Andar per concorsi (occhi aperti e tasche chiuse!).

Partiamo svelti svelti – daje che è lunedì! – col concorso a tributo zero – ohhh… finalmente! – che mette in palio la pubblicazione. Ehm, sì però…

Però la casa editrice, a quanto leggo qui, contempla anche «contratti di pubblicazione [che] possono essere con richiesta di contributo». Ahia!
E poi qui, dove il sior Romanelli, in un commento, spiega: «l’editore [omissis] mi chiese un contributo per le spese pari a 1 milione e 800 mila lire. Il contributo non servì però, nemmeno in quell’occasione a distribuire in modo capillare le copie del libro». Ma sono storie vecchie, magari nel frattempo qualcosa è cambiato. Cambiato in meglio, intendo.
Difatti «la partecipazione al concorso costituisce espressa autorizzazione alla pubblicazione dell’opera da parte di [omissis] e la cessione alla stessa Casa Editrice, a titolo gratuito, degli eventuali diritti d’autore relativi solo alla prima edizione». Niente diritti sulla prima edizione, tocca sperare nelle successive. Successive? Ehm…

C’è poi il bando abbreviato per narrativa breve.

ASSOCIAZIONE CULT., poesie in 8 copie an.- max 40versi, lunghezza max, Nome Cogn. data nascita ma la banconota da dieci euro la vogliono intera.
E non scordate che «Chi desidera può richiedere un diploma di encomio quale attestato di partecipazione allegando 5 euro a parte». Un bravo! non si rifiuta a nessuno.

Qui manca il bando ma per fortuna lo si ritrova facilmente. Infatti…

Magari il bando è scritto meglio.

Arriviamo quindi al concorso poetico.
Mi chiedo e vi chiedo, senza alcuna polemica, sia chiaro: venti euro per una poesia non vi sembrano troppi? E se fossero venticinque per due poesie, venti per un racconto breve – massimo 8 cartelle – e venti per una poesia a tema? Ecco, tantini anche in questo caso. Certo potrei sbagliarmi, essendo poetica come un copertone.

Ovviamente, sapendo i costi, si può decidere o meno di partecipare. Lo dico subito così evitiamo i soliti commenti: nessuno è costretto a fare alcunché, ma lasciateci almeno dire la nostra. Pare che in Italia, e coi dovuti modi, ancora si possa fare.

Ancora una volta ci ritroviamo col problema del gratis ma anche no, e quindi vi invito sempre a leggere il bando per intero prima di cantare vittoria. Infatti…

E che si vince di bello? «Tra tutti i partecipanti la giuria selezionerà una rosa di finalisti, che riceveranno una proposta di pubblicazione in una delle collane di [omissis]». Peccato che poi, sul sito dell’editore alla pagina Pubblicare un libro a costi contenuti (e con un refuso, l’avete notato?), si trovi questo avviso:

Varrà anche per il vincitore del concorso? Non so dirvelo, ma vi consiglio – in caso decideste di partecipare – di chiederlo prima.

Ah!, dimenticavo, in caso di editi «Il premio per l’opera vincitrice consiste in targa personalizzata, pergamena e n. 100 fascette da apporre ai volumi con l’indicazione del premio ottenuto». E una fascetta, si sa, fa sempre la sua parca figura.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

15 responses to “Andar per concorsi (occhi aperti e tasche chiuse!).”

  1. LFK says :

    Cento fascette di qua, 100 santini di là. Alla fine hai più gadget che libri se segui tutti questi concorsi. Comunque per il facebbok, essendo napoletani, credo che sia corretto. In particolare mettendo l’accento sulla “o”, ovvero Facebbòk. Chiedo conferma agli utenti madrelingua.

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    • Gaia Conventi says :

      In questo periodo il gadget va alla grande. Certo uno preferirebbe farsi pagare il caffè, ma si sa che l’artista campa d’arte… e il caffè rende nervosi.
      Per quel “Facebbok” non avevo tenuto conto di quanto giustamente spieghi. Allora è colpa mia: non avevo capito. 😀

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  2. Alessandro Madeddu says :

    Altro che fascette, qui c’è da fasciarsi le ferite…

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  3. Mario Borghi says :

    Dico solo che se Alda Merini potesse tornare solo un attimo tra noi farebbe una strage.

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