“Libri + crowdfunding = bookAbook”, la siora Beretta Mazzotta mi chiede un parere.

La siora Beretta Mazzotta posta sul suo Bookblister un interessante articolo dedicato al crowfunding – siamo in tanti, sborsiamo pochi spiccioli a testa e partiamo alla conquista del mondo – applicato all’editoria. Trattasi di bookAbook.

«L’idea? Proporre tre testi al mese – narrativa, sia di autori esordienti sia di scrittori – ogni romanzo avrà 30 giorni per racimolare la somma necessaria. Perché questo succeda, servono i lettori e serve una community, ovvio». Così spiega la siora, e andando sul sito di bookAbook si scopre che bastano tre euro per contribuire alla completa lettura di Solovski di Claudio Giunta.

Se tutto va bene e in un mese vengono raccolti i fondi necessari – quattromila euro, nel caso di Solovski –, l’ebook sarà disponibile. Il lettore che, ingolosito dall’estratto gratuito, deciderà di sborsare quei tre euro – ma di più è meglio – potrà leggersi l’intero ebook. Se, invece, la raccolta non andrà a buon fine: ciao ragazzi, abbiamo scherzato!, e i soldini verranno rimessi in scarsella ai contribuenti.

Ma parliamo di gadget e incentivi vari, ché chi più spende più guadagna, recitava un film.
Vedo che chi ha donato otto euro potrà forse portarsi a casa l’ebook – come chi ha anticipato tre euro – e un panno per pulire lo schermo del tablet. Incentivo che, per come la vedo io, non mi darebbe nemmeno la forza di spegnere la sveglia sul comodino. Con dodici euro si potrebbe venire in possesso della borsa in juta (e dell’ebook, ovviamente), e anche qui la sveglia continuerebbe a suonare. Per diciotto euro c’è il libro in edizione cartacea, edizione limitata, sia detto. E l’ebook. Per venticinque euro un caricabatterie per il tablet, e l’ebook. Da trenta euro in poi, sull’edizione cartacea – quella figa, a tiratura limitata – c’è la dedica dell’autore. Ah, sì, e l’ebook.

Ma la siora Beretta Mazzotta voleva la mia opinione. Ok, vedrò d’essere diplomatica…

Ora, se il testo è davvero molto buono, o se l’autore è l’autore del cuore, uno può anche tentare l’esperimento. Certo che se poi la faccenda non va a finire bene e il lettore resta a bocca asciutta dopo un assaggio così gustoso… chissà come ci resta male. Però, eccolo il trucco!, il lettore può fare la sua parte, e mica solo mettendoci dei soldini!

«Per arrivare più in fretta al traguardo coinvolgi i tuoi amici e condividi la campagna sui social network. Commenta il libro, discuti con la community e diventa portavoce dei tuoi libri preferiti». E qui, dovete proprio perdonarmi, ma sono costretta ad ammettere di non avere tempo. E di non averne nemmeno voglia.

So di risultare cattiva e antipatica, ma io non perdo tempo e pazienza nemmeno per chiedere un “mi piace” alla pagina Facebook di Giramenti. Potrò sbattermi per il libro di un altro? Magari sì, se lo ritenessi un capolavoro. Soprattutto se lo ritenessi un capolavoro e mi sentissi uno scopritore di talenti. Hobby che non è nelle mie corde.
Insomma, a conti fatti, il crowdfunding non fa per me. Lo dico da lettore e da autore, e immagino d’apparire poco moderna in entrambi i casi.
Leggo su carta – il mio e-reader è eternamente guasto, evidentemente gli porto sfiga – e voglio avere il prodotto fatto e finito: se non ci arrivo in fondo, voglio sia per sfinimento della sottoscritta e non per un crowdfunding andato in vacca.

E adesso vediamo se sui social arrivano gli inviti a contribuire a questo e a quello. Tanto finisce sempre così: in spam.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

40 responses to ““Libri + crowdfunding = bookAbook”, la siora Beretta Mazzotta mi chiede un parere.”

  1. impossiball says :

    Al tuo confronto, i miei commenti di là sono stati all’insegna del più inguaribile ottimismo

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  2. francescovico says :

    Perplesso. Sarà che sono legato ad un concetto di editore “vecchio stampo”, ma ‘sta cosa del crowfunding mi lascia un po’ così. Se da una parte è un modo per non chiedere denaro all’autore (spero), dall’altra limita la pubblicazione a libri che dimostrano di avere un pubblico prima ancora di uscire, quindi poco di nuovo sotto il sole. La trovo un’idea interessante per far uscire il cartaceo, ma poco di differente dalla faccenda pre-ordini & sponsorizzazioni.

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  3. sandra says :

    Anch’io dalla Siora Beretta ho tirato fuori il meglio, con punte inaspettate di ottimismo, cogliendo l’aspetto positivo della faccenda: qualcuno che pensa qualcosa per smuovere le acque. Da te invece dico che in effetti mi pare un po’ ingarbugliato come progetto. Bacione

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  4. LFK says :

    Figo!!! Prevendita in pratica, con preincasso. Lo voglio fare anche io. Certo che associare le due cose è una cosa interessante. Mi ricordo che una certa casa editrice di cui non parlo mai e mai più parlerò, face un crowdfunding per pubblicare un saggio che poi non venne mai pubblicato. La casa editrice era free ma questa pratica è molto EAP. Già trattai l’argomento “prevendita allo scopo di pubblicazione” con risultati inimicanti, e resto di quel parere: sottoporre la pubblicazione al vincolo del numero di copie vendute in prevendita è a tutti gli effetti EAP. Solo che il costo di questo EAP viene spostato sui lettori e non sugli autori, che devono solo trovare i polli che pagheranno.
    Il titolo del mio articolo di allora era eloquente: “Io non pago, pagherete in prevendita voi”.

    E qui l’ottimismo lo metto da parte, il giorno che potrò fare acquisti con grammi di ottimismo, consideratemi ricco.

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  5. ilcomizietto says :

    L’idea non è male. Non l’applicherei però ad opere narrative concluse di autori sconosciuti. Un big potrebbe fare una cosa simile per iniziare un’opera nuova. Io non pagherei per uno sconosciuto.

    Potrebbe andare meglio con un saggio o un documentario. Attivissimo l’ha fatto con il documentario sull’allunaggio e ha coperto tutte le spese.

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  6. mosco says :

    bell’idea: dovrei pagare per fare pubblicità in giro. di solito per questo lavoro si viene pagati, non viceversa. A meno che non si sbavi per la borsa in iuta (quante ne vuoi? spnsorizzate dal super sotto casa ma gratis?)
    Il rischio d’impresa dove sta? In tasca mia?

    Mi resta poi il sospetto che verrebbero sponsorizzati nuovi Similvolo e pochi testi validi o difficili. Solo un sospetto eh!

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  7. ilcomizietto says :

    Si potrebbe fare una specie di casa editrice distribuita, una specie di spa con quote micro, dove però, alla fine, se ci sono utili, ritornano nelle tasche degli investitori. In questo caso sarei disposto ad arrivare anche a 10 euro. 🙂

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  8. newwhitebear says :

    Non ho letto i commenti precedenti né le tue gustose risposte. Quiondi spero di essere perdonato se riprendo un commento precedente.
    Mosso da curiosità ho girocolato sul sito bookabook e ho visto la meravigliosa offerta di Solowsky a 4000€, per essere pubblicato. Diamine mi sono detto sarà un ebook d’oro per aver bisogno di tutti quei soldi per essere pubblicato (sui gagdet lasciamo perdere. Non vorrei sembrare sboccato). Ma poi ho proseguito, cercando di capire come proporre il proprio manoscritto. Non ho trovato tracce né sul come né a chi mandarlo. Pazienza, sono paziente quando voglio capire come gira il fumo. Vado sul Chi siamo e a parte tre sconosciuti, almeno per me, il quarto è Marco Vigevani, un vecchio volpone che fa l’agente letterario. Sta a vedere che è lui che legge i manoscritti e li fa pubblicare. No, no. Errore. Lui legge solo con l’aiuto della siora Lepre (non è uno scherzo), che si fa pagare profumatamente la scheda valutazione e pure l’editing. Arrivo alla conclusione: per avere il colpo di fortuna (avrei usato un altro termine ma in casa d’altri cerco di essere educato) per essere ammessi al crowdfunding mi sa che devo pagare scheda, editing e chissà cos’altro, sperando che in 30 giorni trovi un bel discreto numero di polli che versano dei soldini.

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    • Gaia Conventi says :

      Interessante. Non so dirti come sia – sia stato, a essere precisi – possibile candidare il proprio manoscritto.
      Al momento l’unica informazione sull’invio pare essere questa:
      info

      Dice: «Al momento la prima stagione è completa. Nei prossimi mesi ti faremo sapere come far arrivare le tue proposte a bookabook. Stiamo preparando una sorpresa per te.. stay tuned». Certo hanno risparmiato sui puntini sospensivi, si sa che è un momentaccio.

      Parrebbe tutto gratuito, ma tu non mi sembri convinto.

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      • newwhitebear says :

        Ho letto anch’io le righe incriminate tra le domande frequenti. Il sito è diverso da quando, tre giorni fa l’ho visitato. Oggi compare anche Lidia Ravera tra gli autori.
        Tutto gratis? Mah! ci credo poco.

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        • Gaia Conventi says :

          Oggi mi sento particolarmente ottimista. 😀

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          • newwhitebear says :

            Al contrario di me, che è di norma ottimista ma oggi vede nero.

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            • Gaia Conventi says :

              Sono ottimista, finché non raccolgo prove certe.
              Una piccola accortezza per evitare di dover abbassare la serranda. 😉

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              • Tomaso Greco says :

                Posso garantire che a nessun autore è stato chiesto un euro per partecipare alle campagne o alla selezione per la prima stagione. Dovendo fare la selezione prima del lancio, per evidenti motivi, non è stata data molta pubblicità alla cosa. Per la seconda stagione stiamo lavorando a una selezione che coinvolga la community. E in realtà già adesso è la community (i lettori) che decide quali testi arriva alla fine della campagna (è un crowdfunding!). Quanto ai 4000€, produrre un libro di qualità costa. I 4000€ della campagna che hai citato coprono il compenso dell’autore, oltre ai costi di revisione e redazione, la grafica, la comunicazione ecc questi ultimi peraltro sono costi che bookabook anticipa senza sapere se la campagna arriverà a buon fine (e quindi se le offerte verranno raccolte, e quindi partecipando al rischio). Capisco il pessimismo e la diffidenza, però bookabook merita fiducia. Lo dico da lettore appassionato, ancor prima di essere co-fondatore della piattaforma.
                Mi piacerebbe partecipare alla discussione in modo più significativo e spero di riuscire a farlo al più presto.

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                • Gaia Conventi says :

                  Uellà, è un grande piacere averti tra noi!

                  Seguiremo l’evoluzione dell’iniziativa e vedremo d’essere fiduciosi.
                  Se posso permettermi un appunto, la grafica del “Come funziona?”, simpatica e colorata, ricorda molto alcuni siti libreschi meno seri del vostro.
                  Ultimamente ci siamo imbattuti spesso in guru del self e scopritori di talenti – l’ingegno editoriale sta raggiungendo vette insperate – che tentano di tranquillizzare i clienti puntando proprio su colori pastello, grafiche accattivanti e soluzioni modernissime. Sì, lo so, non è il vostro caso e vi stupisce saperlo.
                  Prendete questa informazione con le pinze, lo dico da lettore forte e blogger stanafuffa.

                  Ah!, visto che ci siamo… i gadget hanno lasciata perplessa parecchia gente. Non che uno partecipi alla raccolta fondi per avere quelli, ma diciamo che quelli non stimolano le donazioni. A mio parere, eh?

                  Ringraziando per l’attenzione, torna a trovarci quando vuoi.

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              • newwhitebear says :

                Hai ragione su questo punto di vista. Meglio essere cauti che avventati.

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  9. Chiara Beretta Mazzotta says :

    Ah, io sono ottimista di natura. Ché il pentimento è gratis e non conosce crisi.
    Ho seguito la faccenda, conferenza stampa compresa, e il tutto mi è parso potenzialmente interessante. Sono tanti 4mila euro? Be’, francamente preferisco si spendano 3 euro per una storia che 500 per un paio di scarpe ma vabbe’, sono punti di vista.
    Mi piace l’idea del vaglio a monte – il self affonda proprio perché il sistema non conosce filtri – e mi piace l’idea del trovare fondi rivolgendosi al pubblico e non all’autore (con gli Eap non vado d’accordo, no). Qui si evita il patetico giochetto del fare leva sull’ego di chi scrive, anzi, chi scrive lo si mette sulla graticola: se non piaci non raccogli un copeco e pure se piaci te la devi vedere con i commenti della community. Una sorta di addestramento speciale alla critica. E in un Paese dove gli idioti parlano di diritto alla pubblicazione la faccenda mi garba, sì. A pagare non è chi scrive ma chi legge. Paga chi valuta e giudica all’altezza. E il critico che sborsa per leggere è pure un divertente contrappasso 😉
    Insomma vedremo.
    Quello che per me conta? La qualità. Se le storie saranno di qualità, se saranno presentate con cura, ne sarò felice.

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  10. Chiara Beretta Mazzotta says :

    Siamo interessate, sì 😉
    (Io gli anfibi li ho presi di velluto – anfibi di velluto, un ossimoro! – non dichiaro il prezzo perché se no uno a caso dei signori della moda mi finisce a colpi di stiletto.)

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    • Gaia Conventi says :

      Anni fa, dopo due decenni – mumble… quasi tre… mamma come sono vecchia! – di anfibi militari (non si riesce a scovarli più piccoli del 38, all’interno ho più solette che piedi), ho acquistato anfibi di marca scarpara figherrima. Portati un mese, sono tornata agli anfibi militari da quaranta euro.
      Anche quello era un esperimento, finito male: la praticità e la tenuta di strada – essendo distratta, tutte le pozzanghere mi incontrano – battono alla grande il piedino di fata e la marca strafiga. Avrei dovuto immaginarlo.
      Tornando all’esperimento librario – e lo dico da portatrice decennale d’anfibi militari -, punterei meno sull’ottimismo del sito colorato e più sulla chiarezza. Se leggo “dillo ai tuoi amici” – ed espressioni similari – penso al peggio. E mi ritrovo con gli anfibi fighi nella loro scatola.

      E poi attendo di vedere come andrà la raccolta fondi. Non sono ottimista, ma certo non mi auguro il peggio.

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      • Chiara Beretta Mazzotta says :

        Sai cosa? A tutti i valorosi che vogliono sguazzare in ambito editoriale con proposte innovative dovrebbero fare un corso: “Tecniche Eap, la comunicazione spennapolli e ingrassa Ego: far pagare tutti questo è il teorema”. Uno studia per bene così sa da cosa stare lontani… lontanerrimi anzi.
        Perché altrimenti sì, si pensa il peggio. E non è il pessimismo ma l’istinto del rabdomante di fuffa 😉

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        • Gaia Conventi says :

          Il problema, a quanto mi sembra di capire, è che la brava gente – intenzionata a fare cose serie – ha idee piuttosto vaghe circa la fuffa editoriale.
          La brava gente non frequenta certi siti – certa gentaglia, concorsi, antologie… – e le cose le conosce per sentito dire. E, ovviamente, la brava gente non passa il proprio tempo a stanare fuffa. Hobby che io e Stranoforte coltiviamo con impegno, ma noi non siamo brava gente.
          Ecco perché, quando nasce una nuova iniziativa, gli stanatori di fuffa ci vedono somiglianze con roba già vista e già bastonata. La brava gente non sa, o lo sa di seconda mano. Gli stanatori di fuffa, invece, hanno un catalogo piuttosto vasto, e lo consultano all’occorrenza.
          Un corso servirebbe, ma niente conta quanto la pratica: bisogna sguazzare nel fango – vedi che gli anfibi militari servono? – per sapere come starne fuori e azzerare ogni minima somiglianza. Occorrerebbe dirlo alla brava gente.

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