Scrivo.me e io mi confondo: se Proust ha pubblicato pagando… era un self-publisher o un pagAutore?

Nutro da sempre grande stima per il blog Personalità Confusa e devo dire che il suo autore mantiene quanto promesso, mandandomi in totale confusione col post pubblicato su Scrivo.me, il self non so bene cosa di Mondadori.
Già, perché anche Scrivo.me mi manda nei matti: a cosa serve? perché è online? e le mezze stagioni, i parcheggi e il nero che sta bene su tutto? Ecco, quesiti che non mi fanno dormire la notte.

Ma dicevo del post di Confuso, e Confuso nel suo post dice cose così: «Scrivo.me ha un comandamento, evitare di vendere illusioni. Anzi, evitare di vendere, poiché Scrivo.me non vende nulla». Grassetto e ricamo dell’autore.
Dunque lì non si vende nulla, però si racconta di Marcel Proust che «è stato a suo modo un self-publisher». Davvero? Certamente sì. Il giovane Marcel – giovane e danaroso, assomiglia al disoccupato benestante di cui parla il blog Personalità Confusa – nel 1912 è alla ricerca di un editore. Parrebbe facile e invece la cosa non gli riesce. Resta famoso il rifiuto di Andrè Gide della Nouvelle Revue Francaise, potete leggerlo qui.

«A questo punto – racconta Confuso su Scrivo.me – Proust decide di farsi il libro da solo. Ha i ganci giusti per arrangiarsi e lasciar riconoscere la sua arte, gli serve soltanto un’anima pia che dia alle stampe l’opera». Attenzione, Proust ha anche dei dindi da spendere, ribadiamolo. E con quelli l’anima pia si trova sempre.

Così si rivolge a Bernard Grasset, pubblicando Dalla parte di Swann – primo libro della Recherche –, e «Il grande Marcel entra quindi nella storia delle letteratura come umile self-publisher». UMILE SELF-PUBLISHER. Un grandissimo scrittore – con denari al seguito – viene rifiutato dagli editori e decide umilmente di sganciare soldi per farsi stampare. Parrebbe la pubblicità de Il Filo Gruppo Albatros e invece siamo su Scrivo.me.

Perciò, visto che «Scrivo.me ha un comandamento, evitare di vendere illusioni», è giusto ricordare – e il post lo fa nel finale – che «nel 2013, grazie agli ebook e al self-publishing [Proust] avrebbe risparmiato i soldi spesi per la stampa». Soldi pagati a Bernard Grasset, che aveva qualcosa in comune col Gruppo Albatros ma al momento mi sfugge cosa.

Dunque, in conclusione, «La lezione da trarre è comunque un’altra: per fare un libro, evidentemente, non serve l’illusione della stampa né un editore compiacente o (peggio) pagato dall’autore. Per fare un libro, oggi, può bastare un lavoro immenso sulla scrittura, accompagnato dal talento. Il resto, poi, viene da sé. Anche senza essere Marcel Proust». E, sempre ricordando che Scrivo.me non vende niente, nemmeno le illusioni, «è davvero molto ma molto improbabile che qualcuno di voi, o di noi, sia bravo quanto lo era Marcel Proust». Ma visto che lui era bravo e ha dovuto pagare, noi che siamo meno bravi… perdonatemi, mi sento confusa.

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Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

35 risposte a “Scrivo.me e io mi confondo: se Proust ha pubblicato pagando… era un self-publisher o un pagAutore?”

  1. Confuso (@confuso) dice :

    Grazie Gaia, mediterò sulla mia e tua confusione e sul tema dell’EAP (editoria a pagamento, pratica che, posso garantirlo, ripugna me e la redazione tutta di Scrivo.me). Anzi, prima o poi bisognerà farci un post. Intanto ancora grazie delle tue considerazioni.

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    • Gaia Conventi dice :

      Buongiorno sior Confuso, il tuo post mi ha molto confusa. E non va bene, io sono già piuttosto confusa di mio. Ma non quando si parla di EAP, o quando si rischia lo spottone gratuito al pubblicare pagando. Bisogna fare molta attenzione, gli EAP sono topi da granaio… s’infilano in ogni pertugio… 😉

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  2. paolo f dice :

    A cosa serve Scrivo.me?
    Secondo me serve a generare, alimentare e allevare un bacino di utenti, che verranno sempre più “intrigati” e invogliati al tema, finché saranno cotti a puntino e pronti a fare – pagando le quote necessarie – le proprie autopubblicazioni sulla piattaforma Mondadori. Che vuole prendere la sua fetta del mercato autopublishing, ora spartito fra ilmiolibro.it e amazon.com ecc.
    Prima si pastura a volontà, come fanno i pescatori, per richiamare le prede, poi si getta la lenza quando saranno tutti frementi e invogliati ad autopubblicarsi con la fighissima mondadoriana scrivo.me.
    Quelli che ci scrivono articoli imbonitori fanno la classica marchetta a gettone, ma questo accade nei giornali e nei media in generale, quindi è tutto in regola.

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  3. KINGO dice :

    Pruost era un uomo che aveva delle cose da dire e ha fatto di tutto per poterle dire. Va biasimato perché ha impiegato i suoi soldi? Non credo, anche perché erano altri tempi.
    Quando Orwell ha scritto La fattoria degli animali è stato rifiutato da tutti gli editori a causa della censura. Se avesse pagato per autopubblicarsi sarebbe stato messo in prigione. Va biasimato perché non ha avuto coraggio e se ne è rimasto buono? Anche in questo caso, non credo proprio.
    Ha senso parlare di storie vecchie di persone che hanno vissuto nel loro tempo per giustificare operazioni indegne che avvengono oggi? NO, NON HA SENSO.

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  4. sandraellery dice :

    Mi rimpinzo di maddalenette (sì la mitica madelaine o come si scrive, l’ho vista tradotta così su un pacco di biscott) che tra l’altro mi piacciono parecchio, intanto spero di essere confusa e felice (cit.) ma di sti tempi sono solo confusa e incazzata. : )

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  5. impossiball dice :

    Chiunque citi scrittori del passato per giustificare EAP o Self Publishing, mente sapendo di mentire. E si merita uno scappellotto.

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  6. danven76 dice :

    sarò torda…ma mica ho capito sto Scrivo.me…mah!

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  7. Alessandro Cassano dice :

    Questa premessa del “non vogliamo vendere illusioni” mi ricorda tanto il “bevi responsabilmente”.

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  8. pipporusso dice :

    L’ha ribloggato su Cercando Obliviae ha commentato:
    Giramento d’inizio settimana…

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  9. gerardinasbouquet dice :

    L’ha ribloggato su CALLIOPE IN PIGIAMAe ha commentato:
    Confusissima me!

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