“L’importo della ferita e altre storie” di Pippo Russo.

La copertina lo chiarisce subito, questo libro tratta di Frasi veramente scritte dagli autori italiani contemporanei. Volete sapere chi sono gli artisti passati al microscopio? Faletti, Moccia, Volo, Pupo e altri casi della narrativa di oggi. Se dovete impegnarvi per scorgere un autore in questa lista, allora L’importo della ferita è il libro che fa per voi.

Uscito da poco per le Edizioni Clichy, non ho perso tempo: dovevo averlo. Volevo sapere, volevo capire. Ora so e capisco, resto indecisa se ridere o piangere.

Il titolo del libro è merito di Giorgio Faletti – «l’incredibile più grande scrittore italiano», a pagina 11 e via andare –, non vi dico come e perché, vi dico solo che la frase è sua e nessun editor s’è preso la briga di segnargliela in rosso.
Un Faletti che Pippo Russo ci presenta in tutta la sua complessità (?) e che, a detta di Russo, riesce a scrivere «i thriller più lenti della storia» (pagina 13). E chi sono io, perdinci!, chi sono io per smentirlo? Leggere Io uccido è stato come corteggiare una salma.

Faletti – essendo «l’incredibile più grande scrittore italiano» – merita un approfondimento degno della sua presenza sugli scaffali. Ne leggerete delle belle, e se siete fan dell’incredibile e questo post vi è già andato di traverso, potrete ritrovare la serenità nel capitolo dedicato a Fabio Volo. Ah, vi piace anche Fabio Volo? Be’, nessuno è perfetto, ma a tutto c’è un limite.

Il sior Volo – di cui non ho mai letto niente, mica sono votata al martirio come Pippo Russo! – qui diventa il «diciamo-così-scrittore» – da pagina 77 in poi.
Fabio Volo – non lo sapevo ma l’intuivo – è un tale che parla di cacca. Ma non nel senso che scrive merdate – be’, sì, anche –, lui ha proprio deciso che sesso&cesso sono i suoi cavalli di battaglia. In entrambi i casi il risultato è quello, un risultato che viene poi ribadito in tutti i suoi libri: se la cosa funziona (?), perché cambiare repertorio?

Leggendo gli stralci presi dai libri di Volo, mi rendo conto di una cosa raggelante: d’ora in poi mi terrò alla larga da chiunque ne dica bene. Non farò sconti nemmeno ai parenti.

Lasciando Volo, ci si imbatte in Moccia – il «coattologo», così lo chiama Pippo Russo –, Moccia è uno che scrive da coatto e per coatti.
Nei romanzi di Moccia i coatti hanno sempre ragione, sono simpatici, una bonaria gang degna del buon selvaggio di Rousseau. Ma questo è il male minore, ché gli stralci la dicono lunga: trattasi di letteratura d’evasione per lettori ai lavori forzati. È roba che non può piacere. Se vi piace Moccia, accodatevi ai lettori di Fabio Volo e via da qui.

Terminata la magica tripletta, ci imbattiamo ne «I narratori improvvisati» (a pagina 193). E qui troviamo Pupo.
Il libro di Pupo aggiunge mistero al mistero: perché fanno cantare Pupo? Perché lo fanno stare in televisione? E ora, perché gli è stato consentito di pubblicare un giallo che sembra scritto da un tramista di Yahoo Answers?
Tra gli improvvisati c’è anche Giuliano Sangiorgi, il leader dei Negramaro. Da quanto posso capire, grazie al libro di Pippo Russo, il sior Sangiorgi dovrebbe smettere. Può cantare, se lo crede lecito, ma su carta non rende. O meglio, rende per quanto può dare. Dunque è meglio se smette.

Stop agli improvvisati, ecco «I premiati» (pagina 221). E qui potete già decidere a quale spigolo votarvi. Abbiamo Antonio Scurati – «In fondo, perché mai dovremmo negare a dei non storici di professione come Antonio Scurati, o Aldo Biscardi, o Cristiano Malgioglio, di cimentarsi anch’essi col romanzo storico?» (pagina 224) – e Alessandro Piperno, «il predestinato» (da pagina 273 in poi).

Ora, forse non ci crederete, ma Piperno ha molto in comune con Fabio Volo: a entrambi piacciono le seghe, non sempre mentali. Ne parlano, ne raccontano ampiamente. Un argomento che maneggiano piuttosto bene.

Ne L’importo della ferita c’è questo e molto altro, comprese le anticipazioni per il seguito – sior Russo, lei lo scriva e io glielo compro sulla fiducia. Tra i papabili troviamo Jovanotti – Mazzantini, Bignardi e Murgia non classificate per scarso rendimento, e molta noia –, mentre è poco probabile si dirà male di quanto scrive la Tamaro – a cui «bisognerebbe dedicare un libro a sé» (pagina 302).

Questo libro ha un solo neo: i refusi. Tanti, troppi. «Quelli sfuggono sempre, e c’è poco da fare» dice Russo in conclusione, ma ne L’importo della ferita te li ritrovi a ogni angolo. Fastidiosi, certo, ma il libro – e la fatica di leggere e commentare l’immondezzaio editoriale di cui tratta – rende bene comunque.

Leggetelo, lo consiglia Giramenti.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

31 responses to ““L’importo della ferita e altre storie” di Pippo Russo.”

  1. LFK says :

    Anni fa acquistai un CD di Francesco Renga, “Ferro e Cartone” con allegato un libretto di racconti. Mi piace Renga come artista, dai tempi dei Timoria, ma quando ho letto i suoi racconti ho avuto una sincope. Credo che sia stato il libro più difficile da leggere.

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  2. paolo f says :

    Mi piace, mi piace e mi ripiace!

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    • Gaia Conventi says :

      E se vuoi continuare a ridere: clicca qui. 😀

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      • paolo f says :

        Gaia, lo stavo leggendo proprio adesso, insospettito dai commenti qui a lato: sono S C O N V O L T O !
        Da un post di un anno fa, d’improvviso salta fuori una storia che supera il teatro dell’assurdo: c’è materiale per farci uno spettacolo teatrale, pensaci: una specie di trilleide come specchio della società contemporanea!
        Oh, Gesù, Giuseppe e Maria…
        (i veri cattolici hanno un cuore, non dimentichiamolo…)

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      • Luciana says :

        Oh mamma… devo spegnere il condizionatore, la lettura di questa perla (di cui ignoravo l’esistenza, ma per fortuna che c’è Giramenti!) mi ha fatto venire i brividi…

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  3. cri says :

    Ne ho letto le prime pagine qualche giorno fa dal sito della Clichy e avevo deciso di comprarlo, il tuo post non fa che rafforzare le mie intenzioni…corro subito in libreria!

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  4. diait says :

    subito in libreria!

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  5. KINGO says :

    Pero’ va eh, Faletti, Moccia, Volo, non e’ che si e’ sforzato tanto, parlar male di loro e’ come buttare merda su un letamaio.

    PS: Non so come, ma secondo il mio sito di statistiche preferito, negli ultimi giorni il tuo blog ha guadagnato qualche punto di rating. Parecchio traffico, eh?

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    • Gaia Conventi says :

      Un gran traffico! Se non attraverso sulle pedonali, rischio grosso. 😀

      Venendo ai “criticati”, certo dire male di Moccia e Volo, be’, sì… ma vuoi mettere leggersi tutti i loro libri per dirne male con cognizione di causa?

      Faletti merita un posto a sé: una cospicua fetta dell’italica umanità ama Faletti, quando canta e quando scrive. Su Giramenti ho incocchiato gente che lo difende a costo della vita. Gente così, a dirla tutta, non si capisce che venga a fare da ‘ste parti.

      Ma nel libro c’è molto altro, si comincia sfottendo ma si va anche a finire sul tragico. Ad esempio: quali valori comunica il buon Moccia ai ragazzini? Ecco, partendo da questo presupposto, o li si tira su analfabeti o si tagliano le mani a Moccia. Io detesto la violenza, perciò preferisco la seconda opzione.

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      • KINGO says :

        Secondo me a Moccia gli devi tagliare un’altra cosa. Tanto lui scrive con quello, si capisce da come sono i suoi personaggi femminili: maschiofunzionali.

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  6. Alessandro Madeddu says :

    Questo libro sembra una chicca imperdibile!

    Certo che però pagare il correttore di bozze non sarebbe una così cattiva idea…

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  7. Alessandro C. says :

    Mi tocca ordinarlo. Gaia, impeccabile e impagabile come al solito.

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  8. stranoforte says :

    Quindi niente Murgia? Peccato, lo prenoto lo stesso.

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  9. Holden says :

    Lo sto leggendo proprio ora, è una vera chicca!

    Anche se poi, quando si smette di ridere, mi viene da pensare che se colossi editoriali come Einaudi o Bompiani non si accorgono delle schifezze di cui i loro best-seller sono disseminati (es. i pneumatici, per dirne ancora una “leggera”), è perché non usano gli editor. E perché non usano gli editor? Non solo per risparmiare, ma perché sanno benissimo che la gente Faletti e Volo se li beve di gusto anche se sono cosparsi di refusi, nonsense, strafalcioni e simili, e quindi perché sbattersi per offrire un prodotto rifinito quando al pubblico va benissimo lammèrda sgrammaticata che gli butti nella mangiatoia? Tutto guadagno in più.

    E se questa è la considerazione che i grandi editori hanno del pubblico, allora è l’equivalente narrativo del Drive-In…

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  10. lorenzo says :

    Esiste già un libro,secondo me definitivo,in reazione alle opere atroci della Tamaro: “Pornografia del Cuore” dell’anonimo “Penna Rossa”,che dallo stile immagino essere Aldo Busi.

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  11. chiccher1 says :

    Nei romanzi di Moccia i coatti hanno sempre ragione, sono simpatici, una bonaria gang degna del buon selvaggio di Rousseau

    Muoio XD

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  12. Manuel says :

    Questo libro sembra interessante in effetti. Ho solo un problema, mio personale scusate, il paragonare Piperno a questa schiera di dementi mi fa rabbrividire. Devo leggere e capire se si tratta di un’idiosincrasia dell’autore nel vedere la parola “sega” “pippa” ecc su carta oppure c’è dell’altro. In questo caso scomoderei anche Joyce, Roth e tanti altri mettendoli alla stregua di Volo. Ripeto, devo capire.

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