“Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace.

Si tratta del mio primo assaggio di David Foster Wallace, per cui ho sempre avuto un timore reverenziale. Dove ti giri lo dicono un genio, e io temo sempre d’annoiarmi in presenza di cotanta genialità: darmi da leggere una roba troppo intelligente è come pretendere che la pecora si spogli per fornirvi un cardigan già confezionato. E della vostra misura. Insomma, riconosco i miei limiti, e non chiedetemi il cardigan perché non so nemmeno lavorare a maglia.

Dunque, che c’è in questo libro edito da Minimum Fax – ci tengono a dirci d’aver tenuto a battesimo «l’evento-varo della prima pubblicazione di un libro di Wallace al di là dei confini linguistici anglo-americani» (nota dell’editore, pagina 137), con traduzione di Gabriella D’Angelo e Francesco Piccolo – e che proprio dovrebbe indurvi a leggerlo? Se volete la versione breve, questo resoconto d’una crociera extra lusso è assolutamente fuori testa. Ma certo la crociera lo richiedeva, e devo dire che mi ha ricordato – ahimè, non ho tenuto taccuini, per fortuna la memoria mi fa ancora fare bella figura alle chiacchierate postprandiali – i miei viaggi più fighi.

Prima che l’euro si accanisse sulle mie – e sulle vostre – finanze, ho avuto modo d’inciampare in danarosi e risibili personaggi in giro per il mondo. Tenendo presente che l’unica lingua straniera in cui risulto vincente è il ferrarese, vi lascio intuire in quale idioma risultassero i miei commenti. Rigorosamente live e ad alta voce: è il bello del dialetto, baby!
Ma immagino Wallace non sia ricorso a simili mezzucci, e nemmeno me lo vedo a pigliare sguaiatamente per il culo i suoi compagni d’avventura. Anche se, sia chiaro, tutti l’avrebbero ampiamente meritato.


(Giapponese spaziale immortalata a Tulum, Messico, nel 1999).

Insomma, un diario di bordo che risulta essere troppo lungo per l’articolo che gli ha richiesto la redazione di Harper’s e che finisce per diventare un divertente e cinico melodramma della vita in mare. Cafonate a valanga e un Wallace che non vorrebbe mai uscire dalla sua cabina.
Un perfetto mix di civiltà e inciviltà, come ogni vacanza richiede d’essere. E più la paghi, più aumenta la possibilità d’imbattersi nella categoria dei fenomeni.

Divertente e ricco di note – sono la parte migliore –, me l’ha prestato la Tigli la notte del 31 dicembre, mentre nel corridoio di casa sua ci sfidavamo a un torneo di freccette. Noi sì che sappiamo divertirci, alla faccia dell’extra lusso!

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

18 responses to ““Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace.”

  1. diana corsini says :

    Sottoscrivo: le note sono spesso la parte più divertente, informativa e acuta del racconto. Anche perché il racconto – in questo caso – era scritto per una rivista e in qualche modo era condizionato da certi standard, invece nelle note c’è parecchio del suo.

    Mi piace anche il fatto che DFW non suona mai sprezzante quando parla di chi fa o dice cose impresentabili. Mai quanto può esserlo verso se stesso, cioè.

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  2. impossiball says :

    Ammazza che recensione criptica, ho capito che era positiva solo perchè c’è il tag libri sì 😀

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  3. Scott Pilgrim says :

    Anche io ho iniziato a leggere Wallace partendo da questo libro 😀
    Però ancora non ho trovato il coraggio di affrontare Infinite Jest. Ecco, quello mi intimorisce davvero tanto.

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  4. Elisa says :

    Ho assistito a un bellissimo reading di questo libro da parte di Giuseppe Battiston ed è stato fenomenale! Poi l’ho comprato (il libro, non Battiston), ma sto ancora aspettando che passi il ricordo della serata, per non perdermi il gusto della lettura. Geniale, davvero. (Anche se non so se troverò mai il coraggio di leggere altro di questo autore)

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  5. mosco says :

    ho guardato con apprensione se stava fra i libri si o fra i libri no: mi sarebbe spiaciuto molto.

    Però, è da un po’ che ti leggo, avrei dovuto saperlo: apprensione decisamente immotivata 😉

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