Chi fa da self fa per trelf. Ma con tremila euro saldi il conto dell’editor e compagnia bella.

Probabilmente vi siete già imbattuti in questo articolo, scritto da Stefano Izzo – editor della narrativa italiana Rizzoli – per Officine Masterpiece, in lode e gloria del self con l’aiutino.

Andiamo a chiarire: si parla di indie-publishing. Di cosa? Ok, lasciamolo dire a Izzo, che per comodità finge d’avere un amico intenzionato a pubblicare un libro. Ma poi, a ben pensarci, chi non ha un amico così?

«Fino a che punto è disposto, questo amico, a scommettere sul suo libro? E soprattutto: ha un piccolo budget da investire?» e qui occorre capire a quanto ammonti quel piccolo. «Due-tremila euro: non pochissimo, ma la stessa somma, in fondo, che gli chiederebbe un editore a pagamento…», alt! Fermi tutti, un amico mio – amico mio e di Giramenti – non penserebbe mai all’alternativa a pagamento. Nemmeno delirando con la febbre alta.

Ma, quindi, in cosa consiste ‘sto indie-publishing? Izzo lo spiega così: «Vale a dire: hai mai pensato di ingaggiare alcuni professionisti che sappiano arrivare, ognuno nel proprio campo, dove tu obiettivamente non puoi?», sinceramente no, sono della vecchia scuola e preferisco scovare un editore onesto. Magari sono strana, eh?

Izzo ci tiene poi a precisare che non si sta invitando il gentile pubblico «all’editoria a pagamento, ma a rivolgersi a quelle agenzie di servizi letterari o a quei professionisti free lance che possano aiutare l’aspirante scrittore a scrivere bene il proprio libro e a promuoverlo accanto all’auto-pubblicazione».

Questo certamente limiterebbe i danni e i refusi, resta però da stabilire se un editor free lance – in tempi di magra – rifiuterebbe di mettere mano a un testo palesemente irrecuperabile. E dico editor per tirare in ballo la classica cavia da laboratorio, il primo che passa, il poveretto che ci piglia sempre di mezzo. Cosa che faccio solo io, sia detto. Difatti è un’ipotesi che Izzo – elegantemente – non prende in considerazione, forse immaginando che solo un autore già bravino di suo possa decidere d’investire il «piccolo budget» di cui si diceva.

Poi non resta che – e certo rientra in quei «due-tremila euro» – farsi fare una copertina degna di questo nome e «assoldare esperti di marketing, di comunicazione, di social media» per studiare la giusta strategia. Basteranno ‘sti soldini? Spero di sì.

Ovviamente Izzo ci mette in guardia, il mondo è pieno d’esperti per hobby e quindi occorre trovare persone valide. Certo occorre anche avere un salvadanaio dalla pancia gonfia e l’assoluta convinzione che l’ indie-publishing non rappresenta l’anello di congiunzione tra il self e l’EAP.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

36 responses to “Chi fa da self fa per trelf. Ma con tremila euro saldi il conto dell’editor e compagnia bella.”

  1. impossiball says :

    Bell’articolo, quello del tizio. Non è riuscito a dire una-cosa-una che chiunque abbia gli occhi appena aperti sul mercato non sappia già

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  2. Esther Pellegrini says :

    Buondì Gaia! A me un editor chiese 600 euri per editarmi il testo. Scontato, eh, altrimenti la somma da cacciare sarebbe stata più alta. Però devo dire che era uno capace. Ah, se ti stai chiedendo cosa abbia deciso alla fine, basti sapere che quei 600 euro, un paio di anni fa, sono finiti in un negozio. Più precisamente di PC: il portatile da cui ti sto scrivendo, per l’appunto 😀 Quindi posso dire che il mio PC, per la proprietà transitiva dell’editing non effettuato, è un editor? Dai, dimmi di sì che almeno mi monto la testa per un (inutile) motivo! 😀
    Ps: sempre belli i tuoi articoli 😀

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  3. sandra says :

    L’anello di congiunzione, l’anello mancante di cui non sentivo la mancanza. Sento invece che qualche editor di nostra conoscenza si starà come minimo irritando, perchè l’editor è un lavoro serio, chiedere queste cifre un po’ meno.
    Del resto uno che conosco bene, e l’ha proposto anche a me, ha chiesto 70 euro per ogni racconto per un’antologia, 70 intendo per “editarli” calcolando 20 racconti il conto è presto fatto. Che tristezza.

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  4. paolo f says :

    A proposito di “esperti per hobby”, mi vengono in mente certi personaggi-limite che poi diventano stalker…

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  5. marcoparlato says :

    Stanotte ho sognato di rigare la mia porsche nuova e Izzo mi viene a dire che devo spendere due-tremila euro per un libro scritto da me? Quasi quasi torno a dormire, così cerco un carrozziere.

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  6. Tenar says :

    Hai perfettamente espresso i miei dubbi, linko immediatamente il post.
    PS: quindi chi in questo momento sta facendo l’editing al mio romanzo aggratis per una casa editrice che pagherà me, poco e in percentuale sul venduto, ovvio, anziché farsi pagare è un esponente di una specie in via di estinzione?

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  7. mosco says :

    “Perché voglio guadagnarci senza spartire la torta con altri. Perché un po’ mi piace sentirmi protagonista. Perché è divertente sperimentare nuove possibilità. Perché, per dirla proprio tutta, credo che il sistema editoriale abbia qualcosa di malato e di ingiusto” dice il fantomatico amico di Izzo.

    Perché un editore serio non lo pubblicherebbe, presempio? Che ne pubblica già a tonnellate di monnezza varia senza il libro “dell’amico” di Izzo?

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  8. ilcomizietto says :

    Personalmente penso che il problema numero uno sia trovare un editor onesto e capace. Onesto e capace è anche uno che ha il coraggio di dirti: “lascia perdere”.

    Fare il self publishing dopo un lavoro di editoria fatto bene mi sembra che abbia senso, soprattutto oggi che i prezzi sono accessibili e le possibilità di venire letti ci sono. (3000€ non so se sia una cifra equa, ma è sicuramente abbordabile.) In questi mesi ne ho trovati tanti che fanno questo lavoro a vari livelli e quindi mi sembra che la domanda esista ed è giusto che venga soddisfatta.

    Mi sembra che questo modo di procedere sia molto meglio dell’EAP (oggi completamente senza senso!), primo perché un lavoro di editing si fa, secondo perché con il SP si stampa solo quello che si vende, senza sprechi, e si guadagna, se e quando si guadagna, secondo la propria bravura, senza intermediari.

    Personalmente ho letto solo un libro che ha fatto questo percorso e devo dire che mi è piaciuto molto ed inoltre la versione elettronica è gratuita:
    http://ilcomizietto.wordpress.com/2012/03/28/ebook-altri-robot/

    Un altro autore che ha seguito il SP e ha avuto un discreto successo, se non altro perché si è fatto finanziare e aiutare dai suoi lettori, è Paolo Attivissimo. ( http://attivissimo.blogspot.it/ )

    Questo per dire che il tramista rimarrà tale con qualunque lavoro di editing, chi invece è bravo e si dà da fare in qualche modo emergerà e si farà leggere, con o senza editore classico.

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    • Gaia Conventi says :

      Sia chiaro: il lavoro va pagato, e quindi anche l’editor deve ricevere il compenso che gli spetta. Resta da capire se un editor – sono tempi difficili, lo sappiamo – rifiuterebbe un testo palesemente di merla. In caso avvenisse, l’autore saprà farsene una ragione? Temo di no.
      Detto questo, avvalersi di una manina santa di editing è sempre meglio. Anche in caso si tentasse la vecchia via, quella del cercarsi l’editore. Io non ho mai fatto correggere i miei testi in maniera professionale, tento di farlo da me e spero che, in caso di pubblicazione, l’editor della casa editrice faccia il resto.
      Vorrei sottolineare che non ho niente contro il self, cosa che ribadisco a giorni alterni. Ma non spenderei mai tremila eurozzi di editing e grafica per pubblicare da me, proprio come non li spenderei per pubblicare con un editore a pagamento. Con tremila eurozzi vado in ferie, ecco. 🙂

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      • ilcomizietto says :

        Gaia, su una cosa si può scommettere facile: il tramista non lo salva nessuno. Butterà comunque soldi nel cesso e non riuscirà mai a scrivere qualcosa di decente. Nemmeno un sms o una richiesta di aiuto su Yahoo Answer, figuriamoci un racconto o un romanzo.

        Per tutti gli altri, oggi, le vie per farsi leggere si sono moltiplicate. Andate e scrivete. (Tramista! Cosa stai facendo? Tu no, non scrivere. Vieni qui, hai altro da fare.)

        ilcomizietto.predicatore

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        • Gaia Conventi says :

          Ai tramisti occorre un miracolo. Lourdes dovrebbe darsi all’editoria.

          (Saltata la presentazione del 20 a Milano, sarò comunque a Milano perché la camera d’albergo non mi viene rimborsata. Andrò a cena con qualche amico… sei dei nostri? Ti scrivo in mail?).

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  9. dacqu says :

    A me sa molto di “creati una casa editrice personale”

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  10. Stranoforte says :

    Ehhhhhh, ma se belli volete apparire un pochino dovete soffrire di (portafoglio almeno).

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  11. Sonia Lombardo says :

    Posso dire la mia, anche se forse è di parte? Credo che 3mila euro siano una cifra esagerata, non mi voglio fare pubblicità, ma provare per credere. Inoltre, chi vuole intraprendere la via “indie” dovrebbe, a mio parere, essere già consapevole di scrivere cose che valga la pena pubblicare. Il fatto che è facile autopubblicarsi non implica la logica del “va bene proviamo tanto che ho da perdere”. Meglio un blog a quel punto, così chi ti legge ti dice se è meglio che cambi mestiere.

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  1. Oggi | Ilcomizietto - 20 marzo 2014
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