“Allegro ma non troppo” di Carlo M. Cipolla.

allegro ma non troppo

Un «divertissement», un guizzo anarchico dell’intelligenza – dice la quarta – a cui ballano in pancia due brevi saggi: Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo del Medioevo del 1973 e Le leggi fondamentali della stupidità umana del 1976.
Originariamente scritti in inglese – come molte opere di Cipolla, quelle scientifiche nel timore che gli accademici ammeregani lo trovassero un provincialotto –, i due testi erano destinati agli amici più cari, per farsi quattro risate.

Nel 1976 Cipolla decide di farne un libercolo da regalare a Natale, contatta la casa editrice Il Mulino e ne chiede un centinaio di copie. La casa editrice, che deve essersi fatta sane ghignate leggendoli, sta al gioco e in quell’edizione Il Mulino diventa The Mad Millers, I mugnai folli.
Incredibile ma vero – di solito i regali di Natale sono immondi e li si ricicla su eBay –, il libricino fa un figurone. Poi, sai come sono fatti gli amici… si prestano i libri, li fotocopiano… ed ecco che i due saggi cominciano a circolare in maniera clandestina. Succede con la roba buona, ma di solito la carta non la leggi. La rolli.

Il Mulino, sorpreso e lusingato per aver appoggiato la follia natalizia rivelatasi un successo, chiede a Cipolla di far uscire i testi in italiano. Lui nicchia, ci pensa un mucchio, tentenna: teme che l’umorismo inglese – saggi in inglese, umorismo inglese, ci manca niente che facciamo anche imbruttire il meteo – non sia nelle corde del lettore italiano. E si sbaglia.
Nel 1988 esce finalmente Allegro ma non troppo – con traduzione di Anna Parish – ed ecco che quella cosina carina che girava tra gli amici, gli amici degli amici e Dio solo sa chi altri, arriva nelle nostre librerie. Un successone!

Vi accorgerete, cercando i libri di Cipolla, che Il Mulino li ha riediti più e più volte. Segno evidente che Cipolla, nonostante il cognome induca a pensare il contrario, non fa per niente piangere. Anzi, a dirla tutta, Allegro ma non troppo diventa un longseller. A giusta ragione.
Ma Cipolla non ha scritto solo questo, ci mancherebbe! I più fighi lo ricordano certamente in qualità di saggista specializzato in storia economica, gli altri lo conoscono per i suoi libricini sottili e arguti, molti soltanto – e non è poco – per aver enunciato le leggi fondamentali della stupidità umana. Che trovate in Allegro ma non troppo.
Certo risalgono agli anni ’70, ma la stupidità nel frattempo non si è modernizzata e non si è evoluta. Resta la stessa, e fa gli stessi danni.

Il sior Cipolla, al pari di Pinketts, sfoggia fieramente l’iniziale del secondo nome. Di un secondo nome inesistente. Per Pinketts è la G di genio, per Cipolla la M, forse di Maria.
Pare che questa M sia nata negli anni 50 quando, a Berkley (California), gli viene chiesto di compilare un modulo: cosa infilare nella casella “middle name”? Una bella M, che certo non guasta, lo distingue infatti – e nelle pubblicazioni è sempre utile – dallo storico italiano Carlo – senza M – Cipolla (1854-1916).

E ora, per cortesia, non affannatevi a credere che vi racconterò i saggi presenti in questo smilzo – ottanta pagine circa – ma inossidabile libercolo. Inutile sciuparvi la sorpresa. Leggetelo, vi piacerà!

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

11 responses to ““Allegro ma non troppo” di Carlo M. Cipolla.”

  1. GabriG says :

    L’ho acquistato anni fa seguendo il consiglio di non ricordo più chi, mossa saggissima 🙂

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  2. impossiball says :

    Premesso che con la frase Succede con la roba buona, ma di solito la carta non la leggi. La rolli. hai fatto piangere Giovanardi, leggevo di questo libro che circolava in maniera clandestina fotocopiato, prima che un editore lungimirante si accorgesse del suo valore e lo pubblicasse… pensavo che è una cosa romantica, appartenente ad un tempo ormai passato, poi mi sono ricordato che con Moccia è successo lo stesso e la poesia è andata a farsi benedire.

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  3. Alessandro Madeddu says :

    Ogni tanto rileggere “Allegro ma non troppo” fa bene 🙂

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  4. laperfezionestanca says :

    Letto, riletto, ancora riletto. Fantastico.

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  5. mosco says :

    letto, riletto, e regalato. Ma non da tutti apprezzato. Che si perde chi è privo di ironia e senso dell’umorismo!

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    • Gaia Conventi says :

      Da aNobii: «Premesso che io non ho senso dell’umorismo, questo libretto (nella mia versione ebook avevo solo il saggio sulla stupidità) non mi ha fatto per niente ridere ma soprattutto non capisco il senso di questo libro (probabilmente ciò è dovuto alla mia irrimediabile stupidità).
      Che al mondo ci siano più stupidi di quel che si pensa e che la stupidità faccia più danni della cattiveria, personalmente lo trovo ovvio. E comunque, caro Cipolla, sforzati un po’ di più e almeno inventati qualche caso che esemplifichi il concetto, no?
      Ma soprattutto l’ho trovato un libro presuntuoso. Tutti noi ci troviamo spesso a pensare “ma quanto è stupido quello/a là!” ma chi ci garantisce che altri non pensino la stessa cosa di noi? Perchè noi dovremmo essere “dall’altra parte”? Chi non fa/dice/pensa cose stupide scagli la prima pietra».

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  6. Dario Russo says :

    Anche io ho apprezzato tantissimo il libro di Cipolla, tanto che l’ho consigliato a chiunque. Qualche giorno fa mi sono deciso a presentarlo, citandone qualche brano che mi ha fatto di nuovo ridere della grossa nel momento in cui lo riportavo. https://iosonoletteratura.wordpress.com/2015/05/12/la-letteratura-fa-ridere-allegro-ma-non-troppo-di-cipolla/

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  7. Dario Russo says :

    Addirittura? Grazie mille. Io, invece, ho inserito il tuo blog tra i feed, perché ho visto la semplice iscrizione a WP non sempre mi aggiorna tempestivamente. Mi piace molto il piglio crudele (nel senso artaudiano, credo) dei tuoi post programmatici. I miei complimenti.

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