass al suo meglio.

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  18. diait says :

    @Minty
    se c’è una cosa che Holden non fa è compatirsi, così mi sembra almeno.
    O dare colpe agli altri.
    Anzi.
    Se mai la colpa la dà a se stesso, di essere sopravvissuto a suo fratello, che avrebbe meritato di vivere, molto di più di lui (pensa H).
    Salva tutti, perfino i genitori che – evidentemente – non si sono accorti e non si accorgono che è un adolescente sulll’orlo del suicidio e a un passo dal manicomio.

    Oh, ma stamo a parlà dello stesso libro?

    Il bello è che io non faccio di Holden un faro, ma mi sento chiamata a difenderlo.
    Fatevi sotto.
    d

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  19. diait says :

    @Gaia. Norman Rockwell, GRANDE.

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  20. Mihaela says :

    La lettura di questo libro ci venne caldamente consigliata dall’insegnante di letteratura italiana all’epoca del V Ginnasio.
    L’ho letto, e fu allora che capii appieno il significato dell’espressione “du’ palle grosse così” (perdonatemi il francesismo), rigorosamente accompagnata dal gesto enfatico che delimita la circonferenza dei rispettivi elementi sferici.
    Quanto a circonferenze è stato sorpassato solo da “In nome della rosa” e da “Albert Nobbs” (miii che roba che mi hai inviato! :D)

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    • Gaia Conventi says :

      Albert Nobbs, santo cielo! Lì è proprio colpa mia, lo ammetto.
      Avevo rimosso quel titolo, dopo aver rimosso fisicamente il libro. 😀

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    • minty says :

      Oggi a pranzo ho chiesto a mia madre se avesse mai letto Il giovane Holden. Non credevo: mi ha detto di sì.

      – Sì, l’ho letto.
      – Davvero?!
      – Sì… no… aspè, qual è?
      – Quello del tipo (ignorante) che si chiede dove vadano le anatre in inverno se…
      – Ah, sì, sì, ecco, infatti mi veniva in mente un’oca, a pensarci!
      – Ecco, quello. Come l’hai trovato?
      – Noiosooo!
      – Anche a me ha fatto schifo.
      – No, no, ma non è che è brutto. E’ che è un po’ troppo… prolisso!

      😄

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  21. 'povna says :

    Io l’ho letto al liceo, e mi è piaciuto (molto) nonostante la pessima traduzione. Ragione per la quale l’ho riletto in originale all’università, e ho capito parecchio cose in più. Da lì ho letto anche gli altri libri di Salinger (mai più in traduzione), e devo dire che a me complessivamente dicono più di qualcosa. Dopo ancora, Holden va riletto cambiando i panni del narratario ideale. E secondo me propone alcune intuizioni assai belle sulla scuola e la didattica. Ma questa è un’altra storia.

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  22. Shari Valentina says :

    Oh. Grazie per avermi linkato questa recensione, me l’ero persa frugando nei post degli anni scorsi… Scopro di non essere l’unica profondamente delusa dalla lettura di codesto Holden. Forse il problema è aver letto il libro ben fuori dal periodo adolescenziale, o forse è nel fatto che neppure alla sua età ragionavo in modo tanto bacato. Mi ricorda alcuni punkabbestia che girano in quel di Bologna: contro il sistema, contro tutto e contro tutti, a trovare filosofia nei fondi del caffé e rifiutandosi di studiare a dovere (unica cosa che potrebbe renderli davvero consapevoli di quello che vanno predicando, probabilmente), ma che poi tornano a casa con auto spesate dai genitori, seduti al tavolo con la pappa pronta. Beh, grande ribellione, complimenti. Facile fare gli anticonformisti senza avere il coraggio di esserlo fino in fondo: avrei apprezzato di più “Il giovane Holden” se per esempio, invece che star fuori casa due giorni senza scopo, spendendo una fortuna e facendo preoccupare tutti, avesse deciso di scappare di casa davvero. Lontano da tutto e da tutti, a trovarsi un lavoro o faticando illegalmente per guadagnarsi il denaro, a dare un taglio alle sue pippe mentali inutili (perché ci sono pippe e pippe, diciamocelo) e, finalmente, CRESCERE. Invece no: il romanzo ci presenta un personaggio che non ha evoluzione, sempre uguale a se stesso, che si muove in una ragnatela di personaggi un po’ statici che rientrano in certi schemi già visti e rivisti (la sorellina commovente che dimostra che ha un briciolo di umanità pure lui; il professore che all’improvviso butta giù un monologo esistenzial-filosofico senza collegamento con nulla; il classico episodio con la prostituta chiamata senza sapere che farci) e che non ha minimamente idea di cosa vuole. Non che ci sia qualcosa di male: non è il primo personaggio della letteratura a essere confuso, ribelle, perso. Ma lo è in modo infantile, senza climax, senza profondità di alcun genere. In più, il modo in cui il romanzo è scritto è terribile: vedo che le continue ripetizioni e il basso registro non hanno irritato solo me. Ora, uno può anche immedesimarsi e amarlo, questo libro: ma probabilmente è qualcuno che ha letto poco altro, che non ha superato le sue fasi adolescenziali di rifiuto verso tutto, o che si accontenta di poco. C’è di meglio, molto di meglio, sul tema.

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