“Due di troppo” di Janet Evanovich.

Due di troppo è come Bastardo numero unocambia un tantino la trama e stavolta la nonnina di Stephanie Plum non si limita a comparire tra gli eccetera. Anche in questo caso troviamo una smargiassata di Andrea Vitali in quarta di copertina.

E un font adatto agli orbi. Devo ancora stabilire se il problema sia farsi leggere da una generazione che non vuole inforcare gli occhiali o se la scelta del font sia legata all’intenzione di raggiungere le 350 pagine. A tutti i costi.
Anche la seconda puntata è tradotta da Stefano Massaron. Anche la seconda puntata ha qualche difetto di editing. Insomma, assomiglia alla prima ma è la seconda. Ho già comprato la terza, vi saprò dire se l’effetto déjà vu continuerà a tirarmi per i piedi.

Comincio a dirmi che la saga della siurina Plum va letta solo per i dialoghi scoppiettanti. O per sapere se alla fine della fiera lei la dà a lui; lui è sempre Joe Morelli: bello, figo e via andare. Che poi, detto tra noi, se lei si decide… restano solo i dialoghi.

Il libro si fa leggere? Certamente sì. Fila via alla svelta, merito anche del font, sia detto.

Epperò – il però c’è sempre –, se schifate il genere leggero ma avete intenzione di scrivere un romanzo, non sottovalutate il potere dei dialoghi che questa autrice sa imbastire. S’impara molto, anche così. E poi, chissà, magari vi scappa pure una risata.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.
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