Ops, ho pestato una merla! “Riproduzione riservata”, forse la miglior barzelletta del Sole24.

Ebbene sì, Zerlina è uno pseudonimo piuttosto conosciuto quando si tratta di stroncature. Firma i suoi pezzi sul Sole24 e ci va giù pesante.
E se qui mena Erri De Luca, qui tira legnate a Baricco, e sono stroncature che non lasciano dubbi. Anche se.

Ecco, anche se il dubbio salta poi fuori leggendo quanto Zerlina ha spremuto da Ti prego lasciati odiare di Anna Premoli. L’articolo lo trovate fotografato nel post Il mistero della stroncatura di Pippo Russo. Non a caso sta sul blog di Russo, difatti parrebbe proprio di scorgere diverse somiglianze tra la sua recensione e quella di Zerlina, peccato che la prima sia uscita sull’Unità quasi tre settimane prima. Ha girato il web, è stata ribloggata, condivisa sui social… insomma, ci vuole niente che sia arrivata anche al Sole24.

Questo è il perentorio avvertimento che appare a fine pagina – di tutte le pagine – del Sole 24. Versione cartacea e online. Un attenti al cane che m’impedisce di linkare qui l’articolo per una comoda lettura a scrocco. Resto a vostra disposizione, posso mandarvelo via email, in amicizia. Certo rischiando d’incappare nelle ire del Re Sole, me ne rendo conto.

Ma torniamo alla stroncatura di Zerlina, che certo ha letto il libro della Premoli ma forse ha trovato piuttosto utile prendere qualche appunto da quanto aveva già scritto Pippo Russo.

Tanto che, come ammette Russo, vi si scovano «Somiglianze talmente abbondanti da indurre qualcuno dei miei contatti Facebook a scrivermi per chiedere se per caso dietro quello pseudonimo mi nascondessi io. Assolutamente no». Ché sarebbe un bello scoop stanare – così facilmente – la reale identità di Zerlina! E invece niente, mi spiace. Pippo Russo e Zerlina sono due entità distinte, anche se le loro recensioni a Ti prego lasciati odiare si somigliano parecchio.

Alcune cose le accomunano in maniera clamorosa, occorre però far notare che Zerlina ha glissato su due faccende che Pippo Russo ha fortemente evidenziato: i premi letterari che sembrano elargiti alla razzo di rane e le tirate d’orecchie alla siora editor della Premoli. Queste due critiche nel pezzo di Zerlina non ci sono.

E allora ci si chiede, tutti in coro, che valore abbia una stroncatura così simile a quella di Pippo Russo – ma scritta col favore delle tenebre e di un nickname – se poi si evitano accuratamente questi due pruriti editoriali. Perché sì, magari la Premoli scrive come una brava ragazzina delle scuole medie, ma l’editor?, dove stava l’editor?, era in ferie? E se la Premoli si esprime con la tenera noncuranza di una fanciulla ai giardinetti e la siora editor era impegnata a tirare la sfoglia, come accidenti lo danno via il Premio Bancarella? Forse con un sorteggio e un ambarababà cicci coccò?

Ebbene, questi dubbi non sfiorano Zerlina, nonostante il complimentoso utente ne canti una gran messa orgasmica: «Dice cose che da molto tempo vogliamo sentire». Già, ma magari non con tre settimane di ritardo sull’Unità.

*Ovviamente siamo a disposizione di Zerlina: serve smentire questo post?, siamo qui. E abbiamo anche una nutrita sezione dedicata alle stroncature, dovesse mai interessare…

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Informazioni su Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

85 risposte a “Ops, ho pestato una merla! “Riproduzione riservata”, forse la miglior barzelletta del Sole24.”

  1. Pippp Russo dice :

    Se almeno mi avesse telefonato, le avrei fatto l’editing… 😉

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  2. Perennemente Sloggata dice :

    Toc toc, posso mettermi in poltrona con una cocacola e dei popcorn? Qui la cosa si fa interessante! Ah, sì, eccole il biglietto d’ingresso e un omaggio per Lei *librozzi paccozzi* e per i sig.ri Rossi *il sacro bastoncino piumato*

    Continuo a chiedermi perché la gente “prenda spunto” da altri così palesemente, convinta di non esser stanata. Soprattutto a certi livelli di vippaggine mediatica.

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  3. diait dice :

    mi metto in poltrona anch’io, e aspetto la replica del sior Zerlina.

    Ci sono piedi che uno che aspira a pubblicare o che già pubblica non ama pestare, forse. L’autore anche famoso non può rivalersi più di tanto, e spesso si limita a ignorare, ma l’editor…

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    • Gaia Conventi dice :

      Certo, dire male di un editor non è bene… ma usando un nickname, magari…
      Poi, ovviamente, ci sono i cojoni come me che lo fanno con nome e foto. Ma i cojoni sono fatti così. Cojoni, appunto. 😀

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  4. impossiball dice :

    Questo genere di diatribe esercita su di me un fascino irresistibile, specie se poi arriva chi è accusato di plagio e si mette a negare anche l’evidenza… 😀

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  5. impossiball dice :

    (scopro ora che su amazon il voto medio è 3,8 su CENTODIECI recensioni, il che è male; ma quella ritenuta più utile è la mia – il che è bene)

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  6. impossiball dice :

    A proposito, ho pescato questa recensione della versione ebook autopubblicata del primo romanzo della Premoli, che sta per uscire in cartaceo. Sarebbe interessante verificare se i suggerimenti per l’editing (ok, sembrano più implorazioni) sono stati accolti. Io un’idea ce l’ho…

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  7. Alessandro Madeddu dice :

    Ma no, vedrete che era tutto un caso. In questo paese vivono sessanta milioni di CT della nazionale, due che scrivono la stessa recensione per due giornali diversi a 22 giorni di distanza non li vogliamo trovare?

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  8. Liam dice :

    Certo che prendere a legnate Baricco e pensare per questo di essere controcorrente mi fa sorridere. Secondo me c’è così abituato che il giorno in cui non succederà più sarà anche quello in cui smetterà di scrivere.

    Cmq, tornando al libro della Premoli, faccio un paio di premesse:

    Ho letto la stroncatura di Russo e la condivido, come la condividerebbe chiunque abbia un minimo di familiarità con la scrittura creativa. Diciamo che avrebbe giovato l’intervento di un editor alle prime armi, anche di un dilettante per evitare alla scrittrice qualche figuraccia.

    Non ho letto il romanzo, nemmeno è mia intenzione farlo e non certo per snobismo, ma perché le storie alla Rosamunde Pilcher non sono di mio gradimento. Tutto qui.

    Detto ciò, Gaia, ( ed è solo una semplice domanda) non credi che come questo libro sia stato scelto e messo sul mercato rappresenti la parte quantomeno limpida dell’editoria? Tenendo conto di cosa si vede in giro, e non mi riferisco all’eap: quella si commenta da sé, ed è facile da evitare.

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    • Gaia Conventi dice :

      Il titolo è certamente stato scelto perché ha un suo pubblico, estimatori del rosa cucciolo pronti a infischiarsene di molte cose. Editing incluso.
      E se molta gente vuole questo, è giusto che qualcuno l’accontenti.

      Resta qualche dubbio sul valore del Bancarella, ma visto che il Bancarella viene assegnato in base alle vendite da librai indipendenti, tenendo presente che i dati di vendita sono fumosi e chi più la spara più aggiunge numeri in fascetta, aggiungendoci una serie di vetrine ben pagate per esporre il romanzo… certo un lettore può intuire molto e scansare altrettanto, nel frattempo il Bancarella diventa un premio preso coi punti.

      Del Bancarella avevo già ampiamente parlato, sarebbe carino sapere se i Bancarella precedenti sono contenti dei nuovi colleghi Bancarella. 😉

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      • Liam dice :

        in effetti mi scuso per l’off-topic. Russo ha tutta mia comprensione. A me darebbe parecchio fastidio, a dirla tutta.

        Certo che nell’albo d’oro del Bancarella c’è più di un nome che mi fa venire la grattarola. Diciamo che è un gruppetto eterogeno va! E ho come la sensazione che a Hemingway non sarebbe importato di stare in barca con la Premoli. Forse non gliene fregava una cippa nemmeno del bancarella.

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        • Gaia Conventi dice :

          Il tuo ultimo forse ha una funzione salvifica.
          Ai grandi non importa granché di certe onorificenze, ad altri il Bancarella viene e verrà segnalato in fascetta per i prossimi dieci anni. Ma già non vendono più, o vendono molto meno. Forse è il caso di scrivere fascette a caratteri cubitali, basterà?

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          • Liam dice :

            Capisco cosa vuoi dire, Gaia. Ma io ho sempre visto quelle per ciò che sono: strategie di marketing di chi se le può permettere. Nulla più, e che sicuramente poco o nulla hanno a che fare con la qualità del prodotto, di qualsiasi prodotto. Altra faccenda è la fruibilità.

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            • Gaia Conventi dice :

              Certo, il famoso modello anglosassone. È quindi il caso di leggere questo articolo.

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              • Liam dice :

                E ti disturba?

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              • minty dice :

                Continuare a pensare al libro solo in termini di bene culturale e non anche di intrattenimento non fa che alimentare la perdita progressiva di lettori

                Io vorrei capire da quando la parola ‘intrattenimento’ è diventata incompatibile e avversaria della parola ‘cultura’… Ma vedo che qui se ne tratta come di perfetti estranei.
                E dire che ho sempre pensato che anche un libro d’intrattenimento meritasse (così come il suo lettore) un autore che sapesse scrivere e un editor che facesse il proprio lavoro!
                Provocatoriamente, mi confesso: ho letto diversi Harmony da ragazzina. Parliamo del secolo scorso. E non era certo letteratura impegnata. Ma non ricordo la fiera dei refusi e delle consecutio ad minchiam che trovo oggi in ‘intrattenimenti’ (a parole) ben più nobili 😛

                P.S.: Per il resto, ho anche scoperto cos’è Saatchi & Saatchi. Come dire… mai più senza! °_°

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                • Gaia Conventi dice :

                  La siurina modello anglosassone dovrebbe fare due chiacchiere con Cesare De Michelis.
                  Forse si potrebbe trovare un compromesso, smettendo magari d’infilare Manzoni – a forza, procurandone lo sdegno perenne – nella testa dei ragazzini, evitando inoltre – sempre che l’editing non sia fatica sprecata – di mettere sul mercato libercoli passatempo scritti coi piedi.

                  Teniamo anche presente che, in questa eterna diatriba tra letteratura seria e d’evasione, spesso il giallo fa la parte del gatto rognoso. Poi c’è pure chi s’inventa il giallo di denuncia e quello che parla di un sacco di disgrazie, dalla fabbrica ai cattivoni che ci avvelenano col cibo di melma.
                  Al momento, e lo dico da lettore, in questa rivendicazione del giallo come genere non più rognoso, devo ancora scovare qualcuno che il giallo lo sappia davvero scrivere. Cosa non facile, ma i professoroni stentano a crederlo.

                  Ma chi sono io, santa passera!, per dare lezioni d’editoria a professori emeriti e modelli anglosassoni?
                  Nessuno, certo, e quindi taccio. Taccio ma non acconsento. 😉

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                  • minty dice :

                    Il compromesso si DOVREBBE certamente trovare, perché pure il De Michelis mi pare un bell’integralista!
                    (Fermo restando che io non ho mai capito l’accanimento contro il povero Manzoni. Ché a scuola mi hanno imposto letture ben più noiose e faticose, che non l’opera del buon vecchio Sandrino, che qualche bel momento, e anche di più, ce l’ha ^^)

                    Condivido la critica all’Università contemporanea, alla rimozione della tradizione, e mi pare nel giusto anche quando dice che molta letteratura odierna ‘nobile’ abbia ben poco da rispondere (e, aggiungo, pure peggio: non ti fa porre una domanda che una!). Ma direi che esagera e sbraca in posizioni ultra-vetero-bigotte nel vedere/sostenere la Scienza suddita sempre e comunque dell’Umanesimo (ma ci deve per forza essere un campione, fra i due?!), i libri di genere come privi di valore letterario per definizione, che fumetti e musica non sono cultura ma prodotti (glielo dice lui a Beethoven e Schulz?), che verità e bellezza non vanno insieme…
                    Dopo un secolo siamo ancora qui ad accusare della rovina del mondo le avanguardie storiche?! Maddai! -_-

                    Il nome della rosa […] intelligente e riuscito, certo. Ma fatto per piacere. E infatti l’ha comprato Hollywood. Mentre nessuno ha fatto un film dall’Ulisse di Joyce

                    Signor DeMichelis, non so come dirglielo, ma…

                    E’ roba del ’67, non esattamente una novità…

                    No, mah, davvero… non c’è modo di avere una via di mezzo fra ‘sti due fenomeni di psicosi? 😛

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                    • Gaia Conventi dice :

                      La faccenda è lunga e complicata. Si stava meglio quando si stava peggio, siora mia!, e le mezze stagioni e il traffico e i parcheggi… 😀

                      Senza farne un caso di risate VS sbadigli, voglio sperare si possa ancora intrattenere qualche buon cervello senza ficcargli in testa un classico. A forza. Un trauma infantile che molti si portano dietro fino alla tomba.
                      Per quanto mi riguarda – ma andavo all’università in tempi ormai antichi, per non parlare del liceo… roba del giurassico -, il problema non erano i titoli, anche se continuo a odiare il Mastro Don Gesualdo, quanto invece la modalità con cui venivano proposti. Si deve, bisogna, ci sono passati tutti… tutti e pure voi. E ti sentivi raccontare un romanzo e l’altro alla stessa maniera, te li facevano sempre sembrare una sbobba. E lì, mi spiace dirlo, sarebbe bastato il trucco del prestigiatore, una cosa che insegnanti e docenti dovrebbero avere, o così o cambiare mestiere: la capacità di creare interesse.
                      Ché uno magari ‘sta capacità se la coltiva poi in proprio, ma se mi atrofizzi ‘sta voglia fin dalle elementari… poi serve un miracolo. E la scuola miracoli non ne fa, o almeno ai miei tempi non ne faceva.

                      E quindi viva i libri impegnati, libri che ti portano a farti grandi domande, e magari qualche volta ti danno pure risposte sensate. Ma tutto il resto, tutto quello che intrattiene, non può essere catalogato come una perdita di tempo. Eco non è la siora delle sfumature e Bufalino non è Fabio Volo, occorre avere orizzonti ampi e modo di sperimentare questo e quello. Se una ragazzina legge Volo, non è detto sia perduta per l’eternità. Magari facciamole leggere anche Jane Austen, con tatto e senza ergersi a bibliofili, e vediamo cosa succede. In questo caso contemplo la possibilità del miracolo. Ci spero tanto. 😀

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                    • minty dice :

                      voglio sperare si possa ancora intrattenere qualche buon cervello senza ficcargli in testa un classico. A forza. Un trauma infantile

                      Mah, guarda, il problema di fondo è che dobbiamo decidere a cosa serva la scuola. A intrattenere o anche a formare? E nella formazione, vogliamo o no inserire i capisaldi della cultura patria e mondiale? Servono? Non servono?
                      Sono d’accordo che fatti male e per forza forse son più deleteri che altro, ma non vorrei che questo diventasse l’alibi per cassare del tutto un oggetto di studi che, credo, ha un suo perché nella formazione personale.
                      In soldoni, vogliamo studiare come si è arrivati da A a B (cioè, da Cicerone a Fabio Volo… e nello scriverlo mi vien male, guarda #_#)? E allora tocca studiare le pietre miliari, che qualcuno ha deciso siano, per l’evoluzione letteraria italica, Dante, Manzoni e compagnia. Poi, se vogliam questionare sulle pietre, d’accordo, si può fare. Ma non sposo l’idea di abbandonare in toto lo studio dei ‘classici’. Non mi pare giusto.
                      Bisognerebbe piuttosto trovarne una chiave adatta…

                      (Che poi, io ‘sta cosa non l’ho mai capita: tutti a dare addosso al Manzo… e nessuno che se la prende mai con Dante! Perché? Non è uno studio a forza anche quello? Perché l’Alighieri è raccomandato? Perché lo sponsorizza Benigni? :P)

                      il problema non erano i titoli, […] quanto invece la modalità con cui venivano proposti. Si deve, bisogna, ci sono passati tutti

                      Guarda, io devo avere avuto un’insegnante brava e progressista (anche se, mascalzona!, s’era travestita da prof di mezz’età tradizionalissima, prevedibilissima e un po’ materna), perché ho ricordi del Manzoni come di autore dalle psicologie argute, per quanto bozzettistiche, capace di inchiodare con una frase un personaggio alle proprie miserie, facendoti pure sorridere mentre lo fa; capace di scrollarsi di dosso la propria seriosità per uscirsene con certa ironia umana e sociale feroce, che ti dici che no, questo non è lo stesso tizio degli Inni sacri, e se è lui, s’è drogato pesante!
                      Potrei continuare, ma il succo è: i PS non sono il male, e se io ne ho ricordi positivi, forse c’è anche un modo di affrontarli senza frantumare gli zebedei della classe astante. Forse non è Manzoni il problema…

                      Ma tutto il resto, tutto quello che intrattiene, non può essere catalogato come una perdita di tempo.

                      Ma questo è ovvio! E sta qui il peccato originale di certa intellighenzia parruccona e integralista. Non puoi decidere a priori dove si nasconderà la Letteratura, stabilendo per principio dove per forza non sarà… Vogliamo davvero andare a vedere come sono nati tanti di quelli che oggi consideriamo classici? 😛

                      Se una ragazzina legge Volo, non è detto sia perduta per l’eternità. Magari facciamole leggere anche Jane Austen,

                      Sulla letteratura ‘spazzatura’, lo sai, io ho esempi confortanti in famiglia: la sorella, quella che macina classici anglosassoni, realismo magico e ‘polpettoni’ impegnati assortiti, è la stessa che si è sciroppata con soddisfazione tutto Moccia, Twilight e, ora, Fabio Volo. Mia madre, quella che scambia Newton Compton e Danielle Steele con le sorelle, s’è letta intere biblioteche di classici, russi compresi.
                      Tu ci capisci qualcosa? Io no. Ma almeno ho motivi di speranza più che concreti 😀

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                    • Gaia Conventi dice :

                      Tenterò d’essere brevissima: il problema non sta nei titoli, sta in come vengono proposti. O, detta in soldoni, se a scuola ti ritrovi un prof incapace… sei fritto.
                      E poi sì, certo, lo studente svogliato. Ci sta anche quello. Ma se lo studente cazzone trova l’insegnante chicazzosenefrega, i nostri classici possono fare fagotto ed emigrare all’estero.

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                    • minty dice :

                      il problema non sta nei titoli, sta in come vengono proposti. [cut] se lo studente cazzone trova l’insegnante chicazzosenefrega, i nostri classici possono fare fagotto ed emigrare

                      Amen :-\

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  9. paolo f dice :

    Secondo me, amici, si tratta di valutare la probabilità delle diverse opzioni in campo.
    Metti che il recensore abbia covato quel pezzo, e non abbia letto la strocatura del (divino) Russo, ipotizza Gaia. A questa si può aggiungere un’altra ipotesi: metti che il recensore, vista la puzza di ciofeca del libro già propagata in Rete, abbia preferito non perder tempo a leggerlo tutto e si sia avvalso anche del già noto, sbrigandosi così a confezionare il pezzo.
    Che tasso di probabilità assegneremmo alle due ipotesi? 50 e 50? 30 e 70? 20 e 80? Si accettano scommesse.

    Poi: come mai Zerlina non parla dell’inefficacia o latitanza della editor, addirittura identificata, e come mai non si fanno considerazioni sulla qualità del premio Bancarella?, chiede Gaia.
    Anche qui, si presentano due opzioni. Metti che il recensore avrebbe volentieri sparato a zero sulla editor e sulla casa editrice, e pure sul premio letterario, ma non abbia potuto farlo per limiti di spazio: la colonna concessa era quella, e se pure ha sforato con le parole, il giornale ha tagliato il sovrappiù.
    Oppure, metti che il recensone – e chi sta sopra – sappiano che non si possono pestare certe code e premere certi bottoni, pena l’incrinatura di equilibri e di rapporti, con i conseguenti svantaggi e disgrazie che possono diventare permanenti.
    Quale tasso di probabilità avrebbero le due ipotesi? Fifty-fifty? Un terzo e due terzi? Un quarto e tre quarti? Si potrebbe aprire un sondaggio.

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    • Gaia Conventi dice :

      Tutto può essere, metti che Zerlina sia fan sfegatato (o sfegatata?) di Pippo Russo. Così, ispirandosi a lui senza nemmeno rendersene conto, ha scritto la recensione sotto ipnosi.
      Cosa che magari non succede spesso, ma visto che sui lit-blog scovo recensioni buttate giù in stato comatoso…

      E poi si sa che a tacciare e tacere si fa sempre in tempo. Meglio partire tacendo, aggiungendo il resto in caso servisse.
      Io faccio l’esatto opposto, ma ormai nemmeno mi chiedo perché scrivo su Giramenti e non sul giornalone di turno. 😀

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      • paolo f dice :

        Il fattore ipnosi è interessante e può avere un suo peso.
        A ben vedere, come in rete si trovano montagne di recensioni comatose (o a comando), anche nella carta stampata lo stato ipnotico può essere molto diffuso.
        Ricordate quando Giucas Casella ipnotizzava in tv? Ordinava di fare questo e quello, e poi ingiungeva: “Tu ti sveglierai quando lo dirò io! Quando lo dirò io! Quando lo dirò io!”
        Se l’ipnosi è questa, può essere assimilata (secondo certe malelingue in cui non ci riconosciamo, naturalmente) al regime imperante nell’editoria.
        Quante probabilità?

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        • Gaia Conventi dice :

          Molte, soprattutto dando a Cesare quel che gli spetta e a Giucas altrettanto: lo stato dell’editoria, a quanto ci è dato sapere, dipende esclusivamente da questa folle entità – che chiameremo Giucas Fascetta, per capirci al volo – che ruba ai letterati per dare agli illetterati, che lancia Bancarella come fossero maledizioni, che si diverte – ribaltandosi come una cimice, scoprendo la pancia e attendendo i ghirighiri come fosse un gatto – a intontire, a loro insaputa – mi pare ovvio! – tutti i recensori.

          Stimatissimi recensori della carta stampata, presi per il naso, ottenebrati dalla vendita di pentole del perfido Giucas Fascetta. Costretti, dunque, ma controvoglia – ovvio pure questo – a dire bene di certi libridemerda, impegnati a mettere di pancia il cugino ci-micioso del loro capo bottega, costretti e sempre costretti a dire bene di entrambi i cugini (quello che scribacchia e quello che gli paga le bollette). Perché, se non mette il cugino di pancia per fargli le moine all’ombelico, magari poi qualcuno piglia il fidato recensore per metterlo a pecora… E lì di moine non se ne parla.

          E tutto questo, come noi sosteniamo da tempo, è dovuto al fantasma dell’editoria. Fantasma Formaggino fatto col latte dei messi a pecora, roba che sappiamo in tanti, che denunciamo in pochi e che gli editori, gli editor e gli scrittori MAI E POI MAI si sognerebbero di dire. Giucas Fascetta ci guarda, ci ammonisce se è il caso, ci bastona il più delle volte e si inabissa – di pancia, splash! – nel lago di Loch Ness.

          Quante probabilità ho di vincere un TSO?

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          • paolo f dice :

            Ti sei pazza, Gaia: chiamo subito il 118! :-O

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            • Gaia Conventi dice :

              Già, una volta stabilito che sono matta come un criceto ubriaco, qualcuno potrebbe scordare certe mie recensioni poco benevole. Imputandole, sia detto, alla mia triste condizione.
              Ormai per pubblicare bisogna tentarle tutte. E se per molti è facile credere che lo stato dell’editoria italiana sia dovuto alla crisi, ai lettori distratti, agli ebook… vuoi non sia più semplice credere che io sia una pazza furiosa?

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          • paolo f dice :

            Anzi, sai che faccio? Metterò questo scambio di commenti in un post, come monito per ogni aspirante protagonista/addetto ai lavori! 😉

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            • Gaia Conventi dice :

              E vediamo se qualcuno ne coglie il senso, ché io – e già lo dissi – sono matta da legare e non rispondo delle mie azioni. E delle mie recensioni.

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              • paolo f dice :

                Qualcuno pensa – non dirò chi – che sei una matta da coltivare e da tenere come compagna d’avventure, se non di vita.
                Detto questo, secondo me bisognerebbe fare una tavola rotonda su questo tema, perché importante: lo stato dell’editoria italiana visto attraverso i suoi malcostumi, le sue storture e i suoi deliri. E ciò non per denigrarla, ma per tentare di fare un’anamnesi su ciò alla cui salute teniamo.

                Qualcosa che venga dibattuto soprattutto da non-addetti, cioè da lettori e navigatori del web che osservano, s’interrogano e esprimono le loro valutazioni.
                Le interviste che periodicamente si fanno agli addetti ai lavori le conosciamo: dicono quello che devono dire, e sono comunque regolamentate da spazi e consuetudini giornalistiche. Le tavole rotonde degli addetti ai lavori, fatte nelle manifestazioni ufficiali, forniscono i dati di base; ma l’analisi vera dello stato delle cose e del suo progressivo deteriorarsi, quella non la può fare il paziente malato, ma la devono fare – oltre ai librai – soggetti esterni che non sono coinvolti nel sistema ma che ne fruiscono, e che quindi riescono a focalizzare meglio le cose.

                Mi sembra lampante.

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  10. pipporusso dice :

    L’ha ribloggato su Cercando Obliviae ha commentato:
    fate girare, please…

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  11. diait dice :

    Forse Zerlina farà come Luttazzi quando gli fecero notare che aveva saccheggiato George Carlin, Bill Hicks e altri grandi comici americani. “Non sono plagi, sono calchi, citazioni, riscritture…”, disse indignato. (Seeee)

    E comunque, tra Pippo Russo e Zerlina andrà a finire come per “I cigni di Balaka” che Michael Jackson copiò ad Al Bano. Causa, tribunale, e Jackson/Zerlina assolto perché il fatto non sussiste.

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  12. paolo f dice :

    Mi permetto un OT (Gaia mi perdonerà).
    Sono andato su IBS a curiosare in alcuni titoli. Quando seleziono il primo, mi avvertono: “Chi ha comprato questo libro ha comprato anche: Il cimitero di Praga di Umberto Eco, Fai bei sogni di Massimo Gramellini, Cinquanta sfumature di grigio, Cinquanta sfumature di nero, Cinquanta sfumature di rosso di E.L. James, Instant English di J.P. Sloan, Il profumo delle foglie di limone di Clara Sanchez, Io e te di Niccolò Ammaniti”.

    Vado a vedere un altro titolo, che non ha nulla in comune col primo, e quando lo seleziono mi avvertono: “Chi ha comprato questo libro ha comprato anche: Il cimitero di Praga di Umberto Eco, Fai bei sogni di Massimo Gramellini, Cinquanta sfumature di grigio, Cinquanta sfumature di nero, Cinquanta sfumature di rosso di E.L. James, Instant English di J.P. Sloan, Il profumo delle foglie di limone di Clara Sanchez, Io e te di Niccolò Ammaniti”.

    Passo a un terzo libro: voglio vedere se sono ancora in commercio quelle ciofeche fallimentari dell’amiketto della nota blogger di kataweb, come si chiamava? Ah, sì, G.L. D’andrea con la sua serie “Wunderkind”. Titolo fantasy/horror che non c’entra nientissimo con i due precedenti.
    Ne trovo uno, ovviamente nei remainders scontato del 55%. Quando lo seleziono, mi avvertono: “Chi ha comprato questo libro ha comprato anche: Il cimitero di Praga di Umberto Eco, Fai bei sogni di Massimo Gramellini, Cinquanta sfumature di grigio, Cinquanta sfumature di nero, Cinquanta sfumature di rosso di E.L. James, Instant English di J.P. Sloan, Il profumo delle foglie di limone di Clara Sanchez, Io e te di Niccolò Ammaniti”.

    E’ un problema tecnico o qualcuno bara? Che percentuale di probabilità assegnare alle due ipotesi? 50 e 50? 30 e 70? 20 e 80? 0 e 100? Si accettano scommesse.

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    • Gaia Conventi dice :

      Un problema tecnico di chi bara. Praticamente una bara con svista. 😀

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      • paolo f dice :

        Fa così con tutti i titoli che seleziono, prendendoli a casaccio.
        Che birbanti, quelli di Ibs! Rischiano di esser peggio delle orride librerie di catena.

        A proposito di Newton Compton: ora sappiamo chi è responsabile di quelle copertine strillate e tutte simili, con fascettature multiple e deflagranti. E gli altri, visto il successo, cominciano a imitare.
        Sembra il fenomeno del berlusconismo televisivo: con la nuova tv tutta luccicante, disimpegnata e scosciata deli anni ’80, zeppa di pubblicità, visto il successo la Rai si mise a imitarla per stare al passo.
        Coi risultati che sappiamo!

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        • Gaia Conventi dice :

          Già, l’esempio di Newton Compton è stato seguito a ruota da altri editori. Difatti molte copertine si somigliano, molte fascette le sparano a mitraglia e le proposte delle nuove uscite sembrano le proposte delle vecchie uscite a cui qualcuno ha vagamente cambiato i titoli. Ma vagamente, eh?

          Una strategia che ha pagato e pagherà, ma che andrà a esauristi… con l’esaurimento nervoso dei lettori. E vuoi il prezzo, e vuoi i premi che promettono grandi libri e poi non mantengono, il lettore della domenica si farà furbo. Il lettore “dal lunedì al sabato” già non ci casca da tempo, e lui è un lettore che andrebbe coltivato per la sua fedeltà. Un tipo di lettore che, per quanto posso appurare sui lit-blog di gente che legge davvero, ha abbandonato da tempo ogni speranza di scovare un buon libro sotto una copertina coi brillantini, con un monaco dalle pose fashion o la faccia di una bimba imbronciata per non si sa che scazzo.

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          • Liam dice :

            Forse sono l’interlocutore sbagliato, visto che più mi si sbatte un prodotto in faccia più mi passa la voglia di comprarlo. Io le fascette non le ho mai calcolate, quello dei lustrini e dei fiocchetti non è il criterio con cui scelgo un libro, anche di intrattenimento. Ed è il motivo per cui la pubblicità aggressiva non mi tocca: continuo a pensare che non sia il libro a fare il lettore rosa-cucciolo.

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            • Gaia Conventi dice :

              No, certo, il libro cucciolone sta lì perché qualcuno sa che andrà venduto.
              E se va venduto quello, magari va venduto anche il cucciolone senza l’editing. Vende? Benissimo. Non paghiamo l’editing, non ci perdiamo tempo.
              Va venduto anche privo di una buona traduzione? Proviamo. Funziona? Perfetto, allora il prossimo cucciolone lo traduce Google.
              Tradotto male, editato peggio, scritto in piccino picciò, pagine che si staccano, copertina de merda… e vende? Ok, avanti al ribasso, al prossimo togliamo la rilegatura.

              Ecco cosa intendo dire.

              Il lettore forte, quello che legge davvero, il problema nemmeno se lo pone. E ha perfettamente ragione. Nemmeno io starei tanto a pensarci, ma chemmefrega!, io cerco di leggere roba buona. Sì, ok, però ho un blog che – più o meno – parla d’editoria. Vuoi mai che, con un po’ di fortuna, passi di qui una lettrice di cuccioloni e cominci a farsi qualche domanda meno rosea del solito? Sarebbe un bel traguardo. Piccolo ma essenziale.

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              • impossiball dice :

                Da questo punto di vista, comprare su ibs come faccio io per il 90% dei libri è una mano santa: sbrilluccichi e fascette non li vedo proprio.

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                • Gaia Conventi dice :

                  Ho un conto aperto su IBS – sono in attesa dell’ennesima visita del corriere – ma nutro anche grande passione per le bancarelle dell’usato.
                  A Ferrara abbiamo il Mercatino del Libro – di fronte alla Biblioteca Ariostea -, posticino magnifico che consiglio sempre a tutti.

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                  • impossiball dice :

                    Devo ancora trovare una persona che compra SOLO su ibs. Il fascino della libreria (ma anche bancarella, eh) lo subiamo tutti. Forse addirittura anche i cosiddetti nativi digitali.

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              • Liam dice :

                Ma certo, Gaia, ovvio. Il discorso della qualità non si discute, e fai benissimo a fare quello che fai. Ma togliendo dimezzo la CE in questione, che a quanto pare mettendo tutti i suoi soldoni nella pubblicità, risparmia sull’editing, rendendo così un pessimo sevizio soprattutto a se stessa, il modello anglosassone non credo, a mio modesto parere, sia il male assoluto dell’editoria..

                E poi io non sarei così indulgente con il “consumatore”. Vuoi mica che orde di donnette armate di barattoli si mettano a protestare contro qualche azienda cosmetica perché la loro faccia dopo 1-2-3-4 settimane non è come quella della testimonial

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                • Gaia Conventi dice :

                  Certo non è possibile levare ogni colpa al “consumatore”, dovrebbe saper pensare con la sua testa, saper distinguere il vero dalla fuffa e tenersi lontano dal fascettame spinto.
                  Sì, è così. Purtroppo però non accade sempre, o non spesso come ci si augurerebbe.
                  Quando mi ritrovo a parlare con un lettore che non sa delle vetrine comprate – perché quella libreria mette in vetrina cinquanta copie di Bruno Vespa, non ha di meglio? -, dei posti in libreria assegnati come al supermarket – perché quel libro sta accanto alla cassa? – o di come certi libri arrivino a premio… ecco, lì mi faccio uno scrupolo di coscienza. Ovviamente lui dovrebbe capire come stanno le cose, ma se io gli faccio la battuta…

                  Ho aperto un blog per fare satira proprio su questo. Al momento la cosa mi vale l’astio di diversi editor, segno che l’esperimento sta funzionando. 😀

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                  • impossiball dice :

                    l’astio solo degli editor? Devi impegnarti di più, allora

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                    • Gaia Conventi dice :

                      Se vuoi giocarti le grosse case editrici, devi cominciare dagli editor. Per le piccole e medie bisogna scocciare direttamente l’editore.
                      Sono piuttosto ferrata in materia. 🙂

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                  • minty dice :

                    non è possibile levare ogni colpa al “consumatore”, dovrebbe saper pensare con la sua testa, saper distinguere il vero dalla fuffa

                    Vero, verissimo. Però vogliamo parlare anche del circolo vizioso? Cioè… che autocoscienza possiamo pretendere da un consumatore che nasce e cresce in una società che da 20 anni boicotta qualsiasi cosa assomigli anche solo lontanamente alla cultura e, fin da bambino (specialmente da bambino!) lo bombarda con modelli imbarazzanti e punta ad abbattere ogni senso critico come nemico mortale? Possiamo davvero aspettarci consapevolezza da coloro che, in fondo, sono prodotti di un certo tipo di società e principii?
                    La colpa è del consumatore? Certo. Ma non puoi neanche aspettarti il record sui 100 metri da uno azzoppato :-\

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                    • Gaia Conventi dice :

                      Certo, sempre tenendo presente che in questi ultimi vent’anni noi siamo stati bombardati alla stessa maniera ma ne siamo usciti benino.
                      Fortuna? Fortuna e basta? Credo di no, ma mica possiamo fare i fighi e fare solo quello. Vediamo di lasciare in giro qualche buon consiglio, magari qualcuno saprà coglierlo.

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                    • minty dice :

                      Certo, sempre tenendo presente che in questi ultimi vent’anni noi siamo stati bombardati alla stessa maniera ma ne siamo usciti benino.

                      Gaia, lo so che non sta bene far notare l’età a una signora, ma non era alla nostra generazione che stavo pensando… 😛 Forse qualche possibilità di formarci un senso critico prima dell’inizio del declino generalizzato noi la si è avuta (a parte il Vietnam delle scuole medie – da cui sono comunque uscita feroce e preparata a palla – personalmente ritengo di aver approfittato di un momento particolarmente aureo dell’istituzione scolastica italiana – o forse è stato solo cu*o, boh! XD)

                      Dopodiché, verissimo che la paccottiglia la comprano e sbrodolano anche molti over-40. E lì, scuso un po’ meno…

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                    • Gaia Conventi dice :

                      … ‘zzo, ero convinta che il web mi togliesse almeno quei dieci anni… 😀

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            • minty dice :

              Però qualcuno che a quelle fascette e a quel marketing crede e compra c’è di sicuro, se guardo ai libri che approdano a casa con i giri di scambio fra nonne-mamme-zie-cugine: un tempo erano tutti Harmony o di quei bestselleroni cartonati tipo CDE; ora è la fiera dei Newton-Compton tutti uguaGli e delle sòle che vedo strillate dalle pagine de Il Libraio e compagnia bella.
              Dirò, trovavo gli Harmony più onesti, concettualmente… °_°

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        • minty dice :

          Fa così con tutti i titoli che seleziono

          Forse era un problema tecnico momentaneo, perché a me funziona più o meno correttamente, facendomi vedere libri diversi e ‘a tono’ su schede diverse (o nulla se apro schede di libri ‘strani’… cioè, considerando strano Neruda, certo… :P)

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  13. impossiball dice :

    La tizia che dice “in america fanno tutti così e nessuno si scandalizza” dice una delle più grandi mostruosità del sistema solare. E’ come se dicessi che siccome negli Emirati c’è gente che ha l’harem e nessuno si scandalizza, allora me lo posso fare pure io.

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  14. diait dice :

    sono d’accordo sia con liam (principio generale: preferisco considerare il consumatore adulto e responsabile, e se non lo è oggi lo diventerà domani con l’esperienza), sia con Gaia che fa le battute sui trucchi del produttore, divertendo e informando.
    Le due cose non si escludono necessariamente a vicenda.

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  15. francescamarianna dice :

    ecco. ora sogno un commercio di sole fascette.

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