Perché dico NO all’editoria a pagamento (post per distratti e utenti anonimi).

Ero certa d’avervi già ampiamente spiegato perché l’editoria a pagamento è una sòla e perché uno scrittore che scambia il talento innato per talenti in tasca risulti assai risibile. Davvero, credo d’averlo ribadito più e più volte. Vi basterà googlare Giramenti + editoria a pagamento per farvene un’idea. Sempre che, e qui sta il bello, non siate autori paganti che pretendono d’essere nel giusto. Ahhh… ecco, adesso ci siamo capiti!

Dopo aver commentato il post di Stranoforte, mi sono ritrovata la solita sorpresa sul modulo contatti; essendo un messaggio anonimo, non mi faccio alcuno scrupolo a proporvelo con un comodo copia-incolla.

Ti senti tanto spiriosa vero? Poi quando avrai un po’ di tempo spiegherai questa tua avversione per l’editoria a pagamento, forse siete stipendiati tu e il tuo amichetto per buttare fango? Prima o poi sis coprirà e chissà che non ridano gli altri. Sappiate però che non fate ridere e nessuno vi si fila.
byebye

Schopenhauer – è un nostro utente e passa di qui per caso – vorrebbe farti sapere che «Chi scrive in modo trascurato confessa così, anzitutto, che lui per primo non attribuisce un gran valore ai suoi pensieri» e che «Negli attacchi il signor Anonimo e senz’altro il signor Mascalzone». Che sfiga avermi colta mentre sto leggendo L’arte d’insultare!
Ma questo non è posto da filosofi – grazie Schopenhauer, si accomodi all’uscita – e quindi vedrò di parlare come magno.

Tu, cara la mia anonima – certamente una siurina, al tuo messaggio mancano solo brillantini e farfalle – rendi palesi due faccende non trascurabili: la tua difficoltà a esprimerti in maniera consona, cosa che probabilmente ti ha portata a pubblicare pagando, e la tua pigrizia – non ho detto incapacità, non mi permetterei – nel leggere i post di questo blog. Ma sono molti, quasi tremila, e non pretendo da te tale dedizione.
Certo basterebbe leggerne alcuni, questo lo ritrovi sempre linkato sulla colonna di destra, e qualcosina dice.

Vediamo allora di rispondere al tuo cortese messaggio, dove tieni talmente tanto alle tue idee da evitare di firmarti. E, così facendo, riesci a fare una magra figura. Coinvolgendo, non te ne fossi resa conto, l’intera categoria che difendi con tanto vigore.

Mi chiedi se mi sento spiritosa – be’, tenti di chiedermelo – e ti rispondo che non me ne frega una cippa: qui facciamo satira editoriale, non siamo i barzellettieri d’Italia.

Come vedi, mi sto prendendo il tempo per ribadire che pubblicare a pagamento è come comprarsi la laurea. E certo tu ridevi alla notizia del Trota e della sua laurea acquistata in Albania, ridevi e pubblicavi pagando. Ora spiegami la differenza.

Ovviamente in una piccola testa la tesi del complotto tende a pigliare del posto. Io e il mio amichetto – se intendi Stranoforte, sappi che entrambi abbiamo terminato l’asilo: siamo ottimi amici, per l’amichetto non c’è spazio, nemmeno ce la intendiamo in orizzontale – non siamo stipendiati per dire la nostra, e vorrei tanto capire chi dovrebbe sganciarci la mancia. Il movimento clandestino degli editori free?
I free non hanno bisogno d’infilarsi in scuderia gente che ha pubblicato a pagamento, i free tendono a schivare questo genere d’autori. Te ne accorgerai mettendo in curriculum le tue care pubblicazioni.

Termini l’invettiva facendoci sapere che nessuno ci fila. E qui basterebbe il contatore visite a smentirti, ma sono una signora ed evito.

Detto questo – e detto ancora e ancora e ancora che l’editoria a pagamento è un cavallo a dondolo che non porta da nessuna parte – ti chiedo cortesemente d’intervenire su Giramenti – e di rompermi i coglioni sul modulo contatti – solo se decidi di firmarti. Di autori paganti e anonimi ne abbiamo le palle piene.
Se qualche tempo fa eravamo disposti a scusare l’errore di foraggiare gli editori a pagamento, adesso cominciamo a intuire una verità ben più complessa: molti autori pubblicano VOLUTAMENTE in questo modo e PRETENDONO d’essere trattati come scrittori veri. E allora occorre ribadire che Giramenti è contro l’editoria a pagamento che crea falsi miti, finti autori e libri dalla qualità discutibile.

È l’editore a dover investire e mai l’autore. L’autore non paga le spese d’alcunché e non è costretto ad acquistare tot libri. Se l’editore – ah, siora mia, la crisi! – non è in grado di far fronte al rischio d’impresa, vada a cercarsi un lavoro differente. Siamo stati abbastanza chiari o dobbiamo ricorrere ai disegnini?

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

89 responses to “Perché dico NO all’editoria a pagamento (post per distratti e utenti anonimi).”

  1. LFK says :

    Beh, che altro aggiungere? Già il non firmarsi la dice lunga sulla sua autostima. Se avesse argomenti forti e convinzione innata, forse si firmerebbe e controbatterebbe qua. Ma è evidente che no, come tutti quelli che non si firmano quando fanno polemica, ha paura delle proprie idee. Ammettere d’aver pagato con coscienza di ciò sta ancora bene, ma difendere quel sistema, secondo me, è come giustificare l’impossibilità di pubblicare usando quello che dovrebbe essere il normale sbocco di ogni autore, o scrittore, o premio nobel che dir si voglia.
    Attendiamo seduti all’ansa del fiume (si usa molto ultimamente) il cadavere.

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  2. danven76 says :

    Siorina anonima: scrivere pensare e dire con forza i propri pensieri e convinzioni (non commettendo nessun reato nel mentre lo si fa) non é indice di essere paraculi o pagati da terzi, ma é indice di avere una testa e un’ anima che funzionano bene. I pagati da terzi sono altri, basta vivere e vigilare la realta’ in cui si vive oppure leggere i giornali o rivolgere le attenzioni alle vicende del governo italiano.
    Pagare per un libro equivale a pagare per un lavoro. Ma forse scrivere per te non é un lavoro ma uno sfizio tipo iPhone 5s che qualcuno magari ti ha pure regalato. Sappi che per molti altri scrivere é sinonimo di fatica ingegno e tempo e tanto tempo. E siccome i siori editori campano e anche bene coi soldi dei libri che vendono, regalargli pure la paga é essere totalmente impazziti.

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  3. stranoforte says :

    Chissà perché quando si tocca l’argomento “editoria a pagamento” (ivi compresi taluni libri di emmeeerredia pubblicati in siffatta concione da autori tronfi di se stessi) ne succedono di tutti i colori: si parte dalla minaccia di querela, si passa per la chiamata a coorte degli accoliti, si fa una capatina da amici e nemici di chi ha osato toccare l’argomento (chissà che un po’ di sano ostracismo non possa sortire quache effetto) e, infine, si passa alle minacce anonime.
    E chissà perché si invoca sempre il binomio bettola (mia) / giramenti Gaia Conventi, la nota ficcanasa).
    Anzitutto queste persone *anonime* fanno la figura di quelli che tentano di giocare a nascondino mettendosi dietro una scopa, poi la cosa mi fa davvero ridere. Fate una cosa: andate a giocare con i fili dell’alta tensione in un giorno di pioggia, va, che rischiate di farvi meno male.

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    • impossiball says :

      mi viene in mente il termine rosiconi. Ecco, loro dicono che sei un fallito, che sei invidioso e tutto il cucuzzaro, ma a loro l’etichetta di rosicone non gliela leva nessuno. Neanche a pagamento.

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    • Gaia Conventi says :

      Dopo sei mesi di stalking, non accetto messaggi anonimi. Di nessun genere.
      Adesso lo sa anche la siurina.

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  4. impossiball says :

    Commento quotidianamente i post su quella bettola strana forte ma mai nessuno mi scrive, che mestizia. Voglio pure io le minaccie di questi Anonymus de noantri. Deto questo,
    1) perchè scrivere un intero post ex novo quando bastava copincollarne uno qualunque che hai già scritto? Tanto gli EAPisti hanno tutti una caratteristica in comune: non leggono. Ti risparmiavi la fatica.
    2) Perchè bisogna ripetere sempre le stesse cose? Perchè bisogna sempre spiegare tutto? Vabbè, la gente è de legno, e il copia-incolla viene utile in questi casi:

    un manoscritto che passa per una casa editrice free, ottenendo quindi un investimento da parte dell’editore e un serio lavoro di editing, diventa un libro; mentre un manoscritto pubblicato tramite self publishing o editori a pagamento (che come si sa, hanno già incassato e non è detto che abbiano interesse ad investire, anche e soprattutto nell’editing), rimane un manoscritto.

    Chiaro?

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  5. Liam says :

    Se la padrona di casa consente, inviterei la signorina che si sente attaccata in quanto autrice pagante a leggersi un bellissimo, a mio avviso, post che l’autore(un autore che mi piace molto e che, giusto per chiarire, non conosco personalmente)Riccardo Gazzaniga, vincitore del calvino, ha pubblicato sul sito personale, un post che parla della sua avventura con l’editoria a pagamento.

    questo per dire che non è l’ autore a doversi risentire quando si discute di eap

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  6. dacqu says :

    Bah, di gente che usa l’anonimato tanto per insultare ce n’è troppa.

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  7. ilcomizietto says :

    Ma scusate… Oggi esiste quello che si chiama selfpublishing. Sia analogico che digitale. Ognuno può rischiare (pochissimo, solo di non vendere/essere letto da nessuno) da solo. Che senso ha, oggi, l’editoria a pagamento? Perché dovrei spendere dei soldi per avere delle copie di carta che nessuno vuole, quando un sito di pubblicazioni on-demand il costo della carta se lo paga il lettore? Se ti vuoi dare all’elettronica ci sono corsi per fare ebook, ci sono tool di export in epub, un blog non lo si nega a nessuno… Insomma, se uno vuol farsi leggere spendendo pochissimo oggi gli strumenti ci sono. Di nuovo: perché pagare?

    Aspetto fiducioso risposte sensate.

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    • Gaia Conventi says :

      Si paga per pigrizia. Ormai sono arrivata a questa conclusione.

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      • ernesto ponziani says :

        Secondo me invece perché ci si illude e ci si vanta di essere pubblicati da una vera casa editrice. Infatti basta non dire che si è pagato. Sul libro non compare da nessuna parte “pubblicato con contributo dell’autore”. Se fossi Bray obbligherei per legge gli eap ad apporre questa specifica ai loro testi. Concludo dicendo che chi pubblica in questo modo e in più omette di chiarirlo non sarà mai uno scrittore. Mai. Perciò è meglio che si cerchi un altro hobby facendo tutti noi più contenti.

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        • Gaia Conventi says :

          Da tempo mi auguro questo genere di bollino ma temo dovrò campare qualche migliaio d’anni per essere accontentata.
          Gli editori EAP ci tengono a non sembrare troppo EAP (non chiedono contributi ma obbligano all’acquisto copie, o magari si dicono “a doppio binario”, pratica che considero comunque EAP), gli autori difendono a spada tratta l’aver pagato la pubblicazione, anche mettendoci il nome, ma solo sul web. Sono incappata in discussioni interessanti: gli autori paganti affermano d’aver pagato, ma non vorrebbero un bollino simile sui propri libri perché il lettore potrebbe considerarli testi scadenti. E allora non mi spiego il pagare.

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    • LFK says :

      Hai ragione. Con Calibre crei dal file word ben organizzato un perfetto epub, un perfetto mobi e anche un pdf (credo perfetto, ma quello non mi viene proprio). Io lo uso per leggermi i manoscritti sul kindle e non noto alcuna differenza da quelli commerciali. Ecco, io non sono più un genietto del computer, ma in cinque minuti ho imparato a usare Calibre, il resto è una fesseria. Un sito di e-commerce costa un’inezia, in teoria te li vendi anche da solo con un account Paypal. Insomma, perché pagare tanto? Lo vorrei sapere anche io. Forse per dire “Ho l’editore”

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      • impossiball says :

        Esatto. Per poter dire “ho pubblicato”, per avere un libro griffato col logo della casa editrice (io ho fatto il contrario coi nostri cd: ho inventato nome e logo di una casa discografica :p ), per illudersi di poterlo trovare nelle librerie (beh, gli albatros si trovano).
        Cmq, il premio va ad un tizio che conosco che è riuscito a pagare tre EAPisti diversi per i tre libri che ha fatto. Proprio niente male.

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      • Gaia Conventi says :

        L’autore pagante vuole il marchio dell’editore (free o EAP che sia), convinto che faccia bella impressione anche sul lettore.
        In realtà – e non è una battuta – persino mia madre conosce la realtà EAP e quando s’imbatte in una pubblicazione controlla il web per sapere come pubblica la casa editrice.
        Ho una mamma sprint! 😀

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  8. silvi79 says :

    Sono capitata su questo post per caso, cercando editoria pagamento opinioni e non posso che concordare con quanto scritto.Considero l’editoria a pagamento uno sfregio per la stessa, un modo per illudere tutti coloro che si improvvisano scrittori. In troppi si propongono come maestri di scrittura solo per aver pubblicato a pagamento. Tra questi c’è anche chi si improvvisa insegnante unico supremo in “corsi” (??) di scrittura creativa, aventi come unico scopo quello di finanziare pseudo antologie di racconti curate da loro oppure per vedere in bellavista su uno scaffale un libro che riprende concetti e tesi della tizia X Islandese, che in Italia però non conosce quasi nessuno….

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  9. sandra says :

    Post molto ben scritto, esauriente, chiaro e assai condivisibile. Tuttavia temo che chi arriva a inviare mail anonime di quel genere non abbia la voglia di fermarsi un attimo a capire. Quanto inutile livore speso verso questo blog!
    PS. Super congrat per la tua mamma.

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  10. tibi says :

    Vorrei sapere che soddisfazione c’è a pubblicare a pagamento, nulla. Ora, non vorrei risultare pesante e offensiva, dato che qui sono giusto un’ospite, ma lo trovo a dir poco degradante per la propria persona. E gli anonimi del web mi fanno morire dalle risate.

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  11. Alessandro Madeddu says :

    Ho scritto qualche riga all’anonimo anche io sul mio blog.

    Una gliela riporto qui, caso mai passasse a controllare l’effetto che ha fatto: complimenti per l’anonimato, come sempre: l’anonimato è ciò che distingue la delazione.

    Pagano per pubblicare, ma poi compreranno dei libri che non siano i loro? Ci sarebbe proprio da indagare.

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  12. Tenar says :

    Io davvero, davvero, davvero non mi spiego come la gente ci caschi ancora.
    A 15 anni ho letto Il Pendolo di Foucault di Eco. Era spiegato tutto ciò che bisogna sapere sull’editoria a pagamento, cos’è, come si comporta, come evitarla. Sono passati secoli da allora. Se ne parla sui siti, sui blog, ovunque.
    Ma come si fa a difenderla ancora? Come?

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  13. Alessandro Madeddu says :

    Dove sono finiti quelli della serie: “Ma Moravia, ma Palazzeschi, ma Cipollonio di Cnido hanno cominciato pubblicando con gli EAP”? 😀 tutti morti?

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  14. Il mio says :

    ma quanti commenti intelligenti utili e fondati. Tutti esperti di editoria e di manoscritti. Documentatevi prima di scrivere tutte queste fesserie.

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  15. Francesco Vico says :

    Penso che sì, sia triste dover ripetere sempre le stesse cose declinate a seconda della situazione, pur essendo un interessante “allenamento”. Comunque: non è tanto una questione legale (l’EAP è perfettamente legale, o quasi, della legge che tutela il diritto d’autore esistono opinioni discordanti, essendo del 1941), neppure una questione di “rosiconi” (qui nessuno invidia nessuno, soprattutto nessuno invidia chi ha pagato per pubblicare la propria opera). Si tratta di un discorso “morale”: pagare per essere pubblicati equivale ad acquistare un servizio. L’effettivo svolgimento di quel servizio (correzione bozze, impaginazione, stampa, distribuzione, promozione) spesse volte è poi svolto in maniera un po’ approssimativa dall’editore EAP stesso, ma questa è un’altra storia. Il punto è che in una pubblicazione FREE, l’editore è imprenditore e l’autore fornitore del contenuto. In una pubblicazione EAP, l’autore copre in tutto o in parte le spese ed è quindi esso stesso imprenditore. Quindi chi assicura il lettore che il libro è stato SELEZIONATO dall’editore stesso non in base alle effettive qualità del libro, invece che in base alle disponibilità economiche dell’autore stesso?

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    • Gaia Conventi says :

      Ehilà!, ciao Francesco.
      Ormai abbiamo declinato la cosa in tutte le versioni, ci manca quella a fumetti ma vedrò di provvedere.
      Nei mesi scorsi mi sono intrattenuta in simpatici siparietti email con una signora – lei si firmava, di questo la ringrazio – che sosteneva quanto segue: pubblicare free e pubblicare pagando sono la stessa cosa perché l’impegno necessario a cercarsi un editore free equivale all’impegno d’accantonare i soldini necessari alla pubblicazione EAP.
      Ora, dimmi tu che posso pensare. Se qualcuno crede a simili fandonie, se ci crede veramente, allora la follia sta dilagando.

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      • Francesco Vico says :

        Buondì Gaia!
        Temo che l’incomprensione di fondo stia, da parte di molti autori, nel sentirsi “obbligati” a pubblicare. Mi spiego (premessa: sto per dire qualcosa di estremamente poco popolare): non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo diventare tutti quanti calciatori professionisti (personalmente, oltretutto, sono negato), così come da nessuna parte sta scritto che un autore debba pubblicare per forza. Possono esserci un sacco di motivi.dalla qualità stessa dell’opera fino alla poca capacità di presentarsi alla casa editrice. Ammirevole è l’autore che continua a sbattersi alla ricerca di una casa editrice, che migliora e corregge il suo lavoro alla luce delle critiche ricevute, che ci prova. E se proprio non ci riesce, ma vuole lo stesso a tutti i costi pubblicare (a volte anche la sfortuna gioca la sua parte) resta sempre l’autopubblicazione. Ma rivolgersi ad una casa editrice EAP, pagando per pubblicare, se da una parte è frutto del Grande Fraintendimento (=tutte le case editrici chiedono contributo, cosa non vera) d’altra parte è sintomo di un voler pubblicare a tutti i costi, poco importa della qualità della pubblicazione. E’ come pagare per giocare a calcio in una squadra di professionisti, cosa che però nel mondo del pallone (per quanto “marcio” possa essere) non è così diffusa come in quello editoriale. Gli EAP ci marciano, gli autori alternativamente se ne vantano o lo nascondono, il mondo editoriale ne risente. Qualcuno riesce ad immaginare il campionato di calcio pieno di giocatori poco capaci, ma con le disponibilità economiche per “pagarsi” il posto in squadra?

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        • Gaia Conventi says :

          Direi che non hai detto niente di terribile: pubblicare non è un obbligo. E, ti dirò, mi spingo al punto di sostenere che se proprio uno vuole buttare soldi alle ortiche, può farlo: suoi i soldi, faccia come meglio crede. Quello che sta diventando una piaga sociale – su questo blog, almeno – è l’autore che pubblica pagando (liberissimo di farlo) che pretende d’essere considerato davvero uno scrittore e fa gnegnegnè se gli si dice che no, da queste parti lo si considera solo un tizio con dei soldi da spendere.
          Libero lui di spenderli, liberi noi di dire che ha fatto male. Così come ci riteniamo liberissimi di dire la nostra sull’editoria a pagamento, e si badi che non andiamo a rompere le scatole alle case editrici: ce ne stiamo qui, sul blog.

          Uno, volendo, riesce a campare un paio di vite senza nemmeno notarci. Certo siamo brutti e cattivi, ma cerchiamo anche di limitare l’ingombro. 😀

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  16. Il mio says :

    Soffrite di tante manie compresa quella di perseuzione e di protagonismo, classico della sindrome della colpe e l’uva.

    Francesco Vico chi?

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  17. Il mio says :

    Urs, stai commentando in stereofonia qui e su un altro blog, solo che qui ti chiami mio, quindi credo che la sofferenza stia tutta dalla tua parte.

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  18. stranoforte says :

    No va be ragazzi io l’ho bannato.

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  19. stranoforte says :

    Certo che la gente ha proprio dei gran bei divertimenti. Per lui scrivere ‘ste cose qui è un po’ come andare sulle montagne russe. Sarà tutto esagitato. Occhio che non si stacchi qualche vagoncino.

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  20. impossiball says :

    Provo a scriverlo in maniera più semplice, magari il nostro Urs capisce:
    – EAP (e self publishing) = stampare manoscritti
    – Editoria free: = pubblicare libri

    Visto che non so disegnare, l’elenco mi sembra il modo più efficace per andare incontro alle sue ridotte capacità mentali (cit.)

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  1. L’editore a pagamento non fa editoria | frottole - 9 settembre 2014
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