“La mia vita segreta” di Salvador Dalì.

Un bel librone regalatomi da Paolo – amico fraterno – e col nome del traduttore in copertina: «Traduzione di Irene Brin». Insomma, già si parte bene.

«A sei anni, volevo diventare cuoco. A dieci, Napoleone. Da allora in poi le mie ambizioni sono sempre andate crescendo». Lo si legge nel prologo e direi che rende l’idea. Dalì parla di sé, argomento che gli piace moltissimo e si nota, chiarendo che «Probabilmente l’accorto lettore avrà già capito che la modestia non è precisamente una mia dote». Salvador, vai tranquillo, lo si intuisce fin dall’incipit.

In queste trecento pagine – ma tenete presente che in parecchie il nostro Salvador si scrive parecchio addosso, lui si liscia e si acclama anche quando fa pipì a letto – Dalì risulta essere a metà strada tra il genio e la faccia da culo. Ma detto bonariamente, eh? Una gran faccia da culo, la possibilità – anche economica, finché paparino ha sganciato moneta – d’essere un personaggio e l’assoluta intenzione di farsi opera d’arte.
Fosse meno geniale, sarebbe soltanto un pallone gonfiato. Ma è Dalì e gliele passi tutte.

Lettura piacevole, tranne le parti in cui Salvador si incensa in lunghe messe cantate. Per fortuna la narrazione – Dalì ne combina di tutti i colori – ripaga sempre. Un grazie di cuore a Paolo Ferrucci per questo tomo regalo.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

10 responses to ““La mia vita segreta” di Salvador Dalì.”

  1. ilcomizietto says :

    Dalì mi ricorda Dante, di cui sto leggendo la biografia. Poi ha scritto la Divina e gli si perdona tutto.

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  2. Alessandro Madeddu says :

    Ego smisurato, ma con ragione 🙂

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  3. paolo f says :

    Felice di averti donato questo libro: la testimonianza di uno talmente convinto di essere, da non aver vacillato mai nel volerlo affermare.

    “La mia adolescenza fu caratterizzata dal motiplicarsi dei miti, delle manie, delle deficienze, dei doni, delle manifestazioni di genio e di violenza della mia prima infanzia. Non desideravo assolutamente correggermi, né trasformarmi; al contrario, ero di giorno in giorno maggiormente posseduto dalla volontà di imporre e di esaltare in ogni modo la mia concezione di vita.”
    (Parte seconda, Cap. I)

    Fa effetto, soprattutto per chi ha passato gran parte della vita a lasciarsi perseguitare dal bisogno di correggersi: che errore! Lui sì che aveva capito.
    In qualche modo mi ricorda te, amica carissima 🙂

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