“Casa Howard” di Edward Morgan Forster.

Chi mi conosce non si stupirà di sapere che a pagina 67 ho urlato “Basta!”, ho anche aggiunto eccheccazzo ma non sta bene dirlo qui.
Anzi, chi mi conosce sarà piuttosto stupito di sapere che ho tentato di leggere Casa Howard, io che mi sono sempre rifiutata di vedere il film. Nonostante la pellicola sia piena di grandi nomi, nomi che gradisco moltissimo, attori che sicuramente mi avrebbero messa prudentemente in guardia: questo film non fa per te… figuriamoci il libro.

Insomma, detto tra noi, quando mi accosto a queste faccende d’abiti larghi e romantiche donne inglesi ho sempre il terrore di ritrovarmi catapultata in Piccole donne, di cui odio tutte le versioni possibili. Ne avessero fatto un cortometraggio coi Lego, odierei anche quello.

Qualcuno ha paura dei clown – se la chiamiamo coulrofobia fa paura il doppio – e io ho paura di Piccole donne. Libro che ho letto all’età in cui solitamente si leggono romanzi come questo e che subito mi ha convinta a schifare le gonne. Ma mica posso incolpare Louisa May Alcott per il mio armadio, sia chiaro. Anzi, a dirla tutta, nello stesso periodo ho cominciato a maltrattare le Barbie. Non so dirvi se le due cose siano collegate, ho sempre prudentemente immaginato che le poverette mi siano state d’aiuto nell’ambiziosa cretineria di voler scrivere gialli: ammazzare le bamboline è una buona palestra, l’importante è tacerlo a mamma.

Tornando a Casa Howard, acquistato usato a tre euro e mezzo – e forse adesso capite perché mi sono decisa a comprarlo –, sono convinta sia scritto benissimo. Anche se a me non pare. Il testo è chiaro, limpido e fila via bene. E anche qui non me ne sono accorta.
Quindi, per quanto mi riguarda, questo romanzo – con traduzione di Paola Campioli e introduzione di Alex R. Falzon – è uno spigolo preso di testa scivolando sulla locandina cinematografica di Piccole donne. Incubo che potrei portarmi appresso piuttosto a lungo.

Un classico fa sempre bene, questo mi ha sfiancata a pagina 67. Ho tentato e ho fallito, ma in soffitta da mia madre dovrei avere ancora qualche Barbie da sistemare per le feste. Forse riuscirò a ritrovare il mio insano equilibrio mentale.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

11 responses to ““Casa Howard” di Edward Morgan Forster.”

  1. sandra says :

    Io l’ho adorato. Odiami tutta. : )

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    • Gaia Conventi says :

      Ma no, per carità! Io sono un lettore da Hap & Leonard, una personcina profonda come una pozzanghera.
      E così imparo a scegliere libri non adatti alla mia nobiltà d’animo! 😀

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  2. nony1975 says :

    odiando le Barbie e le gonne credo proprio che seguirò il tuo saggio consiglio… evito! 🙂

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  3. J. Tevis says :

    Io lo lessi quando uscì il film e, essendo a quell’epoca attratto dal romanticismo all’inglese, lo apprezzai. Poi, però, le durezze della vita e il paraculismo all’italiana mi hanno guastato, e ora lo tengo come ricordo dei tempi andati.
    Di Forster salverei “Aspetti del romanzo”, una raccolta di lezioni tenute al Trinity College una novantina d’anni fa: sicuramente datate, ma specchio di un’epoca.

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  4. impossiball says :

    Un classico fa sempre bene

    Ma anche no, eh 😀

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  5. minty says :

    Io pure odio le Barbie e le gonne, ma adoro tutti quei classici a base di crinoline e tè inglesi (però Forster non l’ho ancora approcciato); ho peraltro letto l’intera quadrilogia delle Piccole donne (un paio di volumi più e più volte) e visto tutte o quasi le varie trasposizioni cinematografiche che Hollywood ce ne ha regalato (pure quelle, più e più volte – una anche nelle scorse vacanze di Natale XD), che, ricordiamolo, di solito cernierano insieme i primi due libri della saga.
    Che dire? Bisogna averci gusto per certe cose. E lo dico nell’accezione dialettale mia, dove “averci gusto” significa aver piacere a fare qualcosa. Sennò è tutta fatica sprecata.
    Lascia perciò Forster alle nipotine di Jane Austen, senza patemi, e vai a staccare qualche altra testa alle Barbie, che è sempre e comunque cosa buona e giusta! ;D

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    • Gaia Conventi says :

      Ecco, vedi? Già la faccenda del tè doveva dirmelo. Alla proposta di prendere un tè rispondo sempre «No, grazie. Con l’acqua calda mi lavo i piedi».
      Insomma, ho proprio sbagliato libro. Che ovviamente sta nei “libri no” intendendo “per me è no”. Non vorrei che le nipotine di Jane Austen arrivassero qui a chiedere il mio scalpo. 😀

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  6. minty says :

    Ecco, vedi? Già la faccenda del tè doveva dirmelo.

    Vogliamo proporre una suddivisione della popolazione mondiale fra chi ama il tè e chi no? Imho a dedurre da lì sulla personalità e i gusti individuali ci si prenderebbe più che con l’oroscopo 😀

    Non vorrei che le nipotine di Jane Austen arrivassero qui a chiedere il mio scalpo

    Giustissimo. Ché tra quelle nipotine ci sono a volte frange anche più estremiste degli hooligans britannici (giusto per restare in tema di inglesi) °_°

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