Concorsi farlocchi, case editrici irrintracciabili, giornalisti della domenica e altre scomode futilità.

Dai tempi di Baciami a candela, quando in questo post vi raccontavamo dell’agenzia letteraria parecchio letter’aria – ariosa e ridente, praticamente inesistente – le cose sono davvero cambiate. In peggio.

Ci siamo anche occupati di quella strana faccenda, ricordate? Il test sui topolini da laboratorio editoriale ideato da un club di blogger sperimentatori.
Loro proponevano lo stesso libro per poi stabilire quanta influenza avessero sulle vendite di quel titolo. Il lettore non lo sapeva e comprava contento, certo che il consiglio fosse disinteressato.

Tempo dopo ci siamo occupati di reperire informazioni sulla Global Showlo facevamo qui – e nei commenti ne abbiamo lette di cotte e di crude.

Ma anche le nostre segnalazioni concorsifere ci hanno dato grandi soddisfazioni, in questo post raccontavamo di concorsi letterari piuttosto esosi e abbiamo smosso la curiosità dell’amico Stranoforte, che sul suo blog ha parlato di Concorsi letterari a pagamento indetti da case editrici finte, con annesso bazar.
Ed ecco allora una casa editrice che sembra fare molto altro e che nessuno conosce in qualità di casa editrice. Però c’è il concorso, e il concorso è a pagamento. Insomma, per quanto uno sia portato a fidarsi…

Ma non è finita qui!

In questi giorni, per non farci mancare niente – e di nuovo il merito va a Stranoforte –, abbiamo fatto amicizia col corso per giornalisti, gratuito ma a pagamento, con annesse fanfaluche. Stranoforte ne parlava qui.
Una volta stanate le storture, abbiamo avuto la grande fortuna di vedere i soggetti chiamati in causa impegnati nell’esilarante performance di metterci una pezza. Ovviamente la pezza è servita a poco, il buco era troppo ampio.

Occorre far notare che questi organizzatori si erano già distinti – qui, su Scrittori in causa – per aver azzardato il patrocinio di soggetti mica da poco. L’Ambasciata degli Stati Uniti e l’Ambasciata Britannica hanno smentito alla svelta, proprio come ha fatto la SIAE col concorso gratuito per giornalisti in erba (in erba buona, a quanto pare).

Su Scrittori in causa si parlava di un concorso gratuito con richiesta d’esborso per ritirare il premio. E c’era pure il patrocinio della Regione Lazio, che ha poi convintamente negato. In seguito abbiamo appreso che Romano Giovannetti – Segretario dell’Assessorato allo Sviluppo Economico e Agricoltura, roba che con l’editoria ci va a braccetto – ha concesso di sua spontanea volontà un patrocinio tutto suo, ma a nome della Regione. Un patrocinio in amicizia, ecco.
Carolina Cutolo di Scrittori in causa ha quindi contattato Romano Giovannetti, che era pronto a incontrarla live ma non abbastanza pronto a dare spiegazioni via email. Ché scripta manent e lo sanno tutti.

Insomma, in giro ci sono davvero tante cose strane, cose che sono i blogger a rintracciare. A volte grazie all’aiuto dei propri lettori e commentatori, in altri casi semplicemente perché finiscono per scivolarci sopra. Ruzzolone dopo ruzzolone, il web aiuta a rimettersi in piedi. Perché sul web si scovano tante dritte e ormai diventa difficile intortare il primo che passa. Quasi impossibile se i blogger decidono di vederci chiaro.

Peccato, ahimè!, che i blogger dediti al repulisti siano ancora pochi. Io mi ci dedico con passione – tra un tramista e l’altro, tra una recensione e la successiva – da parecchio tempo. E non sono qui per sentirmi dire brava, sono qui per lanciare un invito ai lit-blogger: non siate i burattini del sistema, non restate passivi a farvi imboccare dagli editori e dagli uffici stampa. I lettori non hanno bisogno di blogger che facciano da cassa di risonanza alle case editrici, gestire un lit-blog che rilancia schede editoriali è come avere una spider e andare a piedi.

E vorrei dirlo anche a Luigi Lorusso – autore del post Su premi letterari, industria editoriale e impiego di energie – che nel suo blog, raccontando della stroncatura di Pippo Russo al Premio Bancarella 2013, asserisce che «è importante collaborare, avere nuove idee, portare avanti le proprie e incoraggiare quelle degli altri. Per questo è importante smettere di lamentarsi, di dire quanto è cattivo e ignorante e brutto il mondo». Già, e per questo è giusto uscire allo scoperto – con nome e cognome, magari – per raccontare cosa si nasconde sotto il tappeto di molte iniziative. Premi noti e meno noti con giurati amici dei partecipanti, pubblicazioni pompate, recensioni di scambio, recensioni comprate, giri amicali legati ai festival… robette di poco conto, che magari il lettore nemmeno sospetta.

Tutte notizie che meritano d’essere raccontate, e facendolo ci attiriamo l’antipatia di molti. A volte succede di dover chiedere una diffida nei confronti di uno stalker, di finire nella lista nera degli editor, di sentirsi dire che dobbiamo deciderci: o siamo blogger o siamo scrittori.

In questa affermazione c’è molto di vero, e lo trovo il miglior complimento al mio essere un blogger indipendente.

About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

13 responses to “Concorsi farlocchi, case editrici irrintracciabili, giornalisti della domenica e altre scomode futilità.”

  1. Stranoforte says :

    Sa, signora Giramenti, ho come l’impressione che a brevissimo la signora Catanzani, della MGC, ci regalerà un’altra delle sue ideissime.

    Parlando di cose serie, molti non si curan di loro ma guardano e passano, be’ si sotto certi aspetti non è una scelta sbagliata, anche perché certe “soluzioni editoriali” non meriterebbero nessuna attenzione, però certo fuffismo diffuso andrebbe un po’ arginato, se non altro per evitare le lacrime postume sul latte versato, perché, anche se sembra strano, la carne fresca per certi sqali non manca mai.

    E poi, parliamoci chiaro: è divertente.

    E grazie per la citazione 😉

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  2. Liam says :

    Eh, la crisi aguzza l’ingegno. Troppi disoccupati, prima fiorivano i chioschi , ora le case editrici, le agenzie, i corsi di scrittura, di editing, di… Insomma sarà pure un paese di gente che non legge ma vuole scrivere, il nostro, però l’altra metà del cielo edita.

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  3. Liam says :

    Oddio, devo aggiungere che nel mondo dell’editoria, (la storia di quella ariosa me l’ero persa)che peraltro conosco poco, credo ci siano seri professionisti, anche in quella piccola, Altrimenti che tristessssa) come bravi editor e validi corsi di scrittura. Non ne ho mai fatti, ma dovrebbero essercene di buoni. credo. Non so. No, tranquilla, non voglio chiederti se ne conosci qualcuno.

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  4. Adele Marini says :

    Cara Gaia, da sempre, ogni volta che posso, raccomando agli aspiranti autori di astenersi dall’inseguire le case editrici che chiedono contributi di edizione, i concorsi trappola, gli agenti letterari che pretendono tasse di lettura superiori a due-trecento euro. Sono tutte trappole che oggi, con la crescente smania di pubblicare, si stanno moltiplicando. Purtroppo in questo Paese si scrive troppo, si legge troppo poco e ci si critica ancora meno. Per questo si preferisce ascoltare le sirene incantatrici che promettono pubblicazioni prestigiose a chiunque piuttosto che confrontarsi con chi i libri buoni li sa scrivere sul serio.
    Io lavoro da sempre in editoria. Sono una giornalista vera, iscritta all’ordine nazionale-elenco professionisti con oltre trent’anni di esperienza nei giornali, ho al mio attivo libri pubblicati in Italia (Frilli) e in Germania (Randon House) quindi penso di avere i titoli per assicurare che se un libro merita per il contenuto e per il pensiero che ne sta alla base, molto difficilmente viene respinto. Il fatto è che in Italia molti aspiranti autori puntano troppo sulla battuta facile, sulle figure retoriche, sulla ricerca del linguaggio letterario e fiorito mentre si curano troppo poco della tecnica che consente di costruire una storia in modo armonico e convincente. Troppi si fidano delle scuole di scrittura creativa che spuntano qua e là come funghi e pochissimi si impegnano a studiare seriamente la buona scrittura sui classici e sulle opere di valore conclamato. Per imparare a scrivere, a mio giudizio, perfino i romanzi Harmony, che nel loro piccolo sono ottimi esempi di come si costruisce una storia, possono risultare più formativi di tanti corsi improvvisati di scrittura. Purtroppo si cade facilmente in trappola perché non si vuole accettare il fatto che rienpire 200 pagine di cose sensate e accattivanti richiede fatica, sofferenza, autocritica e tanta, tanta umiltà.

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    • Gaia Conventi says :

      Cara Adele, è un grande piacere averti con noi.

      La tua esperienza editoriale è il bollino blu a quanto affermi: in Italia l’autocritica è andata a farsi benedire da tempo e la via più facile pare sia diventata dar retta a chi sbraita “bravo, bravo… uno su mille, se paga mille…” e via andare.

      La critica non piace, non è mai piaciuta, ma oggi piace meno del solito. Forse è per questo che editori a pagamento e scuole di scrittura senza un passato – aprirne una è diventato il modo migliore per sbarcare il lunario dando un senso a quella bic poggiata sull’orecchio – fanno così tanta presa sul pubblico degli esordienti. Ma anche, e qui il senso delle cose va definitivamente a farsi benedire, in chi ha pubblicato pagando e continua a farlo.
      Ebbene sì, in giro c’è anche l’autore che persevera. Qui ne abbiamo visti, solitamente vanno in giro strombazzando la loro esperienza come l’unica possibile, immagino serva a mascherare l’errore: se si sbaglia in tanti, il numero fa la differenza e l’errore tende al minimo.

      In questo vasto pubblico che abbisogna di complimenti e rassicurazioni, i furbetti del quartierino trovano terreno fertile. Stanarne uno non serve, l’unica soluzione e farsi beffe di tutto l’apparato furbesco. Immagino che un lit-blog serva anche a questo, del resto il web è pieno di magnifici blog che “fanno cultura”… forse c’è spazio pure per Giramenti, che la cultura la disfa e la piglia a sberle. Soprattutto quando la cultura è fatta di paroloni che nascondono richieste di soldi e contributi per la pubblicazione, concorsi indetti da soggetti sfuggenti e festival nati dal niente.

      *Ehi, autore che passi di qui, dai retta a noi: non mettere mano al portafoglio, piuttosto metti mano alla bozza… scrivila e riscrivila, e se ti dicono che fa schifo, nove volte su dieci occorre lavorarci ancora.

      Ciao Adele, grazie mille per il tuo commento!

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      • Adele Marini says :

        Beh, grazie a te Gaia. Il tuo blog non può che essere apprezzato dagli autori, esordienti e non, che siano davvero dotati visto che si sforza di ripulire gli scaffali delle librerie dalla paccottiglia. Soprattutto da quella pubblicata dalle case editrici major (e il romanzo della Premoli è un chiaro esempio).
        Potrei scrivere un trattato sugli elementi che determinano la fortuna e il successo di un romanzo e che troppo spesso non coincidono con la qualità. Mi limiterò a precisare che pubblicare a pagamento o autoprodursi non può che pregiudicare il futuro di chi aspira a diventare un autore, perché se sei davvero dotato e il tuo lavoro vale, alla fine chi ti fa un vero contratto senza trappole lo trovi. E allora è meglio che alle tue spalle non ci sia la ‘macchia’ indelebile di un romanzo precedente pubblicato in proprio o a pagamento.
        Il primo segreto per aprirsi la strada nell’incerto cammino che porta alle librerie prestigiose sta nell’indirizzare i manoscritti agli editori giusti che per gli esordienti non sono i grandi gruppi come Mondadori, Rizzoli eccetera, ma sono i cosiddetti ‘indipendenti’, come, per esempio, Todaro, Cordero, X Edizioni, Robin, Eclissi… Non pagano quasi mai royalties al primo libro (di solito 1000 copie esenti), fanno basse tirature, ma se l’opera piace la ristampano. Hanno di solito una buona distribuzione e sono tenuti d’occhio dai librai. I contatti con loro si prendono alle varie fiere del libro, dal Salone di Torino ai festival locali, dove, negli stand, si possono incontrare gli editor e, magari, dare anche un’occhiata alle produzioni, in modo da non inviare, per dire, un romanzo d’amore a chi pubblica solo noir o viceversa. Ovvio che bisogna muoversi, girare.
        Secondo suggerimento (e il più inascoltato): non bisogna innamorarsi delle proprie parole. Se si ha la fortuna di trovare un editor che legge il lavoro e avanza critiche, propone di riscrivere tutto o suggerisce tagli, bisogna chinare il capo e accettare.
        Terzo e ultimo suggerimento: l’agente è una figurta mitologica per gli esordienti. E’ più difficile trovare un buon agente che un editore disposto a pubblicare. I veri professionisti in questo campo, quelli cioè che fiutano la qualità, accettano sempre di rappresentare le persone in cui credono senza pretendere cifre esagerate per la prima lettura (che comunque ha dei costi e deve essere pagata). Dunque, il consiglio è duplice: a) meglio stare alla larga da chi garantisce la pubblicazione dietro lauto compenso; b) accettare di buon grado le critiche perché più sono dure e più sono sincere.
        Infine, lo ribadisco: scrivere un buon libro è lavoro su se stessi, fatica, ricerche, notti insonni, perseveranza e umiltà.
        Adesso vado su fb per darti l’amicizia. Ci sentiamo.

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        • Gaia Conventi says :

          Quanta saggezza in ciò che consigli! Chissà che qualcuno non ne tenga conto.

          Purtroppo sono in tanti a voler cominciare la carriera dal gradino più alto ma, come insegna una vecchia battuta, l’unico lavoro che puoi compiere partendo dall’alto è scavarti la fossa.
          Esiste la piccola e media editoria, e c’è anche chi lavora bene. L’importante è la buona distribuzione, essenziale se si vuole arrivare da qualche parte.
          E poi sì, accidenti!, autocritica e una buona dose di modestia. In troppi sono convinti basti sbatacchiare le dita sulla tastiera per scrivere un libro, e di quei troppi una buona fetta non tiene conto che bisogna avere qualcosa da dire. Saperlo fare non guasta, ma senza l’idea di partenza, senza l’intreccio ben chiaro in testa… senza tutte queste cose, è meglio lasciar perdere e andare al mare.

          Mi permetto inoltre di consigliare, in caso non si avesse un agente, di non prendere mai un contratto editoriale come fosse il vangelo. In caso di dubbi – e “aggratis” -, meglio consultare il blog di Scrittori in causa.

          L’editoria è un acquario, pesci grandi e pesci piccoli, affogare è un attimo. Per fortuna il web aiuta e consiglia. C’è modo di sopravvivere e pubblicare bene, senza finire tra le grinfie di editori stampatori.

          Grazie ancora per il tuo contributo, ottime dritte che certamente serviranno a molti.

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