Scrittori emergenti: il self che comincia presto, finisce presto e di solito va a braccetto con la Scuola Holden.

E anche stavolta avrei evitato di parlarvene, ormai funziona così: più tento di fingermi morta, più escono articoli che mi tirano per i piedi.
Di nuovo devo ringraziare Affaritaliani.it, e il suo articolo dedicato a Ilmiolibro.it.

Parlare di self su Giramenti è come mettersi un vespaio in casa, soprattutto quando si va a toccare l’autore che si autoproduce e poi si autospamma con recensioni proprie spacciate per altrui su Ibs, Yahoo Answers e via andare. Ma anche con link all’acquisto piazzati sulle bacheche Facebook del primo che capita, o con messaggi promozionali spammati a tutti i contatti sui social network.

Stamattina, tanto per evitarmi le solite presenze – e le solite polemiche –, mi limiterò a commentare l’intervista a Lorenzo Fabbri, responsabile dell’area intrattenimento e servizi digitali al Gruppo L’Espresso, dove nel 2008 ha lanciato il sito di self-publishing. L’autore dell’articolo è Antonio Prudenzano.

Lorenzo Fabbri, dunque, è l’ideatore di Ilmiolibro.it, nota piattaforma di self-publishing del gruppo L’Espresso, con lo zampino della Scuola Holden di Alessandro Baricco. Sì, lo so, Baricco è come la polenta: sta bene con tutto, riempie e quasi non la noti.
Il sior Fabbri ci racconta che Ilmiolibro.it ha superato la barriera dei 25.000 titoli in vendita. Nella mia carriera di lettore ho avuto modo di leggere un solo libro di questa piattaforma: refusi a pioggia e storia che non stava in piedi nemmeno appesa ai fili per stendere. Colpa della piattaforma o dell’autore? Dell’autore, certamente, ma visto dove ha piazzato il libro…
Sia come sia, dato che «I libri di carta, compresi illustrati e manuali che alzano naturalmente il prezzo medio, viaggiano attorno ai 13 – 14 euro. Il prezzo medio degli e-book è al di sotto dei cinque euro», e nonostante Lorenzo Fabbri sia convinto che ci troviamo davanti a un «Prezzo che favorisce naturalmente la diffusione», io sono piuttosto restia ad acquistare su Ilmiolibro.it. Ma questo, sia detto, è un problema mio.

Ovviamente il sior Fabbri è un grande sostenitore del self-publishing – e ci mancherebbe! – e ci spiega in cosa differisce dal pubblicare a pagamento e perché, a conti fatti – e fatti in tasca all’autore –, risulta vincente: «Con tutte le resistenze del caso, il modello dell’editoria a pagamento è in via di superamento». Alleluia, alleluia! Non ne sono molto convinta ma voglio crederci, l’ottimismo bisogna pur aiutarlo di tanto in tanto.
«Pubblicare un libro è e sarà un’attività tendenzialmente poco costosa» dando modo agli editori di scomodarsi solo per i grandi nomi, «e l’autore potrà decidere di volta in volta se investire tempo e/o risorse economiche principalmente per migliorare la distribuzione e il marketing del proprio libro». Lorenzo Fabbri non consiglia agli autori autoprodotti di fare un buon editing e magari un esame di coscienza, eppure ribadirlo servirebbe. E continua: «Rientrano in quest’area anche l’acquisto di alcune copie del proprio libro, che in genere sono usate dall’autore per auto-promuoversi. Il tutto con investimenti dieci o cento volte inferiori rispetto al modello dell’editoria a pagamento». Io continuo a sperare nell’evoluzione dell’editoria, quella fatta da editori che pubblicano roba degna d’essere letta, in barba al nome e all’amico dell’amico. Ma, nel frattempo, forse il self è la soluzione migliore. Forse.

Per tutte le iniziative di Ilmiolibro.it, vi rimando all’articolo di Affaritaliani.it. Prima però, lasciatemi concludere con le parole di un fiducioso e assai speranzoso sior Fabbri che, posto davanti al problema della concorrenza spietata, si affretta a dire che «Siamo confidenti di poter conservare la nostra leadership». Cosa che gli vale il premio Sbagliando s’impera, lo può ritirare a questo post.

Tag:, ,

Informazioni su Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

13 risposte a “Scrittori emergenti: il self che comincia presto, finisce presto e di solito va a braccetto con la Scuola Holden.”

  1. arj74 dice :

    Sono una vittima inconsapevole (ma rigorosamente colpevole) del self-publishing. Ho visto salire le vendite di prodotti discutibili e, mea culpa, ho pubblicato del materiale illeggibile.
    Sono un pentito, ho rimosso tutto con tante scuse a tutti, e mi sono rimboccato le maniche, arrivando alla mia prima pubblicazione VERA.
    Sottoscrivo tutto quello che dici, il POD è un escamotage per gli autori che dovrebbero pensare di rivedere in modo critico il proprio lavoro e ammettere, quando bisogna farlo, che è brutto.

    "Mi piace"

    • Gaia Conventi dice :

      Tra chi pubblica col self c’è anche gente in gamba, gente che si è stufata di questo mercato editoriale.
      Editori che hanno perso credibilità – pubblicare robetta implica proprio questo – fanno fuggire a gambe levate chi avrebbe un buon testo da pubblicare, ma magari non ha l’amico editor o non è mai stato in televisione.

      Esistono buoni autori privi di editore, sanno fare l’editing ai propri testi – o decidono di ricorrere a professionisti del settore – e sanno farsi conoscere online per come sono e per quello che raccontano. Cosa ben diversa dallo spammare il proprio libro, dal fingersi altri per aggiungersi stelline su Amazon o dal pagarsi recensioni positive.
      Gli autori self degni del termine autori sono i primi a rimetterci quando la piattaforma è invasa da libri di pessima fattura.

      "Mi piace"

      • Adele Marini dice :

        Gaia, a proposito del self sono d,accordo con te su tutto. Qui però mi spingerei un po’ più in la’. Scrivi che c’e’ gente in gamba che si e’ stancata di questo mercato editoriale [•••] che magari non e’ mai sta in tivù o non ha l’amico editor… in questo modo e’ come se assolvessi la decisione di autopubblicarsi. Sul fatto che esista gente in gamba sono d’accordo. E sono anche convinta che un buon 80℅ dei manoscritti che meriterebbero un po’ di attenzione non vengono neanche tolti dall’involucro. Pero’ chi decide di ricorrere al pod o al sef perché semplicisticamente non vuole piegarsi alle logiche editoriali notoriamente ciniche e bastarde, sbaglia. Anzitutto perché farà uscire un prodotto nel migliore dei casi grezzo, perche’ non passato al vaglio di un professionista che sa dove migliorare, dove tagliare, dove approfondire eccetera. Quindi, pieno di quei difetti che sono inevitabili per gli esordienti. Questo, perché non ci si improvvisa scrittori e, quanto alla tecnica, solo l’esperienza altrui provata sulla propria pelle può farla acquisire. Ma con le critiche, non al primo libro. Tantomeno con un corso alla Holden.
        In secondo luogo sbaglia perche se nel futuro dovesse imbattersi in un editore vero, disposto a fargli un vero contratto e perfino a pagargli un anticipo, quell’opera prodotta in proprio o stampata da un editore a pagamento sarebbe una macchia nera sul suo passato letterario.
        Sarò un’ingenua ma sono co vinta che se uno la stoffa ce l’ha, se ha la pazienza di imparare la tecnica rileggendosi più volte (il trucco e’ di leggere ad alta voce per sentire le stonature, le ridondanze, le ripetizioni e le incongruenze) se ha l’umiltà di piegarsi ai consigli di chi ne sa di più, alla fine un editore serio lo trova. All’inizio non guadagnera’ molto. Ma quella prima pubblicazione fara’ da battistrada. Avra’ vere recensioni, fara’ presentazioni e non dovra’ dire a nessuno di aver pagato per pubblicare.
        Complimenti per il blog. Non mi perdo più neanche un post.

        "Mi piace"

        • Gaia Conventi dice :

          L’intenzione d’autopubblicarsi non ha bisogno della mia assoluzione. Ciò che importa è sapere la differenza tra “pubblicazione classica” e autopubblicazione.
          Autopubblicarsi senza averne le capacità è come smutandarsi in piazza. 😉

          "Mi piace"

  2. arj74 dice :

    L’ha ribloggato su Wormhole Diariese ha commentato:
    Il self-publishing, detto anche Print On Demand (POD) è un’arma a doppio taglio, dove l’unico che si ferisce è l’autore stesso. Ho detto e ripetuto che bisogna essere critici sul proprio lavoro, impegnarsi e farsi il culo, questo sistema ha il solo vantaggio di dare il vostro nome su una copertina di cui non fregherà un accidenti a nessuno. E quelli che si scotteranno acquistando un prodotto scadente (leggasi libro di merda) non torneranno più da quelle parti. Leggete l’articolo di Giramenti e fatevi due conti.
    Ve lo dice una vittima, inconsapevole ma ugualmente colpevole.

    "Mi piace"

  3. paolo f dice :

    Gaia, sto mettendo il “mi piace” in ogni tuo post, non so come fare: sei la blogger più seducente del web!

    "Mi piace"

  4. sandra dice :

    mi sono capitati tra le mani diversi libri di you can print ed erano giusto buoni per eventuali tavolini traballanti.

    "Mi piace"

  5. stranoforte dice :

    Tra poco, accanto a “non ci sono più le mezze stagioni”, troveremo anche: “anche Tizio – scrittore famoso – ha pubblicato a pagamento” e “ah, da noi si spende molto, ma molto, di meno che con la canonica EAP, quindi noi non siamo EAP”.

    Sorvolo su Baricco, mentre su Youcanprint et similia taccio il mio pensiero (indovinatelo).

    "Mi piace"

  6. KINGO dice :

    L’immagine di questo post mi tocca due volte: pratico atletica e mi sono autopubblicato. Però non ho mai indossato in vita mia abiti del genere!!

    Il self publishing è malvisto per vari motivi, innanzitutto per l’arroganza di certi individui.
    Di che razza di leadership parla quel tizio?
    Ilmiolibro.it non è un vero servizio di self publishing, è uno specchietto per le allodole, un giochetto per amatori. Tant’è che, non appena un autore diventa bravo, viene cacciato via.

    "Mi piace"

Trackback/Pingback

  1. il mio libro? | L U N A T I S M I - 18 dicembre 2013
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: