Soluzione pratica ed economica: la proposta editoriale con video motivazionale.

Accendete le casse del computer e fate un salto qui, gustatevi il video e poi tornate su Giramenti.

Fatto? Benissimo, e allora partiamo dicendo che la segnalazione di oggi ci arriva da Luana Chesepostitisgama, lettrice fortissima e frequentatrice di un noto gruppo facebookiano di consigli libreschi legati alle promozioni giornaliere di Amazon e similari.
In quel gruppo lì, tanto per intenderci, il tizio che ha già letto il tal libro ti dice se vale la pena spendere qualche euro nell’offerta del giorno. Non è un gruppo di promozione libresca, non ci si entra per spammare i propri testi, non sta lì per pubblicizzare l’opera omnia di questo e quello.

Tutto chiaro? Perfetto, eppure è proprio grazie a simile spam che oggi parliamo di una casa editrice che offre una “soluzione pratica ed economica”. E se si tratta di faccenda economica, non stiamo parlando di roba gratis. Magari mi sbaglio, eh? Magari la soluzione è talmente economica da essere gratuita, ma nel sito di questa casa editrice la parolina magica non la vedo. E se il gratis non è citato…

Quindi oggi ringraziamo Luana e l’amico spammatore che ha fatto il possibile per risultare simpatico: spammarsi risulta sempre il metodo migliore per perdere lettori. Nemmeno il Raid può tanto.

Uno due tre, tutti in coro: graaazieee!

Vediamo allora di capire cosa offre questa casa editrice, anche se – e se mi conoscete lo sapete bene – da queste parti non prendiamo in considerazione il termine editoria se l’investimento monetario spetta all’autore. Noi siamo fatti così, siamo antipatici e crediamo ancora che il rischio d’impresa debba accollarselo l’editore.
Poi possiamo parlare di print on demand e autopubblicazione, fermo restando che siamo della vecchia scuola e ci teniamo a scovare un editore. Un tizio che ci mette il soldo, l’impegno, la promozione e la distribuzione. Il printami on demandami, pur con tutte le sue belle comodità – che faccio fatica a scorgere, ma sono un tantino orba – resta comunque un contentino. Un contentino a spese dell’autore. E badate che non vi sto dicendo di non printarvi, vi sto soltanto ricordando che si tratta di un diverso metodo di pubblicazione. La differenza con l’editoria free dovrebbe esservi ormai ben chiara, poi fate voi.

Dicevamo (e il fedele copia-incolla ci viene in aiuto)…

«La nostra casa editrice ti offre, la possibilità di realizzare il Tuo sogno
La pubblicazione del Tuo Libro proponendoti una soluzione pratica ed economica.
Innanzi tutto procediamo con una valutazione del tuo manoscritto, breve tempo se rientra nel nostro catalogo, e valido per una pubblicazione provvederemo a farti una proposta editoriale.
Solitamente ai giovani autori esordienti, se pubblicabili offriamo una soluzione semplice per una valida pubblicazione».
Noterete, ne sono certa, l’editing creativo. Noi consigliamo – a tutti – una rilettura dei testi: prima d’inviarli in lettura, prima di mandarli a un concorso, prima di postarli sul sito di una casa editrice. Soprattutto quando a scriverli è proprio una casa editrice. Sì, lo so, siamo pignoli.

Come spesso accade, questa casa editrice si offre di realizzare sogni. Per quel poco che ne sappiamo noi, una casa editrice dovrebbe limitarsi a realizzare libri. Ma chi siamo noi, certo… noi siamo solo possibili clienti. E mica è detto che il cliente abbia sempre ragione, per carità!
Tra le tante proposte, spicca quella dell’«Apposizione del bollino siae (NON OBBLIGATORIO Tribunale di Roma Sentenza N. 20576 del 22 ottobre 2007) o se previsto dal accordo editoriale». Il bollino in questione è questo qui e a questa pagina trovate anche i costi.
Un bollino che non tutte le case editrici utilizzano e che serve all’autore per avere un’idea ben precisa di quanto il suo libro ha venduto.

I rendiconti di un editore, vi stupirà saperlo – eh, lo immagino! – sono più o meno come il Libro di Mormon: se crederci vi fa sentire nel giusto, fatelo. A dispetto di tutto e tutti.
In alcuni contratti editoriali vi viene data la possibilità d’apporre il bollino, ma la spesa dovete sobbarcarvela voi. Qualche giorno fa una siora editor mi faceva presente che il costo è irrisorio e, visto come butta, è la spesa più intelligente da fare. Mi fido della siora: se lo dice lei, lo riporto a voi e vi dico di tenerne conto.

Si tenga poi presente che «il Tuo libro potrà essere acquistato sui seguenti negozi online: negozi online: (FELTRINELLI – IBS – LIBRERIA UNIVERSITARIA – WEBSTER LIBRI DEASTORE – UNILIBRO – MORGAN MILLER EDIZIONI)» ma «Alcuni nostri titoli si rendono non disponibili su svariati portali, questo succede perchè le IE – informazioni editoriali trasmettono elettronicamente i flussi delle opere da noi pubblicate, ma non sono convenzionati per la vendita». Precisazione che metterebbe in allarme anche l’autore di un saggio zen.

Quando deciderete d’inviare il vostro manoscritto, sappiate che «L’Editore non accetterà opere con contenuti a carattere pornografico e/o analogo; contenuti di discriminazioni razziali, politiche o sessuali; contenuti con incitazioni alla violenza psicologica e fisica in ogni sua forma; oltraggio alle leggi vigenti ed alle religioni di ogni stampo; oltraggio a principi morali di ogni forma e genere accettati; contenuti riconducibili ad uno stato deontologigo non appropriato alla pubblicazione». Quindi la soluzione è pratica ed economica ma ci sono regole che dovrete seguire. Non dico sia sbagliato, dico solo che Bukowski forse l’avrebbero scartato.

E qui sono costretta ad aprire la solita parentesi: possibile definire casa editrice ANCHE una casa editrice a pagamento che si occupa di scegliere accuratamente i testi da pubblicare e s’impegna a fornire un editing ben fatto? Ecco, devo disattendere le aspettative di chiunque non storca il naso in caso d’autore pagante: se i soldini li mette lo scrittore, per me si tratta di stamperia. Cosa ben diversa dall’editoria.
Ricordo ai più distratti che una casa editrice non deve soltanto occuparsi di editing, stampa e copertina strafiga. Una casa editrice deve anche occuparsi di distribuzione, e la miracolosa comparsa – in automatico – di un titolo sui principali store online è davvero il minimo. E certo non è promozione di un titolo.

Vi consiglio di visitare il sito della casa editrice pratica ed economica – i feedback rilasciati dagli autori in scuderia, il blog che non funziona, il collegamento inesistente a Facebook, il profilo Twitter aggiornato al 31 maggio 2011 – e vi sprono a leggere il cortese invito a lasciare commenti«I commenti saranno pubblicati in forma anonima. Tuttavia l’utente deve essere a conoscenza che, in caso di invio di commenti non adeguati, la Morgan Miller comunicherà alle autorità competenti i dati necessari per rintracciarlo». Davvero rincuorante, chissà se anche questo post subirà un trattamento simile.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

66 responses to “Soluzione pratica ed economica: la proposta editoriale con video motivazionale.”

  1. impossiball says :

    Questi mi sa che hanno trovato una soluzione pratica ed economica per l’editing dei testi: farlo fare al cane

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  2. cicobio says :

    Morgan Miller sono a pagamento e conosco chi ha pubblicato con loro (non sono economici) e si é trovato malissimo.

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  3. LFK says :

    La vendita nei maggiori store on line è semplicissima: anche con un’auto pubblicazione, ti appoggi a Simplicissimus e sei ovunque. Quindi è meno del minimo. Interessante come in ogni caso hai inquadrato un problema non da poco. Cito:

    “Ricordo ai più distratti che una casa editrice non deve soltanto occuparsi di editing, stampa e copertina strafiga. Una casa editrice deve anche occuparsi di distribuzione, e la miracolosa comparsa – in automatico – di un titolo sui principali store online è davvero il minimo. E certo non è promozione di un titolo.”

    Lo vorrei ricordare anche io, a tutte le case editrici che non si fanno pagare ma limitano la loro attività a editing (se c’è), copertina, stampa, vendita on line senza poi prendersi carico dei propri libri e fare di tutto per venderli. Non sembra ma è un grosso problema. Si dà la colpa al distributore, ma se il distributore risponde che non ha copie, come la mettiamo? Insomma, parlandoci chiaro: su una tiratura di 100 copie, che distribuzione si può fare? Fai anche 50 in giro per store on line, le altre 50 le vende a te (per concorsi, per parenti, per amici, per lanciarli al tuo vicino di casa). Non resta molto, e parliamo di stamperia anche in questo caso secondo me. E parliamo anche di piccole case editrici che sfornano 40-50 libri l’anno con questo sistema.

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    • Gaia Conventi says :

      Sì, è sempre il caso di ricordarlo, alle case editrici e all’autore che sta per firmare un contratto: senza distribuzione e promozione non si va da nessuna parte.
      Se l’intento dell’autore è avere il proprio nome in copertina – contando poi sulla fortuna -, l’autopubblicazione andrà benissimo. Idem la tipografia.

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  4. sedcetta says :

    Mi è giunta voce (molto fondata) che anche i distributori vanno a simpatie (economiche). Qui ci sarebbe da riformulare tutto il sistema… Perchè poi capita che CE serie e in gamba si trovino in difficoltà.

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    • Gaia Conventi says :

      Voce che è arrivata anche a me.
      Voce che ritengo attendibile.

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      • LFK says :

        A me invece la voce non è giunta, ma ho visto le difficoltà che i distributori “seri” creano ai piccoli editori, e suppongo sia un problema economico. Come dire che lo stesso distributore che è la delizia di una media casa editrice, è anche la croce di una piccola. Sì, in effetti…

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    • minty says :

      Mi è giunta voce (molto fondata) che anche i distributori vanno a simpatie (economiche)

      Non so come sia coi distributori di libri. Nella distribuzione di fumetti è cosa nota, anche perché lì vige la curiosa anomalia per la quale i tre principali distributori sono di proprietà/associati a tre specifici editori, e quindi…
      (Da un po’, peraltro, la MeLi s’è buttata pure in ‘sto campo, come quarto incomodo, ma con risultati che definire imbarazzanti è farle un complimento -_-)

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  5. Chiara Beretta Mazzotta says :

    Primo: ho temuto che la signorina uscisse pure dal monitor e mi fregasse il caffè.
    Secondo: chi ha fatto il doppiaggio deve essere percosso con tutti i tomi delle Cronache di Martin.
    Terzo: dite ai signori che a parte Funari, pace all’anima sua, nessuno dice e scrive “deontologigo”. Stendo un velo sulla differenza tra accento acuto e grave…
    Adesso torno alla mia cicuta del mattino 😉

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    • Gaia Conventi says :

      La signorina che fa un passettino avanti ed esce dalla cornice è inquietante.
      Trovarsela per casa è un attimo. 😉

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    • minty says :

      Secondo: chi ha fatto il doppiaggio deve essere percosso con tutti i tomi delle Cronache di Martin.

      Mannò, perché?! Io invece volevo proporle di darsi alla produzione di video show and tell asmr di rilassamento (di cui sono una grande fan, in quanto persona ansiosissima XD). Se avesse avuto altre due o tre tipologie di contratto da illustrare, mi sarei sicuramente addormentata sulla tastiera. E’ una dote anche quella, eh!

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      • Chiara Beretta Mazzotta says :

        Hai ragione. Son sempre frettolosa nei giudizi.
        Uno propone la visione per addormentarli tutti… e ci riesce!
        Altro che dote, maggggia. O_O

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  6. sandra says :

    A parte che pensavo vendesse mobili la biondina del video, e sempre di distribuzione si parla, isole comprese, di solito la parola proposta editoriale non è un buon segno, ormai lo so. Un po’ come quando sul pieghevole dell’hotel in riviera c’è scritto “lato mare”, che non è “vista mare”, probabilmente il panorama sarà coperto da un grattacielo di 18 piani e il mare dal balcone non lo vedrai, ma non potrai obiettare nulla perchè è lato mare.
    Immagino gli autori di Morgan & Miller in libreria, basiti perchè non trovano pile della propria opera entrando.
    BACIONE

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    • Gaia Conventi says :

      La siurina, a ridoppiarla, le fai vendere di tutto. 😀

      Interessante la questione della “proposta editoriale” e del “lato mare”.
      Abbiamo sempre detto che le cose occorre saperle raccontare, scienza applicabile in diversi ambiti.

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  7. sandra says :

    Nel catalogo, romanzo dal titolo “se fossi stato un pò più giovane” con l’accento. Sto malissimo.

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  8. impossiball says :

    Ecco, quelli che pubblicano a pagamento mi fanno lo stesso effetto di quelli che rilanciano le bufale su facebook senza manco porsi il problema che potrebbero non essere notizie vere

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    • Gaia Conventi says :

      Esiste il modo d’essere l’uno e l’altro: scrittore pagante e bufalaro convinto. In giro vedo certi saggi EAP che spacciano teorie così strampalate… 😀

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  9. Alessandro Madeddu says :

    Mi sono innamorato della signorina del video.

    Adoro i siti dove ogni avviso contiene una minaccia velata! 😀 scrivi quello che vuoi, ti denunciamo al KGB; se metti in dubbio la nostra esistenza, veniamo a cercarti con le mezze da baseball.

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  10. tibi says :

    Conosco la fama non proprio positiva, me ne aveva parlato un’amica.

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  11. impossiball says :

    Invece di cazzarare, andate tutti nella sezione Dicono di noi del sito, ci sono perle di valore assoluto come questa:

    Il sigillo di Amdir
    Ho avuto la fortuna e il privilegio di leggere questo libro scritto da mio figlio. E’ molto bello e intrigante. Non vedo l’ora di leggere anche il secondo e il terzo. Un abbraccio Mamma.

    uahauhauahauhau 😀 😀 😀 😀

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  12. pipporusso says :

    L’ha ribloggato su Cercando Obliviae ha commentato:
    Giramento del giovedì…

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  13. ilcomizietto says :

    Ho riflettuto molto su questo post e sul tema tanto caro a Giramenti dell’EAP, SP e dintorni. Mi sono fatto l’idea che, a parte le nostre opinioni e fisse, il punto non è il metodo di pubblicazione/stampa/diffusione che fa la differenza. Ogni metodo ha i suoi lati positivi e negativi e ognuno di noi valuterà caso per caso. E a rigore nemmeno la professionalità fa la differenza, che uno se la può fare da solo.

    Il punto è questo: nasce sempre un’opera dignitosa quando: 1) uno ha qualcosa da dire 2) uno si fa in quattro per dirla bene e poi ricomincia quando pensa di aver finito. Quando questi due requisiti *non* sono soddisfatti si ha sempre, nella migliore delle ipotesi, un’opera mediocre. Editoria, SP, EAP o scrittura col calamaio non fa differenza. Si rimane al palo senza 1 e 2.

    Il SP salverà il mondo? Che dire? Aspettiamo. Vedremo. Certo che nel SP il rumore di fondo è tanto, forse troppo. Ma il modo per eliminarlo c’è. Ne parleremo un’altra volta, magari il 3 maggio. 🙂

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    • LFK says :

      La cattiva editoria non ha un’etichetta. Diciamo che in percentuale c’è più possibilità che si annidi nell’EAP e nel SP, ma anche il free non scherza, e nemmeno i grandi gruppi. Pensare che basta avere un nome per pubblicare con Mondadori la dice lunga. Un nome qualsiasi, fosse anche quello di un calciatore. Che tra l’altro non scrive, ma si fa scrivere.
      La cattiva editoria, in generale, è nel lettore che non sa più distinguere un buon libro da una risma di fogli stampati e rilegati. E nell’editore, che se ne frega della differenza e manda tutto sul mercato, per poi ritirarlo e mandarlo al macero. E gli alberi piangono.

      Bene, sono tornato dal compleanno, ho la mia dose quotidiana (no, quotidiana no, non bevo se non in certe occasioni) di alcool in corpo. Saluto e a domani.

      Buona notte ragazzi.

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      • Gaia Conventi says :

        Ciao caro, lieta di sapere che la serata è andata bene. Un po’ d’alcol ogni tanto serve a sgrassare le arterie. 😀

        Ormai la cattiva editoria si annida ovunque, ma dice bene Comiz: qualcosa da dire, saperlo dire, non accontentarsi del risultato e correggere, pulire, snellire, rifare…
        Se ogni autore fosse cosciente di mettersi in gioco ogni volta che rende pubblico – eap, free, self, blog, social – un suo scritto, forse eviterebbe d’avere troppa fretta. Eviterebbe di peccare d’orgoglio, diciamola tutta. 😉

        Notte, a domani!

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        • LFK says :

          Quello senza dubbio: avere qualcosa da dire, saperlo dire e mettersi sempre in gioco. Questo è molto importante: non sei onnisciente, c’è sempre qualcosa da imparare e da migliorare, anche nelle cose già “perfette”. Se tutti fossimo coscienti di questo, sarebbe già un gran passo avanti.

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    • Gaia Conventi says :

      Caro Comiz, se il post ti ha fatto riflettere, mi sento quasi in colpa. 😀

      Giramenti la mena un mucchio – lo ammetto – su EAP, self, concorsi letterari e roba simile. Lo facciamo tentando di metterci nei panni di chi scrive. Scrive e finalmente decide di dirlo al mondo: pubblicando.
      Le cose da sapere, prima di ficcarsi in un guaio, sono tante; e chi ne parla qui – fondamentale il contributo dei nostri commentatori – lo fa perché ci è già passato. Ha visto cose che altri umani… e si chiede cose che gli esordienti si chiederanno poi, magari quando già si sono impelagati – spendendo tempo e soldi – in un progetto scalognato.

      Hai perfettamente ragione sostenendo che occorre avere qualcosa da dire ed è fondamentale saperlo fare: solo così un testo risulterà dignitoso. Migliorabile, ma comunque degno di stare al mondo. A questo aggiungo che, per non stufarsi e mandare tutto in vacca – e chissà quanti, bravi bravini e bravissimi, hanno appeso la bic al chiodo! -, serve essere tignosi. Non mollare. Ma con cognizione di causa, sia detto.
      Se qualche risultato arriva – pubblicazioni, collaborazioni, vittorie e premi -, smettere perché il grande salto sembra lontano, e nel frattempo le pacche sui denti sono sempre tante, mollare per sfinimento è la cosa peggiore che un bravo bravino bravissimo possa fare. L’editoria è fatta per gente che insiste: sa scrivere, ha argomenti da infilare in un testo, un suo stile riconoscibile e tanta caparbietà. Ma proprio tanta. E a volte conta quasi più del talento.
      Il talentuoso poco corazzato va bene per la letteratura, ma l’editoria è altra faccenda. Ci vuole il pelo sullo stomaco, ma quello ti cresce con gli anni.
      Ritengo sia compito di ogni blogger – qualunque sia l’argomento che tratta – mettere a disposizione di tutti quel poco che sa e che ha imparato sul campo. È una delle poche cose in cui credo, se così non fosse avrei già chiuso la serranda.

      E poi sì, certo, ne riparliamo il 3 maggio a Firenze! Non vedo l’ora. 😀

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    • impossiball says :

      Stiamo scherzando, vero? Il 3 maggio vengo per magnare, rottare e parlare di cazzate, non voglio argomenti seri a tavola! 😀

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