Andar per concorsi (con tanta buona volontà e qualche dubbio in saccoccia).

Fame di fama, voglia di concorsare? Bene, siete nel posto giusto!

Alleluia, cominciamo alla grande con un concorso che non chiede soldi! Sì, però, come ammette lo stesso editore, la casa editrice che lo organizza è a pagamento: «Non siamo strutturati in modo tale da pubblicare gratuitamente: tutto questo presupporrebbe una struttura, con dei costi, che non ci possiamo permettere. Promozione, distribuzione, personale… È un passo troppo lungo per me, non me la sento di rischiare».
E non stiamo dicendo che l’editore chiederà un contributo ai vincitori di questo concorso, assolutamente no. Difatti, come leggo nel bando, «Tutti coloro che partecipano all’iniziativa danno implicitamente assenso al fatto che la propria opera qualora selezionata, possa essere inserita gratuitamente nel volume antologico che verrà realizzato». Gratuitamente per tutti, per l’autore e per l’editore, che non paga le royalties: «I diritti sulla suddetta opera restano dell’autore». Tutto normale, eh? Coi concorsi funziona così, occorre farci l’abitudine.

Quindi nessun contributo per apparire nella classica “antologia condominiale”. Però, ecco, la casa editrice resta convintamente EAP perché l’editore non se la sente di rischiare.
Be’, sì, è un momentaccio per tutti. Staremo mica a dire che il rischio d’impresa spetta all’editore? No, per carità, faremmo la figura dei cattivi soggetti.

Anche qui – ma per partecipare occorre sborsare dieci euro – la casa editrice che organizza il concorso rientra tra gli EAP.
Lo sosteniamo noi, a vanvera? No, lo dicono gli utenti di Writer’s Dream e, chiarendo che l’EAP non è poi una brutta cosa, anche un autore: «Con Rupe Mutevole, la casa editrice con cui pubblico, dividiamo le spese, è sufficiente la vendita di un centinaio di libri, per recuperarle per intero, vedi? è un’Editrice a pagamento, ma non esosa. Ho lavorato in tipografia, e capisco certe pretese, purché non siano esose e con prezzi da strozzino».

Stavolta, invece, la musica cambia. Ma non cambia la richiesta dei dieci euro.
L’associazione culturale – e casa editrice – che organizza il concorso si dice fieramente non a pagamento. Ed è così gentile da inserire online il contratto di edizione. Cosa che fanno in pochi, dunque onore al merito.

Leggendo il contratto, però, m’imbatto in alcune cose che mi lasciano perplessa: il progetto grafico della copertina spetta all’editore e l’autore può fornire le immagini. Tuttavia, «nel caso l’autore non sia in grado di fornire le immagini volute sulla copertina, o abbia la necessità di crearle ex novo […] potrà avvalersi della consulenza di grafici specializzati forniti dall’Editrice. Resta inteso che, nel caso si avvalga di grafici forniti dall’Editrice dovrà provvedere al pagamento della loro prestazione, in forma anticipata, dietro specifico preventivo che gli verrà comunicato dall’Editrice». Dunque l’autore può fornire e deve farlo, se non ci riesce, occorre pagare.

Per quanto riguarda le presentazioni, l’autore è tenuto a segnalare all’editore – che specifica di organizzare soltanto la prima – ogni possibile occasione ritenga adatta. Però c’è un però: a ogni presentazione l’autore può avvalersi della presenza dell’editore, ma deve pagare la trasferta per lui e «per due o tre persone, a seconda dell’importanza dell’evento». Il materiale pubblicitario relativo alle presentazioni sarà concordato con l’editore e pagato dall’autore. Eventuali relatori e simili, se richiesti, saranno forniti dall’editore. Ovviamente l’autore pagherà viaggio e compenso.

Ma non è tutto! Le foto e i filmati di ogni presentazione non potranno essere essere pubblicati senza il consenso dell’editore. E l’editore, visto che c’è, è l’unico a poter vendere i libri alle presentazioni. Quindi, se volete vendere il vostro libro alle vostre presentazioni, dovete invitare l’editore. E pagargli la trasferta.
Sono solo io a trovarle pretese un po’ strambe?

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

7 responses to “Andar per concorsi (con tanta buona volontà e qualche dubbio in saccoccia).”

  1. sedcetta says :

    Di tutto quanto hai scritto, oltre alla depressione settimanale, mi rimane lo sconcerto: il sito di Writer’s Dream è sospeso!? Why?

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  2. sandra says :

    E’ vero Writers’s e soci paiono scomparsi, pensavo – giuro – fosse un mio problema tipo che mi avevano cacciata. Oltre che strane le trovo faticose da matti queste regole, il classico + la spesa che l’impresa, il rischio quello no, quello non se lo accolla più nessuno. bacio

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