Il libro è bello ma serve lo sponsor.

Oggi la segnalazione ci giunge da Gabriella Sponsorizzatuasorella – così Impossiball non potrà dire che tutte le nostre utentesse segnalanti si chiamano Maria – e ci racconta una roba strana. Strana e mancante di sponsor. Vediamo di saperne di più.

Gabriella e l’amica sua hanno un bel manoscritto da proporre al sior editore; si tratta di un testo a fini didattici, una faccenda intelligente che arriva su Giramenti solo perché l’editore in questione è più cialtrone di noi. Se così non fosse, mai ci occuperemmo di cose intelligenti: il nostro contratto in nero ce lo impedisce fermamente.

Il manoscritto di Gabriella parla di bambini e integrazione, l’intento è dare un valido aiuto alle famiglie, alle scuole e alle brave persone. Noi, come al solito, non rientriamo in nessuna categoria.
Illustrato come si conviene, facile da comprendere, una cosetta moderna e stimolante. Potrebbe certamente piacere a un editore e difatti è piaciuto. Però. Eccolo il però!, stava lì a mangiarsi le unghie in attesa d’apparire. Come al solito il però è un però che puzza di dindi, di soldi, di moneta da sborsare. Mai da incassare, mai!

La casa editrice, ricevuto un assaggio del materiale, si affretta a contattare Gabriella.
«Ma che bel lavoro, un libro così ci serviva proprio. Oh… come starebbe bene nel nostro programma editoriale. Pero…» e al però Gabriella già sa, noi anche e adesso ve lo spieghiamo: occorre trovare uno sponsor che partecipi alle spese di produzione. Uno sponsor? Eccerto, siori miei, questo è un periodaccio. Penserete mica che un editore – che sul suo sito non menziona richieste di contributi, sponsor e opere di bene – possa investire soldi in un libro didattico, vero?
Ma l’editore non si occupa proprio di didattica? Sì, vabbe’, è un particolare da niente. Il periodaccio resta e la didattica può andare a farsi fottere.

Gabriella – curiosa ma non cretina – chiede quindi a quanto ammonti la spesa. Vuoi mai che uno sponsor… Babbo Natale o la piccola fiammiferaia coi suoi risparmi, l’Esercito della Salvezza vendendo biscottini o mia nonna in carriola spacciando crack…
Il cortese editore fa allora sapere che la spesa non è facilmente quantificabile. Lui è un professionista, mica vende ciance al chilo! E dunque, per avere un preventivo, Gabriella e l’amica sua devono dire che formato di stampa preferiscono, se vogliono una stampa a quattro colori, di quante pagine. Ma non solo! L’editore chiede anche quante copie le autrici intendono stampare.

«Ma come? Allora tanto varrebbe andare in tipografia!», così pensa Gabriella e così pensiamo noi. E poi – aspetta che controllo meglio… aspetta, uso la lente d’ingrandimento, il microscopio… ok, fatto! –, dicevo, e poi anche guardando bene e studiando il sito con la massima attenzione e il maggior ingrandimento possibile, da nessuna parte sta scritto che l’editore didattico stampa a richiesta, fa preventivi per print on demand e – no, proprio no – che sia un editore a pagamento. Infine, cerca e cerca, lo scovo sulla pagina Facebook dedicata alla casa editrice: i siori, impegnati in testi scolastici da un secolo, si occupano anche di «specifiche realizzazioni su commissione». Ma sul sito non ne fanno cenno, devono averci pensato poi. Per colpa della crisi. Ah, la crisi!
Quelle realizzazioni su commissione sembrano proprio, ma proprio tanto, un nuovo modo, assai garbato ed elegante, di chiamare una pubblicazione a pagamento. Non sembra anche a voi?
Dirlo chiaramente non faceva figo, soprattutto da quando il web si è riempito di gentaglia che dice il peggio di tale pratica. Brutti!, brutti e cattivi.
[Scusate, dobbiamo correre allo specchio ad insultarci, torniamo subito].

Eccoci, dicevamo…

Quindi, per ovviare al problema, basta saperla raccontare. Magia, magia! Puf! Realizzazioni su commissione. Cacchio come suona bene…

Eppure, guarda e riguarda il sito dell’editore, il catalogo che si occupa di didattica è così ben fatto, così zeppo di cose belle e didattiche. E allora questo deve essere un mondo pieno di sponsor. Ovviamente didattici, ci mancherebbe!

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

23 responses to “Il libro è bello ma serve lo sponsor.”

  1. danven76 says :

    Piove, pare di essere in autunno e non in inverno e c’ è pure l’ editore didattico che cerca lo sponsor. Si sarà adeguato alla scuola pubblica che chiede contributi ai genitori: alcuni so per certo che danno ai figli la carta igienica ogni giorno. Io tirerei lo sciacquone su tutta questa maleodorante storia e mi accingerei a declamare:le EAP a me stanno sulle balle ma quelli che si tramutano da free a doppio binario mi fanno ancora più girare. Si “operano”di nascosto gli editori furboni, si amputano i cosiddetti e poi in sordina ti dicono “guarda che c’è una sorpresina che ti aspetta, ma solo se la vuoi e la chiamiamo in un modo carino:sponsor”. Almeno Belen si era tatuata una farfallina: più coerente e giudiziosa di editori transponsor!

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    • Gaia Conventi says :

      Purtroppo l’editore a doppio binario fa un dispetto a chi paga e uno a chi non paga: da fuori è impossibile stabilire la differenza. E questo è davvero spiacevole per chi non paga, mentre risulta comodo per i paganti. E noi per i paganti non abbiamo né simpatia né stima. 😉

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  2. LFK says :

    Interessante. Ho sentito parlare di sponsor tempo fa a proposito delle poesie. “Chiedete a un circolo culturale, una biblioteca, un passante a caso di sponsorizzare la vostra opera, ve ne sarà grato in eterno”.
    Bello, ma comunque la chiami, sempre quello rimane: soldi. Questo serva da insegnamento: chi fa didattica, insegna anche a spendere soldini.

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  3. italese says :

    Secondo me questi pubblicherebbero pure un pamphlet dal titolo “Gli editori a pagamento sono gente di fango”, dove fango è un sinonimo elegante di coprolito.

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  4. impossiball says :

    così Impossiball non potrà dire che tutte le nostre utentesse segnalanti si chiamano Maria

    Non poteva chiamarsi Maria Losponsorsiportavia? 😀

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  5. sandra says :

    Preventivo: come quando rifai il bagno o un mega impianto dentistico. Ah! Sono certa che Gabriella troverà presto qualcosa di meglio : )

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  6. pipporusso says :

    L’ha ribloggato su Cercando Obliviae ha commentato:
    Ora e sempre Giramenti…

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  7. thedam99 says :

    Ma non sarà mica una casa Editrice di Napoli vero?

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  8. Mario Borghi says :

    A volte sei di una pignoleria… scusa eh, ma se il libro è buono e ci mancava proprio, perché cavillare… essù… la chiultiur non ha prix… ommerd…

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