“Rivoluzione. Il rivoluzionario vero è il rivoluzionario morto” di Erik Durschmied.

Le rivoluzioni iniziano sempre con le migliori intenzioni migliori per qualcuno, almeno e finiscono poi in un gran casotto. A volte il casotto passa e la rivoluzione è servita a qualcosa nel frattempo si contano le teste cadute , altre volte si passa dal male al peggio. E basta. I rivoluzionari sono spesso dotati di buona favella, meglio se accompagnata da una discreta brama di sangue. Se sono fighi finiscono sulle magliette. Il vero rivoluzionario, a dirla tutta, resta meglio impresso solo se crepa. Ecco spiegato perché sulle magliette non ci trovate Castro. Quattrocento e passa pagine con qualche refuso, roba di poco conto con traduzione a cura di Enrico Domenichini. Il libro è uscito in Italia nel 2002 e spazia da rivoluzione a rivoluzione, insurrezioni a manetta e quiete apparente. Il sovrano cade, pace all’anima sua… e avanti il prossimo!

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

8 responses to ““Rivoluzione. Il rivoluzionario vero è il rivoluzionario morto” di Erik Durschmied.”

  1. minty says :

    Le rivoluzioni iniziano sempre con le migliori intenzioni − migliori per qualcuno, almeno − e finiscono poi in un gran casotto.

    Questa bisognerebbe tatuarsela 😀

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  2. KINGO says :

    Le rivoluzioni sono quelle che ci hanno portato a vivere in un paese senza tiranni e senza schiavitù.
    O ci sono ancora?

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  3. Stranoforte says :

    Guarda, io un libro con una copertina così non lo avrei comprato mai, mai stramai.

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