Ringraziando Fabio Volo che ci insegna a stare al mondo.

Tocca parlare ancora di Fabio Volo. Sì, lo so, se ne potrebbe fare a meno. Eppure, dall’alto delle puerilità che spara a casaccio, per Volo – e il suo seguito – occorrerebbe una disamina tecnica.
Cosa che non farò, non ho alcuna intenzione di prescrivere a lui e ai suoi fedeli lettori una cura ricostituente: leggere Volo non è il Male, ma dar retta a Volo e trovarlo latore di messaggi intelligenti è la cosa che più ci si avvicina. Il Male, per come la vedo io, sta nell’asinaggine compiaciuta, e può fare danni ovunque.

Non ammazza i buoni libri e non spegne il cervello del lettore. Non solo, almeno.

L’asinaggine compiaciuta è quel mostro che ci spinge a parteggiare per gli evasori fiscali – qualcuno li ritiene furbi, io li metterei semplicemente al muro – e a insultare in maniera anonima sul web: tanto nessuno ci scoprirà mai, tanto il web non è vita vera, tanto… ma chissenefrega, in caso il web dovesse risultare reale quanto la piazza del paese, se non mi tanano ho comunque ragione io.

L’asinaggine compiaciuta abbisogna di visibilità e accoliti che la trovino una gran figata, perché Volo può dire ciò che vuole e andarci dietro sembra essere diventato un modo – fico e facile, come i libri che scrive – per risultare contro. Contro il sistema, contro gli intellettuali da strapazzo, contro i boriosi. Contro qualcosa.
E poco importa se Volo pubblica col più grande editore d’Italia, poco importa se i suoi libri vengono rimaneggiati quanto basta per piacere al mercato editoriale, e non importa nemmeno che Volo rilasci offensive interviste. Offensive nei confronti del buonsenso e, tutto sommato, persino di chi compra i libri di Volo. Non mi spingo a dire che quel qualcuno li legga pure, ma già il fatto di partecipare agli introiti voliani è una maniera efficace per dargli ragione.

Veniamo allora all’intervista di cui mi preme parlarvi, e sempre alla luce di quell’asinaggine compiaciuta di cui dicevo. Siamo sulla pagina culturale del Corrierone e, come ho commentato sul profilo Facebook di Giramenti, infilarci Volo e impedire ai cani d’entrare in chiesa mi sembra un controsenso.
In questa intervista Fabio Volo parla di sé – gli viene naturale – e, a dirla tutta, farlo argomentare d’altro risulta spesso dannoso. Ma andiamo per gradi…

Inutile disquisire sul pensiero voliano legato alla famiglia e agli affetti, sta tra il banale e il “poveri noi”. Interessante, invece, il commento di Fabio Volo al libro di Michele Serra, Gli sdraiati. Libro che Volo non ha letto ma si sente comunque di chiosare: «I contadini mi hanno insegnato che se il frutto non va bene, il problema è della pianta. La critica al frutto fatta dalla pianta fa ridere».
Ottimo consiglio, a mio avviso. Dunque d’ora in poi sarà inutile criticare i libri di Fabio Volo, inutile anche prendersela con lui in qualità di scrittore. Meglio chiamare in causa il suo editor – qualcuno direbbe che prima bisognerebbe tirare le orecchie al suo ghostwriter –, risalendo poi tutta la filiera editoriale. Basterà andare direttamente da Marina Berlusconi per sveltire l’iter?

Ma non è questa la frase che ha fatto infuriare parecchia gente, l’esternazione da Nobel la sto solo tenendo in caldo per servirvela nel migliore dei modi. Pronti? Bene, eccola qui: L’autore del Volo del mattino azzarda che dietro la scelta di starsene sul divano a giocare alla playstation ci sia una presa di coscienza: «Forse i giovani hanno finalmente capito di essere vittime di una truffa. Se mio figlio mi dicesse “Ho trovato un lavoro, 6 giorni su 7, 8 ore al giorno per 1200 euro al mese”, io dovrei essere contento? E lui dovrebbe essere contento? Onestamente non capisco perché accettarlo e magari andare a vivere in un appartamento a 40 km dalla città, fare ogni giorno due ore di auto. Piuttosto che farsi prendere in giro, meglio il divano!».

Dunque, Fabio Volo, un tale che ha bucato lo schermo intervistando – gingilli al vento – Alessia Marcuzzi, un tale che campa di televisione e radio, e ovviamente di libri venduti, invita i giovani – e tra loro ci sarà pure qualche suo lettore, immagino – a rifiutare un lavoro da 1200 euro al mese. Meglio che il tizio se ne rimanga sul divano, certo.
Evidentemente Fabio Volo spera nella bisaccia parentale del giovane divanaro per continuare a vendere libri. Del resto, Non vale la pena di fare battaglie: «Una volta mi arrabbiavo se non volevano passare in radio il disco scelto da me, oggi trovo un compromesso. Mi interessa meno avere ragione, forse sono cresciuto». O forse le battaglie di Volo non assomigliano a quelle di chi lo legge, o si rifiuta di leggerlo.

Scegliere un disco è certamente un impegno, sfidare le major discografiche, urca che guerra… ma in questo momento c’è gente che fatica a mettere assieme pranzo e cena, dunque le battaglie di Volo potrebbero attestarsi oltre la soglia del ridicolo.

E l’Italia? «Come la famiglia d’origine: la ami con tutti i difetti». Il problema però nasce se la tua compagna è straniera: «Il nostro Paese è per gli italiani: non possiamo andare al cinema, le persone parlano poco inglese, per non dire quanto è difficile trovare un lavoro». Capite i problemi di Volo e della sua compagna? Una signorina che certo non potrà accettare un lavorodimerda da 1200 euro al mese, ma sono piuttosto sicura che l’amore suo Fabio Volo riuscirà a darle una mano. Potrà almeno farle coraggio, in inglese, s’intende.
E poi l’andare al cinema, santa pazienza! Gli stranieri non possono andare al cinema, e non ci passi nemmeno per la testa che anche gli italiani abbiano qualche difficoltà a trovare posto. E mica per una questione di lingua, semplicemente per un problema di lingua a penzoloni e tasche vuote.

E veniamo infine a Fabio Volo e alle critiche che riceve: Volo ha vissuto la vertigine di chi è passato dall’amore universale dei fan agli attacchi personali e all’odio via social network: «Il punto di svolta sono stati i libri: realizzare che le persone comprano i miei romanzi li ha mandati fuori di testa. Ultimamente qualcuno ha cominciato a scrivere bene di me, ma in generale i giornalisti e gli “intellettuali” mi odiano. Non è un problema, più scrivono male di me, più vendo».

Ovviamente parlar male di lui è roba da giornalisti e intellettuali, e immagino volesse essere uno sfottò nei confronti di tali categorie. Non saprei dirlo con certezza, sono soltanto una blogger che non sta stesa sul divano perché il mondo è brutto e cattivo – dove stare sul divano diventa un modo di prendere posizione, direi la più comoda, in tutti i sensi – e trova indecoroso ospitare una simile intervista in una pagina che vorrebbe fare cultura.

Lo stesso trattamento è rivolto ai suoi hater su Twitter. Volo adora provocarli: «Sono così prevedibili. So già che se pubblico una foto con Chomsky o faccio una battuta su un premio letterario, stanno a parlarne per tre giorni». Le critiche non lo infastidiscono più: «Non stanno parlando veramente di me, sono solo un nome sulla scatola, è la loro battaglia… Io sono solo l’espediente per fargli tirare fuori l’infelicità».

Volo, abbia pietà per l’intelligenza media, la prego! La ggente non dice male di lei perché è infelice e astiosa, lo fa perché si avvale del diritto di critica. Percularla non porta felicità alcuna, nemmeno vederla cadere dal suo scranno editoriale sarà un rimedio, perché lei nel frattempo avrà fatto danni.
Parecchi, e lo noto dai commenti che sul Corrierone la dicono un valido: «Che noia l’acredine che si dimostra verso coloro che riescono ad emergere…..bravo Volo continua cosi’!», «E invece Volo ha ragione. Basta sudditanza. Basta cento chilometri. Ma siamo impazziti?», «perchè ? perchè uno dovrebbe essere modesto ? chiesa Cattolica ? un vecchio insegnamento da catechismo. e se uno si vanta di quello che ha fatto ?(tra l’altro lui non si vanta affatto) dovrebbe essere modesto per essere al suo livello? cioè un livello modesto ?». Ecco, mi fermo qui. Questi commenti rendono l’idea e chiudono il cerchio: e si ritorna a parlare d’asinaggine compiaciuta.

[Per le immagini si ringrazia la pagina Facebook di Favio Bolo]

*Ricordiamo ai gentili utenti – e quando si parla di Volo occorre sempre ricordarlo – che i commenti anonimi, con email palesemente fasulle, non saranno presi in considerazione. In caso il trattamento sembrasse poco democratico, si tenga presente che la democrazia occorre meritarsela.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

39 responses to “Ringraziando Fabio Volo che ci insegna a stare al mondo.”

  1. Angela says :

    Di questa intervista c’è un solo punto su cui mi trovo d’accordo: quando il simpatico Volo dice che vuole emigrare ngli Stati Uniti. Ottimo, prego, quella è la porta.
    È un tale assemblato di superficialità, cose scontate e banali, piattezza umana, che non posso fare altro che pensare a quel povero bimbo. Staranno sdraiati tutto il giorno a giocare ai videogiochi, cosa vuoi che ti dica. Poi un bel giorno si alzeranno grassi e scontenti e scriveranno a due mani sul loro profondo rapporto con il divano.

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  2. LFK says :

    Non so se l’hai fatto con cognizione di causa, ma dopo la frase

    “Non aver paura di cambiare, ma se usi la frizione è meglio”

    hai scritto

    “Scegliere un disco è certamente un impegno, sfidare le major discografiche, urca che guerra…”

    La prima cosa che ho pensato, per associazione di idee, è che Fabio Volo volesse far passare in radio un disco della frizione. Ma tralasciamo. Se prima difendevo Fabio Volo per il saper incassare le critiche, mi devo ricredere alla grande. Non solo non le sa incassare, ma fa come la volpe con l’uva. Finge di fregarsene, parlandone, dimostrando quindi che non se ne sta fregando. Diciamo che è sceso ai livelli degli autori incazzati per una recensione negativa. Quindi per me può finire qua l’idillio, mi dispiace ma anche no.
    Il problema è che una persona che sa di influire sul pensiero di migliaia di persone non può permettersi di dire una cosa come “rifiutate un lavoro da 1.200 euro al mese”. Perché ci sono persone che accettano di prendere meno per lavorare anche più delle 40 ore settimanali, ci sono persone che con la metà di quel che secondo lui si dovrebbe rifiutare sarebbero un po’ più tranquille. Che dire? Ha perso il senso della misura. Però su una cosa ha ragione: se un disoccupato qualsiasi avesse entrate come le sue, da TV, radio e editoria, forse rifiuterebbe un lavoro a 1.200 euro al mese.

    Bah…

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    • Gaia Conventi says :

      Ti pare che io possa mettere assieme disco e frizione? Per me lo spinterogeno è come il maggiordomo, è sempre colpa sua.
      Ma prima mi devono spiegare che accidenti è ‘sto spinterogeno, col fuorigioco hanno già tentato. Inutilmente. 😉

      Il fatto che Fabio Volo incassi – soldi e critiche – è fuori discussione: resta da capire COME incassa. Dei suoi libri ha già ampiamente detto Pippo Russo, e delle critiche ha detto Volo in persona. Il nostro Fabio poteva starsene zitto e muto. Peccato.

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    • minty says :

      Se prima difendevo Fabio Volo per il saper incassare le critiche, mi devo ricredere alla grande.
      (…)
      una persona che sa di influire sul pensiero di migliaia di persone non può permettersi di dire una cosa come “rifiutate un lavoro da 1.200 euro al mese”. Perché ci sono persone che accettano di prendere meno per lavorare anche più delle 40 ore settimanali, ci sono persone che con la metà di quel che secondo lui si dovrebbe rifiutare sarebbero un po’ più tranquille. Che dire? Ha perso il senso della misura.

      Non mi va di sbattermi a fare un commento articolato solo per ripetere cose già dette, perciò quoto questo post di LDK in toto. Tu e lui avete già scritto tutto.
      E anche per me Volo passa ora dal mucchio dei “dannosi ma simpatici” a quello dei “ca22oni odievoli”. Et voilà!

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  3. thedam99 says :

    Se è stato tradotto in ventidue lingue – totale ventitré – significa che il problema non è solo dei lettori italiani.

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  4. J. Tevis says :

    Condiviso e ri-condiviso alla grande!

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  5. impossiball says :

    il problema (comune) alla fine è sempre lo stesso: più che Fabio Volo in sè, fa molto paura il suo fan culb

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  6. Liam says :

    La mia preferita è “la via più breve è anche la più corta” fa tanto gente navigata, o navigatore. Ci sta bene pure un “ricalcola”

    comunque la cosa terrorizzante è quando alla gente superficiale salta in mente di fare il medico, o il triagista di pronto soccorso.(ne so più di qualcosa), allora uscire indenni dal SNN è roba da festeggiare per un mese.

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  7. dacqu says :

    Quello che ha detto sul lavoro mi fa venire voglia di prenderlo a calci!

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  8. Paul says :

    “I contadini mi hanno insegnato che se il frutto non va bene, il problema è della pianta”.
    Questa è mondiale. Me la devo scrivere per i miei amici viticoltori. Ma si è visto mai un contadino che estirpa il suo vigneto se l’annata non è stata buona? Se l’uva fa schifo o le mele sono bacate cosa c’entra l’albero?
    Quanto odio queste massime da supermarket spacciate per “sapere popolare”…

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  9. thedam99 says :

    @ Paul – È una massima zen o Volo zen probabilmente, ha un senso se tutto gioca nel twitter sentimento. A me non pare che il suo libro faccia così schifo e lo dico solo perché non annoia. Quello che vorrei capire è per quale moto religioso la gente compri i suoi libri sapendo che sono scritti da due ghostwriter come ha praticamente ammesso lui. Se mi dicessero che la mortadella è fatta di carne di cane, un po’ ci penserei su. Mondadori invece vende anche senza sacchetto appresso ma forse ha ragione, la merda, come i soldi fa contenti tutti se ben distribuita nelle proprie casse. A noi toccano solo le pile cartacee di Fabio Volo, ben distribuite proprio dove vorremmo calpestare il suolo.

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    • Gaia Conventi says :

      Come dicevo, per quanto riguarda l’opera omnia di Volo mi affido a Pippo Russo.
      Chiunque abbia scritto libri pregni di tali castronerie meriterebbe un premio: non è facile vendere tanto scrivendo tanto male. E questa facoltà va riconosciuta a Fabio Volo, o chi per lui.
      Non sa scrivere ma vende comunque, o forse vende proprio perché i libri sono robetta digeribile. Sia come sia, Fabio Volo piace e vende. E se posso spiegarmi perché vende, mi risulta difficile capire perché piace. 😉

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      • thedam99 says :

        Secondo me piace perché non annoia. Non si sa se sappia scrivere ma tiene ferma l’attenzione. Robetta digeribile? Sì, mi sa che è così. Ma ha il dono – forse non suo – di coinvolgere quel lato del cervello a cui l’alcol non arriva neanche per peretta. Pensaci un attimo Gaia, alcune sue frasi che hai sottilenato potrebbero piacere ai nonni. Cosa c’è di meglio di un bel “capolavoro” moderno che piaccia a tutti? Fabio Volo è un maestro nel raccontare – semplicemente – i nostri voli tarpati. Piace perché è la merda sciolta di pensieri alcolici in libertà. È un Bucowski tranquillo che non affanna la morale. Ora vado a nanna. Notte a tutti e a te Gaia.

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    • Paul says :

      Le massime zen però non andrebbero MAI citate fuori contesto o peggio prese alla lettera, un po’ come le citazioni della Bibbia.
      Altrimenti sembrano davvero massime da supermarket (la frase in se non vuole dire niente, o peggio suona davvero come finta massima popolare se la usi come l’ha usata Volo; beninteso poi che molte delle massime contadine DAVVERO non hanno fondamento materiale o scientifico).
      Lo dico perché ho studiato e lavoro (anzi lavoravo, ahimè) nel settore, e mi sono sentito citare persino quella famosissima (e bellissima) di Terzani sugli elefanti spacciata come massima popolare o addirittura verità scientica! Giuro!

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  10. pipporusso says :

    L’ha ribloggato su Cercando Obliviae ha commentato:
    Imperdibile giramento…

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  11. Christian says :

    “I contadini mi hanno insegnato che se il frutto non va bene, il problema è della pianta”.

    A me ricorda Chance il giardiniere…

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  12. Marina Vitale says :

    Leggendo il tuo post, tra l’altro scompisciandomi letteralmente al verbo “perculare”, il sistema, a me ignoto, di fb si è sentito in dovere di suggerrmi questo link:
    http://www.deejay.it/news/ho-imparato-che-fabio-volo-legge-gabriel-garcia-marquez/372667/

    Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando hai deciso che non li leggerai e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse tuo conoscente e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira (semicit) per potergli dire: se proprio non puoi perdere nemmeno un’occasione per stare zitto, potresti almeno festeggiare Marquez con qualcosa di scritto da lui?
    Io ammetto di non tollerarlo a prescindere, ma non è che lui non ci metta del suo…

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