Andar per concorsi (e vivere – più o meno – felici).

Cominciamo col concorso gggiovane e scattante indetto da una casa editrice che «per ogni opera letta e valutata, idonea alla pubblicazione, realizzerà un preventivo personalizzato secondo le necessità di correzione evidenziatesi sul testo».
Dieci euro «per ogni elaborato presentato» ma «Nell’ipotesi che tra le opere pervenute non si evidenzi un numero di componimenti di livello appropriato, il premio si riterrà non andato a buon fine e pertanto l’associazione xxx e la casa editrice xxx saranno da ritenersi svincolate a tutti gli effetti da qualsiasi obbligo di pubblicazione nei confronti dei partecipanti». E svincolate anche dai dieci euro a elaborato, così la gente impara a mandare solo roba decente.

Se disponete di tempo libero, potrete impiegarlo contando quante volte la parola “pace” compare in questo bando di concorso.
Se poi il tempo libero è tanto ma proprio tanto, vi prendete la briga di dire a questi concorsari neri che «la quota di partecipazione […] di €20,00 per il racconto e di €15,00 per la poesia» da effettuare «accludendo il denaro contante in banconote alla busta chiusa» è roba che proprio non si può sentire? Soprattutto perché le missive vanno indirizzate al Comune tal de tali, e non ci credo che da quelle parti nessuno sappia che «per spedire cose di valore, documenti importanti, denaro, oggetti preziosi, titoli o valori» occorre avvalersi della Posta Assicurata.

So che su ‘sta cosa insistiamo tutte le settimane, post dopo post, ma se gli autori intenzionati a partecipare a questi concorsi “in contanti” manifestassero il loro disappunto agli organizzatori… ecco, sì, avremmo risolto questo piccolo inghippo in un paio di giorni.

Passiamo poi al bando di concorso a cui si può concorrere con un «Romanzo o racconto inedito», il romanzo/racconto non deve superare le cinquanta cartelle. Quindi, o è un racconto lungo o è un romanzo molto breve. Mi sfugge la differenza, ma fanno sempre e comunque venti euro.
La particolarità di questo concorso sta nel montepremi in palio – «del valore indicativo di 5000 €, in parte sotto forma di servizi o buoni, in parte in denaro, tramutabile, a scelta del fruitore, in ulteriori servizi o buoni di valore equivalente», dal servizio buono ai buoni del tesoro, e chi trova un servizio trova un tesoro, è risaputo –, nel metodo di pagamento – carta postepay intestata alla siora editora ma «è possibile allegare le banconote alla raccomandata con il cartaceo se preferibile e più comodo» – e nelle notizie che pesco online su questa siora editora.

Il post è questo, i commenti la citano e così scopro che la siora è siora scopritora del termine Inquietantismo, corrente poetica che esprime «insofferenza, inquietudine, appunto, nei confronti dei valori, dei sentimenti, dell’esistenza stessa».
Io sono insofferente in caso di metodi di pagamento non tracciabili – ricaricare la postepay è donare valori, inviare contanti in busta idem – e mi inquieta vedere che i concorsari neri non tengono conto delle mie perplessità. Dunque, cari miei, l’Inquietantismo è nelle mie corde. Prima o poi scriverò articoli in rima, tenetevi pronti.

 

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

7 responses to “Andar per concorsi (e vivere – più o meno – felici).”

  1. Alessandro Madeddu says :

    Niente, è proprio un vizio, una scimmia; è più forte di loro, se chiedono soldi, chiederanno di mandarli per posta. Sicuri che arrivino.

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  2. LFK says :

    Il connubio manoscritto-preventivo continua a essere associato all’editoria, ma non ne capisco il motivo. In ogni caso è molto bello che venga espressa una chiarezza e una onestà intellettuale come quella che leggo qua: se i concorrenti sono urfidi (orripilanti), non pubblichiamo nessuno. Mi pare giusto, perché spillare i soldi a qualcuno che scrive roba impubblicabile? Davvero, gli fa onore. Se non altro perché i soldi della quota di partecipazione li hanno già preso. 😀

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  3. Alessandro C. says :

    Inquie…tanto.

    Termine coniato da Silvia Denti verso la fine degli anni ottanta, quando la stessa autrice, poetessa, giornalista e critico letterario, si rende conto, durante le sue letture e ricerche, che molti scrittori, compresa lei stessa, non appartengono ad alcuna corrente letteraria esistente e si avvicinano a una modalità espressiva del tutto differente, innovativa e incostante, schiva, di protesta e che risente dei malesseri di quel periodo: i giovani poeti dimostrano insofferenza, inquietudine, appunto, nei confronti dei valori, dei sentimenti, dell’esistenza stessa.

    Sarà, ma a sentir parlare delle peculiarità di questa corrente letteraria me ne son venute in mente altre tre.

    Attendo con ansia la nascita dell’auracontismo.

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  4. larmegliamori says :

    L’ha ribloggato su L'arme, gli amori.

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