Andar per concorsi: dimmi e ridimmi le diciture che non possono mancare in un bando.

Il concorso è stato indetto per il tuo bene e per quello dell’arte. Che sia narrativa, poesia, pittura o pongo, gli organizzatori hanno deciso di salvare l’umanità. Scarseggiando le cabine telefoniche ed avendo la tutina da supereroe in tintoria, non restava che organizzare un concorso.

Il concorso gode del patrocinio di. Non importa di chi, tanto quel qualcuno ci mette il cuore, il cuore ma non il portafoglio.
Più il concorso è patrocinato – da questo e da quello –, più gli organizzatori ci terranno a dirvi che è solo una comunione d’intenti, una vicinanza morale… e zero dindi in tasca. E più lo diranno, più vi chiederanno di contribuire. Pagando.

Il concorso è sempre aperto a tutti. Basta che paghino. Razza, sesso e religione sono ininfluenti. Se si può partecipare in più lingue, occorre la traduzione. Se partecipate con una poesia in swahili, la giuria confida nella vostra onestà intellettuale: la poesia è vostra, è inedita e la traduzione assomiglia per puro caso a T’amo pio bove. Che certamente in swahili deve voler dire qualcosa.

Si paga la partecipazione, ma ti fanno lo sconto. A volte nemmeno quello, ché i letterati di matematica non capiscono un cazzo e conviene fargli pagare dieci euro a sezione, più altri dieci euro a sezione e via andare. Non è essere esosi, solo essere pratici.

E visto che si paga, vediamo di rendere le cose semplici: in contanti e in busta chiusa. E ricordatevi di allegare i francobolli se volete il verbale della giuria, tale cortesia raramente è compresa nei dieciventitrenta euro dell’iscrizione.

Il tuo contributo copre sempre e solo parzialmente le spese di segreteria. E quelle di cancelleria. Il consumo di Montblanc s’impenna ogni volta che qualcuno organizza un concorso letterario.

La dicitura “internazionale” fa figo. Se la trovi in un concorso a cui partecipano solo opere in lingua italiana, capisci che l’internazionalità si limita a San Marino e al Principato di Seborga.

E i partecipanti minorenni non pagano. Be’, ecco, pagano un po’ meno…
I giovani devono capire il valore della cultura, soprattutto quello monetario: un giovane artista pagante sarà un adulto che pagherà a prezzo pieno, senza rompere le balle. E, in caso di collaborazioni con blog e giornali, saprà stare al suo posto: con la cultura non si mangia, se a lavorare sei tu.

I nomi dei componenti della giuria saranno svelati – ta dan! – solo il giorno della premiazione.
Così non potrete corromperli, così non saprete che il presidente dei giurati è Pinuccio O’ Cialtrone.

C’è sempre un premio speciale e la giuria si riserva di darlo a quello bravo un po’ meno bravo del tizio che vince.
Potrebbe trattarsi di una pergamena – una volta ho ricevuto per email il file della pergamena, giuro! – o di una medaglietta di riconoscimento: sopra c’è il nome del concorso a cui riportarvi, casomai andaste in giro a dirvi dei fenomeni.

L’antologia condominiale non si rifiuta a nessuno, fa fine e non impegna. Magnifica quando include i migliori cento racconti del concorso, al centounesimo fanno scrivere la quarta di copertina.

Il materiale inviato non verrà restituito.
C’è ancora qualcuno che invia ai concorsi letterari i Rotoli del Mar Morto. Senza prima fotocopiarli.

I premi vanno ritirati di persona; se non potete, mandate un sosia. Se il sosia non vi somiglia abbastanza, la giuria vi invierà a casa la coppa – a spese vostre – ma si terrà i soldi. Che verranno usati per le manifestazioni successive e per incrementare il numero di Montblanc.
Se potete certificare malattie rare che vi impediscono d’essere presenti alla premiazione, la giuria vi manderà comunque la visita fiscale. Se non potete farvi vivi perché siete morti, la giuria valuterà un premio alla memoria. In un lontano futuro.

[Attendiamo i vostri commenti, abbiamo certamente scordato qualcosa d’importante…].

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

16 responses to “Andar per concorsi: dimmi e ridimmi le diciture che non possono mancare in un bando.”

  1. impossiball says :

    RIP – Rimandaci Il Poema mi ha steso 😀

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  2. Alessandro Madeddu says :

    Le Montblanc non bastano a giustificare spese di cancelleria astronomiche… scriveranno su papiro egizio (XVIII dinastia) queste Montblanc 🙂

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  3. sandra says :

    Eppure c’è ancora tanta gente che partecipa convinta e crede che questi concorsi possano rappresentare la svolta. Io rabbrividisco un po’ come davanti a quella lapide. Grottesco è la parola giusta. Un bacio

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  4. Carlotta says :

    Vergate sul Membrio! E’ troppo bello. Complimenti sinceri, Gaia!

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  5. Ele says :

    Finalmente un blog che la racconta giusta! 🙂
    Bellissimo il R.I.P…..sto ancora ridendo!!ahahah

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  6. Alfonso says :

    Da recentissimo organizzatore di concorsi, una voce dal “di dentro”: mi hai fatto schiantare dal ridere, e direi che son riuscito a scansare la maggior parte (non tutti) degli orrori da te riassunti.

    Il RIP è genialità pura. Evviva te!

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