“Non leggete i libri, fateveli raccontare” di Luciano Bianciardi.

Chirurgico, spassoso, letale. E la potremmo chiudere qui, usando le tre paroline magiche anche per l’autore, Luciano Bianciardi: chirurgico nel raccontare, spassoso e dotato di grande ironia – un clown triste, ma nessun buffone risulta essere un buon clown –, letale nel demolire intellettuali e dottoroni, letale anche nel demolire se stesso. Morto prematuramente dopo una vita spesa tra articoli e traduzioni; autore snobbato a lungo e riscoperto negli anni ’90. Se dici di uno che dove lo metti ci sta, non dici di Bianciardi. Lui non stava bene da nessuna parte.

Il suo Non leggete i libri, fateveli raccontare va in coppia, almeno su Giramenti, con Come parlare di un libro senza averlo mai letto di Pierre Bayard. Anche se, lo ricordo bene, quando scrivevo per un bloggone assai conosciuto, ben frequentato e molto – molto, molto – serio, qualcuno mi fece presente che la mia recensione appariva un’istigazione alla somaraggine. Commento che all’epoca trovai risibile, e non ho cambiato idea.
Occorre anche saper ridere dell’acquario culturale, soprattutto quando ci si nuota dentro e si è convinti di cambiare il mondo andando frequentemente a capo. Meglio se in rima.

Nel libercolo di Bianciardi – breve ma dice tanto, e lo dice con parecchi decenni d’anticipo: o lui ci vedeva lungo o in Italia non è cambiato niente – troviamo ottime indicazioni per diventare un intellettuale. Diventare cosa? Non si sa, il termine va lasciato nel vago per sviare il nemico.
E tenete sempre presente che «nessuna legge vieta ai cittadini italiani di diventare un giorno intellettuali» (pagina 11), dunque è cosa fattibile. Così sembrano pensarla anche i tramisti di Yahoo Answers, a questo punto tocca credere abbiano letto questo volumetto prima di me.

Le indicazioni di Bianciardi – questo libro va letto, nonostante il titolo inviti a fare il contrario – sono così attuali che, come avverte la postfazione di Ettore Bianciardi, i riferimenti che ne sgamano l’età – dal costo della mezza pensione a Bellaria ai nomi di Moro e Fanfani – sono rimasti proprio per ricordare al lettore che no, le sei lezioni che compongono il libercolo non sono state scritte il mese scorso. Uscite a puntate su ABC, sono targate 1967.

Insomma, leggetelo: aiuta ad abbassare la cresta.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

19 responses to ““Non leggete i libri, fateveli raccontare” di Luciano Bianciardi.”

  1. Chiara Beretta Mazzotta says :

    “Aiuta ad abbassare la cresta”? Allora va inviato a casa al momento della nascita del pupo. Prevenire, siora, prevenire sempre!

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  2. sandraellery says :

    Toh chi si rivede Bianciardi, la figlia è (stata) la mia prima editora, di cui parlammo. Grande cultura niente da dire, ma i lavori ben fatti si sa, si fan pagare. Bischeri!

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    • Gaia Conventi says :

      Il mondo è piccolo – figuriamoci l’acquario editoriale! -, tutto torna e ritorna (come i peperoni).
      Conosco la casa editrice dell’editora, nel giurassico sono finita in una sua antologia. Era un concorso giallo, ma vatti a ricordare quale!
      Da qualche parte dovrei avere una copia di quell’antologia, con una copertina così triste… 😀

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      • sandraellery says :

        Giallo milanese di sicuro, anch’io sono su 2 antologie, poi ho smesso. Dopo le recupero e vedo se siamo compagne di antologia.

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        • Gaia Conventi says :

          Ecco, brava! Sia benedetta la tua memoria, la mia mi ha sedotta e abbandonata.
          Ricordo vagamente una copertina rossa… poteva essere il 2006, ma tieni presente che puoi anche giocartelo al lotto. Non sono affidabile con le date. 😀

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  3. cooksappe says :

    ma dov’è seduto?

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  4. Demart81 says :

    Mi hai fatto venire voglia, è un autore che mi incuriosisce da quando lo sentii nominare da Amleto De Silva. Anche il libro di Bayard sarà uno dei miei prossimi acquisti, spero non troppo in là

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  5. rolandfan says :

    Non lo leggerò, mi verrebbe da piangere. Perché probabilmente quello che vorrebbe (e forse era) un libro ironico e satirico contro una certa prosopopea degli intellettuali italiani, rischia di essere oggi un monumento ai caduti. Dove stanno gli intellettuali? I lettori, gli informati, i colti?
    Magari come sussidiario delle elementari ce lo vedrei bene.
    No, compro Fabio Volo, preferisco l’eutanasia.

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  6. Evit says :

    Credo che il solo sottotitolo di questo libro sia da capolavoro “in particolare ai… privi di talento”.

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