Dissento! Un blogger può anche parlar male di un libro.

Conosco virtualmente Anna Da Re e la so persona sempre cortese ed estremamente misurata nel proporsi. Dunque Anna non me ne vorrà se, leggendo il suo post su Scrivo.me – per noi è scrivo.cattivisismo.me, ormai lo sapete –, mi sento di dissentire. Vedrò d’essere chiara ma assolutamente priva di spigoli, forse posso farcela.

Anna consiglia ai selfautori – gli autori autoprodotti – di contattare i lit-blogger, categoria in cui figura anche Giramenti ma per sbaglio, chiedendo una recensione. Immaginate il terrore di qualche selfautore che decide di farsi leggere e quindi, in alcuni casi, corre il rischio d’essere stroncato. Pure io lo immagino, che ci crediate o meno. Ho un blog ma scrivo qualche libercolo, la sorte della stroncatura potrebbe capitarmi da un momento all’altro e anzi, pane al pane, in passato mi sono pure beccata i miei “Che schifo!”. Se sono qui a parlarvene è perché le critiche non mi hanno mai ammazzata, e non dovrebbero uccidere nessuno. Nemmeno quando sono fatte con l’accetta.

La critica, la stroncatura, deve essere rivolta al libro. Sempre. Inutile dire che l’autore non si lava le ascelle, nemmeno se le avete annusate di persona. L’ascella non influisce sulla qualità dello scritto e quindi non dovrebbe essere tirata in ballo. Blogger, mi raccomando: mai parlare di ascelle!

Anna Da Re, tranquillizzando i suoi lettori – selfautori –, spiega che «In genere i blogger non mordono, anche se ce n’è qualcuno che abbaia». Be’, sì, può essere… ma anche l’abbaiare ha un suo perché, solitamente avverte che qualcosa non funziona. In passato ho condiviso le giornate con diversi quattrozampe, abbaiavano tutti e mai senza motivo. I lit-blogger non fanno eccezione, nemmeno da bipedi.

«In genere», chiarisce Anna Da Re, «i blogger leggono i libri di cui parlano (se si limitano a mettere la scheda, è chiaro a tutti che stanno solo segnalando un’uscita), e questo è già un buon punto di partenza». È così o così dovrebbe essere, aggiungo anche che le schede editoriali non dicono mai niente di particolarmente interessante. O meglio, dicono quello che l’ufficio stampa gli fa dire. Se un blogger si limita a mettere in rete quelle – per piaggeria o per pigrizia –, può anche chiudere bottega e darsi ad altri passatempi. Ma servono all’autore, certo, anche se io – da lettore e da blogger – le scanso.

Ma veniamo alla parte più interessante dell’articolo, «Terrore terrore! E se non gli piace? E se lo irrita? E se non lo capisce?». Già, e se il libro non piace e viene stroncato? «Se avete scritto e pubblicato, l’avete fatto a vostro rischio e pericolo. Non potete più tirare indietro la mano». Giustissimo, a quel punto non c’è molto da fare. O vi presentate sul blog per esprimere le vostre rimostranze?
Potete anche farlo, sia chiaro, ma io eviterei l’arma del non hai capito il mio libro: implica il dare del coglione a chi vi ha letto. Potreste anche avere ragione, eh? Ma è comunque un atteggiamento da piagnone.

Lasciate stare, non ne vale la pena: se il blogger l’avete contattato voi ed è diventato un coglione solo a cose fatte, il problema è vostro: forse i coglioni siete voi. Se il blogger vi ha letti e stroncati per sua personale iniziativa, può essere davvero un coglione; se è così, non sarete i soli a reputarlo tale. Il lettore che frequenta il web è un tizio che sa come muoversi e conosce l’ambiente: il blogger coglione è trattato come tale. Ma, ovviamente, esiste anche la possibilità che voi abbiate scritto un libro indegno e il lit-blogger non sia disposto a farvi lo sconto. È un coglione? Un cretino? Magari no, forse sta solo esprimendo la sua personale opinione di lettore. Un lettore con un blog.

In caso il blogger fosse diventato un emerito idiota solo dopo avervi stroncato il libro, forse dovreste farvi un piccolo esame di coscienza. Ma fatelo in silenzio, o limitatevi a coinvolgere soltanto la vostra piccola platea amicale, quella che vi appoggia anche quando avete torto. Ma che sia piccola, per carità. E non speditela in missione punitiva dal lit-blogger. Esistono lamentazioni che è più signorile esporre davanti a uno spritz, con l’amico che ti batte sulla spalla e ti fa coraggio. Sono consentite, sono sane. Non portatele sul web, finireste per sedervi dalla parte del torto. Persino quando il lit-blogger è davvero un coglione.

Ancora Anna da Re: «E la cosa bella è che se al blogger il libro piace, ne parla bene. Non deve essere blasé e far finta che gli fa schifo tutto, se no non sembra abbastanza intellettuale». Vero! Un lit-blogger che stronca tutto – lo ammetto, noi stronchiamo spesso – non sembra più sgamato degli altri e più furbo dei suoi simili. Se il libro è bello, occorre parlarne bene: l’onestà non ha prezzo. E così arriviamo al mio “Dissento!” del titolo…

Sempre Anna Da Re parlando del lit-blogger e delle sue recensioni online: «E in genere non gli piace scrivere dei libri che non gli piacciono. Anche qui, applica una politica efficiente e semplice: perché sprecare parole per qualcosa che stai sconsigliando? Serbati quelle parole per qualcosa che vale la pena». Ecco, no. Anna, mi dispiace ma devo darti torto, almeno per quanto mi riguarda. Le recensioni negative servono e servono a tutti, persino all’autore. Parlare solo dei libri belli è come voler vivere nel mondo delle favole, e persino in quelle c’è il lupo cattivo.

Bene, allora fatemi fare la parte del lupo e lasciatemi dire che le parole occorrono anche in caso di bruttezza: se mi sono imbattuta in un brutto libro, voglio poterlo dire. Gli errori riscontrati nel testo – una trama debole, personaggi privi di spessore, editing carente… – possono tornare utili: al lettore che teme d’essere l’unico a non averlo apprezzato – magari l’ha sentito definire un capolavoro nei salotti televisivi –, all’autore stesso e in alcuni casi persino all’editor che ha curato il romanzo.

Critiche utili e utilissime quando l’autore è un self, uno scrittore che ha pubblicato senza i filtri di una casa editrice. E i filtri esistono, certo non quando si tratta di case editrici a pagamento, ma questa è faccenda diversa.
In caso d’autore che ha fatto tutto da solo, la recensione puntigliosa aiuta a fare meglio, in futuro. Inutile limitarsi ai complimenti, quelli servono solo a crescere storti.

Poi, per carità!, ognuno gestisce il proprio blog come crede. Qui cerchiamo d’essere onesti, anche a costo di tirarci contro un sacco di gente (inclusi gli editori, che non amano vedersi stroncare libri su cui hanno investito fior di quattrini). E nemmeno accettiamo di leggere libri che autori ed editori ci propongono, e che a volte vorrebbero regalarci a tutti i costi. Questo proprio per non creare false aspettative o piccole sudditanze: compriamo, leggiamo, ne parliamo.

Una postilla, per concludere. L’autore, non ricevendo una critica favorevole – se proprio il blogger ha deciso di tacere in caso di stroncatura –, capirà il motivo di quel silenzio o insisterà per avere il parere favorevole che tanto attende? Non saprei dirlo, ma covo qualche sospetto. In silenzio.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

63 responses to “Dissento! Un blogger può anche parlar male di un libro.”

  1. arj74 says :

    Lo dico sempre, sino allo sfinimento: la recensione è un servizio.
    La si può sbagliare ed essere giustamente criticati (dai lettori), può essere viziata da una certa passione per il genere (che ti spinge a chiudere un occhio che, oh, siamo umani) e pure qui la parola al cliente, ma rimane comunque un servizio per il lettore, non per l’autore.
    Io, da autore, non andrei nemmeno a ringraziare per avermene fatta una (bella o brutta), almeno non in pubblico. Un po’ di signorilità.

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  2. stranoforte says :

    “In genere i blogger non mordono, anche se ce n’è qualcuno che abbaia.” Be’, l’importante è che non ragli, poi per il resto capisco che le stroncature bruciano quanto un bel “no! ad alta voce” e che, invece, gli “oh, ma che bel libro, intenso, vibrante, commovente che non puoi chiudeerlo finché non lo finisci, scrivi ancora ti prego” fanno lì per lì più piacere, però – vivaddio – riducendo tutto ai minimi termini (se proprio non si vuol vedere altro): almeno i soldi del prezzo di copertina, valgono o sono un pourparler?

    Poi va be’, ci sono anche gli autori che urlano alla vendetta, all’invidia e alla frustrazione, quando leggono che le paginette del proprio libro (o di quello del socio in affari) erano a malapena buone per acendere il barbecue.

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    • Gaia Conventi says :

      Ricordo un post d’indicazioni alla corretta stesura di una recensione: tra i tanti consigli, diceva di leggere TUTTI i libri di un autore prima di recensirne uno. Mi è parso un eccesso di garantismo, ma anche una bella rottura di coglioni in caso d’autore prolifico.

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  3. Elisa says :

    Io parlo di tutti i libri che leggo, sia se mi son piaciuti sia se li ho detestati. Si possono magari contestare i toni di una recensione ma il contenuto, essendo un blog comunque una pagina personale che esprime un’opinione altrettanto personale, secondo me è inattaccabile. “A me il tuo libro ha fatto schifo perché…”. Spiego, motivo, magari sbaglio, magari sei un genio e sono io che non ti ho capito.
    Questo “rivolgetevi ai blog che tanto male dei libri non parlano” non mi è piaciuto poi così tanto. Anche perché se ho “sprecato” tempo a leggere un libro brutto, come minimo devo almeno parlarne e sfogarmi con qualcuno.
    Poi credo cambi anche da blog a blog e da persona a persona… Però ecco, consigliare di rivolgersi in massa ai lit-blog non so quanto possa essere davvero utile, anche nel caso il tuo libro sia davvero un capolavoro (a me ad esempio irrita vedere le recensioni di uno stesso libro, di un autore magari sconosciuto o poco sconosciuto, su mille blog a distanza di pochi giorni l’una dall’altra…)

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    • Gaia Conventi says :

      Per qualcuno “lanciare” un esordiente di buona penna è una missione, ma non è così per tutti i lit-blogger. Inutile consigliare l’invasione in massa, anche i lit-blog dovrebbero essere accuratamente scelti, come si fa con l’editore prima d’inviare il proprio manoscritto.

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  4. LFK says :

    Io sono autore di un libro figlio di una scelta sbagliata. Ho ricevuto una stroncatura (che ho pubblicizzato anche più delle recensioni positive) che ho accettato meglio di alcuni miei contatti (qualcuno qua sopra ne sa qualcosa, il primo per esempio), e gradisco meno il silenzio di chi mi dice di averlo preso e poi non mi dà un parere promesso. Perché? Perché non m’importa della stroncatura, sinceramente. Non per i motivi per i quali arriva. Il responsabile sono io che l’ho scritto, è vero, ma anche chi l’ha dato alle stampe ha il suo ruolo in tutto questo.
    Bene, ciò appurato, non comprendo il sistema delle stroncature. Stiamo parlando di pareri, niente di più. Un Volo bistrattato vende come un dannato, mentre il self de nojartri su Amazon, con 100 e passa commenti a 5 stelle, ha venduto quello che Volo vende in cinque minuti. Alla fine non è la stroncatura in sé a distruggere, ma il fatto che l’autore si risenta. Se (cito ancora lui per ovvi motivi) Volo rispondesse a tutte le stroncature, non farebbe lo scrittore ma il risponditore di blog. Ci vuole equilibrio, ci vuole pancia foderata d’amianto e cuore forte. Se una donna ha deciso di sposarti non significa che sei il marito perfetto, lo sei solo per lei. Altre donne saranno invidiose di lei, altre ancora la compatiranno, altre le rideranno dietro. La vita è una strada, e nella strada ci sono le curve. Pensare di percorrerla con il piede sull’acceleratore sempre calcato è un errore. La macchina della vita ha tre pedali e dobbiamo chiederci il perché.

    Se volete capire cosa ho scritto, chiedete pure. Ma non assicuro risposte.
    😉

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    • arj74 says :

      Contestai il metodo con cui era recensito, che ritenevo e ritengo tutt’ora concettualmente errato, non la stroncatura in sé.
      E parlai da lettore 🙂

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      • LFK says :

        Ma infatti, però l’ho dovuta difendere per due motivi:
        1. era ed è un mio contatto con cui ho fatto qualcosa;
        2. né io, né i miei lettori/amici/altro devono rispondere con una controcritica alle critiche.

        Tutto qui, lo sai. Poi avevi ragione, io non l’ho evidenziato, ma stroncare perché manca il lieto fine (in sostanza quello era stato) fa capire quanto quella stroncatura non sia vera ma basata su certezze personali.
        Poi che il libro faccia cagare, non lo metto in dubbio…

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        • arj74 says :

          Giurin giuretta, non mi immischio più.
          Poi magari passo per marchettaro, hai visto mai…

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          • LFK says :

            Infatti. C’è stroncatura? Va bene, passiamoci sopra. A te è piaciuto? Non sei tenuto a difenderlo. Almeno questo vale per le mie “creature”. Quelli che invece, pur essendo amici miei non mi hanno dato un parere, hanno fatto valere la regola del silenzio-diniego. Mi sta bene, nessun problema. Anzi, lo apprezzo molto.

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        • stranoforte says :

          Quella, Luca, non era una recensione. Chi ha *recensito*, in poche parole, ha scritto: “siccome Luca Fadda in rete è simpatico, brillante, acuto eccetera, non è plausibile leggere un testo in cui si dimostra tutt’altro” E da questo assioma ha costruito un ragionamento, per nulla condivisibile nel metodo, che ha portato alla stroncatura dell’opera, mischiando gusti personali e tutto quello che ci poteva stare, senza omettere suggerimenti personali, a mo’ di editor improvvisata che nonm ama i libri che finiscono male,

          Ma il bello è che proprio colei che ha *recensito* si è indignata per una mia recensione, verà e scevra da riferimenti personali, di un libro (chiamiamolo libro, siamo generosi, non chiamiamolo 3 piani di morbidezza) scritto da una sua cariXXima amica.
          Quindi, Luca, quella non era una recensione, era il risultato di una bimba che gioca per la prima volta col dolce forno e tu, permettimi questa confidenza, hai fatto male a difenderla. Le recensioni vanno motivate e devono sempre correre su binari per così dire asettici, che non entrano nel personale dello scrittore, né delrecensore.

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          • LFK says :

            L’ho difesa perché non volevo montare una polemica. Non volevo difendere il mio libro di fronte a una stroncatura evidentemente viziata. Niente di più. Predicare in un modo e agire in un altro non è nelle mie corde. Non ho gradito nemmeno io quella recensione, proprio per quello che evidenzi tu, ma come ho detto a suo tempo l’ho approvata per non passare per quello che censura. Sarebbe stato meglio se mi avesse scritto che non se la sentiva di recensire e basta, l’avrei accettato. Ma se ha scritto la recensione e me la passa per l’approvazione, non la modifico. L’hai scritta? Pubblicala.
            Per me era tutto qui. Una questione di coerenza mia, più che altro. Qualcuno mi “accusa” di essere ingenuo. Non so, sono solo leale con me stesso.
            😉

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          • impossiball says :

            E qui torniamo al discorso che facevo io: la reputazione. Che senso ha indignarsi per una recensione scritta da uno/a che non capisce una mazza?

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            • arj74 says :

              Ha senso perché, come spiegai all’epoca e continuo a ripetere, trovare recensioni decenti e utili di libri è difficile.
              E’ corretto dire che se uno non capisce quello che legge non ha senso indignarsi, ma se metti in rete il tuo lavoro (che la recensione tale è) devi anche aspettarti che a qualcuno non piaccia.
              Che a me dicono tutti bravo? Figuriamoci. Mi indignai in modo sanguigno, fui colto dal nervoso di vedere un commento davvero strampalato e nonsense. Poi ragionai, Luca mi fece ragionare ehm, e compresi che avrei potuto esprimermi meglio e in modo più costruttivo.
              Oggi non mi indignerei, ma COMUNQUE farei notare che se valuti una cosa partendo da un presupposto oggettivamente errato non fai un bel servizio a chi ti legge, che magari non capisce che quella valutazione non ha senso (e qui, va beh, si aprono altre porte).
              Ad esempio, ho riletto quello che ho scritto e non ho capito nemmeno io, ma il tasto lo premo uguale, che ci ho perso 5 minuti ed è un peccato sprecarli così, a buffo.

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              • impossiball says :

                Intendevo dire: uno che scrive recensioni a cazzo quanti lettori può avere? Se – per dire – prendi un 6 e mezzo preso su giramenti e un 5 su un bloggaccio qualunque, chi ha letto entrambe le recensioni cosa penserà del tuo libro?

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                • arj74 says :

                  Esatto, ma perché tu parlavi di reputazione.
                  Quello che volevo evidenziare è il lettore casuale, quello che sente parlare di un libro e va su internet a reperire info. Si imbatte in certe recensioni e potrebbe trarne conclusioni sbagliate.
                  Qui non solo fai un pessimo servizio ma danneggi un autore con crimine di incoscienza e il lettore che potrebbe perdere un’occasione.
                  Mai scrivere di getto. Bisogna pensare. Poi gli errori si fanno, ma almeno li riduci al minimo.
                  Per tutto il resto hai perfettamente ragione.

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                  • impossiball says :

                    Il lettore casuale che passa solo sul blog scarso e non su quello buono e che grazie ad una recensione ad minchiam decide di non comprare il tuo libro penso sia appunto UNO. Non di più. Sopravviverai 😀

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  5. ilcomizietto says :

    1) Ho sofferto anni per *dover* scrivere su qualcosa che avevo letto, a scuola. Ora basta. Quindi scrivo di un libro quando mi gira e se mi gira. Avrei difficoltà a farlo anche a pagamento. (Difficoltà che potrei forse superare se mi consentisse di togliere dai piedi il mutuo della casa… 🙂 )

    2) Non so perché spesso si identifica quello che si scrive con la propria persona. Come se quanto scriviamo fosse il nostro alter ego. E’ ovvio che se critico l’immagine allo specchio, critico anche l’autore e a nessuno fa piacere sentirsi criticato. Questo fenomeno di identificazione scritto/persona spiega molte cose, anche l’EAP e i tramisti. Però, da quello che capisco, questa identificazione, se si vuole diventare veri scrittori, ad un certo punto va rotta. Quello che scrivo ad un certo punto non mi appartiene più. Quello che ho scritto non sono più io-persona. A quel punto una stroncatura serve eccome, all’autore prima di tutto e molto più di una recensione positiva.

    3) Gaia sottoscrivo tutto quello che hai detto. Le stroncature servono per evitare fregature. Di nuove uscite siamo pieni, se c’è qualcuno che ci dice cosa evitare lo dobbiamo solo ringraziare. E poi: se il lettore di blog non è scemo, capirà come farsi aiutare nelle scelte dal lit-blogger. Non è mica necessario che condivida i suoi giudizi, anzi!

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  6. impossiball says :

    Secondo me generalizzare stroncature sì/stroncature no non ha senso. Ha molto più senso chiedersi:
    1) questo blog su cui leggo una stroncatura è un blog che ha una buona reputazione? La reputazione è importante, meglio una recensione così così su un blog inattaccabile che una a 5 stelle su uno che puzza di marchetta e bidè editoriali. Inoltre, la reputazione spesso e volentieri si porta appresso anche un alto numero di visite.
    2) quali sono i gusti del blogger? I blogger sono brutte bestie (in certi casi bruttissime), ma sono pur sempre esseri umani, coi loro gusti e le loro preferenze. E’ chiaro che se il sig. Stranoforte pubblica una stroncatura delle sue, è perchè siamo di fronte ad una ciofeca solitamente scritta male e pensata peggio; mentre invece i libri no di Gaia sono libri che non le sono piaciuti, ma solitamente sono comunque scritti bene e pensati benissimo. Solo che non incontrano il suo gusto. Per dire, ho capito che io e Gaia non abbiamo gusti troppo simili (lei vuole i morti ammazzati, io no), ma ho anche notato che entrambi abbiamo la passione per un certo tipo di saggi; per cui con quelli vado a colpo sicuro, coi romanzi è meno scontato.

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    • arj74 says :

      In genere, le recensioni fatte a più mani sono quelle che funzionano meglio, vedi con la musica o coi videogame.
      Il casino è che il libro ti impegna un po’ di più di un disco degli Iron Maiden o di uno Starbound.
      Ce la faremo, troveremo un modo (nel duemilaecredici).

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    • Gaia Conventi says :

      Già, occorre conoscere anche i gusti del blogger, e io non faccio mistero di scrivere pareri piuttosto personali. Uno lo dovrebbe capire al volo, dall’uso di vocaboli à la Giramenti e dalle bordate in ferrarese.
      Giramenti fa satira, le cose serie alla gente seria. E poi le recensioni di Giramenti non te le ritrovi in giro, col copia e incolla. Levare tutta la robaccia che infiliamo sarebbe una terribile scocciatura per ogni spacciatore di testi altrui. 😉

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  7. Liam says :

    A me le recensioni negative mettono sempre curiosità, voglia di andare vedere.
    a romperti le balle ci mettono tutti molto più impegno, e bisogna apprezzarlo. 🙂

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  8. mosco says :

    Da lettrice: le stroncature motivate sono mano santa altroché. giro per il web da un bel po’ e ho messo fra i preferiti blogger (o anobiani, fa lo stesso) con i quali sono in sintonia, o come minimo stimo. I loro pareri mi fanno risparmiare tempo e denaro (la vita è troppo breve e il portafoglio troppo leggero per leggere ciofeche dichiarate) mi fanno sentire meno sola quando un libro non mi è piaciuto nonostante i peana letti altrove e a volte mi aiutano a capirmi e a capire perché non mi è piaciuto qualcosa.

    In quanto al punto “non hai capito il mio libro” mi vien da fare un paragone con i segretari di partito dopo le elezioni: “gli elettori non hanno capito”. Se vuoi farti votare devi farti capire, compito tuo vecchio mio. Idem con gli e-lettori: se non ti ho capito mica sempre è colpa mia eh. Se faccio parte del tuo “target” hai sbagliato tu. Se non faccio parte, amen, non mi saresti piaciuto comunque, inutile che tu te la prenda con me.

    Cari scrittori, se la vostra maestra alle elementari vi avesse sempre detto: sei bravissimo, un genio, continua così, 10 e lode! sareste mai diventati grandi?

    (e a me le stroncature riescono tanto meglio che i commenti positivi. chissà perché :D)

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    • arj74 says :

      Sai qual è il problema? Che non tutti i blogger (e mi ci metto pure io) hanno il pelo sullo stomaco da sopportare l’autore piccato che viene a scassarti la minchia per la rece negativa.
      A me ha dato un fastidio tremendo, ma proprio Gaia mi ha detto che prima o poi passa, basta farci l’abitudine. Noi che pretendiamo di valutare il lavoro altrui per far del bene al lettore, più che al nostro ego, dovremmo avere meno paura di farci rompere i maroni.

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      • Gaia Conventi says :

        Il blogger prima o poi lo impara: la stroncatura si porta appresso lo stroncato e gli amici del tale. Non sempre, certo, ma può succedere.
        La prima volta è una bella scocciatura, non sai che fare, non sai nemmeno se devi sentirti in colpa. Poi passa. Perché se hai espresso la tua opinione, resta tua e la difendi. Se non sei pronto a ribadirla, allora ti conveniva tacerla fin dall’inizio.

        Le opinioni, però, sono delle brutte bestie e hanno bisogno d’avere almeno un genitore: recensioni e stroncature anonime e prive di paternità valgono comunque poco. Ma valgono poco anche i complimenti dei parenti, non scordiamolo mai.

        Io sono del parere che occorre metterci il nome, lo sapete, ma non obbligo nessuno a fare altrettanto. Tranne in un caso: se qualcuno si fa vivo – succede ad esempio stroncando iniziative e concorsi – e nel suo commento non si identifica come “il tale del tal concorso” – e l’email che io vedo, in qualità d’amministratore, mi dice molte cose sul tizio -, lì mi salta la pazienza. A quel punto l’anonimato serve a prendere per il culo TUTTI i commentatori.

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      • mosco says :

        guarda, anche il mio blogghino ogni tanto ha dato fastidio anche se non in campo letterario (ora sta un po’ dormendo, riprenderò. forse). E mi sono sentita appioppare diversi epiteti poco edificanti. Hanno argomenti? parliamone. Non hanno argomenti? vuol dire che ho ragione. (e litigare non mi dispiace).

        Però non ho mai avuto stalker attaccati ai maroni, credo mi divertirei parecchio meno, finora si sono sempre dileguati.

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  9. Holden says :

    Concordo pienamente. Stroncare si può e si deve, ed è sbagliatissimo parlare solo dei libri piaciuti. Sono d’accordo con chi dice che la recensione è un servizio (prima di tutto al lettore, poi – se hanno voglia di ascoltare – all’autore e all’editore, specialmente in questi tempi di trame scadenti ed editing carenti), e soprattutto occorre tenere conto che “recensire” significa, in origine, “passare in rassegna”: passare in rassegna i lati buoni e quelli cattivi, e se ci sono solo questi ultimi bisogna poterne parlare!

    Che poi, se nemmeno i lit-blog potessero più stroncare, cosa ci resterebbe? Fuggiremmo tutti sul Pianeta D’Orrico?

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  10. tibi says :

    Personalmente parlando preferisco una stroncatura ad un “che bello!” che non dice nulla. Certo, le critiche, come scritto sopra, non devono essere offensive, ma a me aiutano molto per capire che cosa sbaglio, il perché e migliorarmi sempre di più. Di solito metto insieme le recensioni positive e i pareri negativi e faccio un confronto.

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  11. Alessandro C. says :

    Niente da fare, c’è gente che vive nella fase del rifiuto e non ne uscirà mai, finché qualcuno opera in modo che la mitomania dell’esordiente medio venga alimentata e legittimata.

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  12. impossiball says :

    Cmq, non so voi ma io leggendo questo post ho avuto come un dejavù… 😀

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  13. mosco says :

    ma tra l’altro… che noia che barba che tedio! che buonismo lattemiele parlare solo dei libri belli! non so ma io di Veltronismo io ne avrei avuto abbastanza

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  14. pedja says :

    il fatto è che, a parte il caso di libri che *richiedono* una stroncatura per motivi specifici, ideologici (che so, un libro che promuove il nazismo o la pedofilia), stroncare è un atto inutile che non giova al campo letterario, è molto più importante spendere energie a parlar bene dei libri che meritano che di quelli brutti.

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    • stranoforte says :

      Ecco, giusto signora mia, lasciamo pure che certi libri intasino gli scaffali magari solo perché scritti da bei nomi importanti.

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    • Gaia Conventi says :

      stroncare è un atto inutile che non giova al campo letterario

      Sta nei Baci Perugina o lo dice Fabio Volo? 😉

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    • impossiball says :

      è molto più importante spendere energie a parlar bene dei libri che meritano che di quelli brutti.

      E invece no, perchè se un libro è una schifezza, al di là del gusto del recensore, è bene che si sappia. Specie con gli esordienti, ma non solo. Non finirò mai di ringraziare Pippo Russo per aver demolito un sacco di gente famosa, e senza doverci mettere neanche mezza opinione personale (o meglio, ce le ha messe ma non erano quelle a costituire la stroncatura)

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