Storie di tramisti: pubblicare costa. Sì, costa fatica. Fatica e basta.

È sempre bello incontrare una giovane tramista con le idee chiare: vuole pubblicare. Eh, ma che brava! E quanto costa? QUANTO COSTA? Ahhh… ma allora tocca rimettere la puntina sul solito disco…

Come pubblicare un libro?

E si va sempre a finire lì. Mai nessuno che chieda come sturare un lavandino o come cambiare la cinghia di una tapparella. Piccoli segreti che possono cambiarti la vita. Soprattutto di sabato sera, quando sifone e tapparella non se li fila nessuno, nemmeno se prometti di strapagare la chiamata e lasciare la mancia.

Ciao a tutti.

Ciao, giovane tramista. Purtroppo anche oggi non parleremo di sifoni, dico bene?

Ho 16 anni e ho scritto un libro…

E la mamma l’ha definito un capolavoro. Magari la tapparella sta tirando le ultime, ma certamente la bambina di casa sta benone. Bella e brava. Del resto, se il libro è lo stesso di cui ci parlavi qui, stupisce che la Mondadori non si sia accampata sul tuo zerbino.
In quel quesito chiedevi un aiuto – «ecco se x piacere mi daste un consiglio» – assicurandoci che sei «brava a scrivere perchè [te] lo dicono in molti». Quindi vorresti pubblicare quel manoscritto, dico bene? Tu davvero vuoi sturare l’editoria e non un semplice lavandino.

Peccato!, gli idraulici campano meglio, guadagnano di più e non sono tenuti a frequentare altri idraulici.

Il mio sogno sarebbe riuscire a pubblicarlo, ma da quel che internet mi suggerisce, la cosa costa, e non poco.

Internet suggerisce e pure male: pubblicare non costa niente. Se paghi non pubblichi, se paghi stampi a caro prezzo: trattasi d’editoria per polli paganti. Un po’ come andare dal tuo vicino, chiedere cortesemente se gli puoi aggiustare la tapparella, la gamba della sedia, il battiscopa scollato… e poi pagarlo per il disturbo d’averti avuta in casa. Il tuo vicino, credimi, ci terrebbe ad averti là tutti i giorni.

Sono a chiedervi se sapete fornirmi maggiori informazioni (basta l’essenziale!) su come funzionano le case edistrici ‘con contributo’ e quelle ‘senza contributo’,

È tutto molto semplice: la casa editrice con contributo è uno spennapolli a pagamento che vuole i soldini dall’autore, la casa editrice seria – non tutte le case editrici free sono serie, ma certo nessuna casa editrice a pagamento è una casa editrice – pubblica soltanto libri da cui può ricavare un guadagno, vendendoli ai lettori. Un editore campa in questa strana maniera: pubblica libri per ricevere soldi in cambio, dai lettori. Mai, e dico mai, dagli autori.

su che costi vertono in entrambi i casi e come è meglio comportarsi, e magari su quali sarebbero le più convenienti (considerando che abito a Padova..).

Se è gratis – e l’editoria vera lo è –, pubblicare non ti costa un accidente. In caso di EAP, ogni stampatore ha i suoi prezzi e, poco o tanto che sia, stai comunque stampando. Niente distribuzione, il tuo libro muore al primo vagito. Tutto chiaro? Il libro potrà avere il magico ISBN, ma è come voler targare un’auto ferma su quattro mattoni. Non va da nessuna parte.

Mi spaventano un po’ le testimonianze di molti scrittori che sostengono che la pubblicazione di un libro sia un’impresa davvero impegnativa e molto lunga;

Cosa verissima, pubblicare un libro non è come portare il cane a fare pipì. Non è un “Cara, scusa, scendo un attimo”, pubblicare un libro è sentirsi dire no, e ancora no, fino alla volta che imbrocchi la strada giusta. Nel frattempo, volendo aiutare la fortuna, magari quel manoscritto l’hai riletto e riscritto, limato e tirato a lustro. Magari.

con questo non voglio dire che pretendo di avere il mio libro pubblicato da un giorno all’altro,

Ecco, meglio mettersi subito il cuore in pace. Pubblicare un libro è un parto davvero lungo, inutile pagare per sveltire le cose, a quel punto sarebbe come levarsi il cuscino da sotto l’abito. Toh!, non era un figlio, non era un libro… era una burla.

ma vorrei riuscire a farmi un’idea su cosa sia meglio fare, su come muovermi. Non sono un’esperta in campo e so poco riguardo alle case editrici, per questo vi ringrazio se riuscite ad “illuminarmi”.

Gentile tramista, tieni presente che anche la richiesta d’acquisto copie va sotto il nome di editoria a pagamento. Se devi sborsare soldi, stai facendo un pessimo affare. Questo è l’abc del pubblicare. La prima regola da imparare e da non dimenticare più: se l’editore ti chiede dei soldi, non stai pubblicando.

Sono giovane, è vero, ma penso che un sogno simile non sia comune tra i ragazzi della mia età,

Sbagliato! I giovani tramisti vogliono SEMPRE pubblicare, e noi tentiamo di tenerli lontani dalle grinfie degli editori a pagamento. Gli EAP non ci amano e spesso non ci amano nemmeno i tramisti, ma noi non siamo qui a vendere sogni – lasciamo il mestiere ai siori editEuri –, il nostro passatempo è dire le cose come stanno.

e sono pronta a mettermi in gioco fino in fondo.

Fino in fondo ma senza aprire il portafoglio, mi raccomando!

La cosa che più mi terrorizza è il costo,

Ma, come già abbiamo detto, pubblicare non costa niente. Se costa, è editoria a pagamento, e quella sta al pubblicare come le tette finte stanno alle tette vere. Ma capisco che qualcuno possa lasciarsi – più o meno volutamente – irretire dall’affarone del secolo: paghi e pubblichi, molti grandi hanno cominciato così. E allora, giovane tramista, chiediti se sono cambiati i tempi. Ma chiediti anche se il paragone con questi grandi non ti fa sorridere. No? Ahia!

per questo mi servono dei chiarimenti: a 16 anni, nata in una famiglia di cinque persone che vivono bene ma non si adagiano affatto sugli allori, non posso permettermi di spendere duemila euro, neppure per un sogno simile (triste, ma vero).

La cosa davvero triste è che qualcuno ti abbia fatto credere a simili ciance. Capisco che tu ci sia cascata, i tuoi pochi compleanni ti scusano. Però, dammi retta, noi siamo più vecchiotti, più scafati. Ne abbiamo viste e ne vediamo tutti i giorni: non pagare, mai. Nemmeno quando l’editore a pagamento ti sembra simpatico, davvero una gran brava persona, ti racconta che naviga in cattive acque, eh, la crisi… però il tuo libro, eh… bello il tuo libro. Così bello da meritare un TUO investimento. Paga, perché se non paghi non credi in quanto hai scritto.

Ricordi il sifone del vicino? Lui ha un lavandino che funziona e ha anche i tuoi soldi, la mancia che gli hai lasciato per dimostrare che sai mettere mano a un maledetto sifone. Ti sembra una cosa intelligente? Al tuo vicino sì, moltissimo.

Un grazie sincero a tutti coloro che si degneranno di rispondermi!

Tra gli utenti rispondenti vi segnalo il Filosofo che così consiglia: «Non ho letto tutto, step 1: dirigiti in una casa editrice, step 2: chiedi il permesso di parlare col direttore, step 3: illustragli il libro, step 4: aspetta che lo legga, step 5: se è interessante ti aiuterà a fare qualche piccola modifica, step 6: pubblicazione libro. Sciegli la casa fra mille: dea, ladfe ecc..». Sciegli un diverso nickname, per carità! E prima di dare un consiglio, sbattici il grugno. Noi lo facciamo tutti i giorni.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

20 responses to “Storie di tramisti: pubblicare costa. Sì, costa fatica. Fatica e basta.”

  1. mozart2006 says :

    Lo so che sono noioso, magari perchè sto invecchiando 😀 ma continua a farmi ridere il fatto che tutti vogliano pubblicare in un paese dove nessuno legge!

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  2. minty says :

    Sono giovane, è vero, ma penso che un sogno simile non sia comune tra i ragazzi della mia età,

    AHAHAHAHAAHAHAHAHAAHAHAHAHAAHAHAHAHAAHAHAHAHAAHAHAHAHAAHAHAHAHAAHAHAHAHAAHAHAHAHAAHAHAHAHAAHAHAHAHAAHAHAHAHA, AH!

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  3. KINGO says :

    “Step 1: dirigiti in una casa editrice”…. ma lo sai che molti EAP non hanno nemmeno una sede?

    “Step 2: chiedi il permesso di parlare col direttore”… direttore che pero’, in molte EAP, coincide col portinaio.

    “Step 3: illustragli il libro”… ecco, in questo caso, se glie lo illustri con le figure, forse riesci a farglielo leggere.

    “Step 4: aspetta che lo legga”… ma le figure devono essere belle grandi.

    “Step 5: se e’ interessante ti aiutera’ a fare qualche piccola modifica”… se si tratta di un’EAP, il libro risultera’ senz’altro interessante.

    “Step 6: pubblicazione libro. Sciegli la casa fra mille: dea, ladfe ecc” … sciegli bene, eh, sciegli bene, e sciegli bene anche quando compri il dizionario italiano.

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  4. Tenar says :

    Ma per la tapparella proprio nessuna speranza…?

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  5. Antonella says :

    A me però quest’unknown sa tanto di fake. Una sedicenne che dica “sono a chiedervi” non esiste. Mumble mumble. E non mi pare sappia così poco delle case editrici se distingue con e senza “contributo”. Mumble mumble. Non sanno più dove/come prenderli?

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  6. Grezzo says :

    Uhm, io so riparare tapparelle e sifoni, dite che se ne riparo abbastanza posso vedere un mio libro pubblicato? XD

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  7. agane says :

    peccati di gioventù direi, poi crescendo imparerà che la vita è tutto uno sbattere di qua e di là 🙂

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  8. caterinabernardifattoria says :

    Bhe, ma dev’essere una cosa molto comune pagare per stampare libri perchè molte volte mi hanno chiesto quanto ho pagato per pubblicare i miei libri. Questo significa o che è molto comune o che… non credono possibile che qualcuno mi pubblichi “senza contributo”. Sig.

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  9. Anna says :

    Dunque: la ragazzina (e chiunque altro voglia pubblicare) dovrebbe chiedersi: ho qualcosa di realmente interessante da pubblicare? L’ho scritto in modo pubblicabile? Non è forse il caso di sentire il parere professionale (e quindi ovviamente a pagamento, perchè è un lavoro) di una persona che nell’editoria ci lavora?
    Detto ciò: chiunque abbia questi toni perentori e pretenda di sapere come funziona una casa editrice, per quanto si definisca “scafata” o ha le conoscenze giuste oppure più probabilmente non conosce il mondo dell’editoria come pensa.

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