Print on demand: le magie del “come te la racconto bene”.

Lunga vita agli utenti segnalanti! Oggi la nostra Maria Stampaintipografia ci fa conoscere un nuovo sottogenere editoriale, una faccenda che sta tra il print on demand e lo stampatore “mica faccio l’editore” a pagamento. Dunque una novità assoluta di cui tener conto in futuro.

Tu paghi, stampi e ricevi in regalo un codice isbn. Quanto costa un codice isbn? Sul forum di Mondoparallelo potete farvene un’idea: Gli ISBN vengono acquistati dagli editori a blocchi di minimo 25 con un costo di 2,50 € + IVA a codice (ribadisco di nuovo: con 25 ISBN si stampano 25 edizioni di 25 libri diversi) quindi il calcolo è facile, l’ISBN per stampare una tiratura qualsiasi costa semplicemente 3,00 €.

Stiamo dunque parlando di stampa, e finalmente qualcuno decide di dire le cose come stanno. Se non fosse che, proprio lì accanto…

Vedete il clicca? E io clicco. Dove finirò? Da nessuna parte, sono nuovamente sulla pagina “STAMPA SUBITO IL TUO LIBRO”, e già qui qualcosa non torna: o stampo o pubblico. Due faccende diverse. Ah!, dite che è l’isbn in regalo a fare della stampa una pubblicazione? Ah, be’, allora…

Sotto quel clicca che non porta a niente trovate un modulo per un preventivo gratuito. Ché la stampa si paga siori miei!, si printa e si stampa, e la stampa la paga l’autore. Ovviamente è cosa regolare – EAP ma regolare – e l’utente Paypal è verificato.
Spero non vi stupirà sapere che, in quanto venditore eBay della vecchia guardia, ho pure io un account Paypal verificato. No, non mandatemi i vostri manoscritti, io non stampo a pagamento nemmeno i miei.

Vediamo di capire questo stampa/pubblica cosa ci offre.

Pubblicare con Susil Edizioni prevede che l’Autore mantenga ogni diritto sull’opera e sarà libero di pubblicizzarla e venderla come meglio crede. L’accordo è limitato unicamente alla tiratura realizzata (e successive eventuali ristampe sempre espressamente richieste dall’Autore).

Difatti voi state stampando il vostro manoscritto, come fareste in tipografia. Stampate le copie che volete, pagate quelle. Ne volete stampare altre? Le pagherete.

I diritti restano vostri, e non per gentile concessione della Susil, semplicemente perché state pagando per stampare, non state pubblicando. Potete apporci il codice che vi pare, inclusi i punti della coop, ma non state pubblicando.

Marco Polillo, Presidente dell’Associazione Italiana Editori, è stato piuttosto chiaro a riguardo: «L’editore fa questo mestiere rischiando del suo, perché crede nel prodotto che fa e crede nel fatto di portare al pubblico attraverso i canali, le librerie soprattutto e la grande distribuzione, dei testi che ritiene meritevoli di essere letti e accettati dal lettore. […] L’editore a pagamento in realtà non è un editore, è uno stampatore. […] Chi pensa o si propone di fare l’editore facendosi pagare una quota a parte o anche l’intera parte dall’autore stesso, non è più automaticamente un editore. […] Sono contrarissimo agli editori a pagamento». (Fonte Scrittori in causa).

Dunque quel pubblicare di cui dice Susil è decisamente usato a sproposito. L’editore pubblica, il print on demand stampa. E stampa pure l’editore a pagamento, eh? Non raccontiamocela. Se la grana la mette l’autore, il termine pubblicare va a farsi benedire.

L’autore può vendere direttamente le copie acquistate e stampate dalla Susil Edizioni e guadagnare l’intera differenza tra costo di realizzazione del libro e prezzo di copertina, senza niente altro dovere alla Susil Edizioni. Il libro potrà essere liberamente venduto tramite i canali preferiti dall’Autore (il proprio sito web o blog, conoscenze, ambiti professionali, librerie fiduciarie, ecc.).

Certamente sì. Voi avete fatto stampare il vostro testo. Ora avete le copie a casa, potete regalarle a zie e nonne e poi vendere tutte le altre (le altre copie, ché zie e nonne dovete tenervele). Potete anche decidere di vendere pentole e piumoni in televisione, ma è merce che dovrete procurarvi altrove.

Ma ricordate che La proprietà dei diritti sul progetto editoriale dell’opera resta e rimarrà al 100% della Susil Edizioni. Il progetto editoriale non potrà essere copiato e riprodotto né totalmente né in minima parte (es.: copertina), se non per ristampe o edizioni successive sempre pubblicate con la Susil Edizioni.

Voi comprate solo la stampa di quelle tot copie, il progetto è loro. O meglio, e più chiari di così si muore, L’autore […] sarà libero di ripubblicare l’opera sia con la Susil Edizioni, sia con altro editore (ovviamente con diverso codice isbn e diverso progetto editoriale: in quanto sia il codice isbn, sia il progetto editoriale realizzato sono di proprietà dell’editore). Il codice isbn è in regalo ma fa la fine dell’anello di fidanzamento: non mi vuoi più?, e allora rendimelo.

Insomma, state pubblicando ma anche no. Diciamo che state pagando un progetto della Susil, state pagando per stamparlo e vi regalano (!) un codice isbn. Spero che la differenza sia palese: pubblicare con una casa editrice implica la cessione dei diritti per x anni. Voi percepite i diritti sulle copie vendute, l’editore si accolla le spese e si occupa della promozione e della distribuzione.

L’editore campa coi soldi spesi dai lettori, non con quelli sganciati dall’autore.

Oltre al numero di copie acquistate dall’autore, la Susil Edizioni ha l’obbligo/facoltà di stampare, in aggiunta e a sue spese, un numero minimo di copie che utilizzerà per l’invio alle Biblioteche Nazionali e Regionali, come previsto dalle normative sull’editoria; per l’eventuale promozione (se lo riterrà necessario ed in ogni caso a sue spese) del libro;

Perché la Susil, nonostante faccia pagare a voi la stampa e vi lasci l’onere della vendita, è un editore. Magari moderno, magari diverso dal solito, ma è comunque un editore. Quindi deve sottostare a certe piccole magagne burocratiche.

Notate poi che la promozione è eventuale. Ricordatelo.

per l’invio dell’Opera a Critici e Testate per ottenere delle recensioni; per l’esposizione in alcune Librerie selezionate. Su queste copie aggiuntive nulla sarà dovuto all’autore.

Chiaro il concetto? I diritti sono e restano vostri – 100% DIRITTI EDITORIALI – ma non sulle copie che la Susil dovesse decidere d’inviare a librerie e simili.

Pubblicando con Susil Edizioni l’autore otterrà un vero e proprio Libro con codice ISBN. Questo consentirà all’editore di registrare l’abbinamento ISBN-titolo e le relative informazioni bibliografiche nella banca dati dell’Agenzia ISBN con inserimento della pubblicazione nel circuito editoriale.

Voi dovete solo pagare la stampa, farvi recapitare i libri e venderli da soli. Davvero il minimo, siori miei!

I dati registrati verranno inviati automaticamente a Informazioni Editoriali per l’inserimento nel Catalogo dei libri in commercio da dove tutti i distributori di libri online acquisiscono i dati per la vendita degli stessi (es.: ibs, deastore, libreriauniversitaria, ecc.) l’autore avrà così il suo libro in vendita negli store online.

Bene, perfetto. Il far sapere al mondo che il libro esiste è cosa che spetta solo a voi. O credete davvero che basti un isbn per farsi trovare dai lettori?

Per fortuna I libri pubblicati con la Susil Edizioni veranno – l’errore non è mio – inseriti nel loro catalogo online, dove oltre alle indicazioni tecniche, autore, titolo, collana, isbn e foto della copertina, grazie alla voce “Contatta l’Autore”, lo stesso potrà essere contattato direttamente dai lettori, per informazioni e richieste di acquisto del suo libro.

Quindi i lettori dovranno venire a stanarvi lì, in quel catalogo.
Forse vi conviene avvertirli in qualche modo. Magari spammando sui social il link al vostro libro printato pagato e stampato.

Vi ricordo che – e loro ci tengono a dirlo – la Susil Edizioni non vende per proprio conto neanche una copia dei libri degli autori in catalogo. Che fortuna, eh?
La vendita è prerogativa assoluta dell’autore, in questo modo la Susil Edizioni non entra minimamente in ”concorrenza” con l’autore per la vendita del libro, lasciando allo stesso tutti gli utili. Vi stanno facendo un favore, sappiatelo.

Voi non avete ben capito quale sia la rivoluzionaria visione del mondo editoriale della Susil, io nemmeno e Maria Stampaintipografia ha ancora qualche dubbio. Fortunatamente il sito ce lo spiega.

A differenza di altri editori on demand – e in questo post Carolina Cutolo di Scrittori in causa ci spiega perché il print on demand non è editoria –, la Susil Edizioni non mantiene i diritti editoriali su eventuali copie di stampa in aggiunta a quelle ordinate (escluse quelle per gli adempimenti di legge o promozioni dell’opera).

Cioè?

Solitamente infatti, gli editori on demand stampano per proprio conto e a loro spese in aggiunta alle copie vendute,

Vi risulta? A me no. Proprio non mi torna questo fatto del print on demand che stampa perché gli tira di farlo. E perché dovrebbe? A quale scopo investire denaro quando può spennare l’autore?

La Susil stampa le copie che l’autore compra, e se le fa pagare. Potrebbe decidere di stamparne altre per fare promozione al libro – perché dovrebbe promuove un libro resta un mistero –, in quel caso l’autore non si vedrebbe riconoscere i diritti. Del resto i diritti sono suoi al 100%, ma anche no. Sono suoi solo sulle copie che ha fatto stampare a sue spese.

Stiamo ancora parlando d’editoria? Non mi pare. Stiamo forse parlando di print on demand con possibile promozione, e di quella promozione l’autore non vedrebbe alcun beneficio. Insomma, editoria a pagamento; ma visto che editoria stona, fermiamoci al più corretto stamperia.

Ma torniamo agli editori on demand che stampano per proprio conto e a loro spese in aggiunta alle copie vendute, delle copie del libro che poi vendono tramite gli store on line ed il loro sito, riconoscendo all’autore una piccola provvigione (solitamente il 10%).

In realtà nello store c’è la copertina del libro, trovi due parole sulla trama e il nome dell’autore. Non c’è fisicamente il libro. Non è un libro stampato, è semplicemente un file. Se l’autore – daje e daje – convince sua zia Natalina a comprarne una copia, magicamente e on demand quel libro verrà print.

Per quanto riguarda – bleah! – quel misero 10%, si tratta di una percentuale in linea con l’editoria tradizionale. I sani vecchi guadagni sono roba morta e sepolta.

In poche parole se l’autore acquista 100 libri da un qualsiasi editore on demand – se lo fa è un matto, ma questa è una mia personale e stringata disamina – e l’unico suo canale di vendita sono gli store on line, non venderà neanche una copia dei suoi 100 libri ma avrà solo la provvigione sulle copie vendute dal suo editore. Nel nostro caso venderà tutte le copie del suo libro guadagnando il 100% degli utili.

Usare il termine “editore” per il printami e stampami è roba che non si può sentire. Inoltre, e vorrei vi fosse chiaro, se non riuscirete a vendere le vostre pagate e sudate cento copie, dare la colpa allo store del print on demand è come lagnarsi del meteo. Troppo facile.

Volete sapere perché non venderete quelle cento copie? Perché non avete un parentado abbastanza vasto, perché nessuno – oltre al parentado che già vi odia – sa della vostra esistenza in qualità di autori e perché i vostri contatti sui social si sono rotti le palle di questo Postalmarket libresco.

E adesso fate voi, noi la nostra l’abbiamo detta.

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Informazioni su Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

65 risposte a “Print on demand: le magie del “come te la racconto bene”.”

  1. LFK dice :

    Mi hai confuso. Quindi editore, stampatore, venditore, tornatore… che cosa sarebbero?
    Comunque di una cosa sono certo: quando ti ritrovi vicine le scritte “pubblica con noi” e “preventivo”, sai già come finirà.
    Interessante però la storia del print on demand. Non voglio dirlo ma il mio (ormai ex) editore mi ha spiegato (a seguito della mia richiesta insistente in merito alla tiratura) che loro utilizzano la “tiratura aperta”. Le copie non mancano mai (in realtà la mia domanda era relativa all’impossibilità di reperire le copie dal distributore per una presentazione). In pratica utilizzano un print on demand (e questo spiega certi prezzi). A parte le polemiche che chiuderei qui, questa cosa evidenzia come il print on demand non sia altro che una tipografia. Niente di più. Chiamarsi editori è come se io mettessi a fianco al mio nome “Presidente della Repubblica”.

    Ma, se vi piace, chiamatemi Oscar.

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  2. sandra dice :

    Grande l’inflazione di Maria qualcosa utentesse segnalante, si chiaman tutte Maria? : ) comunque giusto è un nome internazionale, ampiamente santificato e con certe segnalazioni la santità è vicina. E oggi 1 novembre più che mai!
    La raccontan proprio bene, vien quasi voglia di credergli. Quasi.

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  3. Liam dice :

    pure al salone Vanity viste le cofane allucinate.

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  4. Brucc dice :

    Il classico discorso lungo scritto in italiano approssimativo per allungare il brodo, ma perché non vai a zappare assieme al tuo amichetto bettolaro? Anche se usi il classico italiano degli ignoranti che vigliono farsi vedere colti, resti sempre ridicola. E’ chiaro che con i libri non ci azzecchi e quindi sparli a desra e a manca scrivendo cacchiate memorabili e sperando che qualcuno ti legga. Non ti rendi nemmeno conto che ti cagano solo i soliti quattro pinguini. questo è il saotto degli sfigati. fate pena.

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    • Gaia Conventi dice :

      Certo, certo…
      Pensi anche d’infilare qui il link al tuo libercolo autoprodotto?

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    • LFK dice :

      Benvenuto, il tuo posto è di là. In fondo, a destra. Certo che per essere entrato nel salotto degli sfigati devi considerarti parecchio fortunato…

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    • Mario Borghi dice :

      Guarda che noi zappiamo già, come credi che staniamo tutti ‘sti capolavori che, altrimenti, sarebbero destinati a restare sotto terra, che oltretutto non van bene nemmeno come concime?

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    • Luigi Senzamici dice :

      Brucc non ti conosco ma quello che dici ti qualifica come sfigato.
      Qui siamo in in blog dove si fa satira (e della peggiore anche).

      da wikipedia :
      “La satira (dal latino satura lanx, il vassoio riempito di offerte agli dei) è un genere della letteratura e di altre arti caratterizzata dall’attenzione critica alla politica e alla società, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento.”

      Quella del print on demand di spacciarsi per un editore è una p….ta bella e buona e il blog nel fare le considerazioni dell’articolo è stato fin troppo buono, punto.

      L’autrice non ha certo bisogno di essere difesa da me che non sono del settore ma quando vedo coerenza nel lavoro non posso fare a meno di intervenire.

      Tra l’altro l’attacco “ad personam” che hai fatto è tipico di chi non trovando appigli nella sostanza mette in dubbio la persona per screditarne le ragioni.

      Questo è tipico di chi ha da dire altro ma non ha le palle di affrontare la situazione.

      E non è questo il luogo, perché il blog è letto e io sono uno dei 4 (ma aggiungici altri due o meglio tre 0 che lo legge) e le sparate come le tue lo rendono un luogo meno gradevole.

      Questo mio intervento vuole essere un monito a quelle persone che vogliono rendere questo blog meno piacevole, sappiano che se non vengono bannate si ritroveranno nella condizione di essere messe alla gogna come l’autrice ha sapientemente fatto con la sua risposta!

      (Gaia non ci conosciamo ma ti seguo da un pò e il lavoro che fai mi piace perché cerca di mettere ordine nel settore, questo è onorevole e degno di ammirazione, conta su di me se c’è da tirar cazzotti 😀 )

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    • GabriG dice :

      Evvai, sono una pinguina! A saperlo prima ne approfittavo ieri per fare “dolcetto o scherzetto”.

      PS: e pensare che fino a oggi conoscevo solo le saette…

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    • sandra dice :

      be’ ma Brucc se non ti piace nessuno ti sta tenendo con le catene in questo salottino di sfigati. Ahhhh sei masochista, ecco, bene ora ho capito. Una di 4, che a saper contare mi pare siamo un po’ di più.

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    • minty dice :

      Oh-o! Mi è sembLato di vedeLe un tLoLL (rosicone)! 😛

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  5. Luigi Senzamici dice :

    Mi piace, le persone che fanno ordine mi piacciono,
    se poi uno vule per forza farsi prendere per il c… non hanno alibi,
    ma il tentativo è stato fatto!
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  6. impossiball dice :

    Quando hai finito di pavoneggiarti per le attestazioni di stima, correggi quel PostalmarkeR, che non abbiamo bisogno di evidenziatori spediti via corriere :p

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  7. Gaia Conventi dice :

    Ricevo dai legali di Susil Edizioni una diffida – in pdf, nessun albero è stato maltrattato a causa mia o loro – che mi intima di rimuovere questo post.

    L’email riporta la dicitura “riservata e personale”, il mio avvocato – vi stupirà sapere che anche Giramenti ha un avvocato – mi fa presente che tale specifica non vale tra privati cittadini. O, come spiega lui, se non vuoi che un’email sia resa pubblica, ti conviene evitare di scriverla. Il mio avvocato è geniale, ora capite perché è il mio avvocato.

    Dunque, dicevamo, in questo pdf dei legali di Susil Edizioni – che non spiaccico qui perché sono una signora – vengo accusata d’essere una persona confusa e di capirne poco d’editoria. Ciò che però non trovo – non in maniera specifica, con tanto di virgolette caporali a incorniciare il testo – sono le parti del mio articolo che Susil contesta. Diciamo allora che Susil Edizioni non ha gradito, così, in generale.

    Nel mio post non ho mosso accuse d’alcun genere – il mio avvocato ne è certissimo –, ho semplicemente fatto una mia personale disamina di quanto viene proposto sul sito di Susil Edizioni. Mai detto che far pagare un autore sia cosa illecita – non lo è, è solo spiacevole –, ho soltanto palesato i miei dubbi sul parlare d’editoria anche in caso di EAP e print on demand. Per farlo mi sono avvalsa delle parole testuali di Marco Polillo, Presidente dell’Associazione Italiana Editori.

    Susil Edizioni ritiene abbia indebitamente utilizzato il suo logo, logo che in realtà rimanda espressamente a quell’azienda, citata più volte. Non è possibile incorrere in errore.
    Il testo che ho riportato nel mio post è preso pari pari dal sito di Susil Edizioni, un sito navigabile da chiunque: è lì per essere consultato, e immagino possa anche essere commentato. Lo immagina anche il mio avvocato.

    Ribadisco che il post qui sopra è da considerarsi frutto della mia libertà d’opinione, scritto in forma satirica perché questo è un blog di satira. Eppure i legali di Susil Edizioni vorrebbero cancellassi l’articolo.
    Purtroppo, e su consiglio del mio avvocato che legge Giramenti ed è un nostro fan, questo non mi sarà possibile. Me ne scuso con Susil Edizioni e coi suoi legali: imbavagliare il web non è la soluzione.

    Susil Edizioni, inoltre, vorrebbe essere risarcita – il mio avvocato ritiene il danno difficilmente quantificabile –, naturalmente non esclude di buttarla sul penale – cosa che, lo ammetto, mi darebbe una buona dose di notorietà – e ritiene di dover segnalare l’accaduto a WordPress.
    Dunque, se improvvisamente il blog dovesse scomparire, saprete che non è colpa di un attacco alieno. A quel punto portatemi le arance, il mio avvocato sa che deve portarmi una stecca di sigarette.

    Detto questo e dopo essermi consultata col mio avvocato, ritengo sbagliato rimuovere il post: bastasse l’email di un legale per piegare un blogger, il web sarebbe già morto.
    Propongo invece a Susil Edizioni, in caso lo ritenesse utile, di contattarmi: farò copia e incolla del testo che riterrà opportuno mandarmi – senza cambiare nemmeno una virgola – e lo inserirò in un nuovo post, linkato a questo.

    Sono certa che Susil Edizioni non avrà problemi a reperire il mio indirizzo email, basterà chiederlo ai suoi legali.

    Gaia Conventi

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  8. GabriG dice :

    Dal primo novembre… riflessi fulminei!

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  9. impossiball dice :

    Dai talmente tanto lavoro al tuo avvocato che le cose sono due: o è ricco e non ha bisogno di lavorare (ergo può dedicare a te praticamente ogni giorno lavorativo) o sei ricca tu (e quindi lui è ben lieto di stare appresso a tutte le tue questioni, visto che viene pagato).

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  10. Marco dice :

    In effetti editore a pagamento e print on demand classico italiano sono la stessa cosa(il primo ti spenna perché lavora sui piccoli numeri, il secondo invece si modera perché lavora sui grandissimi numeri, d’altronde chi al giorno d’oggi non ha un capolavoro inedito nel cassetto?). Se volessimo andare a fare un’analisi migliore, in teoria, ma solo in teoria, entrambi dovrebbero rendere disponibile un serio servizio di impaginazione editoriale, se questo servizio non è presente allora, sì, sono stampatori! Quanto al famigerato codice….non costa 2,50 euro….un blocchetto da 25, ma magari!!!! ha un costo molto elevato…..dovrei andare all’interno del pannello di amministrazione isbn per verificare ma sono indolente e non mi va….però posso garantirti che se costasse così poco e tutto fosse così lineare avremmo una nazione di case editrici unipersonali:)

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    • Gaia Conventi dice :

      Dai, dai, siamo curiosi… quanto costa l’isbn? Così ci leviamo il pensiero. 🙂

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      • Mario Borghi dice :

        “Se volessimo andare a fare un’analisi migliore, in teoria, ma solo in teoria, entrambi dovrebbero rendere disponibile un serio servizio di impaginazione editoriale, se questo servizio non è presente allora, sì, sono stampatori!”

        Ecco cosa contraddistingue un vero editore: l’impaginazione! Cavolo, avevamo la soluzione sotto il naso e non la vedevamo.

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  11. Meme Meme dice :

    Salve Gaia, salve tutti.
    innanzitutto complimenti per il blog.
    incidentalmente mi trovo a fare il mestiere più antico del mondo: l’editore.

    Ciò significa, evidentemente, scegliere il lavoro di un autore in linea con la tua sensibilità, la tua cultura, con la tua linea editoriale. E questo è il primo atto di una lunga catena che si traduce nel suddetto lavoro. Segue la proposta di un contratto in cui si definiscono le proprie responsabilità e compiti e le provvigioni dovute all’autore. Una volta trovato un accordo inizia il lavoro e l’investimento.

    Perché un EDITORE lavora, spende e investe su di un libro in cui crede. Non chiede nulla. Come dicevi tu, giustamente, immagina che a pagare il suo lavoro saranno i lettori. Quindi: revisione, consigli, cambiamenti – ove necessari, grafica, copertine, impaginazione, promozione, distribuzione.

    Detto ciò, per saltare a piè pari tutte le pastoie che hanno distrutto il mondo dell’editoria in Italia, e che trovate splendidamente descritti nel pamphlet di una geniale collega (Silvia Tessitore di Zona edizioni, scaricabile gratuitamente qui: http://www.editricezona.it/pdf%20per%20la%20rete/Quellocheailettori.pdf ) abbiamo optato per scelte che ci portano in quei campi in cui si trova il demonio:

    editoria solo digitale ed eventuale Print On Demand tramite Creative space di Amazon.

    Il nostro prodotto è il testo digitale per ebok reader e tablet. Riteniamo però che dare la possibilità di ordinare una copia anche cartacea, aggiunga una dimensione al prodotto.

    Se fossimo in una situazione differente, in un momento storico differente, in una nazione differente, ci piacerebbe fare anche gli editori che stampano tirature e poi le distribuiscono, perché amiamo l’oggetto libro.

    Purtroppo ciò, per un piccolo nuovo editore, non è semplicemente possibile.

    Grazie dello spazio concesso e per l’attenzione.

    marco De Luca

    meme publishers

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    • Gaia Conventi dice :

      Ciao Marco, non sei il primo a indicarmi il link che porta a quell’editore. Editore che – e non scenderò in dettagli – non stimo. E sono certa la siora Tessitore non si offenderà, nemmeno lei mi stima e quindi siamo pari.
      Per quanto riguarda il print on demand – vale anche per l’EAP, vale sempre e non solo in editoria -, l’importante è essere chiari. Capisco il problema di un piccolo editore, voglio sperare che l’editoria capisca i problemi di chi vorrebbe pubblicare: chiarezza, sempre. Sarebbe già un bel passo avanti.

      *Grazie per i complimenti al blog.

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  12. Meme Meme dice :

    Rieccomi,.
    concordo con te: chiarezza sempre. Sopratutto contrattuale. Sinceramente non capisco il senso e il reale tornaconto del contratto medio stipulato in Italia tra editore, autore e anche traduttore.

    Immagino, forse semplicisticamente che un contratto chiaro, e che tuteli ambo le parti, aiuti tutti quelli che fanno sul serio a lavorare meglio e impegnarsi di più.

    Per quanto riguarda i contratti con gli autori, dopo avere visto rapidamente gran parte dei contratti che altri propongono (tutti noi veniamo da varie ampie esperienze nell’editoria), abbiamo optato per il modello che in francia è stato concordato tra sindacato degli autori e sindacato dei traduttori (la nostra casa ha sede in francia). Per quanto riguarda i contratti con i traduttori ne abbiamo redatto uno con l’aiuto del sindacato traduttori (Strade).

    Forse in Italia manca un momento di contrattazione tra autori ed editori, come avviene in Francia. Forse in Italia manca un ente di regolamentazione e mediazione che lì c’è. Forse in Italia i piccoli editori indipendenti dovrebbero fare lobby per far capire, con le opportune pressioni, che la cultura può essere un core business per questa nazione. Un volta capito questo, tante cose vengono da sé (tutela dell’istruzione, della lettura, della bibliodiversità, etc).

    Per quanto riguarda la Tessitore, mi astengo da ogni giudizio. non la conosco a sufficienza. ho letto il pamphlet e lo trovo una splendida fotografia della situazione italiana oggi.

    quanto alle ricette per guarire…

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    • Gaia Conventi dice :

      Forse in Italia i piccoli editori indipendenti dovrebbero fare lobby per far capire, con le opportune pressioni, che la cultura può essere un core business per questa nazione. Un volta capito questo, tante cose vengono da sé (tutela dell’istruzione, della lettura, della bibliodiversità, etc).

      Al momento molti piccoli editori – non voglio dire tutti, non sarebbe vero – mi sembrano più impegnati a scovare e fabbricare scuse: l’editoria sta andando a rotoli, la gente non legge, la distribuzione si mangia buona parte dell’incasso… E sono ormai verità acquisite, sia chiaro. Ma visto che già i grandi editori passano il tempo piangendosi addosso – a loro pare di poterselo ancora permettere, basta qualche taglio qui e là per non sprofondare, almeno non subito -, tocca proprio ai piccoli e ai medi editori scovare l’idea geniale. Qualcuno dice che certe idee saltano fuori solo quando hai l’acqua alla gola. Può essere vero, oppure in tanti hanno una passione per l’affogamento con soundtrack di lagnanze.

      Conosco Strade – qui abbiamo un grande rispetto per i traduttori, da sempre – e concordo sul bisogno di chiarezza contrattuale.
      Aggiungo, visto che mi è capitato qualche ora fa, d’aver ordinato un libro print on demand e d’aver dovuto aggiungerci sessanta centesimi per pagare con Paypal. Poca cosa, eh? Centesimi. Ma questo mi dà l’idea, ancora una volta, della stima di certe realtà verso la propria clientela. Un lettore vale più di sessanta centesimi, farsi vedere così miserrimi è roba che lascia il segno.

      *Ovviamente non chiedevo un tuo parere sulla Tessitore. Tu l’hai nominata, io ho detto perché non la leggerò. Qui spariamo a zero su molte cose, ma solo se chi ci legge ne può trarre qualche dritta. Non siamo tipi da gossip.

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  13. Evit dice :

    Molto divertente ma anche molto informativo questo tuo articolo.

    Ho trovato il tuo blog dopo che, incuriosito appunto da una réclame sul web che pubblicizzava suddetta ditta “di stampa”, ho voluto investigare ulteriormente su quale fosse la fregatura, se di fregatura si tratta.

    …e questa è la storia di come hai conquistato un nuovo lettore 😉

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    • Gaia Conventi dice :

      Io nel frattempo mi sono abbonata al tuo blog. Gran bel blog, complimenti! 🙂

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      • Evit dice :

        Ti ringrazio. Sembra che l’ironia sia un filo conduttore tra i nostri due blog, complimenti anche a te.
        Amando i libri sono sicuro che troverò pane per i miei denti da queste parti. Purtroppo il mondo della lettura è spesso solitario (del resto l’esperienza di leggere è solitamente privata) e ci sono tanti di quei libri che mi sarebbe piaciuto demolire come faccio per molti film/doppiaggi nel mio blog ma ahimè nella vita non c’è tempo di fare tutto.
        Di recente ho finito un libro che avrei voluti scaraventare lontano da me chiusa l’ultima pagina, scemo io che mi sono messo a leggere letteratura per adolescenti!

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        • Gaia Conventi dice :

          Stroncare e demolire, faccende non facili da portare a termine.
          Ché per dire “bello bello!” basterebbe una capra – ma quella direbbe «beeeello beeeello!» -, ma stroncare con cognizione di causa è operazione ben più complessa. E poi occorre farlo con leggerezza, strappando una risata. E poi bisogna farlo stando attenti, o ti ritrovi un avvocato stravaccato sullo zerbino e un suo collega stretto tra i doppi vetri di una finestra. Insomma: stroncare, divertire e restare a piede libero. Li vorrei vedere quelli che “Stronchi per far girare il contatore!”, eh, sì… provaci tu, babbeo! 😀

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          • Evit dice :

            Ahahah, concordo, leggerezza e cercando di strappare una risata sono elementi chiave della critica, altrimenti passa solo per stronzaggine.
            Comunque i libri che leggo io non sono di autori emergenti, dubito che un autore famoso si abbassi a denunciare una persona qualunque che dal suo blog dice che il suo libro fa pena argomentando la sua posizione.

            Gli autori emergenti, mi rendo conto, sono più agguerriti, a buon ragione.
            Io pur non criticando libri ho avuto autori emergenti (uno) che pubblicano sul mio blog ed entrano in guerre personali, se le vanno insomma a cercare!
            Ora che ci penso ho già un suggerimento per il tuo blog ahah

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